Palermo – Ennesima aggressione ai danni di un medico presso l’ospedale Cervello. Alfredo Caputo, responsabile di endocrinologia oncologica della struttura, è stato brutalmente aggredito da un paziente cui aveva negato la prescrizione di un farmaco durante una visita ambulatoriale.
L’uomo avrebbe estratto un tirapugni colpendo il dottor Caputo al volto e all’orecchio, procurandogli anche la frattura di un braccio. Dopo il gesto folle, il paziente è fuggito facendo perdere le proprie tracce. Il medico si trova ora in sala operatoria per le cure del caso.
Le forze dell’ordine sono sulle tracce dell’aggressore, che aveva regolarmente prenotato la visita. Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza contro il personale sanitario, un fenomeno preoccupante che richiede misure severe. Ieri l’ultimo caso ad Agrigento.
L’efferato omicidio di Antonella Salamone e dei figli Kevin ed Emanuel, uccisi l’11 febbraio ad Altavilla Milicia (Palermo) da Giovanni Barreca con la complicità di Massimo Carandente e Sabrina Fina, potrebbe nascondere anche motivi economici oltre alla pista del fanatismo religioso.
Secondo quanto riporta l’edizione palermitana di Repubblica, gli inquirenti stanno indagando su interessi di natura economica che avrebbero spinto il trio a compiere il massacro dopo aver tentato per giorni esorcismi nella villetta dove viveva la famiglia Salamone-Barreca. In particolare, Carandente e Fina sarebbero stati a conoscenza che l’immobile era di proprietà della madre di Antonella Salamone, la moglie del muratore 54enne poi uccisa e fatta a pezzi.
La coppia assassinata versava in condizioni economiche disagiate, vivendo solo con la pensione d’invalidità di Barreca e qualche introito della moglie con la vendita online di prodotti naturali. Il reddito di cittadinanza, poi sospeso, aveva dato loro un po’ di respiro. È plausibile dunque che i complici volessero spingere Barreca ad abbandonare la villetta, magari per impossessarsene. Rinforza questa ipotesi il biglietto di un’agenzia immobiliare di Altavilla Milicia trovato tra gli effetti personali di Sabrina Fina.
Inizialmente i due amici conosciuti in chiesa avrebbero quindi cercato di manipolare Barreca per ottenere l’abitazione, per poi passare alla vendetta contro moglie e figli quando hanno capito che Antonella e la madre non avrebbero mai venduto la casa. Una ricostruzione che se confermata dagli inquirenti aggiungerebbe un movente economico alla già raccapricciante spirale di fanatismo religioso, esorcismi e torture culminata nel massacro.
La procura di Termini Imerese sta indagando a fondo su questa pista, anche perché la dinamica del delitto presenta ancora vari punti da chiarire. Il quadro che emerge dalle indagini è quello di una famiglia che versava in gravi difficoltà economiche e che potrebbe essere stata circuita da santoni che volevano impossessarsi della loro abitazione. Si attendono gli sviluppi dell’inchiesta per fare luce su uno dei più efferati omicidi familiari degli ultimi anni in Sicilia.
Sotto un apparente alone di normalità si nascondeva un universo di fanatismo religioso e violenza brutale. È quanto stanno scoprendo gli investigatori che indagano sull’efferato omicidio di Antonella Salamone e dei suoi due figli, Kevin di 13 anni ed Emanuel di 4, massacrati nella loro villetta di Altavilla Milicia la notte del 26 gennaio scorso. Una strage compiuta da Giovanni Barreca, marito e padre delle vittime, istigato da una coppia di sedicenti “fratelli di Dio”, Sabrina Fina e Massimo Carandente. Ma dietro questo triangolo degli orrori potrebbe nascondersi una rete più ampia, una vera e propria setta dedita ad esorcismi violenti che avrebbe circuito le fragilità psicologiche di Barreca.
È la pista investigativa che stanno seguendo con attenzione i Carabinieri di Altavilla Milicia, coordinati dal maresciallo Ettore Cannabona. L’obiettivo è capire se Fina e Caradente facessero parte di un gruppo organizzato, con altri adepti che potrebbero aver avuto un ruolo nella preparazione o addirittura nell’esecuzione del massacro. Un’ipotesi avvalorata dal Gip nell’ordinanza di custodia cautelare, che fa riferimento ad una “rete amicale” in grado di rendere difficile il rintraccio dei due istigatori. Si scava negli ambienti pseudo-religiosi che popolano il web, e si ascoltano testimoni che potrebbero aver notato movimenti sospetti attorno alla villetta.
Ma gli investigatori vogliono anche delineare la personalità di Barreca, capire come e quando sia entrato in contatto con questo universo di superstizione. L’uomo in passato aveva frequentato la comunità valdese, del tutto estranea ai fatti: alcuni ex compagni potrebbero fornire utili dettagli per tracciare la sua parabola discendente. Una deriva culminata nel convincimento che moglie e figli fossero posseduti dal demonio e andassero “liberati” con la morte. Una follia omicida pianificata e perpetrata con lucida determinazione, come emerge dalla confessione della figlia diciassettenne, anch’essa in carcere.
Ma la domanda che angoscia i familiari delle vittime è: si poteva evitare questo assurdo eccidio? “Perché nessuno li cercava?”, si chiede su Facebook il padre di Antonella, Angelo Salamone, travolto dal dolore. La figlia era una donna amorevole, aveva cercato più volte di allontanarsi dal marito fanatico. E i nipotini così educati, giustiziati con crudeltà indicibile. “Il gesto di Giovanni è ingiustificabile e orrendo”, scrive Salamone, che non ha dubbi nel definire “assassini” gli artefici della strage.
Sabrina Fina e Massimo Caradente, che si definivano evangelici, sono in realtà per il nonno delle piccole vittime una “setta satanica”. È Barreca che li ha cercati, li ha fatti entrare in casa, li ha assecondati quando dicevano che moglie e figli erano indemoniati. La famiglia Salamone è ora ad Altavilla, accolta con calore dalla comunità sconvolta da tanta ferocia. Una vicinanza che lenisce in parte l’atroce dolore.
Ma nulla potrà restituire i sorrisi del piccolo Emanuel, che compare in una foto sorridente tra i post Facebook del nonno. L’immagine di un bimbo pieno di vita, che nei suoi pochi anni ha conosciuto solo il male più abietto. Un orrore senza fine, che ha strappato una madre ai suoi figli. Lasciando atterriti e smarriti parenti e conoscenti, e un’intera comunità a domandarsi come sia potuto accadere. Le indagini proseguono serrate per dare risposte, e assicurare alla giustizia tutti i responsabili.
La terribile vicenda dell’omicidio di Antonella Salamone e dei figli Emanuel e Kevin continua a sconvolgere la comunità di Altavilla Milicia. Il programma “Chi l’ha visto?”, condotto da Federica Sciarelli, ha affrontato ieri sera nuovi inquietanti sviluppi sul caso, a pochi giorni dal triplice omicidio compiuto dal marito e padre Giovanni Barreca.
La trasmissione ha ospitato Rosalia, la madre di Antonella Salamone. “Io non so quando sia successo perché domenica 4 febbraio ho sentito mia figlia per sapere come andava. Mi diceva che andava tutto bene. Poi da lunedì a giovedì non ho avuto più sue notizie”.
Il fratello di Antonella, tornato da Novara, ha detto di non sentire più Antonella da 3 settimane. Parla dei complici, che sarebbero stati contattati da Giovanni Barreca tramite i social. “Mia sorella ci raccontava della sue paure. Mia sorella ci diceva che loro le dicevano di avere i demoni. Tutti i problemi che c’erano in casa, secondo loro, erano causati dalla presenza di mia sorella. Mia sorella mi diceva sempre di venire, magari voleva chiedermi aiuto. Ci sono cose che ci portano a pensare che Giovanni premeditava tutto, ad esempio, tutti gli animali che erano nella villetta, che fine hanno fatto?”.
L’amica di Antonella Salamone fornisce altri dettagli. “Non mi ha mai detto che il marito la picchiava, avevano normali screzi familiari e seguivano la religione”. La donna ha raccontato che negli ultimi tempi la figlia le aveva parlato di una coppia, Massimo Carandente e Sabrina Fina, che frequentava assieme al marito e che, secondo Antonella, rischiava di mettere in crisi gli equilibri familiari. “Da quando è entrata questa coppia nella loro casa loro non hanno avuto più pace”, ha detto la donna, che però non immaginava certo un epilogo così tragico. “Mi aveva chiesto di partecipare sabato 3 (febbraio ndr) a questi incontri ma io non potevo andare quel giorno”.
Ieri Giovanni Barreca, dopo essersi costituito domenica scorsa confessando l’omicidio, ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al Gip. Stessa scelta per Carandente e Fina, indagati per istigazione al delitto: i due respingono ogni accusa. Il movente dietro la strage sarebbe legato a una sorta di ossessione religiosa di Barreca, convinto di dover liberare la famiglia dal demonio.
Intanto Altavilla Milicia si prepara a ricordare Antonella e i figli con una fiaccolata silenziosa in programma domani sera. “Tante luci una comunità”, questo il titolo scelto dagli organizzatori per mantenere vivo il ricordo delle vittime e mostrare solidarietà ai familiari in un momento così difficile.
La piccola comunità alle porte di Palermo è ancora incredula e sconvolta per l’accaduto. In molti si interrogano su come sia stato possibile arrivare a tanto, su quali segnali siano stati sottovalutati. Le indagini proseguono per far luce su dinamiche e responsabilità, ma intanto ad Altavilla si cerca conforto nello stare insieme, nel sostegno reciproco, nel tenere viva la memoria di chi non c’è più. La fiaccolata di domani sera vuole essere un segno tangibile di questa volontà di reagire al dolore facendo leva sui valori di solidarietà e umanità della comunità.
Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio, ad Altavilla Milicia, piccolo centro alle porte di Palermo, si è consumata la terribile tragedia familiare che ha sconvolto l’intera comunità. Giovanni Barreca, muratore di 54 anni benvoluto e stimato in paese, ha sterminato nel sonno la moglie Antonella Salamone, originaria di Aragon, e i due figli minorenni, Emanuel di 5 anni e Kevin di 16, strangolandoli a mani nude. L’unica a salvarsi è stata la figlia maggiorenne, miracolosamente scampata alla furia omicida del padre.
Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe prima soffocato il figlio più piccolo Emanuel nel suo lettino, per poi entrare nella camera del sedicenne Kevin e strangolarlo a mani nude. Il corpo del ragazzo è stato ritrovato con accanto una catena, che si ipotizza possa essere stata utilizzata dal padre per immobilizzarlo durante l’omicidio. Ancora non chiaro il destino della moglie Antonella Salamone, della quale non è stato rinvenuto il cadavere. Si teme possa essere stata fatta a pezzi e data alle fiamme da Barreca nel tentativo di cancellare ogni traccia prima di allertare i soccorsi.
Compiuta la strage, l’uomo ha telefonato al 112 verso le 5 del mattino, confessando con freddezza di aver appena sterminato moglie e figli. Poi si è recato a Casteldaccia, a pochi Km da Altavilla Milicia, dove si è fatto arrestare senza opporre resistenza dai Carabinieri immediatamente accorsi sul posto.
Le indagini per ricostruire la dinamica e il movente del triplice omicidio sono coordinate dalla Procura di Termini Imerese e affidate ai militari del Reparto Operativo di Palermo. Nessuno riesce a spiegarsi cosa abbia potuto scatenare tanta ferocia in un uomo descritto da tutti come un gran lavoratore, buono e pacifico.
L’unica testimone della strage è la figlia diciassettenne dei Barreca, ritrovata in stato confusionale dai soccorritori. Sotto shock, è riuscita a raccontare agli inquirenti che il padre era un fanatico religioso. La notte dell’eccidio lo avrebbe sentito alzarsi di soprassalto, convinto di percepire presenze demoniache in casa. Un raptus improvviso, un delirio mistico potrebbero averlo spinto al folle gesto.
La famiglia Barreca abitava in una villetta nelle campagne alla periferia di Altavilla Milicia, in via Reggia Trazzera Marina di Granatelli. Una casa come tante altre in una zona tranquilla, abitata da gente comune e laboriosa. I vicini descrivono i Barreca come brava gente, una famiglia normale con qualche difficoltà economica recente, ma nessun disagio particolare. Nessuno ricorda episodi di instabilità mentale o comportamenti violenti del capofamiglia.
“Non riusciamo a capire come sia stato possibile tutto questo. Sapevamo di liti come ce ne sono in tutte le famiglia ma non potevamo pensare che potesse succedere tutto questo”. Lo hanno detto la zia e la nonna dei nipoti che sono venuti da Aragona non appena hanno sentito la notizia. La donna uccisa Antonella Salamone è originaria di Aragona. “Lui era molto religioso. Lavorava tanto. Lei faceva la badante. Lui cercava di accontentarla in tutto. Ancora non riusciamo a comprendere cosa sia successo. Ora cerchiamo di abbracciare mia nipote”.
Giovanni Barreca è stato condotto in caserma insieme ad una coppia di conoscenti per essere interrogato. Gli inquirenti vogliono capire se i due abbiano avuto un ruolo nell’eccidio, magari aiutando l’omicida a liberarsi del cadavere della moglie. Si cerca anche di ricostruire la personalità dell’uomo per comprendere cosa possa averlo spinto, in una notte di follia, a spezzare le vite della consorte e dei figli che avrebbe dovuto proteggere.
La tragica notizia si è rapidamente diffusa in tutto il piccolo centro di Altavilla Milicia, gettando nello sconforto e nell’incredulità l’intera comunità. Il Sindaco Pino Virga ha dichiarato: “Siamo tutti sconvolti, per l’efferatezza del gesto e anche per i risvolti satanici che stanno emergendo. La nostra è una realtà piccola e coesa, siamo davvero sotto choc per quanto accaduto”. Cordoglio e sgomento anche da parte del Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha voluto far sentire la sua vicinanza ai parenti delle vittime e all’intero paese: “Provo dolore per questa tragedia frutto della follia umana. Sono vicino ai familiari in questo momento terribile. Uniamoci in preghiera”.
La terza figlia di Giovanni Barreca – l’uomo che questa notte ad Altavilla Milicia, nel Palermitano ha ucciso la moglie Antonella Salamone insieme ai due figli di 5 e 16 anni – era in casa al momento della strage. E’ stata trovata in stato confusionale dal personale del 118 che l’ha soccorsa. Non è ancora chiaro il motivo per cui la 17enne sia stata risparmiata dal padre. Sulla strage indagano i carabinieri della compagnia di Bagheria e il Nucleo operativo di Monreale.
Allerta meteo gialla in provincia di Palermo e in buona parte della Sicilia. Secondo il bollettino della protezione civile persistono venti da forti a burrasca, con locali raffiche di burrasca forte, dai quadranti meridionali in rotazione da quelli occidentali con mareggiate lungo le coste.
Il Dipartimento regionale di Protezione Civile ha diramato un nuovo Avviso “Rischio meteo-idrogeologico e idraulico” con Allerta Gialla che riguarda le province di Trapani, Palermo, Messina, Agrigento.
Secondo quanto si legge, potrebbero verificarsi fenomeni localizzati e/o diffusi di esondazione lungo i corsi d’acqua a valle delle dighe. Le strutture locali di protezione civile xdevono adottere le procedure previste nei propri piani di protezione civile per il rischio idrogeologico e idraulico. Si consiglia a tutti i cittadini di fare attenzione.
Apre la terza serata del Festival di Sanremo 2024 l’ironia irresistibile di Teresa Mannino. La comica e attrice siciliana è la co-conduttrice della terza serata accanto ad Amadeus e porta sul palco tutto il suo estro e la sua vis comica made in Sicily.
Fin dal suo ingresso trionfale, la Mannino prende in giro la ritualità della discesa dalla scalinata, definita inutile visto che ci sono “altri otto ingressi”. Con la sua proverbiale autoironia, ammette di avere “paura a scendere” con i nuovi occhiali progressivi e invoca l’aiuto del pubblico per ritrovare fiducia. Una volta giunta sul palco, continua a punzecchiare bonariamente Amadeus sottolineando come siano gli unici due rimasti svegli in Italia, dato che tutti guardano Sanremo. Un festival definito “un grande carnevale” nel quale però è impossibile venire a conoscenza di fatti di cronaca.
Il duetto con Gianni Morandi
Poi l’alchimia con Gianni Morandi è immediata. La Mannino realizza il sogno di cantare con lui “C’era un ragazzo”, evergreen pacifista di Morandi. Un duetto improvvisato che scalda il cuore del pubblico, con l’Ariston che intona il ritornello di quel brano senza tempo. Ma è nel monologo che Teresa Mannino regala uno dei momenti più profondi della serata. Con la sua proverbiale capacità di fondere comicità e riflessione, parla del potere dell’uomo sulla natura, che si è montato la testa ritenendosi superiore.
Il monologo profondo sull’uomo e la natura
Prendendo spunto dalle formiche tagliafoglie, il cui unico scopo è accoppiarsi una volta l’anno, la Mannino contrappone il “potere su” al “potere di”: il potere di ridere, cantare, vestirsi come si vuole. La forza di essere imperfetti ma liberi. Un discorso che scuote le coscienze e fa riflettere sul rapporto tra umanità e mondo naturale. La comica siciliana si conferma così una figura eclettica, capace di passare dalla risata alla commozione con semplicità.
Ma lo show deve continuare. Ed ecco l’ingresso di Russell Crowe, che si esibisce con la sua band salutando calorosamente la co-conduttrice. Una serata che grazie a Teresa Mannino regala momenti indimenticabili, tra sketch esilaranti e spunti di riflessione profonda.
La siciliana porta tutta la sua verve e la sua capacità di parlare al grande pubblico, con quel mix di autoironia, saggezza popolare ed energia positiva tipicamente isolano. Una ventata di freschezza e creatività in una serata che diverte e fa pensare. Mannino incarna alla perfezione lo spirito del Festival: intrattenimento intelligente, mai banale o scontato. Con la sua presenza ricorda come la risata sia una cura potente per lo spirito, così come la capacità di andare in profondità senza prendersi troppo sul serio.
Il pubblico ringrazia, le standing ovation si sprecano. Amadeus trova in lei la partner ideale per una serata in cui regalare momenti indimenticabili. Teresa Mannino entra di diritto nell’albo d’oro delle grandi co-conduttrici sanremesi, lasciando un’impronta indelebile con la sua verve comica e la sua saggezza.
Monreale – I Carabinieri della Stazione di Monreale hanno sgominato un’importante rete di produzione illegale di cannabis scoprendo una serra indoor con oltre 170 piante nella frazione di San Martino delle Scale. L’operazione, condotta nell’ambito di un servizio di controllo del territorio, ha portato all’arresto di due uomini di 27 e 37 anni originari di Belmonte Mezzagno e già noti alle forze dell’ordine.
I militari avevano notato da giorni strani movimenti nei pressi di un’abitazione apparentemente disabitata e quando hanno fermato i due uomini mentre uscivano dall’edificio, sono entrati per un controllo trovandosi di fronte ad una serra high-tech per la coltivazione indoor di marijuana. Oltre alle 170 piante già cresciute fino ad oltre un metro di altezza, c’erano più di 200 piante già espiantate ed in fase di essiccazione, pronte per essere vendute sul mercato illegale.
Per creare le condizioni ideali di crescita delle piante ed massimizzare la produzione, i coltivatori avevano allestito sofisticati sistemi di riscaldamento ed irrigazione collegati abusivamente alla rete elettrica pubblica, come hanno verificato i tecnici Enel intervenuti sul posto. Si stima che con la cannabis prodotta nella serra scoperta, immessa sul mercato al dettaglio, si sarebbero potuti ricavare diversi migliaia di euro.
Dopo la convalida degli arresti da parte del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo, per i due uomini sono stati disposti l’obbligo di dimora nel comune di residenza e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, in attesa del processo. L’immobile che ospitava la serra illegale è stato posto sotto sequestro così come tutta l’attrezzatura per la coltivazione, mentre la cannabis rinvenuta è stata inviata a un laboratorio specializzato per le analisi.
Mazzarrà Sant’Andrea, in provincia di Messina, piange Rediu Mihai, 40enne di origini rumene, morto folgorato nella giornata di ieri mentre stava effettuando dei lavori di ampliamento in un vivaio di Rodì Milici. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo stava installando delle strutture in metallo quando è stato colpito da una scarica elettrica che non gli ha lasciato scampo.
Inutili i tentativi di rianimazione da parte dei sanitari del 118, giunti tempestivamente sul luogo. Per Rediu non c’è stato nulla da fare. La Procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un’inchiesta sull’accaduto e i carabinieri della locale compagnia, agli ordini del Capitano Lorenzo Galizia, stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. L’area è stata posta sotto sequestro e saranno effettuati appositi rilievi tecnici per accertare se la vittima abbia inavvertitamente toccato cavi dell’Enel interrati o sia rimasto folgorato da fili elettrici esterni presenti sul luogo.
Rediu Mihai risiedeva a Mazzarrà Sant’Andrea dal 2008, anno in cui si era trasferito in Sicilia con la moglie e i tre figli piccoli, perfettamente integrato nel tessuto sociale. Il 40enne di origini rumene si era fatto apprezzare dalla comunità locale per la sua laboriosità e correttezza. Aveva avviato una piccola impresa edile individuale ed era conosciuto come un gran lavoratore, che con enormi sacrifici riusciva a provvedere alla propria famiglia.
La tragica notizia ha scosso tutti in paese. “Oggi piangiamo un papà e lavoratore esemplare”, si legge sulla pagina social del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea. Il sindaco Carmelo Pietrafitta, interpretando il sentimento di sgomento dell’amministrazione e di tutta la cittadinanza, ha espresso le sue più sentite condoglianze ai familiari, annunciando la sospensione di tutte le iniziative carnevalesche programmate.
Il corpo di Rediu Mihai si trova ora all’obitorio dell’ospedale di Patti, a disposizione dell’autorità giudiziaria che disporrà l’autopsia per fare completa luce sulle cause della morte. L’ennesima tragedia sul lavoro lascia nel dolore la moglie e i tre figli ancora piccoli, oltre all’intera comunità mazzarrese che si stringe intorno alla famiglia della vittima.
Angelo Duro è forse uno dei comici più controversi e spiazzanti del panorama italiano. Noto per il suo humor corrosivo e politicamente scorretto, il palermitano ha costruito il suo personaggio intorno all’idea di essere l’opposto del “bravo ragazzo”. Provocazioni e arroganza sono gli ingredienti della sua comicità che punta tutto sulla rottura degli schemi.
Angelo Duro, il comico dissacrante che odia i buonisti
Intervistato dal Corriere della Sera, il comico palermitano si è raccontato senza filtri, mantenendo fede al suo stile dissacrante. “C’è chi si vanta di essere solare, simpatico, buono, onesto, bravo, perbene, io mi vanto di essere antipatico. Perché non c’è niente di peggio di uno che fa il simpatico” esordisce Duro, che prosegue “La simpatia non esiste. I simpatici sono dei grandissimi st… che ancora non hanno fatto coming out. Si nascondono”.
L’intervista surreale che conferma il suo stile dissacrante
Una comicità senza peli sulla lingua, spesso ai limiti del politicamente corretto, che però attira migliaia di spettatori nei suoi spettacoli sold out in tutta Italia. “Le persone vengono a teatro ad ascoltarmi perché come insulto io non lo sa fare nessuno. Io ho la credibilità per poterlo fare” spiega Duro.
Il comico non ha dubbi: la chiave del suo successo sta nell’essere l’esatto opposto del conformismo dilagante. “Io allevio i malesseri. Perché parlo di tutto, senza peli sulla lingua. Chi li alimenta, i malesseri, sono quelli che li nascondono, e cioè i buonisti. E i moralisti. Che sono la categoria che più amo in assoluto. È grazie a loro se faccio tutti questi numeri in teatro. Perché s’incazzano per quello che dico e mi fanno vendere più biglietti”.
Un successo certificato anche dai numeri sui social, con oltre 800mila follower su Instagram e 400mila su TikTok. Il suo stile provocatorio e trasgressivo piace soprattutto alle nuove generazioni, annoiate dal politically correct.
Ma dietro il personaggio dissacrante, chi si nasconde? “Angelo Duro non esce mai dal suo personaggio. La sua biografia è scarna: nato a Palermo 41 anni fa, nel 2010 viene notato da Davide Parenti che lo ingaggia alle Iene. Stop. Il resto è la storia del personaggio che si è creato intorno” scrive il Corriere.
Anche durante l’intervista, il comico non abbandona mai i panni del suo alter ego provocatorio. Alla domanda se sia innamorato, Duro risponde: “Non più. Perché quando ami troppo diventi possessivo. E la possessività è uno dei terribili atteggiamenti del maschilismo”. E a proposito di matrimonio e fedeltà afferma: “Infatti. Assolutamente. Io non ho mai detto una scemenza del genere. Per chi mi ha preso? Io sostengo che per far durare un matrimonio a lungo bisogna andarci tutti i giorni. Non una volta al mese. Una volta al mese non dura. Ogni giorno è meglio”.
“Le donne? Ho preso un cane da un anno”
Angelo Duro cavalca sapientemente il paradosso, sfruttando ogni domanda per dare vita ad una nuova provocazione. “È inscalfibile, lei parla sempre come se si trattasse di un suo spettacolo. Con la donna che «non ama» pensa di avere dei figli?” chiede l’intervistatore. “Ho preso un cane da un anno” risponde Duro, che poi aggiunge: “Ma non volevo neppure il cane. L’ho preso solo perché quella che sta con me lo desiderava tanto. E mi è pure costato parecchi soldi. Quattromila euro. Se ho preso questo cane, è anche merito di Papa Francesco. Un giorno in tv ha detto che le coppie non fanno più figli ma si prendono un cane. E mi ha dato un’idea. Io non ci avevo pensato. Un figlio ti costa almeno 250mila euro. Io con 4mila euro ho risolto. Grazie Papa Francesco”.
Un’intervista surreale, dove Duro non esce mai dal personaggio e tutte le risposte sembrano sketch comici studiati ad arte. Impossibile capire dove finisca la finzione e inizi la realtà.
Cosa gli hanno insegnato i genitori?
Alla domanda su cosa gli abbiano insegnato i genitori, il comico risponde: “Mia madre mi ha insegnato a stare attento agli uomini. È stata una grande donna e una grande educatrice per me. Mi diceva che dovevo fare attenzione a loro. Infatti da piccolo trattavo malissimo mio padre. Perché era un maschio. E con il tempo iniziai ad odiarmi tantissimo anch’io. Non me lo perdonavo di essere nato del sesso sbagliato. Invidiavo molto mia sorella. E mio cugino, che in quel periodo, avevamo circa dodici anni, mi confidò di essere gay”.
Il giornalista, ormai rassegnato allo show permanente, commenta: “Temo la sua deriva… «si contenga», avrebbe detto qualcuno”. Ma Duro non si scompone e prosegue imperterrito: “Ma con il passare degli anni, ho conosciuto meglio mio padre. E mi sembrava una persona a posto, e non quel mostro dipinto da mia madre. Mio padre era una persona buona. Le donne le trattava con dolcezza. Faceva un sacco di regali alla sua segretaria. Alla moglie di un suo amico. Comprava sempre fiori. E gioielli. Era un uomo generoso. E di altri tempi”.
Un’intervista che si chiude con l’amara considerazione del giornalista: “Quanta verità c’è in questa intervista. A me pare poca…”. E la risposta di Angelo Duro: “Perché lei è una persona ingenua”.