Tag: Mafia

  • Maxi colpo a cosa nostra, 19 condanne e il boss prende 20 anni  I NOMI

    Maxi colpo a cosa nostra, 19 condanne e il boss prende 20 anni I NOMI

    Un’operazione antidroga ha portato a 19 condanne e 8 assoluzioni a Palermo, smantellando una vasta rete di traffico di droga tra Sicilia, Calabria e Campania. L’inchiesta, condotta dai pm Bruno Brucoli e Federica La Chioma, ha rivelato l’esistenza di accordi tra i clan di Porta Nuova, Tommaso Natale e Brancaccio con la camorra e la ‘ndrangheta per il rifornimento delle piazze di spaccio palermitane.

    Michele Micalizzi, boss mafioso, condannato a 20 anni

    Michele Micalizzi, genero del capomafia Saro Riccobono, ha ricevuto la pena più severa: 20 anni di reclusione, in continuazione con una precedente condanna. Micalizzi, figura di spicco nel panorama criminale palermitano, era già stato coinvolto in passato in altre inchieste.

    Condanne per altri esponenti dei clan mafiose

    Tra gli altri condannati figurano Giuseppe Marsalone, con una pena di 15 anni e 4 mesi, e Vincenzo Vaglica, condannato a 15 anni e 6 mesi. L’operazione ha inferto un duro colpo alle organizzazioni criminali coinvolte nel traffico di droga.

    Dallo spaccio alla Kalsa a una rete criminale più ampia

    Partendo da un’indagine sullo spaccio di droga nel quartiere della Kalsa, gli investigatori sono riusciti a ricostruire una rete criminale di più ampia portata. Le indagini hanno rivelato come i clan palermitani si rifornissero di droga in Campania e Calabria, gestendo un traffico illecito di ingenti quantità di stupefacenti.

    L’operazione “Gold Green” porta a 19 condanne

    L’operazione “Gold Green”, condotta dai Carabinieri il 16 novembre 2022, ha portato all’arresto di 33 persone. Il processo, celebrato con il rito abbreviato davanti al gup Clelia Maltese, si è concluso con 19 condanne e 8 assoluzioni. Le richieste dei pm La Chioma e Brucoli sono state in gran parte accolte.

    Il ruolo di Giuseppe Marsalone nel traffico di droga

    Giuseppe Marsalone, secondo l’accusa, avrebbe gestito l’acquisto e la rivendita di hashish e cocaina tra il 2019 e il 2020. Dalle intercettazioni emerge il suo ruolo di intermediario con Michele Micalizzi, definito “il vecchio”, e i fornitori calabresi.

    Il Big Club Sport, base operativa del traffico di droga

    Il centro sportivo Big Club Sport, gestito da Marsalone, sarebbe stato utilizzato come base operativa per incontri e discussioni sugli affari illeciti. Le intercettazioni rivelano dettagli sulle dinamiche interne al gruppo criminale e le preoccupazioni di Micalizzi riguardo ai metodi dei fornitori calabresi.

    Un giro d’affari milionario e trasversale tra i clan

    Il traffico di droga gestito dai clan palermitani generava un giro d’affari milionario. L’organizzazione criminale coinvolgeva diverse famiglie mafiose, da Porta Nuova a Brancaccio, passando per lo Zen e Tommaso Natale, dimostrando la capacità di collaborare tra clan diversi per il raggiungimento di obiettivi comuni.

    Elenco dei condannati nel processo per spaccio

    I condannati nel processo sullo spaccio in tre mandamenti sono Leo Brancatisano 3 anni e 2 mesi, Claudio Caruso 1 anno e 8 mesi, scarcerato, difeso dagli avvocati Marco Clementi e Riccardo Marretta, nei sui confronti è caduta la più grave ipotesi di associazione tanto che gli è stata restituita la somma di 26 mila euro che gli era stata sequestrata, Giuseppe Ciresi 1 anno e sei mesi, Maurizio Di Fede 6 anni, 6 mesi e 20 giorni, Salvatore Di Giovanni 2 anni e 20 giorni, Francesco Failla 2 anni e quattro mesi, Christian Boncimino 2 anni, Giuseppe Gravanti 7 anni, Vincenzo La Mantia 4 mesi, Federico La Rosa 1 anni e 4 mesi in continuazione con una precedente condanna (difeso dall’avvocato Vincenzo Giambruno, è caduta la più grave accusa di associazione a delinquere), Giuseppe Marsalone (classe ’72) 16 anni, 4 mesi, 14 giorni, Giuseppe Marsalone (classe ’76) 15 anni, 4 mesi e 20 giorni in continuazione con una precedente condanna, Michele Micalizzi 20 anni, Alessandro Miceli 4 mesi, Andrea Mollica 3 anni e 2 mesi, Grazia Pace 4 anni, 5 mersi e 5 giorni, Onofrio Claudio Palma 7 anni, 6 mesi e 20 giorni, Salvatore Spataro 14 anni, 9 mesi e 23 giorni in continuazione, Vincenzo Vaglica 15 anni, 6 mesi e 20 giorni in continuazione.

    Elenco degli assolti nel processo per spaccio

    Assolti Marco Palma e Pasquale Russo, difesi dall’avvocato Giulio Bonanno, Girolamo Celesia, difeso dall’avvocato Enrico Tignini, Tommaso Nicolicchia, avvocato Riccardo Bellotta, Giuseppe Gonfalone, Salvatore Lotà, Giovanni Giardina, avvocato Antonio Turrisi, Salvatore Marsalone, difeso dagli avvocati Mario Bellavista e Fausta Catalano.

  • Colpo alla mafia di Palermo, sequestrate due gelaterie “Sharbàt”

    Colpo alla mafia di Palermo, sequestrate due gelaterie “Sharbàt”

    Sotto la lente d’ingrandimento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo sono finite due gelaterie e pasticcerie con marchio “Sharbàt”, una situata in via Terrasanta e l’altra a Mondello. Gli esercizi commerciali, secondo le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, sarebbero il frutto di un’attività imprenditoriale mafiosa.

    Il legame con il boss di San Lorenzo

    Le indagini hanno rivelato il coinvolgimento di un noto boss del mandamento mafioso di San Lorenzo, già detenuto per altri reati, e di un imprenditore del settore gelateria, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. I due, secondo gli inquirenti, avrebbero costituito un gruppo imprenditoriale di fatto, operando nell’apertura di diversi esercizi commerciali a Palermo, tra cui le gelaterie “Sharbàt”.

    Il precedente sequestro e l’ombra del riciclaggio di denaro

    Già ad agosto, nell’ambito della stessa inchiesta, erano stati sequestrati beni per un valore di 1,5 milioni di euro. L’ipotesi degli inquirenti è che il denaro proveniente dalle attività illecite del clan mafioso sia stato reinvestito nell’apertura e nella gestione di queste attività commerciali, configurando il reato di riciclaggio di denaro.

    Nominato un amministratore giudiziario

    Il valore dei beni sequestrati, tra cui le due gelaterie “Sharbàt”, è stimato in oltre 2 milioni di euro. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la nomina di un amministratore giudiziario che avrà il compito di gestire le attività sequestrate, garantendone la continuità aziendale e preservando i posti di lavoro.

  • Droga, estorsioni e voti pilotati alle Regionali, colpo alla mafia e 10 arresti

    Droga, estorsioni e voti pilotati alle Regionali, colpo alla mafia e 10 arresti

    La Polizia di Stato di Trapani ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di dieci persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, estorsione, spaccio di stupefacenti aggravati dal metodo mafioso, traffico di influenze, violazione di segreto d’ufficio e porto e detenzione illegale di armi.

    Nuovi vertici per le famiglie mafiose

    L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è il risultato di un’indagine avviata nel maggio 2021 dalla Squadra Mobile di Trapani e condotta in collaborazione con la Squadra Mobile di Palermo, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e il Servizio di Coordinamento e Controllo della Criminalità Organizzata. Le indagini hanno rivelato il tentativo delle famiglie mafiose di Alcamo e Calatafimi di ricostituire i propri ranghi dopo una serie di arresti, individuando nuovi vertici per gestire le attività illecite.

    Scambio elettorale politico-mafioso

    Tra le accuse mosse agli indagati figura anche lo scambio elettorale politico-mafioso. Secondo gli inquirenti, in occasione delle elezioni regionali siciliane del settembre 2022, l’organizzazione criminale avrebbe pilotato i voti a favore di un candidato alcamese, coordinatore provinciale del movimento politico VIA.

    Coinvolto un ex senatore

    L’inchiesta ha portato alla luce un presunto accordo tra il candidato e la famiglia mafiosa, con un compenso di circa 3.000 euro in cambio del sostegno elettorale. Gli inquirenti hanno raccolto “chiari indizi di colpevolezza” a carico di un ex senatore alcamese, ispiratore del movimento politico, che si sarebbe fatto promotore della richiesta di voti alla cosca.

  • Maxi blitz antimafia in Sicilia: 13 arresti e arsenali di Cosa Nostra sequestrati

    L’operazione, denominata “Lua Mater”, ha portato all’esecuzione di due distinte ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 13 individui sospettati di essere affiliati alle famiglie mafiose di Pietraperzia e Regalbuto.

    Gli indagati sono accusati di una serie di reati gravi, tra cui associazione mafiosa, favoreggiamento personale aggravato, detenzione e porto abusivo di armi comuni, clandestine e da guerra.

    L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Caltanissetta, ha rivelato l’esistenza di due imponenti arsenali a disposizione di Cosa Nostra.

    Le armi, pronte all’uso, erano nascoste in luoghi sicuri e destinate ad attività criminali.

    Durante le perquisizioni, effettuate con la partecipazione di circa 180 agenti provenienti da diverse unità specializzate della Polizia di Stato, sono stati sequestrati un totale di 8 fucili, 3 mitragliatori, 9 pistole e un ingente quantitativo di munizioni.

    L’operazione “Lua Mater” rappresenta un duro colpo inferto alla criminalità organizzata in Sicilia.

    La scoperta degli arsenali e l’arresto dei presunti affiliati alle famiglie mafiose di Pietraperzia e Regalbuto testimoniano l’impegno costante delle forze dell’ordine nella lotta contro la mafia.

    L’inchiesta, coordinata dal Servizio Centrale Operativo (SCO), dalla Sezione Investigativa di Caltanissetta del Servizio Centrale Operativo (S.I.S.C.O.), dalla Squadra Mobile di Enna e dal Commissariato di Leonforte, è ancora in corso.

    Gli inquirenti stanno lavorando per accertare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti nelle attività criminali dei clan mafiosi e per ricostruire la rete di relazioni e interessi che ruota attorno alle organizzazioni criminali smantellate.

  • Scoperto il business di cosa nostra in Brasile, scatta il blitz antimafia

    Scoperto il business di cosa nostra in Brasile, scatta il blitz antimafia

    Nella mattinata di oggi le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Palermo e la Polizia Federale brasiliana hanno eseguito un’importante operazione antimafia tra Italia e Brasile, su disposizione della Procura di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia e del 2° Tribunale Federale del Rio Grande Do Norte in Brasile.

    In Brasile è stato arrestato un noto imprenditore originario di Bagheria, in provincia di Palermo, da tempo trasferitosi a Natal. Oltre all’arresto sono stati disposti il sequestro di disponibilità finanziarie per 50 milioni di euro e di beni mobili e immobili riconducibili a 17 indagati e a 12 società operanti nei settori immobiliare, edile e della ristorazione.

    In contemporanea, la DDA palermitana ha delegato l’esecuzione di 21 perquisizioni tra Italia e estero, in abitazioni, sedi societarie e studi professionali in Sicilia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Veneto, Brasile e Svizzera. All’operazione hanno partecipato oltre 100 finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, alcuni dei quali nei giorni scorsi si sono recati a Natal per affiancare i colleghi brasiliani.

    I reati contestati dalla magistratura italiana vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa all’estorsione, dal riciclaggio all’autoriciclaggio, dal trasferimento fraudolento di valori all’aggravante di aver agevolato importanti famiglie mafiose.

    L’operazione conclude una complessa indagine avviata dalla DDA di Palermo per far luce su possibili interessi della mafia palermitana in società italiane ed estere, in particolare in Brasile. Fondamentale la cooperazione internazionale tra procura palermitana, autorità brasiliane, DNAA e Eurojust.

    Le indagini hanno portato alla luce ingenti investimenti di capitali mafiosi in Brasile, abilmente nascosti da prestanome e società di comodo. I soldi sarebbero arrivati nel paese sudamericano attraverso sofisticati sistemi di riciclaggio internazionale.

    Al vertice del sistema un noto boss palermitano, dal 2018 reggente del mandamento mafioso di Pagliarelli, con una storica alleanza d’affari con l’imprenditore arrestato. Professionisti italiani e brasiliani fornivano supporto per complesse operazioni societarie.

    Dopo alcune attività in Italia, dal 2016 la rete criminale ha spostato interessi e investimenti in Brasile. Il boss avrebbe fornito ingenti capitali mafiosi a un imprenditore romano in Brasile, entrando come socio occulto in molte sue società.

    Dal 2019 il boss si è trasferito a Natal per seguire gli affari, pur continuando a gestire il mandamento palermitano. Tra le operazioni principali, investimenti nella ristorazione e soprattutto un piano di lottizzazione di vaste aree sulla costa brasiliana. Secondo una stima preliminare, il valore complessivo delle società dell’organizzazione criminale ammonterebbe ad oltre 500 milioni di euro.

  • Blitz antimafia a Sciacca, sette arresti per infiltrazioni negli appalti I NOMI

    Blitz antimafia a Sciacca, sette arresti per infiltrazioni negli appalti I NOMI

    Blitz all’alba della Guardia di Finanza di Palermo che ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 7 presunti affiliati alla famiglia mafiosa di Sciacca, in provincia di Agrigento. Cinque le misure in carcere e due gli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

    Le accuse nei confronti degli arrestati sono pesantissime: associazione di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione e illecita concorrenza aggravati dal metodo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso e traffico illecito di rifiuti. Oltre 100 i finanzieri impiegati tra Palermo e Agrigento per eseguire gli arresti e perquisire abitazioni e aziende collegate agli indagati.

    Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, la famiglia mafiosa di Sciacca esercitava un controllo capillare sul territorio, infiltrandosi nell’economia legale e condizionando in particolare i settori edile e del movimento terra, legati alla realizzazione di opere pubbliche. Attraverso estorsioni, atti di illecita concorrenza e usura si imponeva sulle imprese locali, taglieggiando gli imprenditori estranei al sistema criminale.

    Un controllo ferreo che ha visto una lunga faida interna per la leadership, terminata solo alla fine del 2021 con la morte del boss Salvatore Di Gangi, storico esponente di Cosa Nostra. Al suo posto è subentrato un altro affiliato di lunga data, esperto nel settore degli appalti pubblici e già condannato in passato per mafia. La sua ascesa ha segnato la fine dei dissidi interni e il ritorno a una gestione unitaria degli affari illeciti.

    Gli investigatori hanno documentato diversi casi di condizionamento di gare pubbliche, in particolare per la realizzazione del depuratore cittadino, il rifacimento della rete fognaria, l’area portuale e un asilo. Le imprese vincitrici venivano sostituite di fatto da società riferibili al clan, che gestivano forniture e subappalti imponendo il pizzo sulle commesse.

    Un sistema consolidato che ha visto anche il coinvolgimento della politica locale. Tra gli arrestati c’è anche un pubblico ufficiale accusato di corruzione e falso per aver agevolato l’aggiudicazione di alcuni appalti in cambio di lavori edili gratuiti nella sua abitazione. In vista delle elezioni del 2022, il nuovo boss mafioso avrebbe incontrato un candidato al Consiglio Comunale per garantirgli il sostegno elettorale in cambio di futuri favori. Un chiaro esempio di scambio politico-mafioso secondo gli inquirenti.

    I nomi degli arrestati a Sciacca

    Il gip di Palermo Fabio Pilato ha disposto gli arresti in carcere per Domenico Friscia di Sciacca 61 anni, indagato per associazione di tipo mafioso e scambio elettorale politico mafioso; Domenico Maniscalco, 59 anni di Sciacca indagato per associazione di tipo mafioso, usura aggravata, estorsione aggravata, illecita concorrenza con minaccia o violenza aggravata, traffico illecito di rifiuti; Giuseppe Marciante, 37 anni di Agrigento, indagato per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata; Michele Russo 45 anni di Sciacca (AG) – indagato per associazione di tipo mafioso; Maurizio Costa, 64 anni di Agrigento, indagato per corruzione e falso in atto pubblico. Ai domiciliari sono finiti Rosario Catanzaro, 55 anni di Sciacca, indagato per scambio elettorale politico mafioso; e Vittorio Di Natale, 49 anni di Sciacca, indagato per scambio elettorale politico mafioso.

  • Colpo alla mafia in provincia di Palermo: 5 arresti

    Colpo alla mafia in provincia di Palermo: 5 arresti

    I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, alle prime luci dell’alba di oggi, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Palermo su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 5 persone (4 delle quali verranno ristrette in carcere e 1 sottoposta agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico), ritenute responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate commesse avvalendosi del metodo mafioso e reati in materia di armi.

    Giovani ambiziosi nelle fila della mafia

    Il provvedimento restrittivo scaturisce dalle indagini condotte – nel periodo 2021/2023 – dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, i cui esiti avrebbero documentato, da un lato, il rientro “a pieno titolo” di pregiudicati mafiosi, dopo lunghi periodi di detenzione, nelle fila della famiglia mafiosa di Carini, dall’altro, l’inserimento di giovani e ambiziosi associati, appartenenti a famiglie di sangue che storicamente hanno diretto lo scacchiere mafioso carinese.

    Estorsioni nelle mediazioni immobiliari

    Secondo gli investigatori le risultanze delle indagini, che nel settembre 2022 hanno già portato all’arresto di 3 persone per il reato di scambio elettorale politico mafioso (Operazione convenzionalmente denominata “Feudo”, condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo), consentirebbero di delineare gli assetti interni della famiglia mafiosa di Carini, inserita nel mandamento di “Tommaso Natale/San Lorenzo” e di individuare le presunte responsabilità dei singoli associati anche in ordine ad alcune estorsioni, commesse nell’ambito delle mediazioni immobiliari attraverso le cc. dd. “sensalerie”.

    Gestione abusiva dell’acqua

    Dalle investigazioni è, infine, emerso che i vertici dell’associazione mafiosa avrebbero gestito una condotta idrica abusiva mediante la quale, dietro pagamento, fornivano acqua per uso civile a una consistente fetta della locale popolazione che non aveva altre possibilità di approvvigionamento.

    “L’operazione di oggi – dicono i Carabinieri – restituisce un quadro in linea con più recenti acquisizioni investigative, ovvero quello di una cosa nostra affatto rassegnata a soccombere, che mantiene ancora una piena operatività e che aspira a ritornare potente, riacquistando la capacità militare del passato, soprattutto attraverso il continuo richiamo alle proprie regole fondanti”.

  • Monreale ricorda Piero Giaccone, il Carabiniere eroe ucciso dalla mafia 36 anni fa

    Monreale ricorda Piero Giaccone, il Carabiniere eroe ucciso dalla mafia 36 anni fa

    Oggi Monreale ricorda con commozione il sacrificio di Piero Giaccone, il giovane carabiniere barbaramente ucciso in un agguato mafioso il 17 novembre 1986. A 36 anni dal brutale omicidio, la cittadina alle porte di Palermo non dimentica il suo figlio, servitore dello Stato caduto per mano della criminalità organizzata.

    Nel cimitero di Monreale, davanti alla tomba di Giaccone, si è tenuta stamattina una toccante cerimonia commemorativa, alla presenza dei familiari, delle autorità civili e militari e di tanti monrealesi che hanno voluto stringersi idealmente attorno a questo eroico servitore dello Stato. Particolarmente commosso il fratello Giuseppe, che in tutti questi anni ha tenacemente conservato vivo il ricordo di Piero e del suo esemplare coraggio, lottando affinché il suo sacrificio non venisse dimenticato. Con gli occhi lucidi di lacrime, Giuseppe Giaccone ha deposto dei fiori sulla tomba del fratello, accanto alla vedova Pinuccia Salamone, anche lei visibilmente provata.

    L’Arma dei Carabinieri ha reso omaggio al valoroso militare con la deposizione di una corona e con un picchetto d’onore schierato per l’occasione. Erano presenti il comandante provinciale generale Luciano Magrini, il comandante del Gruppo tenente colonnello Giulio Modesti, il comandante della Compagnia capitano Niko Giaquinto e il comandante della Stazione di Monreale marescialllo Antonio La Rocca. Per il Comune di Monreale, particolarmente legato alla memoria di Giaccone, hanno partecipato alla commemorazione il sindaco Alberto Arcidiacono, l’assessore Giuseppe Di Verde e il comandante della Polizia Municipale Luigi Marulli.

    Piero Giaccone pagò con la vita la sua integerrima fedeltà ai valori di legalità e giustizia: benché in congedo dall’Arma, non esitò a denunciare le prepotenze di alcuni esponenti mafiosi locali. Un coraggio che gli è costato l’imboscata mortale organizzata dalla cosca.

    Il suo sacrificio però non è stato vano: nel 2006 gli è stata conferita la medaglia d’oro al merito civile alla memoria, mentre nel corso degli anni sono state dedicate a Piero Giaccone la villa comunale di Monreale e una scuola materna cittadina, perché il suo esempio di dedizione allo Stato possa ispirare le nuove generazioni.
    Oggi Monreale lo piange come un figlio, ma allo stesso tempo lo ricorda con orgoglio: Piero Giaccone incarnò fino all’estremo sacrificio quello spirito di servizio alle istituzioni democratiche che anima i tanti servitori dello Stato caduti per mano mafiosa. Il suo coraggio e il suo senso del dovere resteranno per sempre un faro di legalità per la sua terra.

  • Colpo alla mafia di Villabate, sequestro per mezzo milione di euro a due indagati

    Colpo alla mafia di Villabate, sequestro per mezzo milione di euro a due indagati

    Le attività d’indagine finalizzate all’individuazione delle disponibilità economico-imprenditoriali riconducibili ad appartenenti all’organizzazione mafiosa “cosa nostra” svolte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo, hanno portato all’emissione da parte della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, di un provvedimento di sequestro di beni per un valore complessivo di circa 500 mila euro a carico di Francesco Terranova e di Vito Traina.

    Francesco Terranova, soggetto sottoposto a indagini per essere il reggente della famiglia mafiosa di Villabate, indagato nell’ambito dell’operazione di servizio denominata “Luce”, per il reato di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni e riciclaggio, è stato sottoposto a Fermo di indiziato di delitto e quindi a ordinanza di custodia cautelare in carcere in data 26 aprile 2023 ed è attualmente detenuto. In passato era stato condannato definitivamente per il ruolo di vertice che aveva assunto nel contesto associativo villabatese e aveva finito di scontare la pena nel 2021.

    Vito Traina, indagato per essere ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Villabate (PA), nell’ambito dell’operazione di servizio denominata “LUCE”, per il reato di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni e riciclaggio è stato sottoposto a Fermo di indiziato di delitto e quindi ad ordinanza di custodia cautelare in carcere in data 26 aprile 2023 ed è attualmente detenuto.

    Il provvedimento di sequestro riguarda l’impresa individuale intestata a TRAINA Vito, azienda per la quale gli inquirenti ritengono che sia partecipata occultamente da TERRANOVA Francesco. La ditta operava nel settore del commercio delle pedane in legno, verosimilmente avvalendosi di una posizione di forza legata al ruolo mafioso assunto dagli indagati, ed è considerata impresa mafiosa che operava sul mercato con le modalità di cui all’art. 416 bis comma 7^, in quanto non ammetteva concorrenza ed agiva in regime di monopolio sul comprensorio villabatese.

    Sono state sequestrate, pertanto, somme di denaro in contante, nonché un conto corrente ed un’impresa individuale intestati a Vito Traona, ma di fatto riconducibile a Terranova Francesco, una impresa individuale e relativo patrimonio aziendale, sita in Palermo, con attività commercio all’ingrosso di imballaggi; un rapporto bancario;
    7.600 euro in contanti, rinvenuta presso Terranova Francesco, già sottoposta a sequestro all’atto dell’arresto; la somma di € 8.100 in contanti, rinvenuta presso Traina Vito, già sottoposta a sequestro all’atto dell’arresto.

  • Colpo a cosa nostra: confiscati beni per 8 milioni

    Colpo a cosa nostra: confiscati beni per 8 milioni

    Beni per 8 milioni di euro sono stati confiscati a Felice Cannata, esponente della criminalità organizzata Ennese, già condannato, con sentenza irrevocabile dell’11 novembre 2015, per associazione mafiosa per la sua appartenenza alla ‘famiglia’ mafiosa di Pietraperzia.

    Il provvedimento, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Enna, su richiesta della Dda di Caltanissetta, è stato eseguito dalla Guardia di finanza Nissena.

    Cannata, che, secondo l’accusa, nel tempo si è occupato di reimpiegare capitali di illecita provenienza in attività produttive del nord Italia, in particolare nei settori della compravendita di autovetture di grossa cilindrata, è stato coinvolto nell’ambito dell’operazione Triskelion del Gico della Guardia di finanza di Caltanissetta, per cui è stato poi condannato definitivamente.

    Militari del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Caltanissetta, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia Nissena, hanno eseguito una mirata indagine patrimoniale nei confronti del Cannata partire dal 2000 in poi sfociata nel sequestro nel 2018 dei de beni oggi confiscati che sono: un’azienda agricola nell’Ennese; 77 terreni ubicati in territorio Nisseno ed Ennese; 11 fabbricati tra Caltanissetta, Pietraperzia (EN), Pozzuolo Martesana (MI) e Inzago (MI); e rapporti finanziari e beni mobili registrati.