Tag: Mafia

  • Colpo alla mafia di Palermo, DIA sequestra beni per 2,5 milioni a imprenditore

    Colpo alla mafia di Palermo, DIA sequestra beni per 2,5 milioni a imprenditore

    La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha eseguito un decreto di sequestro beni per un valore stimato di 2,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore settantenne della provincia di Palermo. L’uomo, attivo nei settori dell’edilizia, della logistica e della ristorazione, è sospettato di essere legato a una famiglia mafiosa del mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale.

    Accuse e indagini

    L’imprenditore è attualmente imputato in un processo di primo grado derivante dall’operazione “Nemesi” condotta dalla DIA nell’aprile 2024, che portò al suo arresto. L’accusa si basa sulla presunta discrepanza tra i redditi dichiarati dall’imprenditore e gli investimenti effettuati nel corso degli anni. Gli inquirenti ritengono che tale sproporzione sia indicativa di attività illecite.

    Dettagli sul sequestro

    Il sequestro, richiesto dalla Procura e parzialmente accolto dal Tribunale di Palermo, comprende nove immobili tra terreni e fabbricati, la metà delle quote di una società di edilizia (Sas) e diversi altri beni situati tra le province di Palermo e Trapani. L’udienza per la discussione delle misure di prevenzione è stata fissata dal Tribunale per la seconda metà di settembre.

  • I mafiosi potranno perdere i figli minori, approvata la legge all’Ars

    I mafiosi potranno perdere i figli minori, approvata la legge all’Ars

    Una svolta legislativa epocale per la Sicilia: la Regione ha approvato all’unanimità la legge “Liberi di scegliere”, un provvedimento che mira a offrire una via d’uscita ai minori cresciuti in contesti di criminalità organizzata. Questa norma, pur non intervenendo sul piano penale, di competenza dei tribunali per i minorenni, fornisce un cruciale strumento di sostegno sociale. L’obiettivo è consentire a mogli, compagne e, soprattutto, figli di individui legati a Cosa Nostra di affrancarsi da un ambiente criminale e da una cultura mafiosa opprimente.

    Un passo legislativo storico per la sicilia

    L’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) ha dimostrato una notevole coesione politica, approvando senza voti contrari una legge dalle profonde ricadute sociali. Il testo normativo si propone come un argine al proselitismo mafioso, offrendo ai giovani e ai loro familiari che desiderano dissociarsi dalle logiche criminali un supporto concreto da parte delle istituzioni regionali. Si tratta di un segnale forte, che riconosce la possibilità di un futuro diverso per chi nasce in contesti difficili, spezzando la catena di un destino che sembrava già scritto. L’iniziativa legislativa trae ispirazione da un protocollo d’intesa originato a Catania, frutto della visione e dell’esperienza del presidente del Tribunale per i Minorenni etneo, Roberto Di Bella.

    Il plauso bipartisan e le voci istituzionali

    L’approvazione della legge ha raccolto il consenso unanime del mondo politico. Mimmo Turano, assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione Professionale, ha espresso viva soddisfazione, sottolineando come “Liberi di scegliere” offra “una concreta alternativa di vita e prospettiva di riscatto”. Turano ha evidenziato l’importanza di contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica, promuovendo la cultura della legalità a partire dai banchi di scuola. Un plauso è giunto anche da Antonello Cracolici, presidente della Commissione Antimafia all’Ars, il quale ha commentato: “È il segnale concreto che nessuno ha un destino segnato per sempre e che dalla mafia si può uscire”. Anche Giuseppe Lombardo, deputato regionale di Grande Sicilia, ha definito l’approvazione un “atto di grande maturità e responsabilità politica”, evidenziando come la legge elevi a sistema normativo prassi virtuose già sperimentate, consolidando un modello di intervento coordinato per la protezione dei minori.

    Oltre la legge: la proposta per una giornata nazionale antiracket

    Parallelamente all’approvazione di “Liberi di scegliere”, l’Ars ha compiuto un ulteriore passo significativo, licenziando una legge voto indirizzata al Parlamento nazionale. Questa seconda iniziativa legislativa propone l’istituzione di una Giornata Nazionale Antiracket, da celebrarsi il 10 gennaio. La data scelta è altamente simbolica: commemora Libero Grassi e il giorno in cui l’imprenditore, con una coraggiosa lettera pubblicata sul Giornale di Sicilia, denunciò le richieste estorsive alla sua azienda. Come sottolineato da Cracolici, questa giornata servirebbe a ricordare il coraggio di chi non ha piegato la testa alla protervia mafiosa.

    Ombre e auspici: le sfide dell’attuazione

    Nonostante l’entusiasmo generale, alcune voci hanno sollevato questioni cruciali relative alla fase attuativa. Roberta Schillaci, vice capogruppo del Movimento Cinquestelle all’Ars e componente della commissione regionale Antimafia, pur lodando l’unità d’intenti, ha espresso l’auspicio che la nuova legge non subisca la stessa sorte di normative precedenti, rimaste inapplicate per la mancata emanazione dei decreti attuativi. Ha inoltre sottolineato la necessità di dotare la Regione di un numero adeguato di assistenti sociali e psicologi per supportare efficacemente i percorsi di affrancamento. Sulla stessa linea, il deputato M5S Carlo Gilistro ha posto l’accento sui rischi che corrono i giovani in contesti mafiosi e in quelli caratterizzati da deprivazione socioculturale, invocando la creazione di spazi di aggregazione sociale per contrastare fenomeni come il ritiro sociale e la dipendenza dal digitale.

    Un futuro da scrivere: la speranza di un cambiamento

    La legge “Liberi di scegliere” rappresenta, dunque, una pietra miliare. Essa istituisce una rete integrata che coinvolge Prefetture, autorità giudiziaria, forze dell’ordine, servizi sociali e istituzioni scolastiche. L’efficacia di questo strumento dipenderà dalla sua concreta implementazione e dalla capacità del sistema di offrire reali alternative. L’auspicio è che possa realmente cambiare il destino di molti giovani siciliani, offrendo loro la libertà di scegliere un percorso di vita lontano dalle logiche criminali.

  • Operazione antimafia a Misilmeri, i NOMI degli arrestati

    Operazione antimafia a Misilmeri, i NOMI degli arrestati

    Quattro persone, di età compresa tra i 40 e i 62 anni, sono stati arrestati dai Carabinieri di Misilmeri con l’accusa di associazione mafiosa, tentata estorsione, violenza privata, favoreggiamento e illecita concorrenza. L’operazione segue l’operazione “Fenice” di ottobre 2022, che aveva inferto un duro colpo ai vertici della famiglia mafiosa locale. Due degli arrestati sono stati condotti in carcere, mentre gli altri due sono stati posti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

    Le indagini e le accuse

    Secondo le ricostruzioni degli inquirenti del Comando Provinciale dell’Arma, due dei quattro indagati apparterrebbero a Cosa Nostra. Le indagini hanno rivelato numerosi tentativi di estorsione ai danni di imprenditori locali. Alcuni degli indagati si sarebbero anche resi responsabili di atti di violenza privata e concorrenza sleale nei confronti di un venditore ambulante, con l’obiettivo di condizionarne l’attività economica e affermare il proprio controllo criminale sul territorio.

    Armi e controllo del territorio

    Dalle indagini è emerso che l’organizzazione mafiosa avrebbe avuto accesso ad armi da fuoco, utilizzate per imporre il proprio dominio nell’area di riferimento e commettere reati contro la persona. Tra i destinatari della misura cautelare figura un quarantenne palermitano indagato per favoreggiamento personale. L’uomo avrebbe agito da intermediario, consentendo al capo del mandamento di Misilmeri-Belmonte di impartire direttive e organizzare incontri riservati per discutere questioni associative ed eludere le indagini dei Carabinieri.

    I nomi degli arrestati

    Il Gip Walter Turturici ha disposto la custodia cautelare in carcere per Melchiorre Badagliacco, detto Antonino, 52 anni, nato a Palermo, e Salvatore Baiamonte, 53 anni. Giuseppe Gigliotta, detto Giusto, 61 anni, di Misilmeri, e Giuseppe Carmicino, detto Fabio, 40 anni, nato a Palermo, sono stati invece posti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

  • Estorsioni a Misilmeri, piovono condanne

    Estorsioni a Misilmeri, piovono condanne

    La Corte d’Appello di Palermo ha emesso la sentenza nel processo contro il clan Sciarabba, accusato di estorsione ai danni di imprenditori locali. Cosimo Sciarabba, figlio del boss Salvatore, è stato condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione. Alessandro Ravesi, suo stretto collaboratore, ha ricevuto una pena più severa, pari a 17 anni. Salvatore Baiamonte è stato condannato a 10 anni e 4 mesi. Un quarto imputato, Benedetto Badalamenti, è deceduto nel corso del procedimento giudiziario.

    Imprenditori coraggiosi e l’azione di Addiopizzo

    Le accuse a carico degli imputati si fondavano su richieste di pizzo rivolte a diversi imprenditori del territorio. Alcuni di questi, supportati dall’associazione antiracket Addiopizzo, hanno trovato il coraggio di denunciare le estorsioni, costituendosi parte civile nel processo. Questa collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine si è rivelata fondamentale per l’esito dell’inchiesta.

    Un’indagine multiforme: dalle denunce alle intercettazioni

    L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Misilmeri e del Comando Provinciale, ha potuto contare su una solida base probatoria. Alle denunce delle vittime si sono aggiunte le tradizionali tecniche investigative: perquisizioni, sequestri, analisi dei tabulati telefonici e delle celle di posizione, intercettazioni ambientali e telefoniche, nonché l’esame delle immagini registrate dalle videocamere di sorveglianza presenti nella zona. Cruciale si è rivelato anche il contributo delle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia.

    Il video dell’estorsione: una prova schiacciante

    Un elemento di particolare rilievo nell’impianto accusatorio è rappresentato da una registrazione video effettuata con un telefono cellulare da uno degli imprenditori taglieggiati. L’uomo, dopo essere stato avvicinato per la richiesta della cosiddetta “messa a posto”, è riuscito a filmare alcuni momenti della trattativa estorsiva, documentando la richiesta esplicita di denaro. Questo filmato ha costituito una prova inconfutabile per l’accusa.

    L’impianto GPL di Portella di Mare: il centro dell’inchiesta

    L’episodio centrale dell’indagine ruota attorno alla richiesta di denaro rivolta a un’impresa impegnata nella realizzazione di un impianto di distribuzione GPL a Portella di Mare, frazione di Misilmeri. Gli investigatori hanno notato la presenza nel cantiere di un nuovo escavatore, acquistato per 140.000 euro, un dettaglio che potrebbe aver attirato l’attenzione del clan.

    Dalla foto al colpevole: l’intuizione degli investigatori

    I Carabinieri sono riusciti a identificare l’emissario del clan grazie a una fotografia scattata di nascosto con un cellulare. Dall’immagine del motorino utilizzato dall’uomo, gli inquirenti sono risaliti alla targa del veicolo e, tramite la Motorizzazione Civile, al proprietario dell’Honda SH 300. Il confronto dei dati anagrafici con il profilo Facebook del sospettato ha permesso di confermare la sua identità, incastrando non solo lui, ma anche i vertici dell’organizzazione criminale. Le registrazioni dell’incontro in cui veniva chiesto il pizzo, effettuate dall’imprenditore con il proprio cellulare, hanno completato il quadro probatorio.

  • Operazione antimafia, blitz nel regno di Messina Denaro: arresti

    Operazione antimafia, blitz nel regno di Messina Denaro: arresti

    Nella mattinata odierna, a Partanna, nel Trapanese, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani, insieme allo Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia” e alle unità territoriali dell’Arma, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Tribunale di Palermo nei confronti di cinque individui. Tra questi, tre sono stati destinatari della custodia cautelare in carcere, mentre ad altri due è stato imposto l’obbligo di dimora e la prescrizione di presentarsi alle autorità di polizia giudiziaria.

    Indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia

    L’operazione nasce da un’articolata attività investigativa condotta dal Nucleo Investigativo di Trapani sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Gli accertamenti hanno portato alla raccolta di gravi indizi sull’esistenza di un sistema illecito che coinvolgeva esponenti di primo piano della famiglia mafiosa di Partanna, appartenente al mandamento di Castelvetrano, e alcuni imprenditori attivi nei settori dell’edilizia e dell’olearia. L’obiettivo del sodalizio sarebbe stato quello di consolidare il proprio controllo sul territorio e sulle attività economiche locali.

    Metodi intimidatori e controllo degli appalti pubblici

    Le indagini hanno permesso di accertare vari episodi: dalla turbativa della procedura concorsuale indetta dal Tribunale di Sciacca per l’acquisizione di un capannone industriale, a pressioni esercitate per orientare l’aggiudicazione di appalti pubblici a beneficio degli indagati o di soggetti a loro vicini. Altri episodi riguardano l’assunzione forzata di familiari nelle imprese olivicole locali, ottenuta mediante intimidazioni ai danni dei rappresentanti legali delle aziende, e la risoluzione di controversie tra privati attraverso minacce e atti intimidatori.

    L’autista di Messina Denaro tra gli indagati

    Tra i destinatari della misura cautelare figura anche un sessantenne, già arrestato nel gennaio 2023 per aver svolto il ruolo di “autista” di Matteo Messina Denaro. Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe responsabile di un tentativo di estorsione nei confronti di un imprenditore del settore oleario, al fine di garantire risorse economiche al latitante.

  • Operazione antimafia a Palermo: 11 arresti nel mandamento della Noce

    Operazione antimafia a Palermo: 11 arresti nel mandamento della Noce

    Un’imponente operazione antimafia è scattata alle prime luci dell’alba nel mandamento della Noce a Palermo. Undici le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse. L’operazione, coordinata dalla Polizia di Stato, ha visto la mobilitazione di decine di agenti appartenenti ai reparti operativi e investigativi.

    L’intervento, di vasta portata, si è esteso all’intero territorio del mandamento, coinvolgendo le numerose famiglie mafiose che lo compongono. Un elicottero del IV Reparto Volo ha sorvolato la zona, coordinando le attività da una prospettiva privilegiata. Sul campo, unità cinofile della Questura hanno supportato gli agenti nelle perquisizioni e nella notifica dei provvedimenti cautelari.

    L’operazione si concentra sulle recenti fibrillazioni all’interno di questo storico mandamento mafioso di Cosa Nostra. Investigatori e magistrati stanno indagando su un riassetto organizzativo che ha generato tensioni e contrasti tra le fazioni interne. Lo scontro sembra coinvolgere l’ala tradizionale dell’organizzazione e le nuove leve della criminalità organizzata, in una lotta per il controllo del territorio. L’operazione odierna rappresenta un duro colpo inferto alla mafia palermitana, mirato a disarticolare le sue strutture e a contrastare il suo radicamento nel tessuto sociale. Le indagini proseguono per accertare tutti i dettagli e le ramificazioni di questa complessa vicenda criminale.

  • Dall’impresa funebre alla villa a Carini, beni confiscati al boss palermitano

    Dall’impresa funebre alla villa a Carini, beni confiscati al boss palermitano

    Un’imponente operazione delle forze dell’ordine ha portato alla confisca di beni per un valore di circa 700 mila euro a Francesco Di Filippo, 47 anni, figura di spicco del mandamento mafioso della Noce a Palermo. Il provvedimento, emesso dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo su proposta della Procura e del Questore, colpisce un patrimonio accumulato illecitamente, frutto delle attività criminali di Di Filippo.

    Le attività sequestrate

    L’elenco dei beni confiscati è lungo e variegato: una comunità alloggio per anziani, un’impresa funebre, un’attività di rivendita di caffè, un furgone, una quota di una villa a Carini, un’imbarcazione e ben 19 rapporti finanziari. Questi beni, secondo gli inquirenti, rappresentano il frutto delle attività illecite di Di Filippo e testimoniano la sua influenza nel tessuto economico locale.

    Il ruolo di Di Filippo nel mandamento mafioso della Noce

    Di Filippo era stato arrestato nel 2019 nell’ambito dell’operazione “New Connection”, condotta dalla Squadra Mobile di Palermo. Nel 2021, è stato condannato in primo grado a 10 anni e 8 mesi per associazione mafiosa ed estorsione aggravata. L’operazione “Padronanza” del 2020 ha ulteriormente confermato il suo ruolo di rilievo all’interno del mandamento della Noce, in particolare nella famiglia mafiosa di Cruillas.

    L’incongruenza tra redditi dichiarati e patrimonio accumulato

    Le indagini patrimoniali condotte dalla Polizia hanno evidenziato una palese sproporzione tra i redditi dichiarati da Di Filippo e il patrimonio accumulato nel tempo. Questa “inconsistenza reddituale pressoché assoluta”, come definita dagli inquirenti, ha costituito un elemento fondamentale per il provvedimento di confisca. L’acquisto di beni immobili e mobili, l’avvio di diverse attività imprenditoriali, tutto ciò in un contesto di accertata pericolosità sociale, ha rafforzato i sospetti degli investigatori. Le indagini “New Connection” e “Padronanza” hanno fornito ulteriori prove a supporto del provvedimento, dimostrando la pericolosità sociale di Di Filippo e la sua capacità di infiltrarsi nel tessuto economico legale. La confisca dei beni rappresenta un duro colpo alle attività del mandamento mafioso della Noce e un segnale forte della lotta dello Stato contro la criminalità organizzata.

  • Immobili, conti e auto: nuovo colpo a cosa nostra

    Immobili, conti e auto: nuovo colpo a cosa nostra

    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito due decreti di sequestro per un totale di 1,4 milioni di euro. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione, riguarda una donna e un uomo considerati tra i principali fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. I sequestri sono il risultato di due procedimenti di prevenzione avviati dopo la cattura del latitante, su delega della Procura della Repubblica – D.D.A. di Palermo.

    Ricostruzione patrimoniale e flussi di denaro

    Le indagini si sono concentrate sulla ricostruzione del profilo patrimoniale dei due soggetti e dei loro nuclei familiari. L’obiettivo era tracciare eventuali flussi di denaro destinati a finanziare la latitanza del boss. Entrambi i soggetti, condannati in primo grado rispettivamente a 11 anni e 9 mesi e a 14 anni di reclusione, hanno svolto un ruolo cruciale nel garantire a Messina Denaro la rete di protezione necessaria per la sua latitanza.

    Evidente sperequazione tra redditi e investimenti

    Il Tribunale di Trapani, accogliendo le ricostruzioni della Guardia di Finanza e le richieste della DDA di Palermo, ha rilevato una chiara sproporzione tra le fonti di reddito dichiarate e gli investimenti effettuati. Di conseguenza, ha disposto il sequestro di 8 immobili (appartamenti e terreni) situati a Campobello di Mazara, Castelvetrano e Palermo, 13 rapporti bancari e un veicolo, per un valore complessivo stimato in circa 1,4 milioni di euro.

    Sequestri dopo analoga operazione

    Questo sequestro segue un’operazione simile condotta nelle settimane precedenti nei confronti di un altro favoreggiatore di Messina Denaro, con un patrimonio sequestrato di oltre 3 milioni di euro.

  • Mafia del Palermitano, chiesti 230 anni di carcere

    Mafia del Palermitano, chiesti 230 anni di carcere

    La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha richiesto pene severe per 21 imputati, accusati di far parte del mandamento mafioso di Trabia. Le richieste di condanna, che ammontano complessivamente a 230 anni di carcere, giungono al termine dell’operazione “Il Padrino”, condotta dai Carabinieri nel marzo 2024. L’inchiesta ha interessato diversi comuni del palermitano, tra cui Termini Imerese, Caccamo, Trabia, Vicari e Cerda-Sciara.

    I Pubblici Ministeri Bruno Brucoli ed Eugenio Faletra hanno formulato le richieste di condanna sulla base di una serie di gravi accuse, tra cui associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, lesioni personali, minacce, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, trasferimento fraudolento di valori, furto in abitazione, favoreggiamento personale e turbata libertà degli incanti, tutti aggravati dal metodo mafioso. Le pene richieste variano da 1 anno e due mesi a 48 anni di reclusione. Tra gli imputati con le richieste di condanna più elevate figurano Massimo Andolina (48 anni), Biagio Esposito Sumadele (16 anni), Giuseppe Galbo (16 anni), Salvatore Macaluso (16 anni), Luigi Antonio Piraino (16 anni e 4 mesi), Calogero Sinagra (16 anni) e Carmelo Umina (18 anni).

    L’Operazione “Il Padrino” e le indagini

    L’operazione “Il Padrino” ha permesso di ricostruire le attività illecite del mandamento mafioso di Trabia e delle sue famiglie, individuando ruoli e responsabilità all’interno dell’organizzazione. Le indagini hanno portato alla luce numerose estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori, costretti a sottostare alle richieste dei clan. Un episodio emblematico riguarda il titolare di uno stabilimento balneare che, dopo essersi ribellato al racket, ha subito un incendio doloso. L’imprenditore, supportato dall’associazione antiracket Addiopizzo, ha poi potuto riaprire la sua attività grazie alla solidarietà di altri imprenditori e commercianti.

  • Blitz antimafia a Palermo, beni sequestrati e arresti: trovati documenti segreti

    Blitz antimafia a Palermo, beni sequestrati e arresti: trovati documenti segreti

    Negli giorni scorsi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, proseguendo la manovra investigativa che lo scorso 11 febbraio, ha condotto all’esecuzione dell’operazione “Grande Inverno”, nell’ambito della quale sono stati eseguiti 181 arresti nei confronti di altrettante persone, hanno dato esecuzione a un decreto urgente di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo Direzione Distrettuale Antimafia, con il quale sono stati sequestrati beni riconducibili a soggetti contigui alla famiglia mafiosa di Palermo Porta Nuova.

    Beni sequestrati alla mafia

    Sono stati sottratti alla disponibilità della consorteria criminale, 1 appartamento, 2 ville, 1 autovettura ed una somma di danaro contante, per un ammontare complessivo di oltre 1.300.000 euro, ritenuti provento di attività illecite.

    Tre arresti per estorsione

    Contestualmente è stata data esecuzione ad un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo nei confronti di 3 soggetti, che in concorso con altre persone già arrestate nell’ambito della citata operazione di polizia “Grande Inverno”, si erano resi responsabili di un’estorsione costringendo la vittima nel settembre del 2023 a consegnare la somma di 5.000 euro e promettere il pagamento di ulteriori 25.000 euro, procurando un profitto ingiusto alla famiglia mafiosa di Porta Nuova.

    Perquisizioni e sequestro di denaro contante

    Nell’ambito della stessa manovra investigativa in fine nella mattinata di ieri i militari del Nucleo Investigativo supportati da personale dei Gruppi di Palermo e Monreale, dai “baschi rossi” dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, da personale specializzato della “Compagnia di Intervento Operativo, del 12° Reggimento “Sicilia”, dalle aliquote di primo intervento del locale Nucleo Radiomobile e da unità del Nucleo Cinofili di Palermo, hanno dato esecuzione a 29 decreti di perquisizione locale, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo, nei confronti di 35 persone.

    Arresto per droga e sequestro di contanti

    Nel corso delle attività che sono state condotte da circa 200 Carabinieri, ed hanno interessato l’area urbana e una parte della provincia di Palermo, è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro, nella disponibilità di una persona ritenuta vicina alla famiglia di Porta Nuova, l’ingente somma di euro 315.000,00 in contanti, oltre a documentazione utile ai fini dell’indagine. Ulteriormente è stato tratto in arresto in flagranza di reato un soggetto pregiudicato, trovato in possesso di oltre 100 gr. Di sostanza stupefacente del tipo di marijuana, una somma di circa 2.000 euro provento dell’attività illecita nonché materiale per la lavorazione ed il confezionamento.