Categoria: Enogastronomia

Qui troverete informazioni e notizie sulla cucina e i prodotti tipici della nostra meravigliosa terra. La Sicilia è famosa in tutto il mondo per la sua cucina deliziosa e variegata, che spazia dai piatti di pesce fresco alle prelibatezze di carne, passando per le deliziose specialità dolciarie. I nostri prodotti sono rinomati per la loro qualità e autenticità, grazie alla presenza di materie prime di altissimo livello.

In questa sezione, vi terremo aggiornati sulle ultime tendenze enogastronomiche della Sicilia, con recensioni e approfondimenti sui migliori ristoranti dell’isola e sui produttori dei nostri cibi tipici.

Inoltre, non mancheremo di presentarvi ricette tradizionali siciliane da provare a casa vostra, magari accompagnate dai nostri vini pregiati, che vantano una lunga storia e una produzione di alta qualità. Infine, saremo lieti di fornirvi informazioni utili su dove acquistare i prodotti tipici siciliani, sia online che nei negozi fisici della vostra città. Siamo sicuri che apprezzerete la bellezza e la bontà della nostra enogastronomia, e vi invitiamo a seguirci per non perdere neanche un aggiornamento.

  • Olio d’oliva siciliano: eccellenza e prezzi alle stelle

    Olio d’oliva siciliano: eccellenza e prezzi alle stelle

    Scarsa raccolta ma alta qualità per l’olio siciliano. Nonostante le recenti piogge, la siccità che ha colpito la Sicilia occidentale nell’ultimo anno ha avuto un impatto significativo sulla produzione di olive. Le previsioni per la prossima campagna di raccolta indicano un calo generalizzato, con alcune aree come il Partinicese che potrebbero registrare perdite fino al 50%.

    L’assenza della mosca olearia garantisce un prodotto eccellente

    La buona notizia è che la qualità dell’olio d’oliva siciliano rimane eccellente. Gli ulivi, infatti, non sono stati attaccati dalla mosca olearia, garantendo un prodotto finale di alta qualità. Tuttavia, i produttori rimangono vigili, monitorando attentamente lo stato di salute degli uliveti nelle prossime settimane, cruciali per la produzione finale.

    Gino Provenzano della Cia Sicilia Occidentale spiega: “Le alte temperature persistenti e la scarsità d’acqua hanno creato una situazione critica. Le olive hanno avuto problemi di crescita e negli uliveti non irrigati si è verificata anche la cascola. I recenti temporali, seppur intensi, non sono stati sufficienti a migliorare significativamente la situazione generale.”

    Prezzi in rialzo per l’olio extravergine d’oliva

    Nonostante le sfide, l’olio d’oliva siciliano continua ad essere apprezzato per la sua qualità. Le prime stime indicano un aumento dei prezzi rispetto allo scorso anno, in linea con la crisi olivicola internazionale del 2023. Attualmente, l’olio dello scorso anno è quotato a 9,20 euro al chilo in Italia e a 7,50 euro al chilo sui mercati esteri. Le prime prove di molitura di quest’anno suggeriscono un prezzo di circa 9 euro al chilo nella provincia di Palermo e di 9,55 euro al chilo nella provincia di Trapani.

    Appello per interventi strutturali

    Camillo Pugliesi e Luca Basset, rispettivamente presidente e direttore della Cia Sicilia Occidentale, lanciano un appello: “La siccità è diventata una costante per il mondo agricolo. Chiediamo interventi immediati e lungimiranti nella gestione delle risorse idriche. È necessario sostenere economicamente i produttori affinché possano dotarsi di impianti di irrigazione, laghetti artificiali e pozzi, evitando che questi investimenti si ripercuotano sul prezzo finale dell’olio a danno dei consumatori.”

  • Dimentica Bronte: il pistacchio di Raffadali è il nuovo oro verde di Sicilia

    Dimentica Bronte: il pistacchio di Raffadali è il nuovo oro verde di Sicilia

    Forma allungata, colore verde smeraldo e un sapore dolce e rotondo: ecco l’identikit del pistacchio di Raffadali DOP, un prodotto che non teme il confronto con il più famoso “cugino” di Bronte. Coltivato tra le province di Agrigento e Caltanissetta, questo pistacchio ha ottenuto la denominazione di origine protetta nel 2021, a conferma della sua unicità.

    Le differenze con il pistacchio di Bronte

    Pur condividendo la stessa cultivar (Bianca o Napoletana) e l’origine araba della coltivazione, il pistacchio di Raffadali si distingue per il suo gusto più dolce, dovuto alla natura calcareo-gessosa del terreno, a differenza di quello vulcanico di Bronte. Un’altra peculiarità è rappresentata dalle sue elevate proprietà oleiche, come dimostrano gli studi condotti dall’Università di Catania.

    Un mercato in crescita

    Con 17 produttori consorziati e una superficie coltivata di 250 ettari, il pistacchio di Raffadali DOP punta a crescere nei prossimi anni, con l’obiettivo di raggiungere i 20 mila ettari di terreno vocato. La resa media per pianta si aggira intorno ai 10 chili di pistacchio in guscio, con punte di 90 chili per le piante secolari. Il prezzo di mercato oscilla tra i 18-20 euro al chilo per il pistacchio in guscio e i 40-48 euro per quello sgusciato, generando un giro d’affari di circa 8 milioni di euro.

    La lotta alle contraffazioni

    Per tutelare la qualità e l’autenticità del prodotto, il Consorzio di Tutela ha introdotto un passaporto digitale con un QR code stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Questo sistema permette di tracciare l’intera filiera produttiva, garantendo la provenienza e la genuinità del pistacchio di Raffadali DOP.

    Un’eccellenza per la ristorazione e la pasticceria

    La ristorazione regionale premium, dagli stellati alla pasticceria, rappresenta il principale mercato di sbocco del pistacchio di Raffadali. Ancora timida la diffusione fuori dalla Sicilia, limitata principalmente ai prodotti trasformati. La produzione limitata e il prezzo non competitivo rispetto al pistacchio industriale rappresentano le sfide da affrontare per espandere il mercato a livello internazionale.

    Ambasciatori del gusto

    I primi sostenitori del pistacchio di Raffadali sono stati i pasticceri e i produttori locali, come l’azienda dolciaria Di Stefano, la Pasticceria Bonfissuto e l’azienda Le Cuspidi. Queste realtà hanno scommesso sulla qualità del prodotto, inserendolo nei loro panettoni, colombe, creme e altri dolci tipici.

    Il Progetto Diodoros e il futuro del pistacchio di Raffadali

    Il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, in collaborazione con il progetto Diodoros, ha avviato un’iniziativa per la valorizzazione del pistacchio di Raffadali. Sono state piantate centinaia di piante, con l’obiettivo di creare un Museo del Pistacchio e promuovere il territorio.

    Fastuca Fest: la festa del Pistacchio

    Dal 13 al 15 settembre 2024, Raffadali ospita l’ottava edizione del Fastuca Fest, un evento dedicato al pistacchio locale. Un’occasione unica per scoprire e degustare questo prodotto d’eccellenza.

  • Allarme olio in Sicilia: la produzione crolla e i prezzi sono destinati a salire

    Allarme olio in Sicilia: la produzione crolla e i prezzi sono destinati a salire

    Un’antica tradizione a rischio. L’olivicoltura in Sicilia vanta radici antiche, con varietà di olive introdotte dai Greci che hanno trovato nella terra fertile dell’isola, soprattutto nelle zone vulcaniche orientali, un habitat ideale per prosperare. Per secoli, la Sicilia ha prodotto alcuni degli oli d’oliva più pregiati al mondo, ma oggi questa eredità è minacciata da una crisi senza precedenti.

    Campi silenziosi: la sofferenza degli ulivi

    Basta percorrere le campagne siciliane per essere testimoni di un panorama desolante: ulivi secolari, un tempo rigogliosi, appaiono oggi sofferenti, con foglie avvizzite e rami spogli. La scarsità di olive è evidente e allarmante, preannunciando un drastico calo della produzione di olio extravergine di oliva.

    L’ombra dell’olio straniero

    Già dallo scorso maggio, si erano levate voci di preoccupazione sulla scarsità di olio italiano e sulla conseguente invasione del mercato da parte di oli comunitari ed extracomunitari. Oggi, questa minaccia si fa sempre più concreta e il rischio di acquistare olio di dubbia provenienza è altissimo.

    La salute in gioco: attenzione alle etichette

    È fondamentale prestare la massima attenzione alle etichette dell’olio d’oliva, privilegiando sempre l’olio extravergine di oliva italiano, e in particolare quello siciliano. La provenienza estera, soprattutto da paesi extra Ue, non offre le stesse garanzie di qualità e sicurezza alimentare. L’assenza di disciplinari rigorosi come quelli italiani, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di lavoro e l’utilizzo di pesticidi, mette a rischio non solo la genuinità del prodotto, ma anche la nostra salute.

  • Iginio Massari e la Cassata: fa pace con i siciliani e la mangia con le mani (VIDEO)

    Iginio Massari e la Cassata: fa pace con i siciliani e la mangia con le mani (VIDEO)

    In un divertente video insieme al comico palermitano Sasà Salvaggio, il maestro pasticcere Iginio Massari ha chiarito la sua recente affermazione sulla cassata siciliana, precedentemente definita “troppo dolce”. Massari ha spiegato che il suo intento era sottolineare come i dolci con meno zucchero possano avere un appeal internazionale, senza però sminuire l’importanza della tradizione.

    “Internazionale vuol dire che non devo mangiarlo il siciliano negli Stati Uniti, lo devono mangiare gli americani”, ha dichiarato Massari, suggerendo che una versione meno zuccherata della cassata potrebbe conquistare anche i palati esteri.

    Sasà Salvaggio, con la sua caratteristica ironia, ha ammesso di comprendere il punto di vista di Massari, ma ha scherzosamente avvertito: “In Sicilia due cose non devi toccare: l’arancina e la cassata”. Ha poi aggiunto che i palermitani sono abituati alla dolcezza della cassata, amando “il colesterolo e la glicemia”. Il maestro Massari ha ribadito il suo rispetto per la tradizione, consigliando di preparare la cassata classica per il pubblico locale, mentre per l’esportazione si potrebbe optare per una “cassatina più light” come ha suggerito Sasà.

    Il simpatico video si conclude con Massari che assaggia la cassata con le mani, suggellando così la ritrovata armonia tra il celebre pasticcere e i golosi siciliani.

  • La siciliana Pasta alla Norma è il piatto più popolare d’Italia

    La siciliana Pasta alla Norma è il piatto più popolare d’Italia

    In uno studio unico nel suo genere, Preply, piattaforma di corsi di lingua online, ha svelato la classifica dei piatti regionali italiani più popolari sul web. Un’indagine che celebra la straordinaria ricchezza della cultura culinaria della Penisola, raccontando le tradizioni di ogni angolo dello Stivale attraverso le ricette più amate.

    Il podio vede un trionfo a tinte centro-meridionali, con la Sicilia al primo posto grazie alla Pasta alla Norma, specialità catanese realizzata in omaggio all’opera lirica di Bellini, che ha raccolto 74.000 ricerche online. Un piatto della tradizione isolana a base di melanzane fritte, sugo di pomodoro fresco, aglio, basilico e ricotta salata di pecora.

    Medaglia d’argento per la Campania, con uno dei suoi piatti simbolo più famosi in tutto il mondo. Il bronzo va invece al Lazio e alla sua rinomata Saltimbocca alla romana, a pari merito con un altro grande classico dell’Emilia Romagna.

    Lo studio ha rivelato dati a sorpresa, con alcune eccellenze che hanno stupito persino nelle regioni di origine. È il caso della Pizza fritta campana, battuta da un altro piatto tradizionale, o degli Arancini siciliani, più ricercati in Molise che in Sicilia.

    Analizzando le macro-aree, la Pasta alla Norma ha avuto la meglio anche sui Culurgiones sardi nell’area delle Isole. Nel Sud brilla invece un piatto pugliese amatissimo in Valle d’Aosta. Al Centro domina un grande classico abruzzese, mentre al Nord Est il trionfo è dei Canederli trentini. Infine, tra le prelibatezze del Nord Ovest, spicca un celebre piatto lombardo che pare essere stato “rubato” agli austriaci.

    Un viaggio digitale attraverso i sapori più autentici d’Italia, che conferma il fascino senza tempo della Cucina tricolore e il legame indissolubile tra ricette e territori. La Pasta alla Norma si aggiudica lo scettro di piatto più ricercato della Penisola, un altro trionfo per la magica Sicilia.

  • La Battaglia per la Cassata Siciliana: Cappello sfida Massari e chiede il Riconoscimento STG

    La Battaglia per la Cassata Siciliana: Cappello sfida Massari e chiede il Riconoscimento STG

    Palermo – Un’accesa polemica si è accesa nel mondo della pasticceria italiana, con al centro la celebre cassata siciliana. Dopo le recenti affermazioni del famoso pasticcere lombardo Iginio Massari (LEGGI QUI), che ha definito la cassata un dolce poco esportabile per il suo sapore troppo dolce, è arrivata una risposta decisa dal pasticciere palermitano Giovanni Cappello, figlio del maestro Salvatore Cappello della rinomata pasticceria a conduzione familiare di Palermo.

    Durante un cooking show alla fiera Expocook di Palermo, Cappello ha lanciato un appello per unire le forze e ottenere il riconoscimento di Specialità Tipica Garantita (STG) per la cassata, con l’obiettivo di tutelare questo prodotto d’eccellenza della tradizione siciliana.

    “L’STG rappresenterebbe una tutela fondamentale per la qualità e l’autenticità della cassata,” ha dichiarato Cappello. “Proteggerebbe la ricetta originale e i metodi di produzione tradizionali, valorizzando un prodotto di eccellenza che può trainare l’economia siciliana.”

    Cappello ha risposto direttamente alle critiche di Massari, affermando che il pasticcere lombardo si sbaglia quando definisce la cassata troppo zuccherata. “In questi anni abbiamo visto grandi miglioramenti sulla parte zuccherata da parte dei maestri pasticcieri siciliani che tramandano metodologie antiche di lavorazione,” ha sottolineato Cappello. “Questa specificità conferisce alla cassata siciliana un primato in termini di preferenze che tutte le classifiche di gradimento internazionali di dolci confermano.”

    La cassata siciliana vanta origini antiche, risalenti al IX-XI secolo, durante il periodo della dominazione araba in Sicilia. Nel corso dei secoli, si è evoluta e arricchita di sapori e decori, mantenendo sempre intatto l’apprezzamento per una torta che racchiude secoli di storia. La forma e la decorazione con la zuccata si devono al pasticciere palermitano Salvatore Gulì, che nel 1873 presentò una cassata nel corso di una manifestazione a Vienna.

    “Oggi, la Sicilia si prepara a diventare Regione Europea della Gastronomia 2025,” ha proseguito Cappello. “Ecco che l’ottenimento del riconoscimento STG per la cassata assumerebbe così un valore ancora più importante, inserendosi in un progetto di valorizzazione dell’identità siciliana attraverso l’enogastronomia.”

    Secondo il pastry chef palermitano, la richiesta di STG per la cassata rappresenta un passo fondamentale per tutelare e valorizzare un tesoro prezioso che fa parte della storia e dell’anima della Sicilia. “Unire le forze per difendere la cassata significa difendere la cultura e l’identità siciliana,” ha affermato Cappello. “Un impegno comune per promuovere questo dolce simbolo nel mondo, facendolo conoscere e apprezzare per la sua storia, la sua unicità e il suo valore inestimabile.”

    La sfida di Cappello a Massari non è solo una difesa della cassata, ma anche una chiamata alle armi per preservare e promuovere un’icona della pasticceria siciliana. Con il supporto dei pasticceri dell’isola e la collaborazione delle autorità regionali, la battaglia per il riconoscimento STG potrebbe rappresentare un passo significativo verso la tutela di un patrimonio gastronomico unico e l’affermazione dell’identità culinaria siciliana a livello internazionale.

  • Iginio Massari “distrugge” la Cassata Siciliana: “Troppo dolce, il cannolo ha più successo”

    Iginio Massari “distrugge” la Cassata Siciliana: “Troppo dolce, il cannolo ha più successo”

    Iginio Massari, il celebre maestro pasticciere e giudice di Masterchef Italia, ha espresso alcune critiche sulla pasticceria siciliana durante uno show cooking all’Expocook, alla Fiera del Mediterraneo a Palermo. In un’intervista rilasciata a Palermo Today, Massari ha sottolineato come la cassata, uno dei dolci simbolo della tradizione siciliana, non riesca a conquistare i palati a livello internazionale a causa della sua eccessiva dolcezza.

    Il successo del cannolo e l’adattamento ai gusti contemporanei

    “Vi siete mai chiesti come mai il cannolo lo mangiano in quasi tutte le parti del mondo e la cassata no? Perché la cassata è troppo dolce, mentre il cannolo l’avete regolato all’attualità”, ha dichiarato Massari. Secondo il noto pasticciere, il successo del cannolo è dovuto al fatto che i siciliani sono riusciti ad adattarlo ai gusti contemporanei, rendendolo più appetibile per un pubblico più vasto.

    La mancanza di comunicazione nella pasticceria siciliana

    Massari ha inoltre criticato la “comunicazione” della pasticceria siciliana, evidenziando come alcuni prodotti di eccellenza, come la brioche con la granita, non riescano a ottenere il meritato riconoscimento né a livello nazionale né internazionale. “Avete la vostra brioche con la granita che è qualcosa di spettacolare, ma non riesce a ingranare a livello né nazionale né internazionale. Lo sapete perché? Manca la comunicazione corretta e senza comunicazione, lo sapete solo voi che è buono. E questo è un errore fondamentale”, ha affermato lo chef.

    L’ispirazione da altre regioni italiane per rinnovare la pasticceria siciliana

    Durante l’intervista, Massari ha anche menzionato l’esistenza del maritozzo in Sicilia, un dolce tipico della tradizione romana che ha guadagnato popolarità negli ultimi anni. Questa osservazione suggerisce come la pasticceria siciliana possa trarre ispirazione da altre regioni italiane per rinnovare e promuovere i propri prodotti.

  • Un’eccellenza vinicola siciliana brilla oltralpe: l’Her Perricone di Partinico medaglia d’oro

    Un’eccellenza vinicola siciliana brilla oltralpe: l’Her Perricone di Partinico medaglia d’oro

    Un vino di Partinico è medaglia Gold in una importante manifestazione tedesca. Il vino Her Perricone 2022 Terre Siciliane IGT delle Cantine Brugnano conquista la medaglia d’oro alla Spring Edition del 34° Grand International Wine Award Mundus Vini.

    La produzione del Perricone delle Cantine Brugnano

    Perricone è coltivato in contrada Mirto nel territorio di Partinico a quota 400 metri sul livello del mare. La vendemmia viene svolta a mano in cassetta da 14 kg tra la seconda e terza decade di Ottobre, con una selezione delle migliori uve, sia in pianta sia in cantina, valutando le eventuali sovra maturazioni. Diraspatura, macerazione e fermentazione a freddo a circa 12-13°C. Affina due mesi in barrique di secondo e terzo passaggio e due mesi in serbatoi di acciaio. “Siamo davvero grati per questo riconoscimento, che aggiunge un ulteriore tassello al progetto di rinascita in cui crediamo, quello della Sicilia del vino, guidata da giovani intraprendenti e pieni di entusiasmo che si fa strada in Italia e all’Estero”.

    Il Mundus Vini, un concorso internazionale di grande prestigio

    Il concorso si è svolto, come di consueto, nell’arco di sei giorni nella Saalbau di Neustadt/Weinstrasse, nella regione tedesca del Palatinato (Pfalz). Alla “degustazione di primavera” hanno partecipato 7430 vini – mentre in totale con l’edizione di fine agosto si arriverà a 12.000 – che sono stati giudicati da oltre 250 esperti provenienti da 55 paesi. I vini provenivano da 45 nazioni diverse, comprese realtà vinicole quasi sconosciute come l’Uzbekistan (una medaglia d’argento), la Polonia (la seconda medaglia d’oro per un vino polacco in assoluto) o il Kazakistan, la Colombia o il Marocco.

  • Lo street food palermitano eletto il migliore d’Italia

    Lo street food palermitano eletto il migliore d’Italia

    Palermo e la sua tradizione culinaria conquistano l’Italia. Ai Campionati della Cucina Italiana, svoltisi a Rimini dal 18 al 20 febbraio, lo street food palermitano si è aggiudicato la medaglia d’oro nella categoria “Traditional Food”, superando le altre città in gara. Un successo frutto del talento degli chef dell’Associazione provinciale Cuochi e Pasticceri Palermo, che hanno proposto piatti rivisitati ma fedeli alla tradizione di strada della città siciliana.

    Il team premiato era composto da Rosario Picone, Laura Ferriolo, Giovanni Puleo, Giovanni Capizzi, Aurelio Invernale, Ferdinando Tripi, Toni Levantino e Antonino Castelli. Questi maestri dei fornelli hanno convinto la giuria con la loro “U spitinu palermitano”, una mattonella che racchiudeva i sapori più autentici della rosticceria locale. Alternando strati di capellini mantecati con besciamelle, basilico e pecorino a strati di ragù di carne di manzo modicano e maiale nero dei Nebrodi, gli chef hanno saputo esaltare il meglio della cucina da strada.

    Ma non è finita qui. Anche il Culinary Team Palermo si è distinto nella competizione a squadre, aggiudicandosi una prestigiosa medaglia d’argento. Capitanati da Giacomo Perna e Mario Puccio, i cuochi palermitani hanno stupito con ricette d’avanguardia ma sempre legate alle radici siciliane. Il menù proposto si apriva con un originale “bignè salato ripieno di caponata di pesce”, per poi proseguire con tortellini di pesce su crema di ricotta. Come piatto principale, un raffinato filetto di manzo in crosta con contorni di verdure locali. Il dessert, infine, esaltava il cioccolato fondente abbinato a fragole e agrumi dell’isola.

    Ma le soddisfazioni non sono finite. Nella competizione “Ragazzi speciali”, riservata agli studenti degli istituti alberghieri, due allievi dell’Ipsseoa Piazza di Palermo hanno conquistato il gradino più alto del podio. Merito delle loro originali tartine di pane farcite con ingredienti della tradizione siciliana. I giovani chef Noemi Lo Iacono e Suing Nathalian Jay, guidati dai professori Rosario Picone e Rosalia Pagano, hanno dimostrato che il futuro della cucina palermitana è in buone mani.

    “Siamo orgogliosi di questi straordinari successi, frutto di passione e impegno”, ha dichiarato il presidente dell’Associazione Cuochi e Pasticceri Palermo, Mario Puccio. Anche il team manager Giacomo Perna si è detto entusiasta: “Complimenti a tutto il nostro team. Queste vittorie ripagano gli sforzi e confermano l’eccellenza della nostra cucina”. Plauso anche dal dirigente scolastico Vito Pecoraro: “Il primo posto dei nostri studenti ci fa ben sperare per il futuro di questa professione”.

    Insomma, i Campionati della Cucina Italiana rimarranno negli annali come un trionfo per Palermo e i suoi chef, capaci di portare i sapori unici della tradizione – dallo street food ai piatti stellati – sul tetto d’Italia. Un successo che rilancia la città siciliana come protagonista assoluta della migliore cucina nazionale. E che testimonia ancora una volta come, partendo dalla propria storia e cultura gastronomica, si possano raggiungere vette d’eccellenza assolute.

  • Per i massimi sommelier mondiali 2 vini siciliani sono tra i migliori al mondo

    Per i massimi sommelier mondiali 2 vini siciliani sono tra i migliori al mondo

    La Sicilia può vantare due vini tra i migliori al mondo secondo la prestigiosa classifica World’s Best Sommeliers’ Selection, la prima lista dei migliori vini creata dai sommelier di fama internazionale più rinomati. Un risultato straordinario che conferma ancora una volta l’eccellenza della produzione vinicola siciliana.

    I vini che hanno ricevuto questo ambitissimo riconoscimento sono il Mille e una Notte 2019 e il Ben Ryé 2013 di Donnafugata, entrambi descritti in termini entusiastici dai giudici. Il Nero d’Avola in blend con Petit Verdot e Syrah del Mille e una Notte viene definito “inizialmente molto profumato con note erbacee, ribes nero, peperone rosso, aneto, paprika, finocchio e prugna matura”, un connubio insolito ma audace. Il Passito di Pantelleria Ben Ryé invece è “il sole del Mediterraneo nel bicchiere”, con una “ricca maturità del frutto supportata da un’acidità davvero piacevole” e una “lunghezza persistente”.

    Un successo strepitoso per la Sicilia e per l’Italia intera, che si piazza al secondo posto di questa speciale classifica con 16 vini premiati, subito dietro alla Francia con 17 etichette selezionate. Un ottimo risultato che conferma la qualità eccelsa raggiunta dalla produzione vinicola del Belpaese.

    La selezione è stata curata da 30 tra i più celebri sommelier del mondo, provenienti da 16 Paesi diversi. A guidare il prestigioso panel Josep Roca del rinomato ristorante spagnolo “El Celler de Can Roca”, tre stelle Michelin. Tra i giudici il numero 1 al mondo Diego Vásquez Luque del Central e Kjolle di Lima. Una giuria di altissimo profilo che rende questo riconoscimento ancora più ambito e autorevole.

    Un risultato che conferma l’eccellenza del vino siciliano e il ruolo che l’isola si è conquistata con impegno e dedizione in un settore fondamentale per l’economia locale. Un grande giorno per i vini dell’isola che vedono riconosciuta la loro classe inconfondibile in tutto il mondo. La Sicilia si conferma una delle zone vinicole più rinomate, con etichette capaci di competere ai massimi livelli internazionali. Un vanto per il made in Italy e la tradizione enologica tricolore.