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  • Tenta il suicidio gettandosi dagli scogli a Cinisi, cade e viene salvata dai Carabinieri

    Tenta il suicidio gettandosi dagli scogli a Cinisi, cade e viene salvata dai Carabinieri

    Provvidenziale intervento dei Carabinieri della Compagnia di Carini, che sono riusciti a salvare una donna che stava tentando il suicidio gettandosi dagli scogli nei pressi di Torre Pozzillo a Marina di Cinisi. I militari, allertati dalla Centrale Operativa, sono prontamente accorsi sul posto dove hanno individuato la signora, visibilmente intenzionata a compiere l’estremo gesto. Hanno quindi instaurato un dialogo nel tentativo di comprendere le motivazioni e farle cambiare idea.

    Nonostante i tentativi di dissuaderla, la donna è caduta accidentalmente in mare a causa di un’onda, finendo in balia delle acque molto agitate per via del forte vento. A quel punto, uno dei Carabinieri non ha esitato a tuffarsi tra gli scogli, riuscendo a mettere in salvo la signora.

    Entrambi sono stati trasportati al pronto soccorso, la donna in stato di shock e il militare lievemente ferito per la caduta sugli scogli durante l’eroico salvataggio. Fortunatamente le condizioni dei due non destano particolare preoccupazione.

    Grazie alla prontezza e al coraggio dei Carabinieri, quella che poteva trasformarsi in una tragedia si è conclusa con un lieto fine. Il tempestivo intervento e il gesto eroico del militare hanno evitato il peggio, scongiurando il suicidio della donna ora affidata alle cure dei medici.

  • L’omicidio di Marisa Di Leo e la bimba rimasta orfana: “La mamma non tornerà più”

    L’omicidio di Marisa Di Leo e la bimba rimasta orfana: “La mamma non tornerà più”

    La piccola figlia di Marisa Di Leo, la donna uccisa dall’ex compagno a Marsala, non sa ancora di essere rimasta orfana di entrambi i genitori. La bimba di 4 anni al momento si trova a casa dello zio materno, Mauro Leo, che ha riferito in un’intervista struggente come abbia dovuto mentirle dicendole che la mamma è fuori per lavoro.

    La bimba crede che la mamma sia fuori per lavoro

    Il 43enne ha ammesso di non sapere come dirle la tragica verità, né di essere in grado di spiegarle perché la mamma non tornerà più. Sarà lui ora a doverle fare da padre e da madre, a prendersene cura al posto della sorella Marisa, barbaramente uccisa dall’ex compagno Angelo Reina, che poi si è suicidato. “Ho dovuto raccontarle una bugia, non ho ancora trovato il coraggio di dirle cosa è successo” ha confessato Mauro in un’intervista, lanciando un appello straziante alle istituzioni locali affinché lo aiutino a trovare un modo per parlare alla bambina di questa terribile tragedia.

    Anche i genitori di Marisa, di 68 e 80 anni, sono sconvolti e prostrati dal dolore. “Il copione di queste tragedie è sempre lo stesso” ha commentato amaramente Mauro, riferendosi ai tanti casi di femminicidio che riempiono le pagine di cronaca.

    Aveva denunciato lo stalker ma poi ritirato tutto

    Marisa Leo, 39 anni, lavorava come responsabile marketing in un’azienda vinicola. Si era lasciata con Reina 4 anni fa ed era riuscita ad ottenere anche una denuncia per stalking, poi ritirata nella speranza di mantenere un rapporto civile per il bene della bimba. “Certo, la mettevamo in guardia ma quello restava il papà della piccola” ha detto Mauro, spiegando quanto sia difficile percepire realmente il pericolo in queste situazioni. Ora la priorità è proteggere la nipotina, evitandole un trauma ancora più grande.

    La priorità è proteggere la nipotina

    “Questa bimba non resterà mai sola” ha promesso commosso lo zio materno. Con l’aiuto del Comune e dei servizi sociali, Mauro Leo spera di riuscire a trovare il modo migliore per dire alla nipotina una verità tanto dolorosa, cercando di attutirne quanto possibile il colpo devastante. Il femminicidio di Marisa Leo è purtroppo l’ennesima tragica storia di amore che si trasforma in ossessione mortale.

  • Auto travolge e uccide un ragazzo: dramma a Palermo

    Auto travolge e uccide un ragazzo: dramma a Palermo

    Palermo – Tragedia nella notte a Palermo, dove un uomo di 35 anni, Hasan Ruhel, è morto investito da un’auto in via Messina Marine. L’incidente è avvenuto intorno alle 2.30 nei pressi del bar Josè, non lontano dall’ospedale Buccheri La Ferla. La vittima si trovava in bicicletta quando è stata travolta da una Fiat 500 guidata da un ragazzo di 24 anni, probabilmente diretto al lavoro.

    Inutili i soccorsi da parte del personale del 118 giunto tempestivamente sul posto. Per il ciclista di 35 anni non c’è stato nulla da fare. Troppo gravi le ferite riportate nell’impatto con l’utilitaria. Sulla dinamica dell’incidente mortale stanno cercando di fare luce gli agenti della polizia municipale di Palermo, intervenuti per i rilievi.

    Dai primi accertamenti pare che la vittima, di origine straniera, si trovasse proprio in sella alla sua bicicletta quando è stato centrato dalla Fiat 500. L’automobilista, forse anche a causa del buio e della scarsa illuminazione, non si sarebbe accorto del ciclista e lo avrebbe travolto in pieno.

    L’impatto è stato molto violento e il 35enne è stato scaraventato sull’asfalto, morendo sul colpo. Inutili i tentativi di rianimazione da parte dei sanitari, giunti a sirene spiegate ma ormai troppo tardi per salvargli la vita.

    Sul posto, oltre all’ambulanza, è intervenuto anche il medico legale per l’ispezione cadaverica. La salma è stata affidata alle onoranze funebri in attesa di stabilire dove celebrare il funerale, dal momento che pare la vittima non avesse parenti a Palermo.

    Il giovane di 24 anni alla guida della Fiat 500 è stato sottoposto ai test per alcol e droga ed è risultato negativo. Tuttavia rischia ora di finire sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio stradale. Una tragica fatalità che ha stroncato la vita del ciclista 35enne.

    L’ennesimo incidente mortale sulle strade di Palermo, una vera e propria strage che non sembra arrestarsi. Solo pochi giorni fa un altro drammatico sinistro in viale Regione Siciliana aveva causato un morto e diversi feriti. Le forze dell’ordine rinnovano l’appello a guidare con prudenza e rispettare le regole del codice della strada per evitare ulteriori tragedie.

  • Stupro in famiglia nel Palermitano, mamma e papà negano, nonno e zio fanno scena muta

    Stupro in famiglia nel Palermitano, mamma e papà negano, nonno e zio fanno scena muta

    Padre e madre negano che sapessero delle violenze perpetrate nei confronti delle dune figlie. Nonno e zio, invece, fanno scena muta davanti al giudice.

    Il padre e la madre delle due sorelline che secondo l’accusa sarebbero state per anni vittime di abusi hanno risposto alle domande davanti al gip Angela Lo Piparo. I due hanno negato che sapessero degli abusi e hanno evidenziato come questa condotte non sono riscontrabili sia da fattori temporali che di luogo dove si sono verificati.

    Lo zio e il nonno si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Hanno preferito il silenzio.

    I tre uomini, padre, zio e nonno, e una donna, la madre, sono stati arrestati ieri da carabinieri della compagnia di Monreale per violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e lesioni personali con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di discendenti, con abuso di autorità e nei confronti di minori di 10 anni. Le vittime sono due sorelle, che hanno 13 e 20 anni.

    L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha fatto luce su “reiterati episodi di violenza sessuale che sarebbero stati commessi tra il 2011 e il 2023”. La donna avrebbe tollerato e agevolato gli abusi, tentando di coprire le responsabilità dei congiunti.

    Le vittime non appena l’insegnante di sostegno ha raccolto le confidenze della più piccola sono state allontanate dal nucleo familiare e portate in comunità.

  • Marisa uccisa dall’ex che si suicida: lei lo aveva già denunciato per stalking

    Marisa uccisa dall’ex che si suicida: lei lo aveva già denunciato per stalking

    Una nuova tragedia ha sconvolto la Sicilia, questa volta nella provincia di Trapani. Marisa Leo, 39 anni, originaria di Salemi, è stata uccisa dall’ex compagno, l’imprenditore 42enne Angelo Reina di Valderice, che poi si è tolto la vita. La donna era nota come responsabile marketing e comunicazione della cantina Colomba Bianca.

    Secondo una prima ricostruzione, tutto è iniziato quando un automobilista ha dato l’allarme dopo aver visto un uomo armato su un cavalcavia dell’autostrada A29, in direzione Mazara del Vallo. Quando la Polizia Stradale è arrivata sul posto, l’uomo era già morto suicida.

    Gli investigatori hanno scoperto che poco prima aveva incontrato la ex compagna, con cui era finita da tempo la relazione. Dopo alcune telefonate senza risposta alla donna, gli agenti si sono recati nell’azienda di famiglia dell’uomo, dove i due si erano dati appuntamento. Lì hanno trovato il corpo senza vita di Marisa, uccisa con un fucile ritrovato nell’auto.

    La vittima Marisa Di Leo

     

    Secondo quanto emerso, la donna in passato aveva sporto alcune denunce contro l’ex compagno per stalking, di cui una risalente al 2020. I due, nonostante la fine della relazione, erano rimasti legati dalla figlia avuta insieme, che ora si ritrova orfana di entrambi i genitori.

    La comunità locale è sotto shock per l’ennesimo femminicidio consumatosi. “La nostra comunità è sconvolta da quanto accaduto. Non ci sono parole per descrivere il dolore per una tragedia assurda e inaccettabile”, ha dichiarato il sindaco di Salemi, città d’origine della donna uccisa. “Esprimo cordoglio e vicinanza alla famiglia a nome di tutta Salemi. Ci stringiamo ai familiari ricordando una ragazza solare che amava la vita. Il giorno dei funerali sarà lutto cittadino, per accendere i riflettori su un fenomeno intollerabile come il femminicidio”.

    Marisa Leo lascia un vuoto incolmabile tra gli affetti più cari e in tutti coloro che la conoscevano come donna solare e piena di vita, impegnata con passione nel suo lavoro. Quella vita che le è stata brutalmente tolta dall’ex compagno, come tante altre volte prima, per mano di chi diceva di amarla. L’ennesima storia di violenza e ossessione che si poteva e si doveva evitare. Resta la rabbia e l’amarezza per l’impotenza davanti a queste morti annunciate. Serve una presa di coscienza forte, a partire dalle nuove generazioni, per sradicare mentalità e comportamenti aberranti che ancora affliggono la nostra società.

  • Parenti pedofili e silenzi: «Mio zio e mio nonno si sono spogliati e mi hanno svegliata»

    Parenti pedofili e silenzi: «Mio zio e mio nonno si sono spogliati e mi hanno svegliata»

    Non a Monreale, e nemmeno in una delle sue frazioni sarebbero avvenute le violenze raccontate sulle pagine di cronaca di tutte le testate giornalistiche. Poco cambia però riguardo alla gravità dei fatti e allo sconcerto che da essi ne derivano. I fatti, diversamente da quanto riportato da tutti i giornali, non si sarebbero consumati in una casa che si trova all’interno del Comune di Monreale, ma di un altro comune che poco dista dalla nostra città. Ovviamente non è possibile dire quale, per motivi di riservatezza e per tutelare le vittime.

    La scuola e l’indagine: il racconto delle vittime e l’avvio delle indagini

    Intanto emergono altri particolari, nuovi dettagli di questa triste storia fatta di degrado culturale, segno tangibile di una società che ingurgita i deboli. Per fortuna c’è la scuola che, ancora oggi, tanta di arginare la piena. E proprio dalla scuola è partita l’indagine dei carabinieri. La tredicenne, vittima degli abusi, aveva 9 anni quando in famiglia ha iniziato a essere oggetto delle morbose attenzioni dei familiari. Fuori dalla classe si è confidata con un’insegnate: «Accadono cose troppo brutte in famiglia cose che non si possono ripetere». Poi il racconto delle brutalità: «Cose troppe brutte con mio nonno e mio zio paterni». E ancora: «Cose accadute da quando avevo 9 anni».

    Blitz dei carabinieri: provvedimenti cautelari per i responsabili

    La madre non avrebbe mai fatto nulla per fermare le violenze. Anche il padre avrebbe abusato della ragazza. La scuola fa la segnalazione, partono le indagini dei carabinieri che ieri hanno fatto il blitz in un paese dell’hinterland di Monreale. Come riporta La Repubblica, le indagini della procura diretta da Maurizio de Lucia hanno fatto scattare una misura cautelare in carcere per il padre (già detenuto per altri reati), per il nonno e lo zio. In cella è finita anche la madre che avrebbe avallato la violenza con i suoi silenzi. Vittima, pure la sorella più grande, che oggi ha 20 anni: convocata in caserma, ha prima negato, poi ha ammesso di avere subito pure lei abusi e violenze da parte del nonno e dello zio.

    Le testimonianze drammatiche delle vittime: il dolore e le pressioni subite

    La segnalazione della scuola è partita nel marzo scorso. Nel giro di un mese la più piccola delle vittime è stata trasferita in comunità, così come altri tre fratellini. I familiari hanno capito. E qualcuno ha tentato di fare pressioni sulla ragazza che per prima aveva denunciato. “Deve cambiare versione — sussurravano gli indagati nelle intercettazioni — deve negare tutto».

    Il racconto delle giovani vittime è drammatico. La violenza sessuale avveniva nella casa del nonno dove c’era anche lo zio. «Quando sono triste faccio un bel respiro — ha raccontato la vittima più piccola — per buttare fuori i pensieri brutti e respirare il profumo delle cose belle». Aggiungeva: «Sono cose che non si possono dimenticare». Ai Carabinieri ha poi raccontato: «Una volta, mentre stavo dormendo dopo pranzo, mio zio e mio nonno si sono spogliati e mi hanno svegliata». «Mio padre si è arrabbiato tantissimo con il nonno e con lo zio quando gli ho raccontato cos’era accaduto. Ma poi è successo di nuovo. E di nuovo. Io poi ho detto basta. Ma al mio compleanno, mio nonno mi ha dato un bacio in bocca e io gli ho dato uno schiaffo ed è successo un casino».

    «Una volta, è uscito nudo dal bagno. Io sono scappata». Ogni volta, la ragazza raccontava tutto ai genitori: «Loro si arrabbiavano, ma poi non succedeva nulla. Anzi, abusavano pure di mia sorella più grande». «Il nonno si giustificava in famiglia — ha detto una delle vittime — dicendo che nostro padre non era suo figlio».

  • Femminicidio-suicidio in Sicilia: uomo spara alla compagna e poi si toglie la vita

    Femminicidio-suicidio in Sicilia: uomo spara alla compagna e poi si toglie la vita

    Femminicidio-suicidio in Sicilia. Un uomo ha ucciso la moglie e si è tolto la vita buttandosi da un ponte. L’ennesimo caso di omicidio-suicidio. Questa volta a Mazara del Vallo.

    Angelo Reina, originario di Valderice ha ucciso la moglie, Marisa Leo, originaria di Salemi, e poi si è tolto la vita. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo dopo avere sparato tre colpi di pistola contro la compagna, uccidendola, si sarebbe dato alla fuga. Una volta giunto per termina la sua corsa vicino Castellammare del Golfo: lì, si è tolto la vita sparando contro se stesso nei pressi del viadotto di ingresso della città.

    Al momento sono ancora in corso i primi accertamenti per la ricostruzione della tragedia.

    Al. Momento il corpo della giovane donna, che era impiegata presso una nota cantina del territorio, è stato trasportato al cimitero di Marsala. Indaga la polizia.

  • Zio e nonno gli orchi a Monreale: “Mamma pensava fossi incinta e mi diede la pillola”

    Zio e nonno gli orchi a Monreale: “Mamma pensava fossi incinta e mi diede la pillola”

    I genitori sapevano delle due sorelline violentate da nonno e zio a Monreale. Lo hanno confermato del sue sorelle agli investigatori. Si legge nel racconto choc contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare per mamma, papà, zio e nonno. Una delle ragazzine, entrambe minorenni all’epoca dei fatti, si sfogò con la sua insegnante

    «Mio zio ha qualche problema con me. E anche mio nonno. Succedono troppe cose brutte in famiglia». Questa la descrizione dell’orrore di una delle due vittime tra i banchi di scuola. Si tratta di una confessione fatta a un’insegnante di sostegno. Parte l’indagine dei carabinieri della Compagnia di Monreale che oggi hanno arrestato i due genitori e i due stretti parenti: il nonno e uno zio. Questi ultimi avrebbero abusato delle due ragazzine tante volte nel corso degli ultimi nove anni. I genitori, invece, non avrebbero fatto molto per evitare le violenze, rendendosi, di fatto, complici. Le accuse sono di violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e lesioni personali con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di discendenti, con abuso di autorità e nei confronti di minori di 10 anni.

    Una delle due vittime oggi ha 13 anni, l’altra quasi 20 ma le violenze sarebbero iniziate quando ne aveva sei. Il provvedimento del Giudice per le Indagini preliminari del Capoluogo, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, al termine dell’inchiesta coordinata da Maurizio de Lucia, ricostruisce la vicenda riportando le parole che una delle due ragazzine confidò alla maestra.

    La ragazzina prima aveva tentato di raccontare tutto al padre ma non è servito a nulla. «Quando papà mi ha chiesto perché piangevo gli ho raccontato che nonno e zio mi avevano fatto questo. Papà si arrabbiò moltissimo con tutti e due. Ma poi è successo di nuovo». Neanche la madre ha denunciato tutto ma avrebbe avvertito il nonno che se le violenze fossero continuate lo avrebbe denunciato, sempre secondo quanto riferito dalla vittima a scuola: «Tutta la famiglia sa di questa cosa – la piccola ha raccontato – poi tra mia nonno e mia mamma c’è stata una discussione e la mamma ha detto al nonno che se lo avesse fatto qualche altra volta lo avrebbe denunciato. Il nonno non l’ho più visto dal mio compleanno. Quel giorno ho festeggiato il mio compleanno con torta, palloncini e i regali. C’era tutta la mia famiglia e i nonni, anche questo nonno».

    Uno scenario sconfortante di profondo degrado appare agli occhi degli investigatori. Ed emerge un altro dettaglio raccapricciante: «A nove anni temendo che fossi rimasta incinta», la mamma «spaventatissima per questa cosa mi ha dato la pillola (anticoncezionale, ndr) ma non potevo essere incinta perché ero piccola».

  • Due sorelline abusate a Monreale da parenti: ecco chi sono gli arrestati

    Due sorelline abusate a Monreale da parenti: ecco chi sono gli arrestati

    Genitori, del nonno e di uno zio violentavano in gruppo due sorelle che oggi hanno 13 e 20 anni. Una storia a tratti surreale quella che viene dalle vicinanze di Palermo, a Monreale. Chi doveva proteggerle da un mondo sempre più infame e balordo, si era trasformato, invece nel più cattivo dell’orchi. Zio e nonno avrebbero abusato dal 2011 ai giorni nostri delle due sorelline: in gruppo e più volte. Madre e padre non avrebbero fatto nulla per ostacolarli.

    Un vero e proprio incubo per le due bambine – oggi una è maggiorenne. Una inchiesta, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, che ha fatto luce su «reiterati episodi di violenza sessuale che sarebbero stati commessi tra il 2011 e il 2023».

    L’indagine nasce dalla segnalazione dell’insegnante di una delle ragazzine. Alla maestra di sostegno la bambina ha raccontato che quando aveva nove anni il nonno e lo zio, approfittando del fatto che a casa non ci fosse nessuno, abusavano di lei sistematicamente. Nell’ordinanza di custodia cautelare, chiesta dalla procura, vengono riportate le parole della vittima che descrive in dettaglio le violenze subite in casa. Abusi raccontati anche dalla sorella con le stesse parole. Delle violenze erano appunto a conoscenza i genitori delle vittime, che non hanno mai denunciato e perciò sono stati arrestati con l’accusa di violenza sessuale in concorso.

    In carcere sono finiti tutti e 4 gli indagati che dovranno rispondere ora di gravi reati: violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e lesioni personali con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di discendenti, con abuso di autorità e nei confronti di minori di 10 anni. Arrestata anche la madre.  La donna avrebbe tollerato e agevolato gli abusi, tentando di coprire le responsabilità dei congiunti.

  • Violenza sessuale di gruppo su minori, i Carabinieri di Monreale arrestano 4 persone

    Violenza sessuale di gruppo su minori, i Carabinieri di Monreale arrestano 4 persone

    Monreale – Alle prime ore di questa mattina, nella provincia di Palermo, i Carabinieri della Compagnia di Monreale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo, che ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone indagate – a vario titolo – di “violenza sessuale”, “violenza sessuale di gruppo”, “lesioni personali”, con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di discendenti, con abuso di autorità e nei confronti di minori di anni 10.

    Il provvedimento è frutto di un’articolata attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo e condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Monreale, che avrebbe consentito di raccogliere un grave quadro indiziario a carico degli indagati in relazione a reiterati episodi di violenza sessuale che sarebbero stati commessi – tra il 2011 ed il 2023 – ai danni di due sorelle, attualmente di 13 e 20 anni, all’interno dello stesso nucleo familiare.

    Ad essere arrestati sono stati 3 uomini ed 1 donna, tutti stretti congiunti delle vittime. La donna è ritenuta responsabile in concorso dei reati contestati poiché, pur a conoscenza dei fatti, avrebbe tollerato ed agevolato gli abusi, tentando di coprire le responsabilità dei congiunti.