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  • A Palermo si assumono 100 nuovi vigili urbani: c’è il bando, ecco come candidarsi

    A Palermo si assumono 100 nuovi vigili urbani: c’è il bando, ecco come candidarsi

    Palermo – L’amministrazione comunale di Palermo apre le porte a 100 nuovi Agenti di Polizia Municipale con un contratto a tempo pieno e indeterminato. Non un concorso pubblico da zero, ma una corsia preferenziale per chi è già risultato idoneo in altre graduatorie. Una mossa pensata per dare risposte rapide alla città e potenziare da subito il controllo del territorio.

    Così Palermo si prepara ad accogliere forze fresche nel suo Corpo di Polizia Municipale. È stata infatti ufficializzata la procedura per assumere 100 nuovi agenti che prenderanno servizio con un contratto stabile, a tempo pieno e indeterminato. La decisione, nero su bianco nella determina dirigenziale del 21 luglio 2025, fa parte di un piano più ampio di rafforzamento del personale e segue le precise indicazioni del Sindaco per garantire più sicurezza e vivibilità in città.

    La vera novità sta nel metodo scelto: si andrà a pescare da graduatorie di concorsi già esistenti.
    L’obiettivo è chiaro: dare una risposta concreta all’esigenza, ormai urgente, di rimpinguare un organico che da anni lavora sotto pressione. Queste 100 nuove unità, inquadrate nell’Area degli Istruttori, sono una risorsa cruciale per migliorare la gestione della viabilità, assicurare il rispetto delle regole e, in generale, potenziare la presenza sul territorio. L’operazione è resa possibile da una normativa nazionale (il D.L. n. 48/2025) che consente alle città metropolitane siciliane di assumere in deroga, proprio per accelerare il potenziamento dei servizi essenziali.

    Attenzione, non si tratta di un concorso pubblico tradizionale aperto a tutti. L’avviso è una “manifestazione di interesse” rivolta a una categoria ben precisa: chiunque abbia già superato un concorso per un ruolo simile (come Agente di Polizia Locale) in un’altra amministrazione pubblica italiana e risulti “idoneo” in una graduatoria ancora valida.

    Oltre a questo requisito specifico, i candidati devono possedere tutti i requisiti classici per l’impiego pubblico, come la cittadinanza italiana, il godimento dei diritti civili e politici, l’idoneità fisica al ruolo e, naturalmente, una fedina penale pulita. In pratica, il Comune cerca persone già “testate” e pronte a entrare in servizio.

    Chi è interessato deve muoversi in fretta. La domanda, compilata usando il modulo allegato all’avviso, deve essere inviata entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del bando (avvenuta il 21 luglio 2025).

    Esiste un solo modo per farlo, pena l’esclusione: tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). La domanda, firmata e con allegata la copia di un documento d’identità, va spedita all’indirizzo:
    concorsi@cert.comune.palermo.it

    È fondamentale che l’oggetto della mail sia compilato esattamente così: “Manifestazione d’interesse per idonei di graduatorie di concorsi pubblici per l’assunzione, a tempo pieno e indeterminato, di n. 100 Agenti di Polizia Municipale”.

    L’amministrazione non prenderà in considerazione domande arrivate in altri modi. Se per errore si inviano più domande, verrà considerata valida solo l’ultima spedita.

    Una volta raccolte le candidature, gli uffici del Personale contatteranno gli enti che detengono le graduatorie per averne la disponibilità all’utilizzo. La scelta seguirà criteri logici: si darà la precedenza alle graduatorie con più idonei o a quelle più “vecchie”, sempre rispettando l’ordine di classifica.

    I candidati selezionati saranno poi chiamati a sostenere un colloquio. Non sarà una prova sulle materie del concorso, già superato, ma un incontro per valutare le motivazioni, le capacità organizzative e l’attitudine a lavorare nel contesto specifico di Palermo. Superato questo step, si procederà con la firma del contratto. Un dettaglio importante: i nuovi assunti dovranno impegnarsi a rimanere a Palermo per almeno cinque anni.

  • Tragedia Carini: muore anche Giovanni Lo Coco dopo Antonio Russo dopo l’incidente in moto

    Tragedia Carini: muore anche Giovanni Lo Coco dopo Antonio Russo dopo l’incidente in moto

    Un velo di dolore ancora più fitto avvolge la comunità di Carini. La speranza, flebile ma tenace, si è spenta nella tarda mattinata di oggi, domenica 20 luglio. Giovanni Lo Coco, il 22enne rimasto gravemente ferito nel tragico incidente di venerdì notte, non ce l’ha fatta. Il suo cuore ha smesso di battere nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, dove era ricoverato in condizioni disperate. Si aggrava così il bilancio del drammatico schianto su corso Italia, che aveva già strappato alla vita il 19enne Antonio Russo.

    Per giorni, un’intera cittadina ha trattenuto il fiato, pregando per un miracolo. La notizia della morte di Giovanni Lo Coco è arrivata come un colpo durissimo, lasciando nello sconforto i familiari, gli amici e tutti coloro che avevano sperato. I medici dell’ospedale palermitano hanno tentato ogni manovra possibile per salvarlo, ma la gravità delle lesioni riportate nell’impatto si è rivelata insormontabile. Giovanni, come Antonio, era un figlio di Carini, un volto conosciuto e amato la cui giovane vita è stata spezzata troppo presto.

    La tragedia si è consumata nella notte di venerdì. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio delle forze dell’ordine, i due giovani viaggiavano a bordo di uno scooter Yamaha T-Max lungo corso Italia. All’altezza del civico 247, per cause che restano da accertare, chi era alla guida ha perso il controllo del mezzo. Lo scooter è finito la sua corsa schiantandosi violentemente contro un marciapiede. Un impatto devastante che non ha lasciato scampo ad Antonio Russo, deceduto sul colpo, e che ha segnato un destino fatale anche per il suo amico Giovanni.

    Il dolore della comunità si era già manifestato con forza sabato pomeriggio, durante i funerali di Antonio Russo. La chiesa del Sacro Cuore era gremita di centinaia di persone, soprattutto giovani, raccolti in un abbraccio commosso e silenzioso. Oggi, con la notizia della scomparsa di Giovanni, il lutto si è fatto ancora più profondo. In segno di rispetto e partecipazione al dolore collettivo, la Congregazione della Madonna del Carmine ha comunicato l’annullamento dei tradizionali fuochi d’artificio previsti per questa sera. Un gesto sentito, un segnale tangibile di come l’intera Carini si sia fermata per piangere due giovani vite.

  • Ondata di calore in Sicilia e fake news: non ci saranno 50 gradi

    Ondata di calore in Sicilia e fake news: non ci saranno 50 gradi

    Mentre la Sicilia si prepara ad affrontare un’intensa ondata di calore di matrice africana, il dibattito pubblico viene inquinato da una narrazione mediatica che rincorre il sensazionalismo. Titoli che evocano scenari apocalittici, con picchi di 50 gradi, si diffondono rapidamente, generando un clima di allarme che spesso sacrifica l’accuratezza scientifica sull’altare della visibilità online. È fondamentale, in questo contesto, separare i fatti dalla speculazione, affidandosi ai dati e alla corretta interpretazione meteorologica. Lo fa notare l’associazione Weather Sicilia.

    Un’analisi dei dati reali

    L’attuale ondata di calore è un fenomeno meteorologico di notevole intensità, su questo la comunità scientifica è concorde. I principali modelli di calcolo numerico, complessi programmi che simulano l’evoluzione dell’atmosfera, indicano che l’apice del caldo si raggiungerà nella giornata di martedì. Le proiezioni più accreditate stimano temperature massime che oscilleranno tra i 44 e i 45 gradi fino a 47 Celsius in specifiche aree interne dell’isola, come le piane del catanese e le zone interne del siracusano e del nisseno. Si tratta, senza dubbio, di valori eccezionali che richiedono la massima attenzione e adeguate misure di prevenzione. Parlare, però, di un imminente record di 50 gradi appare, allo stato attuale dei dati, una forzatura priva di fondamento scientifico, più utile a generare click che a fornire un servizio informativo corretto.

    Il mito della “temperatura percepita”

    Uno degli strumenti retorici più utilizzati per amplificare la portata di un’ondata di calore è il concetto di “temperatura percepita”. È cruciale chiarire che questo valore non ha alcuna validità scientifica come misurazione della temperatura dell’aria. La temperatura è una grandezza fisica precisa e misurabile con un termometro. La “percezione” del calore, invece, è un indice di disagio bioclimatico (come l’indice di calore o l’Humidex) che combina la temperatura reale con altri fattori, principalmente l’umidità relativa e, in alcuni casi, il vento. Un’elevata umidità, per esempio, ostacola l’evaporazione del sudore, il principale meccanismo di termoregolazione del corpo umano, aumentando la sensazione di afa e disagio. Presentare questo indice come una temperatura effettiva, spesso con valori ben superiori a quelli reali, è una pratica giornalisticamente scorretta che alimenta confusione e allarmismo ingiustificato.

    L’importanza delle fonti attendibili

    Per una valutazione corretta e affidabile delle temperature, è indispensabile fare riferimento esclusivamente ai dati raccolti dalle reti di stazioni meteorologiche ufficiali, gestite da enti preposti come il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, i servizi agrometeorologici regionali e la Protezione Civile. Queste stazioni sono installate secondo standard internazionali (Organizzazione Meteorologica Mondiale) che ne garantiscono l’accuratezza e la comparabilità dei dati. Al contrario, le temperature mostrate dai termometri delle farmacie, dai sensori integrati nelle automobili o da stazioni amatoriali non certificate non possono essere considerate attendibili per un’analisi scientifica, in quanto soggette a errori grossolani dovuti a un’errata esposizione al sole, al calore irradiato dall’asfalto o da altre fonti.

    Il dovere della responsabilità giornalistica

    Il cambiamento climatico è una realtà scientifica e le ondate di calore ne sono una delle manifestazioni più evidenti e pericolose. Proprio per la serietà del tema, il giornalismo ha il dovere di trattarlo con il massimo rigore, sobrietà e chiarezza. La rincorsa al titolo sensazionalistico non solo deforma la realtà scientifica, ma rischia di generare assuefazione e scetticismo nel pubblico, minando la fiducia nell’informazione. Il ruolo dei media dovrebbe essere quello di informare sui rischi reali, spiegare i fenomeni in modo comprensibile e promuovere comportamenti consapevoli, non quello di terrorizzare per un pugno di interazioni in più. La lotta alle fake news meteorologiche passa necessariamente da un’informazione che sceglie la responsabilità scientifica rispetto alla speculazione mediatica.

  • Arriva la fiammata dal Sahara, previste punte di 47 gradi in Sicilia

    Arriva la fiammata dal Sahara, previste punte di 47 gradi in Sicilia

    Al via una vera e propria ondata africana nel centrosud e in Sicilia, compresa la Sardegna con un picco di caldo tra martedì e mercoledì. Quando ne usciremo? Forse venerdì. Chi soffrirà di più? Certamente le zone interne del catanese e del siracusano che potrebbero toccare punte massime di temperatura attorno ai 47 – 45° tra martedì e mercoledì. Si va quindi verso una settimana infernale sull’isola.

    Farà caldo in Sicilia e sarà un caldo estremo soprattutto nelle aree interne e centro meridionali ed orientali dell’isola che raggiungeranno temperature record che potrebbero arrivare fino a 47 gradi specie orientali.

    Temperature in deciso aumento gia’ da stasera a partire da ovest, poi avremo almeno 5 o 6 giorni bollenti dal 20 luglio al 24 o 25 luglio, da sabato probabile crollo termico con valori termici che andranno al di sotto delle medie del periodo e di questo ne riparleremo, perché l’anticiclone africano e’ sempre molto duro a schiodare dalle ns parti.

  • Incidente mortale a Carini, è morto un ragazzo di 19 anni

    Incidente mortale a Carini, è morto un ragazzo di 19 anni

    CARINI (PA) – Un tragico risveglio per la comunità di Carini. Questa mattina, intorno alle ore 7:00, un violento incidente stradale avvenuto in Corso Italia ha spezzato la vita di un ragazzo di diciannove anni e lasciato in condizioni critiche un altro giovane. I due viaggiavano a bordo di uno scooter di grossa cilindrata, un Tmax, quando, per cause ancora in fase di accertamento, chi era alla guida ne avrebbe perso il controllo. La corsa del mezzo si è conclusa tragicamente contro un marciapiede.

    A perdere la vita è stato un diciannovenne del posto, classe 2005. L’amico che viaggiava con lui, un giovane carinese nato nel 2003, è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove si trova ora ricoverato con prognosi riservata. Gli inquirenti sono al lavoro per stabilire chi dei due fosse alla guida al momento del sinistro. Nonostante il tempestivo intervento dei sanitari del 118, per il 19enne non c’è stato nulla da fare: le ferite riportate nel violento impatto si sono rivelate fatali.

    Sul luogo della tragedia sono giunti i Carabinieri della Sezione Radiomobile e della Stazione di Carini per effettuare i rilievi necessari a ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità.

  • Follia a Palermo, zio massacrato di botte dal nipote per soldi davanti alla banca

    Follia a Palermo, zio massacrato di botte dal nipote per soldi davanti alla banca

    Una violenta aggressione si è consumata in pieno giorno in via Mariano Stabile, di fronte alla filiale della banca Intesa Sanpaolo. Un uomo di circa sessant’anni è stato brutalmente attaccato a calci e pugni, rimanendo a terra con il volto coperto di sangue. L’episodio si è verificato poco dopo le 10:30 del mattino, scuotendo i presenti.

    Le dinamiche dell’aggressione

    Secondo le prime ricostruzioni, fornite da alcuni testimoni oculari, la vittima e il suo aggressore sarebbero usciti insieme dall’istituto di credito. Una volta all’esterno, la discussione sarebbe degenerata in violenza fisica. L’aggressore, identificato come il nipote trentenne della vittima, è stato fermato poco distante dal luogo del pestaggio.

    Il movente legato a questioni familiari

    Alla base del gesto ci sarebbero dissidi di natura economica, probabilmente maturati all’interno della famiglia. Sul posto è accorsa anche la madre del giovane, in evidente stato di shock, che ha tentato di calmare il figlio. Le forze dell’ordine, giunte tempestivamente, stanno ora lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e accertare le responsabilità.

    L’intervento dei soccorsi

    I primi a prestare aiuto all’uomo ferito sono stati alcuni passanti, che lo hanno soccorso in attesa dell’arrivo di un’ambulanza. I sanitari hanno poi provveduto a trasportare il sessantenne in ospedale per le cure del caso. Anche per il giovane aggressore è stato necessario l’intervento di un’autoambulanza.

  • Colpo alla mafia di Palermo, DIA sequestra beni per 2,5 milioni a imprenditore

    Colpo alla mafia di Palermo, DIA sequestra beni per 2,5 milioni a imprenditore

    La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha eseguito un decreto di sequestro beni per un valore stimato di 2,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore settantenne della provincia di Palermo. L’uomo, attivo nei settori dell’edilizia, della logistica e della ristorazione, è sospettato di essere legato a una famiglia mafiosa del mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale.

    Accuse e indagini

    L’imprenditore è attualmente imputato in un processo di primo grado derivante dall’operazione “Nemesi” condotta dalla DIA nell’aprile 2024, che portò al suo arresto. L’accusa si basa sulla presunta discrepanza tra i redditi dichiarati dall’imprenditore e gli investimenti effettuati nel corso degli anni. Gli inquirenti ritengono che tale sproporzione sia indicativa di attività illecite.

    Dettagli sul sequestro

    Il sequestro, richiesto dalla Procura e parzialmente accolto dal Tribunale di Palermo, comprende nove immobili tra terreni e fabbricati, la metà delle quote di una società di edilizia (Sas) e diversi altri beni situati tra le province di Palermo e Trapani. L’udienza per la discussione delle misure di prevenzione è stata fissata dal Tribunale per la seconda metà di settembre.

  • Tragedia in mare, padre muore per un malore tentando di recuperare pallone dei figli

    Tragedia in mare, padre muore per un malore tentando di recuperare pallone dei figli

    Un drammatico episodio ha scosso la spiaggia di Triscina nella serata di ieri, quando Giacomo Montepiano, imprenditore di 47 anni, ha perso la vita nel tentativo di recuperare un pallone finito in acqua durante un momento di svago con i propri figli. L’episodio si è consumato in pochi minuti, lasciando sgomenti i bagnanti presenti e segnando per sempre la vita della famiglia della vittima.

    L’episodio si è verificato intorno alle 18:30 sulla spiaggia di Triscina, precisamente all’altezza di via 77 della frazione balneare del comune di Castelvetrano. Giacomo Montepiano si trovava in spiaggia insieme alla moglie e ai due figli per trascorrere una tranquilla serata estiva. Durante il gioco con i bambini, il pallone è finito in mare, spinto dalla corrente verso il largo.

    Senza esitazione, l’uomo si è tuffato per recuperare l’oggetto, nuotando per circa un centinaio di metri dalla riva. Secondo quanto riferito da un testimone oculare, una volta raggiunta quella distanza, Montepiano ha iniziato a mostrare evidenti segni di difficoltà, iniziando ad annaspare in acqua.

    Le grida di aiuto dei presenti hanno immediatamente allertato un giovane bagnante, che non ha esitato a tuffarsi per portare soccorso all’uomo in difficoltà. Il primo soccorritore ha rapidamente compreso la gravità della situazione e ha richiesto l’intervento di altri tre ragazzi presenti in spiaggia.

    Utilizzando un materassino gonfiabile, il gruppo di soccorritori improvvisati è riuscito a raggiungere Montepiano e a trasportarlo fino a riva. Al momento del recupero, l’uomo sembrava ancora presentare segni vitali, alimentando le speranze di un esito positivo.

    Una volta sulla spiaggia, sono iniziate immediatamente le manovre di primo soccorso in attesa dell’arrivo del personale specializzato del 118. I sanitari hanno operato per circa un’ora nel disperato tentativo di rianimare Montepiano, utilizzando anche un defibrillatore per cercare di ristabilire le funzioni vitali.

    Nonostante gli sforzi prolungati e l’utilizzo di tutte le procedure d’emergenza disponibili, per il 47enne non c’è stato nulla da fare. Il decesso è stato constatato dal personale medico presente sul posto, lasciando nello sconforto più totale i familiari e i presenti.

    Sul luogo della tragedia sono immediatamente intervenuti i carabinieri della stazione di Marinella di Selinunte e il personale della Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo, competente per territorio nelle indagini relative all’incidente. È stato inoltre chiamato il medico legale di turno per effettuare i rilievi necessari e stabilire le cause esatte del decesso.

    Le prime ipotesi orientano verso un possibile malore che avrebbe colpito l’uomo durante la nuotata, compromettendo le sue capacità natatorie e portando alla tragedia. Le indagini proseguiranno per chiarire ogni aspetto dell’episodio.

    La moglie di Giacomo Montepiano è stata colta da malore all’apprendere della tragedia, richiedendo l’assistenza degli amici accorsi sul posto per offrire conforto nei momenti di maggiore disperazione. La donna e i due figli della coppia si trovano ora ad affrontare un dolore inimmaginabile per la perdita improvvisa del marito e padre.

    Giacomo Montepiano era un affermato imprenditore nel settore dei traslochi, attività che portava avanti seguendo la tradizione familiare. Conosciuto come un padre devoto e un marito amorevole, era particolarmente legato ai suoi due figli e alla moglie, con i quali amava trascorrere il tempo libero.

    La sua vita non era stata priva di difficoltà: circa dieci anni fa aveva subito un grave incidente motociclistico che lo aveva costretto a un lungo periodo di riabilitazione. Grazie alla sua determinazione e al supporto della famiglia, era riuscito a superare quel difficile momento, tornando alla sua vita normale.

    Chi conosceva Giacomo lo ricorda come una persona solare e sempre pronta alla battuta, capace di portare allegria in ogni situazione. La sua generosità si manifestava anche nel rapporto con il padre che, in seguito a un incidente domestico, era rimasto costretto su una sedia a rotelle.

    Ogni domenica, Montepiano accompagnava il genitore allo stadio per seguire le partite della Folgore, la squadra del cuore, spingendosi a volte anche nelle trasferte più impegnative. Questo gesto testimoniava il suo carattere altruista e l’amore per la famiglia che lo contraddistinguevano.

    La tragedia di Triscina ha profondamente colpito non solo i familiari e gli amici più stretti di Giacomo Montepiano, ma l’intera comunità di Castelvetrano che lo conosceva e lo stimava. L’incredulità per quanto accaduto si mescola al dolore per la perdita di un uomo che rappresentava un punto di riferimento per molti.

  • Condannato per abusi su minori, la Chiesa butta fuori don Rigolo

    Condannato per abusi su minori, la Chiesa butta fuori don Rigolo

    Giuseppe Rugolo, condannato in appello a 3 anni di carcere per violenza sessuale su minori, è stato dimesso dallo stato clericale. La decisione, presa da una commissione speciale composta da membri non siciliani, attende ora la ratifica del Dicastero per la Dottrina della Fede.

    Commissione extra-diocesana per evitare contaminazioni

    La commissione, che ha giudicato Rugolo colpevole anche in relazione ad altri due minori, non includeva alcun membro siciliano per evitare possibili influenze dalla diocesi di Piazza Armerina. Il vescovo Rosario Gisana e il vicario giudiziale Vincenzo Murgano sono infatti imputati per falsa testimonianza nel processo a Rugolo.

    Processo stragiudiziale lontano dalla Sicilia

    Il processo stragiudiziale si è svolto in un albergo, con la partecipazione esclusiva di membri non siciliani. Secondo l’avvocato rotale Alessandro Camedda, consulente di una delle vittime, questa scelta sarebbe stata dettata dalla volontà di escludere la diocesi di Piazza Armerina e il suo vescovo.

  • Arresto per droga a Palermo: sequestrati hashish, cocaina e 12mila euro

    Arresto per droga a Palermo: sequestrati hashish, cocaina e 12mila euro

    Prosegue senza sosta da parte del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo l’attività del controllo del territorio con particolare attenzione ai rioni del centro storico, tra cui il quartiere Borgo Vecchio. I militari del Nucleo Radiomobile, impegnati quotidianamente in una capillare azione volta al contrasto dello spaccio di droga nel capoluogo, hanno arrestato in flagranza un 33enne, palermitano, già noto alle forze dell’ordine e, denunciato in stato di libertà un 29enne, anch’egli del posto, ritenuti responsabili del reato di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente.

    L’attività, svolta anche con il supporto del Nucleo Cinofili di Palermo Villagrazia, ha avuto inizio nel corso di un ordinario controllo su strada, nel quartiere Borgo Vecchio, in prossimità di via Archimede. Nei fatti, il 33enne è stato visto davanti al portone di uno stabile con uno zaino sulle spalle e – alla vista della gazzella – avrebbe assunto un atteggiamento nervoso e circospetto, tanto da attirare l’attenzione dei militari. Un dettaglio apparentemente minimo, ma che ha attivato immediatamente l’intuito operativo dell’equipaggio che di lì a qualche istante hanno deciso di fermare l’uomo per un controllo.

    Durante le fasi di identificazione e perquisizione del 33enne – che permettevano il rinvenimento all’interno dello zaino di quest’ultimo, di ben 30 panetti di hashish del peso di 3 chili – i Carabinieri hanno udito un forte rumore, simile a quello di una porta che si chiude con decisione, come se qualcuno, all’interno dello stabile, si fosse affrettato a rientrare e chiudersi in casa alla vista delle forze dell’ordine, particolare che non è sfuggito agli investigatori.

    I militari hanno rapidamente confermato i loro sospetti, individuando l’appartamento del 29enne come quello da cui era uscito il 33enne. Questa abitazione infatti, si trovava nello stesso stabile da cui proveniva il rumore che, aveva attirato la loro attenzione. Bussando ripetutamente alla porta, i Carabinieri non hanno ricevuto risposta, nonostante fosse evidente che qualcuno si trovasse all’interno.

    Per poter accedere in sicurezza è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco che hanno collaborato all’apertura dell’abitazione. Una volta entrati i militari hanno potuto eseguire la perquisizione che ha permesso di rinvenire diverse dosi di droga e oltre 12mila euro in banconote di vario taglio, verosimilmente provento dell’attività di spaccio.

    Le operazioni di ricerca nei confronti del 33enne sono state estese anche ad un magazzino di proprietà del presunto pusher, dove, grazie anche al fiuto del cane antidroga “Ron”, sono state trovate 110 dosi tra cocaina e hashish, già confezionate e pronte per lo smercio, oltre che ulteriori 6 panetti di hashish.

    La droga sequestrata è stata trasmessa presso il Laboratorio di Analisi per le Sostanze Stupefacenti del Comando Provinciale di Palermo per le verifiche qualitative e quantitative.

    Il 33enne su disposizione del PM è stato tradotto presso la casa circondariale Lorusso Pagliarelli in attesa dell’udienza di convalida