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  • Palermitano picchia l’ex moglie e viene linciato dalla folla

    Palermitano picchia l’ex moglie e viene linciato dalla folla

    Palermo – Violenta aggressione ieri in una struttura sportiva nella zona di viale Michelangelo a Palermo, dove un uomo si è presentato sul posto di lavoro della ex moglie picchiandola selvaggiamente davanti a diversi testimoni. La donna è stata presa a calci e pugni dall’ex marito che l’ha sorpresa durante il turno di lavoro, incurante della presenza di altre persone nella struttura.

    Immediato è stato l’intervento dei presenti che hanno formato una folla inferocita linciando l’aggressore e costringendolo alla fuga prima dell’arrivo della polizia. La vittima, sotto shock, ha rifiutato il trasporto in ospedale nonostante alcune contusioni riportate nell’aggressione.

    Sul posto sono intervenute le volanti della Questura di Palermo che hanno raccolto le testimonianze dei presenti e della donna, per ricostruire l’accaduto e informare la Procura. Sono state attivate le procedure previste dal Codice Rosso per tutelare la vittima di maltrattamenti e violenza.

    Non era la prima volta che l’ex marito si rendeva protagonista di episodi violenti ai danni della donna. Già due anni fa la madre di lei aveva chiamato il 112 perché l’uomo, armato di catena, si era presentato sotto casa della figlia danneggiando alcune auto in sosta. Un precedente inquietante che aveva fatto scattare un campanello d’allarme.

    La polizia sta approfondendo i contorni della vicenda e la posizione dell’aggressore, per capire se possano configurarsi reati procedibili d’ufficio come lesioni, violenza privata, stalking e maltrattamenti in famiglia. Determinanti saranno le testimonianze raccolte e l’esame del precedente intervento delle forze dell’ordine di due anni fa.

  • Dolore per Giorgia Migliarba, muore a 28 anni con il piccolo in grembo

    Dolore per Giorgia Migliarba, muore a 28 anni con il piccolo in grembo

    Non sarebbe ancora chiara la causa della morte di Giorgia Migliarba, la 28enne palermitana deceduta ieri all’ospedale Villa Sofia di Palermo, giunta al pronto soccorso già in arresto cardiaco. Per questo la procura del Capoluogo ha disposto l’esecuzione dell’autopsia sul corpo della donna che era incinta. Anche il bimbo che portava in grembo purtroppo non ce l’ha fatta.

    Una volta giunta al pronto soccorso, i medici hanno provato in tutti i modi di salvare lei e il bimbo, non riuscendo in una impresa che sembrava disperata. Ieri stesso i pm hanno deciso per il sequestro della salma e il trasferimento all’istituto di medicina legale dell’ospedale Policlinico per eseguire l’autopsia.

    La donna si trovava in via Costante Girardengo a Palermo. Il malore e la corsa in ospedale con un’auto. L’ambulanza del 118 chiamata in soccorso è arrivata a casa e non ha trovato la paziente. Una volta in ospedale, decine di parenti della giovane donna si sono presentati al pronto soccorso e la camera mortuaria dell’ospedale e hanno lanciato diversi oggetti contro le finestre. La loro reazione è stata ripresa da altri ricoverati. Qualcuno ha cercato entrare nell’ospedale raggiungere i primi piani. Sono arrivate in massa le volanti della polizia e gli agenti antisommossa. Agenti anche in soccorso dei sanitari del 118.

    Dalla sala operativa del 118 affermano di essere vicina alla famiglia della donna morta. “L’ambulanza ha impiegato circa 10 minuti per arrivare allo Zen – spiegano – vista la gravita della situazione è intervenuta a soccorrere la donna già in arresto cardiaco un’ambulanza con il medico a bordo. I familiari non hanno atteso l’arrivo dei sanitari e hanno trasportato la donna in auto. I nostri colleghi non appena arrivati sono stati aggrediti”.

  • Pirata uccide lo “zio Totò”, famiglia consente donazione organi

    Pirata uccide lo “zio Totò”, famiglia consente donazione organi

    San Giuseppe Jato si stringe commossa attorno alla famiglia di Salvatore Chirchio, per tutti semplicemente “zio Totò”. Il 14 settembre la città dà l’ultimo straziante saluto all’amato 87enne travolto e ucciso da un’auto pirata. Un uomo mite e laborioso, descritto da molti come un padre, un nonno, un amico.

    L’ultimo commovente addio a San Giuseppe Jato per lo “zio Totò”

    La famiglia Chirchio, nonostante il dolore, ha acconsentito all’espianto e alla donazione degli organi della vittima. Un gesto straordinario di altruismo compiuto nel ricordo del carattere generoso dello “zio Totò”, che avrebbe certamente apprezzato quest’ultimo sublime messaggio di speranza.

    La rabbia per la morte di un uomo mite, investito da un’auto pirata

    La tragica fine di Salvatore Chirchio, investito due giorni fa da un ventenne alla guida senza patente, ha sconvolto l’intera comunità di San Giuseppe Jato. Il pensionato stava tranquillamente attraversando la strada quando è stato travolto dall’auto pirata all’incrocio tra via dello Stadio e via Matteotti. Soccorso in gravissime condizioni, è spirato poche ore dopo il ricovero all’ospedale Civico di Palermo. Il giovane automobilista, rintracciato dai carabinieri grazie alle telecamere di sicurezza, è ora indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso.

    Ma oggi non c’è spazio per la rabbia. Tutti ricordano con affetto la figura dello “zio Totò”, instancabile lavoratore e amico di giovani e anziani. Un uomo integerrimo e profondamente buono, che da oggi veglierà dal cielo sulla sua amata città con gli occhi lucidi e il sorriso sornione di sempre.

  • Tragedia a Lampedusa: neonato di 5 mesi muore annegato

    Tragedia a Lampedusa: neonato di 5 mesi muore annegato

    Una tremenda tragedia si è consumata nelle acque di Lampedusa nelle prime ore di oggi. Un neonato di appena 5 mesi è morto annegato.

    La tragedia si è consumata durante le operazioni di soccorso di un barcone carico di migranti. Erano circa le 4 del mattino quando una motovedetta della Guardia Costiera è intervenuta per soccorrere l’imbarcazione con a bordo 46 persone partita dalla Tunisia. Nel caos del salvataggio, con i migranti spostati tutti su un lato della barca per avvistare i soccorsi, il natante si è rovesciato.

    In quel frangente drammatico, il piccolo di 5 mesi che si trovava tra le braccia della giovane madre è scivolato in acqua. I soccorritori si sono prodigati per recuperare tutti i naufraghi finiti in mare. Purtroppo, quando hanno riportato a bordo il corpicino esamine del neonato, era troppo tardi.

    La salma del bimbo è stata portata nella camera mortuaria del cimitero di Lampedusa mentre la madre, una ragazza minorenne originaria della Guinea, è stata accompagnata all’hotspot locale dove sta ricevendo supporto psicologico. È comprensibilmente sotto choc per la perdita del suo piccolo, con cui stava affrontando il viaggio della speranza verso l’Europa.

    Una tragedia straziante, l’ennesima di queste disperate traversate nel Mediterraneo. La salma è stata portata alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, mentre la mamma del neonato si trova all’hotspot di contrada Imbriacola. La polizia ha chiesto, per la donna, un supporto psicologico. Della ricostruzione del caso si occupa la Capitaneria di porto.

    La mamma del neonato è originaria della Guinea. E’ una minorenne che viaggiava, assieme ad altre 45 persone, su un natante salpato da Sfax, con la sorella, il cognato e il nipotino. I poliziotti in servizio all’hotspot di contrada Imbriacola, assieme alle psicologhe del centro, stanno adesso valutando se sia più opportuno trasferire la donna e i suoi familiari con un aereo o con il traghetto di linea affinché restino in provincia di Agrigento e siano presenti quando la salma del piccolo, al momento sotto sequestro, verrà trasferita a Porto Empedocle.

  • Incidente sul lavoro in Sicilia, operaio precipita da ponteggio e muore

    Incidente sul lavoro in Sicilia, operaio precipita da ponteggio e muore

    Un nuovo tragico incidente sul lavoro si è verificato ieri a Scala Torregrotta, in provincia di Messina, dove un operaio di 50 anni, M.T., ha perso la vita dopo essere precipitato da un ponteggio. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo stava effettuando dei lavori di manutenzione su una struttura situata in una proprietà privata nella zona confinante con Valdina, quando improvvisamente ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto.

    L’allarme è stato lanciato immediatamente ma, nonostante il rapido intervento dei sanitari del 118, per l’operaio non c’è stato nulla da fare. L’impatto con il suolo dopo la caduta dall’alto ponteggio è stato devastante e l’uomo è morto sul colpo. Un incidente drammatico che ha scosso profondamente la comunità locale, dove la vittima era molto conosciuta.

    Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri che hanno effettuato tutti i rilievi necessari ad accertare l’esatta dinamica dell’incidente mortale. Sono in corso le indagini per verificare il rispetto di tutte le norme di sicurezza previste e la regolarità dell’attività lavorativa. Si dovrà appurare se il ponteggio fosse a norma e se l’operaio indossasse tutti i dispositivi di protezione individuale.

    Purtroppo non è il primo incidente mortale di questo tipo che si verifica nel giro di pochi giorni. Lo scorso 3 settembre, infatti, a Sant’Elisabetta, in provincia di Agrigento, un altro operaio di 42 anni era deceduto dopo essere precipitato da un’impalcatura da un’altezza di sei metri durante dei lavori in via Aldo Moro. Anche in quel caso i soccorsi si erano rivelati inutili a causa dei traumi troppo gravi riportati nella caduta.

    Due morti evitabili che devono far riflettere sulla necessità di una maggiore cultura della sicurezza nei cantieri e su una più rigorosa applicazione delle norme a tutela dei lavoratori. Le morti bianche, purtroppo, continuano a essere una piaga sociale nel nostro Paese, con una media di circa 3 vittime al giorno. Serve dunque un impegno concreto da parte di tutti per garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose. L’incidente di Scala Torregrotta è l’ennesimo drammatico monito in tal senso.

  • La Sicilia piange Marisa, uccisa dall’ex con 3 fucilate: il funerale

    La Sicilia piange Marisa, uccisa dall’ex con 3 fucilate: il funerale

    Una città intera unita dal dolore. Salemi si stringe attorno alla famiglia di Marisa Leo, la donna di 39 anni brutalmente assassinata la scorsa settimana dall’ex compagno Angelo Reina, che poi si è tolto la vita. I funerali saranno celebrati domani pomeriggio, 13 settembre, alle 16 nella chiesa Madre del paese. La chiesa si preannuncia gremita da parenti, amici e semplici cittadini che accorreranno per l’ultimo straziante saluto.

    La reazione della comunità

    La barbara uccisione di Marisa ha lasciato sgomenta l’intera comunità di Salemi ma anche tutta la Sicilia e tutta Italia. La donna è stata raggiunta da almeno tre colpi di fucile esplosi contro il suo ventre dall’ex compagno, come emerso dall’autopsia eseguita l’11 settembre. Un omicidio brutale consumato nelle campagne di Mazara del Vallo, che ha posto fine tragicamente alla vita di questa giovane mamma, strappata all’amore della figlia di soli 4 anni.

    Il dolore dei familiari e degli amici: le paure di Marisa si sono avverate

    Un dolore inconsolabile che ha scosso nel profondo l’animo di parenti e amici, riuniti domani nel giorno dell’addio per stringersi intorno alla piccola rimasta orfana della sua mamma. Lacrime e commozione accompagneranno l’ultimo viaggio di Marisa, dalla chiesa Madre fino al cimitero dove riposerà per sempre.

    Già in passato la donna aveva confidato la paura per quell’ex compagno violento, da cui aveva deciso di allontanarsi definitivamente. “Sto pagando un prezzo altissimo” diceva, consapevole dei rischi che correva. Purtroppo le sue paure si sono tragicamente avverate in quel vile agguato che le è costato la vita, negandole il diritto di veder crescere la sua bambina.

    Un femminicidio che ha sconvolto la comunità, lutto cittadino per l’ultimo saluto

    Un femminicidio che ha sconvolto la comunità di Salemi, epitome del dramma che ogni giorno si consuma silenziosamente fra le mura domestiche. Per questo il sindaco ha proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali, invitando all’osservanza di un minuto di silenzio sul luogo di lavoro e bandiere a mezz’asta negli edifici pubblici.

    Una partecipazione corale al dolore che stringe nella morsa Salemi, una città ferita che domani darà l’ultimo straziante saluto a Marisa. Nella speranza che la sua morte non sia vana, ma serva a tenere ancora più alta l’attenzione sulla piaga sociale della violenza contro le donne. Affinché nessuna più debba pagare con la vita la scelta di voltare le spalle a un amore malato.

  • È morto in ospedale a Milano il boss mafioso Benedetto Capizzi

    È morto in ospedale a Milano il boss mafioso Benedetto Capizzi

    È morto in ospedale a Milano, in regime di detenzione, il boss di Cosa Nostra Benedetto Capizzi, di 79 anni. Lo riportano oggi alcuni quotidiani. Capizzi, storico esponente della ‘cupola’ doveva scontare due ergastoli ed era detenuto in regime di 41 bis nel carcere di massima sicurezza di Opera (Milano).

    Durante la detenzione era emerso che l’uomo cercava di controllare dal carcere il suo mandamento, quello di Villagrazia-Santa Maria del Gesù. Si era aggravato la scorsa estate ed era stato trasferito al San Paolo di Milano. È stata disposta l’autopsia.

  • Avvistata la formica di fuoco in Sicilia: è allarme invasione

    Avvistata la formica di fuoco in Sicilia: è allarme invasione

    Lanciato l’allarme sull’avvistamento in Sicilia della temibile formica di fuoco, una delle specie invasive più aggressive al mondo. Ben 88 nidi sono stati individuati nei pressi di Siracusa, secondo quantoemerge da uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology. Si tratta del primo avvistamento ufficiale di questo insetto in Europa.

    La notizia getta nel panico gli esperti, che temono ora una rapida diffusione della formica di fuoco in tutto il continente. Come spiega Mattia Menchetti dell’Istituto spagnolo di biologia evoluzionistica, principale autore dello studio, questa specie può causare danni ingenti all’uomo, all’agricoltura e agli ecosistemi.

    Il suo veleno provoca punture estremamente dolorose e reazioni allergiche anche gravi. Inoltre, essendo un predatore vorace, la sua presenza determina il drastico calo di insetti e piccoli vertebrati autoctoni.

    Originaria del Sudamerica, la formica di fuoco si è rapidamente diffusa in varie aree del mondo, “viaggiando” attraverso il commercio di prodotti vegetali. In meno di un secolo ha colonizzato Australia, Cina, Caraibi, Messico e Stati Uniti. L’Europa era rimasta finora risparmiata, ma la situazione è ora precipitata.

    I ricercatori che hanno condotto lo studio sul campo in Sicilia, in collaborazione con le Università di Parma e Catania, hanno riferito di punture dolorose risalenti almeno al 2019. L’area occupata dai nidi è dunque probabilmente più estesa di quella finora accertata.

    L’analisi genetica condotta sulle formiche catturate indica una provenienza dall’America o dalla Cina. Secondo le proiezioni contenute nello studio, circa il 7% del continente europeo presenta condizioni favorevoli all’insediamento e diffusione della specie. Le grandi città costiere, in Italia e nel resto d’Europa, sono tra le zone più a rischio.

    La preoccupazione maggiore è che questi centri nevralgici per i commerci possano fungere da moltiplicatori per una rapida espansione della formica di fuoco. Inoltre il riscaldamento globale renderà sempre più ampie le aree suscettibili all’invasione.

    È dunque fondamentale un intervento immediato per tentare di arginare l’infestazione sul nascere. La Regione Sicilia ha già avviato piani di eradicazione e monitoraggio, coadiuvata dai ricercatori. Serve però la collaborazione di tutti i cittadini per segnalare eventuali avvistamenti ed evitare che l’invasiva e temibile formica di fuoco possa diffondersi inarrestabile nel resto d’Italia e d’Europa. Un allarme che non può essere sottovalutato, pena gravissime conseguenze ambientali, ecologiche ed economiche.

  • Travolto e ucciso sulle strisce pedonali, nuova tragedia a Palermo

    Travolto e ucciso sulle strisce pedonali, nuova tragedia a Palermo

    Una nuova tragedia si è consumata ieri sera sulle strade di Palermo. Emanuele Leto, 69 anni, residente nel quartiere Falsomiele, è stato investito e ucciso da un’automobile mentre attraversava via San Filippo, all’altezza delle strisce pedonali.

    Erano circa le 21 quando Leto stava attraversando la strada ed è stato centrato in pieno da una Lancia Y guidata da un giovane di 24 anni. L’impatto è stato tremendo e l’uomo è morto sul colpo. Inutili i tempestivi soccorsi da parte del 118, giunto prontamente sul posto. Per Leto, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.

    La polizia Municipale ha effettuato i rilievi per determinare l’esatta dinamica dell’incidente. Da una prima ricostruzione pare che la vittima stesse attraversando regolarmente sulle strisce pedonali quando è sopraggiunta l’auto che l’ha travolto. Il conducente, sotto shock, si è subito fermato per prestare soccorso. Ora rischia l’accusa di omicidio stradale.

    Quello di ieri è solo l’ultimo di una lunga scia di incidenti mortali che continua a mietere vittime innocenti sulle strade del capoluogo siciliano. Appena tre giorni prima, in via Messina Marine, aveva perso la vita in uno scontro un cittadino bengalese di 35 anni. Le strade di Palermo si confermano pericolose e insidiose per pedoni e ciclisti.

  • Devastante terremoto in Marocco magnitudo 7, è strage: oltre 600 morti

    Devastante terremoto in Marocco magnitudo 7, è strage: oltre 600 morti

    Un violento terremoto di magnitudo 6.8 ha colpito nella notte la regione di Marrakech, in Marocco, provocando una strage con oltre 600 morti accertati, centinaia di feriti e danni ingenti alle strutture.

    Secondo quanto riferito dalle autorità marocchine, il bilancio provvisorio al momento è di almeno 632 vittime e 329 feriti, ma il numero delle vittime purtroppo sembra destinato a salire nelle prossime ore.

    L’epicentro del sisma è stato localizzato a circa 16 km dal villaggio di Tata N’Yaaqoub, nel comune di Ighil, a una settantina di chilometri a sud-ovest di Marrakech, lungo la catena montuosa dell’Atlante.

    La prima scossa, di magnitudo 7 sulla scala Richter, si è verificata alle 23:11 di venerdì 8 settembre, ed è stata avvertita in un’ampia zona del Paese. La forte scossa ha avuto una durata di circa 30 secondi, provocando panico e terrore nella popolazione.

    Dopo la prima violenta scossa, si sono registrate almeno altre due scosse di assestamento di magnitudo 3.3 e 3.4. Blackout elettrici e interruzioni di internet hanno reso ancora più difficili i soccorsi nelle prime ore dopo il sisma.

    Secondo i media locali, i crolli di edifici hanno provocato la maggior parte delle vittime. case rurali e abitazioni fatiscenti non hanno retto alla violenza della scossa sismica.

    Le squadre di soccorritori sono al lavoro tra le macerie per cercare eventuali superstiti e recuperare i corpi senza vita. L’intera zona è stata messa in stato di massima allerta.

    La premier italiana Giorgia Meloni ha espresso vicinanza al popolo marocchino, dichiarando che l’Italia è pronta a fornire aiuto e sostegno. Anche la Farnesina ha diffuso un avviso, invitando gli italiani presenti in Marocco a contattare l’Unità di Crisi.

    Si tratta del terremoto più devastante degli ultimi decenni per il Marocco, un Paese abituato purtroppo ai sismi, vista la sua collocazione geografica ai margini della placca africana. Ora, oltre al dolore per le tante vittime, la sfida più ardua sarà ricostruire case, scuole, ospedali e tutte le infrastrutture vittime del sisma, per consentire al Paese di rialzarsi dopo questa immane tragedia.