Categoria: Salute e Sanità

  • L’ISMETT di Palermo è tra gli ospedali più tecnologicamente avanzati del mondo

    L’ISMETT di Palermo è tra gli ospedali più tecnologicamente avanzati del mondo

    Irccs Ismett-Upcm di Palermo si conferma tra gli ospedali più tecnologicamente avanzati nella classifica annuale del College of Healthcare Information management executives, che da 25 anni si occupa di digitalizzazione nel mondo sanitario attraverso un confronto continuo con gli operatori del settore. Sicurezza, gestione dati, semplificazione dei processi e nuovi strumenti di comunicazione digitali, sono i fattori che hanno determinato il posizionamento al livello 8 dell’Istituto, unica struttura italiana in elenco.

    Un riconoscimento che premia un lavoro iniziato da tempo per portare l’Ismett-Upcm verso una maggiore digitalizzazione dei processi, che semplifica il lavoro dello staff medico, restituendo anche ai pazienti un servizio di assistenza migliore, più agile, veloce e innovativo, al livello dei più prestigiosi ospedali del mondo. La classifica viene effettuata attraverso la somministrazione di circa 400 quesiti, e solo le strutture che raggiungono un livello score di almeno 60 punti sono riconosciute come strutture di eccellenza.

    L’Ismett-Upcm ha ottenuto un punteggio superiore a 70 in particolare grazie agli sforzi in ambito di Patient engagement, clinical quality and safety and security che hanno permesso all’Istituto di raggiungere il livello 8, scalando una posizione rispetto al 2022, Tra i fattori che hanno portato a questo riconoscimento giocano un ruolo primario l’adozione del Security operation center-soc un sistema di protezione da attacchi cyber, operativo 24/7; l’utilizzo del clinical decision support, la cartella clinica elettronica in tutti i reparti e da parte di tutti gli operatori sanitari, per aiutare i medici nel processo prescrittivo. E ancora, un sistema innovativo di condivisione dati a livello ospedaliero di tutti gli indicatori di qualità clinica, al fine di apportare gli interventi per ridurre il rischio clinico. L’Ismett ha inoltre messo in atto un efficientamento dei processi amministrativo-contabili per gestire in modo più agile e integrato, le scorte dei dispositivi medici, farmaci e presidi ospedalieri.

  • Muore al Policlinico di Palermo, salvate 4 vite con i suoi organi

    Muore al Policlinico di Palermo, salvate 4 vite con i suoi organi

    Al momento del rinnovo della carta d’identità aveva espresso la volontà di donare gli organi e la sua scelta è stata ribadita dal marito che ha rinnovato il consenso alla donazione. La generosità di una donna deceduta al Policlinico ha salvato quattro pazienti in attesa di trapianto. Sono stati prelevati cuore, reni, fegato e cornee, queste ultime inviate alla Banca degli occhi di Mestre.

    “Ai familiari va un pensiero di gratitudine e vicinanza – afferma il Commissario dell’Azienda ospedaliera universitaria, Maurizio Montalbano – L’atto di grande generosità della signora è un insegnamento importante sul valore della donazione di organi e deve essere da stimolo affinché la cultura della donazione si diffonda sempre di più”.

    Una volta avviate le complesse procedure, e allertato il Coordinamento operativo del Centro regionale trapianti, è scattato il periodo di sei ore di osservazione di morte cerebrale, al termine del quale sono iniziate le operazioni chirurgiche di prelievo degli organi.

    A gestire il processo di donazione è stato il professore Maurizio Raineri, responsabile dell’unità semplice di Terapia intensiva post-operatoria e Neurorianimazione e Coordinatore locale per i trapianti dell’AOUP, affiancato dall’equipe medica costituita da Andrea Cortegiani, Mauro Galati, Stefania Zerbo, Filippo Brighina, e dalla psicologa del Centro Regionale Trapianti in servizio presso il Policlinico, Elena Massihnia.

  • Miracolo della vita al Policlinico di Palermo: salvo neonato prematuro con grave malformazione

    Miracolo della vita al Policlinico di Palermo: salvo neonato prematuro con grave malformazione

    Un neonato estremo prematuro con una grave malformazione dell’esofago è stato trattato con successo al Policlinico “Paolo Giaccone” grazie alla stretta collaborazione tra l’Unità Operativa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale e l’Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica.

    Nato da un parto precipitoso a 28 settimane di gravidanza con appena 800 grammi di peso, il piccolo paziente presentava atresia dell’esofago, una grave malformazione che impedisce l’alimentazione, mette a rischio la respirazione e richiede una ricostruzione chirurgica complessa e delicata.

    Il caso ha richiesto un approccio multidisciplinare per garantire la sua sopravvivenza e una buona qualità di vita futura.

    La stabilizzazione in terapia intensiva neonatale è stato il primo step. Data l’estrema prematurità e le ulteriori malformazioni cardiache associate, prima di poter essere operato il paziente è stato ricoverato per due mesi nell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale, diretta dal professore Mario Giuffrè.

    Durante questo periodo sono stati anche necessari un supporto respiratorio e un supporto nutrizionale endovenoso per un adeguato apporto calorico-proteico.

    “I neonati con quadri clinici di elevata complessità – osserva il prof. Giuffrè – richiedono una collaborazione multidisciplinare tra professionisti di aree e competenze diverse, per accompagnare il paziente e la sua famiglia in un percorso lungo e difficile dalla diagnosi precoce al trattamento fino alla presa in carico a lungo termine. Il Policlinico di Palermo – continua il docente di pediatria – ha sperimentato fin dagli anni Novanta la stretta collaborazione tra neonatologia e chirurgia pediatrica, offrendo un percorso di assistenza e cura ai neonati con patologie malformative e genetiche che necessitano soluzioni di alta specializzazione”.

    Non appena le condizioni del neonato sono state stabili, e raggiunto il peso di 1.800 grammi, è stato possibile procedere all’intervento chirurgico.

    L’operazione, effettuata dalla prof.ssa Maria Rita Di Pace, direttrice della chirurgia pediatrica, e dalla sua équipe, è durata tre ore e ha permesso la ricostruzione completa dell’esofago e la separazione tra l’esofago e la trachea.

    Al termine dell’intervento il piccolo è ritornato in Terapia Intensiva Neonatale, ove è stato sottoposto ad assistenza respiratoria e nutrizione parenterale totale. Lungo e complesso è stato il percorso di educazione alla suzione e deglutizione per avviarlo progressivamente all’alimentazione enterale esclusiva, con il supporto dell’ équipe della TIN e della logopedista, la dottoressa Maria Rosa Paterniti, fino alla dimissione al quarto mese di vita.

    “La storia di questo paziente – afferma la prof.ssa Di Pace – dimostra l’importanza imprescindibile dell’eccellenza accademica e clinica nella sanità pubblica. Dal gennaio 2023 abbiamo operato oltre venti casi di malformazioni neonatali di alta complessità, naturalmente senza mai perdere di vista l’importanza dell’abbattimento dei tempi d’attesa anche per interventi di routine, che ad oggi non superano i due mesi e che entro fine anno rappresenteranno circa mille casi trattati. Tengo a ringraziare – conclude la chirurga pediatrica – il prezioso apporto dell’équipe del servizio di Anestesia diretto dal professore Giarratano e tutto il personale sanitario, come sempre attento e professionale, soprattutto in un caso così delicato”.

    Oggi il piccolo paziente continua il suo follow-up con neonatologi, chirurghi e logopedisti, questi ultimi hanno un ruolo fondamentale nella riabilitazione post-chirurgica: collaborano con il bambino e la sua famiglia per aiutarlo a imparare a deglutire correttamente, lavorando sulla funzione muscolare.

    “Il piccolo sta crescendo bene – concludono i due professori – dimostrando come il potere della medicina moderna e della collaborazione tra professionisti sanitari possa garantire un futuro migliore per i neonati che affrontano sfide così difficili fin dall’inizio della loro vita”.

  • A Villa Sofia il trattamento innovativo per l’ipertensione: via alla denervazione renale

    A Villa Sofia il trattamento innovativo per l’ipertensione: via alla denervazione renale

    Presso la Cardiologia con Utic ed Emodinamica dell’ospedale Villa Sofia dell’Azienda Ospedaliera “Villa Sofia – Cervello” di Palermo, diretta dal dr. Carlo Cicerone, cardiologo interventi sta ed emodinamista, ha avviato un programma per il trattamento dell’intervento di denervazione renale (RDN). Si tratta di una procedura in grado di ridurre in modo significativo la pressione arteriosa nei pazienti con ipertensione severa e non curabile attraverso farmaci o non soltanto attraverso tali convenzionali terapie.

    “L’ipertensione arteriosa resistente a farmaci – spiega Carlo Cicerone – riguarda più di un siciliano su tre: in questi casi poter contare su centri che offrono il trattamento di RDN è strategico per garantire un’offerta assistenziale adeguata che non potrebbe essere soddisfatta con le tradizionali terapie farmacologiche. Si tratta, infatti, di una tecnica innovativa che si sostanzia in una procedura eseguita dal cardiologo interventista in sala angiografica, che mira a modulare l’influenza del Sistema Nervoso Simpatico sulle arterie renali al fine di regolare i livelli della pressione arteriosa nei pazienti in cui, nonostante l’assunzione di tre o più farmaci anti – ipertensivi, non si raggiungono valori ottimali della pressione arteriosa”.

    Secondo la classificazione riportata nelle Linee guida dell’European Society of Cardiology (ESC) e dell’European Society of Hypertension (ESH) si considera ottimale una pressione sistolica inferiore a 120 mmHg e una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg. “Il nostro centro – sottolinea Gentian Gjermeni, cardiologo interventista della medesima UOC di Cardiologia – è impegnato nel fornire cure di altissima qualità, utilizzando tecnologie all’avanguardia per migliorare la salute dei nostri pazienti. Il programma terapeutico adottato di RDN rappresenta una svolta importante. Tenuto conto che in Sicilia il 37% degli uomini e il 34 % delle donne soffrono di ipertensione arteriosa: incidenza leggermente superiore alla media nazionale. Inoltre, il 20% degli uomini e il 16% donne si trovano in una condizione clinica di rischio”. La RDN consente una duratura riduzione della pressione arteriosa. Gli effetti clinicamente rilevanti si manifestano dentro un periodo che può variare da tre a sei mesi. In base all’efficacia della procedura, è possibile rivalutare la terapia farmacologica.

    “Offriamo così una nuova speranza per i pazienti con pressione arteriosa elevata che non rispondono alle terapie convenzionali – afferma Walter Messina commissario straordinario dell’AOOR Villa Sofia Cervello – migliorando la loro qualità di vita, arricchendo al contempo con standard innovativi l’offerta assistenziale in un campo nel quale Villa Sofia ha già registrato nel tempo risultati significativi”.

    L’UOC di Cardiologia con UTIC ed Emodinamica, del presidio “Villa Sofia”, infatti, è centro HUB di riferimento per le cure dell’infarto miocardico acuto (IMA) e il trattamento delle malattie coronariche e nel 2022 si è attestata (secondo dati registro GISE- Società Italiana di Cardiologia Interventistica) primo centro dell’area metropolitana e della provincia di Palermo per numero di PPCI (angioplastica primaria) eseguite.

    L’angioplastica primaria rappresenta un trattamento di prima scelta per la riperfusione nel caso di infarto miocardico acuto con sopra-slivellamento del segmento ST (STEMI), in altre parole il gold standard per ridurre outcome di mortalità, riacutizzazioni, stroke e disabilità di tali infartuati, se eseguita nel tempo massimo di 60 minuti dall’ingresso in ospedale (per centri HUB) considerato una misura attendibile dell’efficacia dei modelli organizzativi.

    L’UOS (Unità Operativa Semplice) di Emodinamica che afferisce all’UOC citata è diretta dal dr. Mario Lombardi e dell’equipe fanno parte i cardiologi interventisti dottori Gentian Gjermeni, Giuseppe Migliore e Rocco Giunta. Per ulteriori informazioni sul punto è possibile contattare l’ambulatorio allo 0917804054

  • Raro tumore asportato con successo a Villa Sofia a un giovane con operazione mininvasiva

    Raro tumore asportato con successo a Villa Sofia a un giovane con operazione mininvasiva

    L’angiofibroma giovanile (JNA) è un tumore benigno di origine vascolare, che origina dalla parete postero- laterale della cavità nasale. Sebbene si tratti di una patologia poco diffusa, che registra in Europa l’incidenza di 4 casi su 100.000, e nonostante sia molto “selettiva” ( riguarda principalmente soggetti di sesso maschile dai 7 ai 21 anni di età, con una media dai 14 ai 18 secondo i casi ), questi tumori richiedono un intervento tempestivo perché in alcuni casi, più gravi, possono accrescere anche molto rapidamente, fino ad invadere altre strutture del cranio, come ad es. il nervo ottico e l’encefalo.

    Il ruolo chiave della chirurgia endoscopica mininvasiva

    “La chirurgia rappresenta il gold standard del trattamento del JNA – spiega Salvatore Poma, medico specialista in otorinolaringoiatra – e l’obiettivo chirurgico è volto alla rimozione completa dell’exeresi tumorale. L’asportazione chirurgica è, dunque, la terapia d’elezione ed è quasi sempre risolutiva. Nella maggior parte dei casi l’intervento è realizzato in modalità mini-invasiva, utilizzando un endoscopio, che risale dalla narice, e che, attrezzato con speciali pinze o un laser, viene usato dal chirurgo per asportare la massa. Questo tipo di chirurgia senza cicatrici consente un post-operatorio molto più rapido: il paziente, infatti, in assenza di complicazioni, può essere dimesso già 2-3 giorni dopo l’intervento. L’operazione nella maggior parte dei casi coincide con la guarigione, cui seguirà, comunque, un follow up di visite e controlli a scadenze regolari per tenere la situazione sotto stretta sorveglianza”. “Si tratta – continua Poma – di interventi delicati per via della diffusione sottomucosa del tumore, nonché della complessità anatomica dei distretti coinvolti (distretto testa-collo) che possono generare possibili emorragie in corso dell’intervento chirurgico, oscurando il campo operatorio”.

    L’importanza dell’embolizzazione pre-operatoria

    Un aspetto quest’ultimo che rileva come sia importante in fase pre-chirurgica poter contare su modelli organizzativi assistenziali dotati anche della neuroradiologia interventistica che, in casi come questo, consentono una previa embolizzazione (procedura di neuroradiologia interventistica che si sostanza nell’occlusione selettiva di alcuni vasi sanguigni). L’approccio chirurgico, infatti, va selezionato oltre che, in base a localizzazione e vascolarizzazione del tumore, età del paziente ed esperienza del team chirurgico, anche in relazione all’efficacia dell’embolizzazione, favorendo quest’ultima la successiva chirurgia selettiva di pertinenza otorinolaringoiatrica, al fine di massimizzare la precisione dell’area anatomica di intervento chirurgico e riducendo così il rischio di sanguinamenti intraoperatori, con conseguente aumento del comfort e della sicurezza del paziente ed un miglioramento degli outcome (esiti).

    “L’embolizzazione – sottolinea Marco Filizzolo, medico specialista in neuroradiologia interventistica – viene preceduta da un’angiografia, per avere una “mappa” dei vasi sanguigni che irrorano il tumore, sulla cui base il neuroradiologo interventista “occlude ”(tappa) i vasi che riforniscono di sangue la massa tumorale, in modo da limitare eventuali emorragie durante l’intervento di asportazione”.

    Il lavoro di squadra e l’expertise multidisciplinare

    L’intervento chirurgico è stato effettuato dal dr. Salvatore Poma e coordinato dal direttore dell’UOC (Unità Operativa Complessa) di Otorinolaringoiatria dr. Giuseppe Mario Galfano, mentre le procedure di competenza anestesiologica sono state condotte dall’anestesista-rianimatore dott.ssa Fabiana Tartamella, dell’UOC di Anestesia e Rianimazione diretta da Paolino Savattieri. L’intervento chirurgico è stato preceduto appunto dalla cd. embolizzazione, eseguita dal dr. Marco Filizzolo dell’UOSD (Unità Operativa Semplice Dipartimentale) di Radiologia e Neuroradiologia Interventistica diretta dal dr. Fabio La Gattuta, c/o l’UOC di Radiologia, diretta dal dr. Francesco Gioia.

    Attenzione ai campanelli d’allarme come epistassi ricorrente

    Poma evidenzia altresì l’importanza di centri altamente qualificati ai fini della diagnosi precoce, perché sebbene si tratti di una patologia rara, il fatto che tali tumori non diano spesso segni della loro presenza, e siano pressoché riscontrati in via incidentale, può comportare che sfugga per molto tempo il corretto inquadramento diagnostico. “Quasi sempre – rileva Poma – il primo campanello d’allarme è l’epistassi (emorragia) dal naso, allorquando la massa particolarmente vascolarizzata si rompe provocando tale sanguinamento. L’epistassi, pertanto, in adolescenti maschi, soprattutto quando si presenta con episodi frequenti ed abbondanti, è un sintomo che non va sottovalutato e che oltre alla visita specialistica richiede un approfondimento diagnostico tramite l’esame endoscopico”.

    << E’ un risultato – afferma Walter Messina, commissario straordinario dell’AOOR “Villa Sofia Cervello” di Palermo – che dimostra le elevate professionalità aziendali, ma anche l’importanza dell’adozione di modelli organizzativo assistenziali in grado di ottimizzare risorse, expertise e professionisti per dare risposte concrete anche alle esigenze dei pazienti affetti da patologie più rare invertendo, così, anche alcuni flussi di mobilità passiva>>.

    La patogenesi dell’Angiofibroma giovanile (cause che favoriscono l’insorgenza della patologia) è tuttora incerta, ma la diffusione limitata a ragazzi maschi in età adolescenziale avvalora l’ipotesi di una correlazione di tipo ormonale (nb. la teoria ormonale sostiene che il fattore di accrescimento del tumore sia legato ad un’alterazione dell’asse ipofisi – androgeni – estrogeni per inattività dell’ipofisi), infatti, in alcuni casi il tumore può fermare la sua crescita una volta superata l’età adolescenziale. Accanto all’esame obiettivo, la Tac e la Risonanza Magnetica del massiccio facciale completano la diagnosi e identificano un quadro preciso dell’estensione del tumore.

    L’otorinolaringoiatria dell’ospedale Villa Sofia già da tempo rappresenta un importante punto di riferimento in generale per i tumori del cd. Distretto Testa-Collo tra i quali appunto rientra anche il cd. “JNA”

  • E’ arrivata l’influenza d’autunno ed è boom di nuovi casi

    E’ arrivata l’influenza d’autunno ed è boom di nuovi casi

    L’influenza di stagione è arrivata in anticipo quest’anno, con un vero e proprio boom di casi che sta interessando tutta Italia. Secondo le stime degli esperti, ogni settimana si registrano fino a 80 mila nuovi casi, con un incremento consistente rispetto agli anni precedenti.

    I sintomi più comuni segnalati sono mal di gola, tosse secca, raffreddore, febbre anche molto alta oltre i 38°, dolori muscolari e articolari diffusi. Non mancano però anche disturbi gastrointestinali, come nausea, vomito e diarrea. “In questo periodo possiamo stimare 60-80mila casi a settimana di forme parainfluenzali, un terzo delle quali riguardano proprio stomaco e intestino”, ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco.

    La carica dei virus cugini dell’influenza, oltre 260 tra tipi e sottotipi diversi, causerà nell’autunno-inverno in Italia circa 10 milioni di casi complessivi, che si affiancheranno ai 5-6 milioni di casi di vera e propria influenza stagionale. Quest’ultima è riconoscibile da un rialzo repentino della temperatura corporea oltre i 38°, la comparsa contemporanea di almeno un sintomo generale come dolori muscolari o malessere, e almeno un sintomo respiratorio, come tosse o raffreddore.

    L’influenza stagionale quest’anno sembra colpire in modo più sfumato e con sintomi meno prolungati rispetto alla classica durata di 5 giorni. La sindrome simil-influenzale può guarire in molti casi con una corretta automedicazione a base di farmaci sintomatici. “L’uso di antinfiammatori, antipiretici e sciroppi serve ad attenuare i disturbi senza però azzerarli completamente, in modo da monitorare l’evoluzione della malattia e permettere all’organismo di reagire da solo”, spiega il virologo Pregliasco.

    L’invito è di rivolgersi al medico se la sintomatologia dovesse aggravarsi o protrarsi oltre i canonici 5-7 giorni. La prevenzione, attraverso la vaccinazione antinfluenzale, resta l’arma migliore per contrastare quella che ormai è una vera e propria epidemia stagionale.

  • Prevenzione delle maculopatie, a Palermo un apparecchio di ultima generazione

    Prevenzione delle maculopatie, a Palermo un apparecchio di ultima generazione

    L’Asp di Palermo dota l’ambulatorio di oculistica diagnostica del PTA Albanese di via Papa Sergio I di un Angio OCT, apparecchio di ultimissima generazione per la diagnosi precoce delle patologie retiniche e, in particolare, delle maculopatie.

    L’attrezzatura consente, in maniera veloce, non invasiva e senza alcun mezzo di contrasto, di scansionare gli strati retinici evidenziandoli separatamente per identificare precocemente i vasi anomali che sono la causa, successivamente, delle maculopatie che oggi hanno una grossa incidenza sulla popolazione over 50 e nei soggetti diabetici.

    “La precoce identificazione, grazie all’alta tecnologia dell’Angio OCT – spiega il responsabile dell’ambulatorio, l’oculista dell’Asp Egidio Gonzales – consente un trattamento terapeutico precoce con risoluzione di una patologia che, in passato, si diagnosticava in tempi più avanzati e solo con l’esame fluorangiografico con mezzo di contrasto”.

    L’apparecchiatura è la prima sul territorio prenotabile al CUP dell’Asp di Palermo con la dicitura “OCT – ANGIO” e va a completare le altre 2 tipologie di OCT Maculare e RNFL (per la valutazione del nervo ottico).

    Obiettivo dell’Asp è di puntare sulla prevenzione delle patologie vascolari oculari in sinergia con i centri ospedalieri dell’Azienda Civico e dell’Azienda Villa Sofia-Cervello, nei quali si effettuano le terapie intravitreali per le maculopatie”.

  • Donna muore per una’aneurisma cerebrale: i gesto di altruismo della famiglia

    Donna muore per una’aneurisma cerebrale: i gesto di altruismo della famiglia

    Un gesto di grande altruismo ha salvato altre vite umane. Una donna è morta nei giorni scorsi all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento a causa di un’emorragia cerebrale dovuta alla rottura di un aneurisma. I familiari, nonostante il dolore, hanno autorizzato l’espianto degli organi. Sono stati così prelevati fegato e cornee della donna, in un intervento durato diverse ore che ha visto la partecipazione di équipe chirurgiche e sanitarie di più reparti dell’ospedale agrigentino e di specialisti provenienti dall’Ismett di Palermo.

    “Il mio più sentito ringraziamento va alla famiglia che ha dimostrato grande generosità, pur in un momento così tragico”, ha dichiarato il dottor Gerlando Fiorica, direttore dell’Unità operativa complessa di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva dell’ospedale.

    Determinante per la buona riuscita del prelievo multiorgano è stato il coordinamento tra i reparti di Rianimazione, Neurologia e Chirurgia dell’ospedale agrigentino. Fondamentale anche il supporto psicologico fornito ai parenti della donna.

    La donazione degli organi rappresenta un gesto di estrema solidarietà, che può salvare tante vite umane. In Italia sono oltre 8mila le persone in attesa di trapianto, una situazione resa più critica negli ultimi anni dalla riduzione delle donazioni causata dalla pandemia. Episodi come questo accaduto ad Agrigento testimoniano la generosità di molte famiglie colpite da un lutto, capaci di pensare al bene collettivo anche nei momenti più difficili. Una scelta che merita profonda gratitudine da parte di tutta la comunità.

  • Endometriosi e HPV, prevenzione e cure: a Palermo esperti a confronto

    Endometriosi e HPV, prevenzione e cure: a Palermo esperti a confronto

    L’endometriosi è una malattia invalidante che colpisce oltre 3 milioni di donne in Italia, di cui il 20% in età riproduttiva. Anche le infezioni da HPV sono un problema diffuso, con 50mila diagnosi certificate nel nostro Paese. Prevenire e curare queste patologie è fondamentale per la salute femminile. Proprio di questo si parlerà al convegno “Advanced Obstetrics & Gynecology”, organizzato dal dottor Giuseppe Scaglione e dalla LAMB, che si terrà il 6 e 7 ottobre a Palermo presso il Saracen Sands Hotel & Congress Center.

    Il professor Ettore Cittadini, luminare della ginecologia, aprirà i lavori con una lectio magistralis sulla prevenzione della fertilità nelle pazienti con endometriosi. Interverranno poi i maggiori esperti del settore per affrontare vari temi: dalla medicina di genere alla diagnosi prenatale, dalle nuove terapie per i fibromi alla micoterapia. L’obiettivo è fare il punto sulle ultime novità in ambito diagnostico e terapeutico in ostetricia e ginecologia.

    Ma il convegno dedicherà spazio anche al drammatico tema della violenza contro le donne. Il 6 ottobre si terrà infatti la tavola rotonda “Violenza di genere prevenire è possibile: verso una soluzione condivisa”, che vedrà la partecipazione di medici, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali. L’intento è discutere e sensibilizzare su un fenomeno che continua a mietere troppe vittime: basti pensare che solo nel 2022 si contano già 300 omicidi di donne, di cui 97 per mano di partner o ex partner.

    Tra i partecipanti alla tavola rotonda ci saranno il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, l’assessore comunale Rosalia Pennino, il deputato Ismaele La Vardera, il professore Angelo Mangione e i medici Giuseppe Scaglione, Laura Giambanco, Antonio Maiorana e Vincenza Malatino. Le conclusioni saranno affidate al giornalista Emanuele Termini.

    Il convegno sarà quindi un’ottima opportunità per gli specialisti di condividere le conoscenze più all’avanguardia sulla salute femminile, ma anche per accendere i riflettori dell’opinione pubblica su temi delicati come l’endometriosi e la violenza di genere. La speranza è che dal confronto tra esperti scaturiscano soluzioni concrete per migliorare la prevenzione, la diagnosi e la cura delle patologie ginecologiche, e per contrastare la violenza sulle donne.

  • Operazione d’eccellenza all’Ismett: paziente riceve rene dalla moglie con RH diverso

    Operazione d’eccellenza all’Ismett: paziente riceve rene dalla moglie con RH diverso

    All’Ismett di Palermo i primi trapianti di rene tra pazienti con gruppi sanguigni diversi. L’Ismett di Palermo compie un passo da gigante nel campo dei trapianti e apre la strada a nuove possibilità per i pazienti in attesa di ricevere un rene. È stato effettuato con successo il primo intervento di trapianto di rene tra pazienti con gruppo sanguigno non compatibile (programma AB0 incompatibile). Si tratta di una procedura all’avanguardia, molto diffusa negli Stati Uniti e in Giappone, ma ancora poco praticata in Italia.

    Una procedura all’avanguardia

    Il paziente che ha ricevuto il rene, un uomo siciliano di 58 anni, è stato sottoposto nei giorni precedenti l’intervento ad un protocollo di desensibilizzazione, ovvero ad una terapia farmacologica per rimuovere gli anticorpi che avrebbero rigettato l’organo non compatibile. In particolare, è stata utilizzata la tecnica della plasmaferesi, consistente nella rimozione tramite macchina degli anticorpi anti-A o anti-B presenti nel sangue del ricevente. In questo modo si ripulisce il sangue dagli elementi che aggrediscono il rene trapiantato, sostituendoli con immunoglobuline protettive. Parallelamente, è stata avviata la terapia immunosoppressiva classica e la somministrazione di un anticorpo monoclonale, così da ridurre e bloccare del tutto la produzione di anticorpi.

    Il primo intervento con successo

    L’intervento, durato diverse ore, è stato eseguito con successo dall’équipe del dottor Salvatore Gruttadauria, direttore del Dipartimento per la Cura e lo Studio delle Patologie Addominali e dei Trapianti Addominali. L’organo trapiantato è stato donato dalla moglie del ricevente, una donna di 52 anni. Il prelievo del rene è avvenuto con tecnica laparoscopica mini-invasiva, consentendo una rapida guarigione per la donatrice.

    Le dichiarazioni dei medici e nuovi traguardi

    “Si tratta di un traguardo molto importante per l’Ismett e per l’intera Sicilia. Abbiamo dimostrato che anche nella nostra regione è possibile eseguire protocolli all’avanguardia come questo, ampliando le possibilità di trapianto per tanti pazienti” dichiara il dottor Angelo Luca, direttore dell’Istituto. “L’unione delle competenze e la collaborazione virtuosa tra centri di eccellenza sono la chiave per raggiungere simili risultati. Il futuro della medicina passa dall’innovazione e dalla ricerca scientifica”.

    I medici monitoreranno con attenzione nelle prossime settimane l’andamento del trapianto, ma tutti i primi segnali fanno ben sperare. La rapida ripresa della donatrice, dimessa pochi giorni dopo l’operazione, e le buone condizioni generali del ricevente lasciano prevedere un pieno successo dell’intervento. L’Ismett ha già in programma di effettuare altri trapianti di questo tipo nelle prossime settimane, proseguendo il percorso intrapreso e confermandosi centro all’avanguardia e punto di riferimento, non solo per la Sicilia ma per tutto il Paese.