Categoria: Salute e Sanità

  • Prestigioso premio alla Neurologia del Giglio di Cefalù, eccellenza nel trattamento dell’ictus

    Prestigioso premio alla Neurologia del Giglio di Cefalù, eccellenza nel trattamento dell’ictus

    E’ stato assegnato all’unità operativa di neurologia della Fondazione Giglio di Cefalù il “Platinum Angels Award” un riconoscimento che premia le strutture ospedaliere che si distinguono nell’eccellenza del trattamento dell’ictus.

    “E’ il frutto di un lavoro – ha detto il responsabile della neurologia, Luigi Grimaldi – partito dalla definizione di un PDTA (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale), basato su criteri internazionali tempo-dipendente che coinvolge ben 4 reparti e servizi per arrivare a somministrare il farmaco trombolitico in vena (tempo “door-ot-needle”) entro 60 minuti dall’ingresso del paziente in pronto soccorso. In questo arco temporale – ha aggiunto Grimaldi – deve essere effettuata l’anamnesi, la valutazione neurologica e clinica, in scala, sulla gravità dell’icuts, gli esami ematochimici, la TC encefalo o anche una RMN encefalo con refertazione da parte del radiologo”.

    Nel percorso assistenziale (PDTA), definito dal neurologo Andrea Mazzeo, esperto di malattie cerebrovascolari, vengono coinvolti i medici del pronto soccorso, della neurologia, i radiologi e del laboratorio analisi. “Per raggiungere questi risultati – ha evidenziato il responsabile della neurologia – occorre un continuo controllo di qualità inter-reparto fra tutte le professionalità coinvolte”.

    Nel 2024 i pazienti ricoverati in neurologia per malattie cerebrovascolari sono stati oltre 300. Il percorso stroke è stato attivato su 80 pazienti con 30 trombolisi effettuate. “Un arrivo tardivo del paziente in ospedale, dall’esordio dei sintomi – ha evidenziato Grimaldi – non consente la somministrazione del farmaco aumentando il rischio di sviluppare emiplegia. Per evitare ciò occorre una integrazione tra il territorio e l’ospedale”.

    Sono stati, invece, 6 i pazienti inviati, nel 2024, per trombectomia (chiusura dei grossi vasi cerebrali) ai centri di chirurgia endovascolare di Palermo e Messina a cui afferisce la stroke unit del Giglio essendo un centro spoke nella rete regionale. “E’ questo un riconoscimento internazionale che ci gratifica – ha detto il presidente della Fondazione Giglio, Victor Mario di Maria – e che premia un lavoro di squadra costantemente orientato alla qualità delle cure e al miglioramento dell’offerta sanitaria secondo le migliori evidenze scientifiche”.

    “Nel 2018 abbiamo istituito la Stroke Unit – ha affermato il direttore generale, Giovanni Albano – credo di non esagerare nell’affermare che sia il progetto che, più di tanti altri, ci ha reso orgogliosi per aver dato un servizio di grande valenza sociale e clinica al territorio delle Madonie. Ringrazio il personale sanitario del pronto soccorso, della radiologia e della neurologia per la professionalità e l’impegno profuso in questi anni”.

  • Intervento record a Trapani: rimossa ad una donna tiroide di 600 grammi

    Intervento record a Trapani: rimossa ad una donna tiroide di 600 grammi

    Un delicato intervento chirurgico sulla paziente, A.R. di 49 anni, è stato eseguito presso il complesso operatorio del Presidio ospedaliero Sant’Antonio Abate di Trapani, a cui è stata asportata la ghiandola #tiroide, eccezionalmente ingrossata, cosa che costituiva per la paziente un pericolo altrettanto eccezionale. L’intervento è stato eseguito dall’equipe di Francesco Marino, direttore dell’Unità operativa dipartimentale di Chirurgia dell’ospedale di #Salemi, con l’aiuto, Francesca Gatto, gli anestesisti Paola Chirco e Giovanni Ippati, l’infermiera strumentista Viviana Arpaia, e l’infermiere tecnico di anestesia Pierpaolo Mogliacci.

    Normalmente la ghiandola tiroidea, posta nel collo, nell’adulto misura pochi centimetri e pesa circa 20-30 grammi. La tiroide asportata nella suddetta paziente pesava ben 600 grammi. Raramente capita di osservare un tale ingrossamento, ed è facile immaginare come una tale massa stesse rendendo quasi impossibili le normali funzioni degli altri organi del collo: questa tiroide ormai notevolmente ingrossata, deformava e schiacciava la trachea rendendo difficile la respirazione, comprimeva l’esofago determinando fenomeni disfagici e dislocava inoltre la carotide e la giugulare interna.

    L’intervento è risultato particolarmente complesso perché era inoltre presente una rara variabile della localizzazione del nervo laringeo dx, che a differenza del controlaterale non ricorreva. Ma anche per l’eccezionalità delle dimensioni della tiroide da asportare e ha richiesto la presenza di anestesisti esperti in intubazioni difficili. L’intervento è stato portato a termine dopo avere verificato l’integrità dei nervi ricorrenti e risparmiando le ghiandole paratiroidi. La paziente è stata dimessa in seconda giornata post-operatoria con capacità fonatoria perfetta e con valori di calcemia nella norma.

    “Voglio ringraziare l’intera equipe – ha commentato il Commissario straordinario dell’ASP Trapani, Sabrina Pulvirenti – per la perfetta riuscita di questo complesso intervento, che certifica la qualità della Chirurgia di questa azienda. Intervento seguito poi dalla terapia sostitutiva, a conferma di come i pazienti vengano costantemente seguiti in tutte le fasi, anche pre e post operatorie”.

  • “Poteva morire e non lo sapeva”: salvato da un cardiologo all’Ingrassia dopo un controllo gratuito

    “Poteva morire e non lo sapeva”: salvato da un cardiologo all’Ingrassia dopo un controllo gratuito

    Una visita di controllo si è trasformata in un intervento salvavita grazie all’efficace modello di prevenzione promosso dall’ASP di Palermo nell’ambito del Programma Nazionale Equità nella Salute (PNES). Il protagonista è un cittadino del Bangladesh residente a Palermo, che nei giorni scorsi si era recato nell’Ambulatorio di prossimità della Casa del Sole, struttura attivata dall’Azienda Sanitaria per garantire l’accesso gratuito alle cure ai soggetti più fragili e vulnerabili.

    Durante la valutazione clinica, il cardiologo di turno, Filippo Ganci, ha riscontrato una condizione cardiaca particolarmente preoccupante, disponendo il trasferimento urgente del paziente nell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Ospedale Ingrassia, diretta da Sergio Fasullo. Il paziente è stato seguito dal team composto dagli specialisti Giuliana Cimino e Angelo Giuseppe Caponetti, e dimesso nei giorni successivi, dopo l’impianto di un pacemaker salvavita eseguito da Mirko Luparelli.

    “La prevenzione cardiovascolare – ha sottolineato il Direttore sanitario dell’ASP di Palermo, Antonino Levita – rappresenta uno degli obiettivi prioritari di salute pubblica. Questo caso è la dimostrazione concreta che un accesso precoce ai servizi sanitari può davvero fare la differenza tra la vita e la morte”.

    L’attività dell’ambulatorio di prossimità dell’ASP di Palermo rientra nel progetto PNES 2021-2027, finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti (INMP). L’obiettivo è di garantire equità nell’accesso alle cure, in particolare alle persone in condizioni di vulnerabilità socio-economica.

  • Rifiutata da altri ospedali, trova salvezza a Palermo: l’operazione al Policlinico grazie a un lavoro di squadra con Ismett

    Rifiutata da altri ospedali, trova salvezza a Palermo: l’operazione al Policlinico grazie a un lavoro di squadra con Ismett

    La sinergia tra Policlinico di Palermo e ISMETT ha assicurato un percorso terapeutico di successo a una paziente affetta da tumore, già trapiantata di fegato e in attesa di un trapianto renale. Un caso clinico particolarmente complesso che ha richiesto un approccio multidisciplinare coordinato dalla dottoressa Gabriella Militello, chirurga oncologa della Breast Unit dell’Azienda ospedaliera universitaria.

    La paziente era stata inviata all’AOUP “Paolo Giaccone” dalla dottoressa Sveva Corsale, epatologa dell’ISMETT. Data la complessità del caso, non accolto da altre strutture ospedaliere, la dottoressa Militello ha avviato, all’interno del Policlinico, un percorso multidisciplinare che ha coinvolto, oltre alla specialista dell’Istituto Mediterraneo per i trapianti, anche l’infettivologo Marcello Trizzino, i nefrologi Marco Guarneri e Caterina Carollo e l’anestesista Francesco Conte

    L’intervento è stato eseguito senza anestesia generale, a causa delle severe condizioni cliniche della paziente. Conte ha, infatti, effettuato un’anestesia locoregionale (tecnicamente “Blocco del piano Anteriore del muscolo Serrato sotto guida ecografica”) affiancata da sedazione profonda assistita.

    L’operazione eseguita dalla Dottoressa Militello è perfettamente riuscita e la paziente ha avuto un ottimo decorso post-operatorio. “Al momento della dimissione – spiega la chirurga oncologa – ho contattato la nefrologa del centro dialisi responsabile della paziente per aggiornarla sul decorso clinico. Ho anche informato nuovamente la dottoressa Corsale riguardo alla ripresa della gestione della paziente da parte dell’ISMETT e inviato la signora alla professoressa Maria Rosaria Valerio per il follow-up oncologico”.

    La paziente, la signora Antonina Passalacqua, tiene a ringraziare i medici che l’hanno avuta in cura: “Desidero esprimere pubblicamente la mia più sincera gratitudine alla Breast Unit del Policlinico di Palermo, e in particolare alla dottoressa Gabriella Militello per la straordinaria prontezza, professionalità e umanità con cui sono stata accolta e curata nel corso di un percorso clinico particolarmente delicato. Un ringraziamento speciale – continua la paziente – va alla dottoressa Sveva Corsale dell’ISMETT, che ha saputo indirizzarmi con sensibilità verso la dottoressa Militello. Ringrazio, inoltre, i dottori Francesco Conte, Marcello Trizzino, Marco Guarneri e Caterina Carollo del Policlinico e la dottoressa Irene Parrino del Centro dialisi del territorio. Nonostante la complessità del mio caso, ho ricevuto un’assistenza di altissimo livello. Mi sono sentita accolta, ascoltata e curata con attenzione non solo dal punto di vista medico, ma anche umano. In un momento così difficile della mia vita, – conclude la signora Passalacqua – ho potuto contare su professionisti che hanno lavorato insieme, mettendo al centro la persona. È grazie a questa rete di cura che oggi posso affrontare il futuro con maggiore serenità”.

    “Quando mi sono trovata di fronte al caso della signora Passalacqua, ho subito compreso la complessità della sua condizione clinica e la necessità di un intervento altamente specializzato e multidisciplinare – sottolinea la dott.ssa Corsale -. Dopo un’attenta valutazione clinica, ho ritenuto opportuno attivare un percorso condiviso con la Breast Unit del Policlinico. La collaborazione tra ISMETT e il l’AOUP di Palermo ha permesso di integrare competenze specialistiche in epatologia, nefrologia, infettivologia, anestesiologia e chirurgia oncologica, garantendo un continuum assistenziale efficace e sicuro.”

    La Direttrice Generale del Policlinico di Palermo, Maria Grazia Furnari, sottolinea: “Questo caso evidenzia quanto sia fondamentale la collaborazione tra le varie strutture sanitarie del nostro territorio per garantire la migliore assistenza possibile. È grazie a questa sinergia che possiamo migliorare continuamente la qualità delle cure e fare la differenza nella vita dei nostri pazienti. Ringrazio tutti i professionisti coinvolti per il loro impegno e la loro dedizione”. “”La nostra struttura – sottolinea Angelo Luca, direttore di ISMETT – il Policlinico e l’Università di Palermo condividono da sempre una solida collaborazione che integra assistenza clinica, formazione e ricerca, con il contributo strategico di UPMC, dell’Università di Pittsburgh e della Fondazione Ri.MED.”.

    La Dottoressa Militello conclude: “Sono estremamente soddisfatta del bel lavoro di squadra che abbiamo realizzato. Insieme siamo riusciti ad affrontare diverse sfide cliniche e a garantire il miglior esito possibile. Vedere il sorriso della nostra paziente è la più grande gratificazione per le difficoltà a cui abbiamo dovuto far fronte nella gestione di un caso così difficile. Questo successo rappresenta non solo una vittoria medica ma anche un esempio del valore della cooperazione”.

  • Partorisce e accusa malore, operata a Partinico riabbraccia il figlio dopo 12 ore

    Partorisce e accusa malore, operata a Partinico riabbraccia il figlio dopo 12 ore

    Si era presentata al pronto soccorso dell’Ospedale Civico di Partinico pochi giorni dopo aver partorito, spinta da forti dolori addominali. La diagnosi ha imposto un ricovero e un intervento chirurgico d’urgenza. Ma solo 12 ore dopo l’operazione, una giovane madre ha potuto fare ritorno a casa, riabbracciando il proprio neonato.

    A causare il malessere era stata l’evoluzione rapida di una patologia ovarica preesistente, che ha richiesto un tempestivo intervento da parte dell’équipe del reparto di Ginecologia e Ostetricia, guidata da Mauro Li Muli.

    “L’utilizzo di tecniche mininvasive anche in regime d’urgenza – ha spiegato Li Muli – consente una riduzione significativa dei tempi di degenza, con evidenti benefici sul piano clinico, psicologico ed emotivo. Nel caso specifico, la possibilità per la paziente di tornare in poche ore dal proprio bambino ha rappresentato un valore umano inestimabile”.

    Il merito va a un approccio integrato che abbina chirurgia di precisione, controllo efficace del dolore post-operatorio e una metodica assistenza infermieristica e ostetrica, finalizzata a ristabilire in tempi brevi le autonomie funzionali della paziente. L’approccio mininvasivo offre infatti notevoli benefici, tra cui una diminuzione del dolore postoperatorio e tempi di recupero più veloci.

    “La riduzione dei tempi di degenza – conclude Li Muli – non è solo un vantaggio per chi si cura, ma rappresenta anche un elemento chiave per l’ottimizzazione delle risorse sanitarie, consentendo un turn-over più rapido dei posti letto, un alleggerimento delle liste d’attesa e un uso più efficiente delle tecnologie disponibili, senza compromettere la qualità dell’assistenza”. La chirurgia mininvasiva, infatti, permette di ridurre i tempi di degenza ospedaliera e i rischi di infezioni post-operatorie.

    L’intervento, pur rientrando nella routine clinica del reparto, si è trasformato in una storia di sanità “vicina” alle persone, capace di restituire in tempi record a una giovane madre il diritto più semplice e prezioso: prendersi cura del proprio figlio.

  • A Palermo un drone può salvarti la vita, ora il defibrillatore arriva dal cielo

    A Palermo un drone può salvarti la vita, ora il defibrillatore arriva dal cielo

    Un drone ambulanza è realtà a Palermo. Il Molo Trapezoidale è stato teatro, questa mattina, di un momento significativo per l’innovazione nel campo del soccorso sanitario. È stato firmato un protocollo d’intesa che vede protagonisti il Rotary Club Marsala, il Distretto Rotary 2110, la Croce Rossa Italiana – Comitato Regionale Sicilia, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani e il Comune di Palermo. L’accordo formalizza l’introduzione di due droni-ambulanza equipaggiati con defibrillatori semiautomatici esterni (DAE), strumenti cruciali per intervenire in caso di arresto cardiaco. L’iniziativa è stata accompagnata da una dimostrazione operativa che ha illustrato le potenzialità di questi velivoli in scenari complessi, come le aree di non facile accesso per i mezzi tradizionali.

    Tecnologia all’avanguardia per interventi tempestivi

    I droni rappresentano una soluzione tecnologica avanzata, destinata a cambiare le dinamiche dell’intervento d’urgenza. La gestione dei velivoli sarà affidata alla Croce Rossa Sicilia, con la supervisione attenta della Centrale Operativa 118 Palermo-Trapani. Questa sinergia consentirà di trasportare i defibrillatori in contesti particolarmente critici: si pensi a situazioni di traffico congestionato, zone impervie difficilmente raggiungibili via terra, o durante eventi pubblici che richiamano grandi folle, dove la mobilità del personale di soccorso è inevitabilmente limitata. L’impiego dei droni permette di accorciare drasticamente i tempi di arrivo del DAE sul luogo dell’emergenza, un fattore che, come noto, è determinante per aumentare le possibilità di sopravvivenza dei pazienti colpiti da arresto cardiaco. La rapidità dell’intervento è, in questi casi, letteralmente una questione di vita o di morte.

    Le istituzioni plaudono all’innovazione

    Alla presentazione dell’iniziativa hanno presenziato figure di rilievo del panorama istituzionale, tra cui il Sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, accompagnato dall’assessore Fabrizio Ferrandelli, e Stefano Pellegrino, componente della Commissione Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana. Le parole del primo cittadino e dell’assessore Ferrandelli hanno sottolineato la portata innovativa del progetto: “L’uso di droni-ambulanza costituisce il futuro della medicina di emergenza. L’accordo siglato oggi rappresenta la conferma di come la collaborazione fra pubblico e privato sia essenziale in campo sanitario.” Un concetto che evidenzia la volontà di esplorare nuove frontiere per migliorare i servizi al cittadino. L’onorevole Pellegrino ha posto l’accento sul valore esemplare dell’iniziativa: “Questa collaborazione offre un modello concreto per la sanità regionale. Ringraziamo il Rotary di Marsala per l’impegno nel promuovere strumenti salvavita. I droni-ambulanza miglioreranno significativamente la capacità di intervenire nelle emergenze in scenari complessi”.

    Da Marsala a Palermo: un modello che si espande

    L’efficacia del sistema drone-defibrillatore non è una novità assoluta per l’area. Dopo una prima fase di test condotta con successo a Marsala, la dimostrazione odierna a Palermo, che ha visto all’opera piloti esperti del Rotary e soccorritori della Croce Rossa Italiana, ha ulteriormente validato la velocità e l’affidabilità di questa soluzione. Con l’avvio operativo del servizio, Palermo e Marsala si candidano a diventare città pilota a livello nazionale per l’utilizzo stabile e integrato dei droni-ambulanza nelle procedure di emergenza. Un passo importante che vedrà la Centrale Operativa 118 integrare questi nuovi asset tecnologici nel sistema di allarme regionale, coordinando gli interventi dei droni con quelli dei mezzi di soccorso tradizionali, in un’ottica di potenziamento reciproco.

    L’impegno concreto del comune di Palermo

    L’amministrazione comunale di Palermo ha tradotto la visione in un impegno tangibile. Con la delibera numero 154, approvata dalla Giunta il 28 maggio 2025, è stato dato il via libera a un progetto specifico per la cardio protezione della città attraverso l’utilizzo del drone ambulanza con DAE. Per questa finalità, è stata stanziata una somma complessiva di 24.655,38 euro (IVA inclusa). “Con l’approvazione di questo importante provvedimento,” hanno dichiarato congiuntamente il sindaco Roberto Lagalla e l’assessore Fabrizio Ferrandelli, “Palermo compie un importante passo avanti ed è oggi tra le città all’avanguardia in Italia in tema di innovazione e salute al servizio del cittadino. L’intervento dei droni per il soccorso urgente è il futuro della medicina d’emergenza.” Hanno poi ribadito: “Noi, come Comune di Palermo, abbiamo siglato un protocollo con Rotary e ASP TP per l’utilizzo di due droni ambulanza con DAE nel soccorso urgente, gestito dalla Croce Rossa italiana, con i quali sarà possibile, in pochi minuti e su indicazione del 118, trasportare un defibrillatore così da salvare vite umane nei punti difficilmente raggiungibili per traffico o distanza. Una ulteriore dimostrazione di come la sinergia tra pubblico e privato possa veramente essere utile.”

  • All’Arnas di Palermo il tumore all’utero si combatte con la brachiterapia

    All’Arnas di Palermo il tumore all’utero si combatte con la brachiterapia

    Dall’ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo arriva una svolta nel trattamento delle seguenti neoplasie ginecologiche: tumori della cervice uterina e dell’endometrio. L’azienda palermitana, infatti, avvia il primo sistema di Brachiterapia della Sicilia occidentale per il trattamento di questi tumori (l’altro centro ad oggi è in Sicilia orientale).

    La brachiterapia è una tecnica di radioterapia in cui una sorgente radioattiva è collocata all’interno del corpo del paziente nel contesto o in prossimità del tumore da trattare. Ciò è possibile grazie al posizionamento di dispositivi variamente conformati (aghi, cateteri, applicatori dedicati e applicatori personalizzati) direttamente nel tumore (tecnica interstiziale), in cavità anatomiche (tecnica endocavitaria o endoluminale), oppure posti sulla superficie corporea (tecnica a contatto). Permette, dunque, di colpire le cellule tumorali con radiazioni emesse da sorgenti radioattive posizionate all’interno del corpo. Il sistema di Brachiterapia dell’azienda ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo rappresenta l’unica apparecchiatura dedicata a questo tipo di trattamenti in Sicilia occidentale, configurandosi come un elemento strategico anche per il Gruppo Oncologico Multidisciplinare (GOM) e, quindi, anche un repere importante per quei centri di radioterapia pubblici e privati del territorio che seguono pazienti candidabili a tale metodica radioterapica. La Brachiterapia avviata dall’azienda palermitana al momento è una prestazione assistenziale erogabile solo per il trattamento delle due citate neoplasie ginecologiche, auspicando un’estensione futura per la cura di tutte le neoplasie candidabili a codesta metodica. “Si tratta comunque di una svolta importante almeno per l’area della Sicilia occidentale – commenta il medico radio-oncologo Giuseppe Ferrera, referente del progetto di brachiterapia aziendale e responsabile dell’impianto radiologico della U.O.C. (Unità Operativa Complessa ) di Radioterapia Oncologica, diretta dal dr. Domenico Messana in qualità di responsabile FF – ed è un risultato frutto di un percorso laborioso anche sul fronte dell’iter burocratico”. “Rappresenta infatti – precisa Ferrera – la concretizzazione di un Progetto Obiettivo 6.9 dal titolo “Implementazione del trattamento di Brachiterapia” ( che ha già incassato in fase di partenza nelle scorse settimane un primo successo nel trattamento di un caso di brachiterapia endocavitaria endovaginale su una paziente affetta da carcinoma squamoso della cupola vaginale ) e che ha origine dall’assegnazione di un finanziamento previsto dal Piano Sanitario Nazionale 2017, nell’ambito della linea progettuale 6 “Reti Oncologiche”, fino ad arrivare all’attualità odierna, che oggi trasforma un’idea in una realtà al servizio degli utenti”. “Il tutto – racconta Ferrera – grazie ad un percorso che ha visto molti step: dall’iter di fornitura del sistema di Brachiterapia e relativa procedura di gara (delibera n. 1781 del 22/12/2022), ad una modifica ulteriore (delibera n. 839 del 19/05/2023) e nuova relativa procedura di gara negoziata per la fornitura del sistema, aggiudicata ai sensi del D.Lgs. 50/2016 (codice Appalti) e in ultimo un ulteriore passaggio di valutazione tecnica ed economica, definito il quale il sistema è stato aggiudicato con delibera n. 68 del 17/01/2024. Aspetti che hanno visto l’impegno di una Commissione costituita ad hoc secondo normativa vigente, presieduta dalla dott.ssa Giuseppina lacoviello, responsabile dell’U.O.C. di Fisica Sanitaria, che ha presieduto alla pianificazione e verifica degli standard fisici e dosimetrici del sistema, assicurando un supporto cruciale sia nella fase di valutazione tecnica delle varie offerte sia in quella di implementazione clinica. Il suo contributo, nonché quello dei dirigenti Fisici dedicati, è stato strategico. Il tutto naturalmente ha incluso anche le opportune fasi di installazione del sistema e relativo collaudo”. L’attività clinica è stata avviata sotto la supervisione del medico radio-oncologo Salvatore D’Alessandro, che vanta un’esperienza professionale ed una competenza specifica su questa metodica ed, infatti, proprio con questo obiettivo è stato acquisito nel team di ARNAS di Palermo, dopo un percorso professionale trascorso in altra Regione del Nord Italia. Oggi insieme alla dottoressa Daniela Cespuglio, altro medico radio-oncologo, rappresentano il personale specificatamente dedicato alle attività cliniche obiettivo del progetto con l’auspicio che si possa perfezionare sempre di più questo percorso fino all’estensione di tale prestazione sanitaria alla cura di tutte le tipologie tumorali candidabili a questa specifica metodica.

    Aspetti clinici e vantaggi della brachiterapia

    “Grazie a questa tecnica – spiega Salvatore D’Alessandro – possiamo offrire un’opzione terapeutica alla cura dei tumori ginecologici, quali il cancro della cervice e dell’endometrio che ad ora sono quelli per cui l’azienda ha avviato tale attività, nei casi naturalmente selezionabili per questo specifico trattamento. La Brachiterapia può avere una ratio curativa complementare, associata quindi a radioterapia a fasci esterni o radio-chemioterapia come nei casi di tumori della cervice uterina localmente avanzati; curativa esclusiva in casi selezionati, o adiuvante dopo un intervento chirurgico”. La tipologia di Brachiterapia utilizzata in ARNAS per questi tumori è quella cd. HDR (ad alto rateo di dose), ovvero effettuata mediante un’apparecchiatura e dispositivi dedicati che consentono ad una sorgente radioattiva di Iridio192 di raggiungere le strette vicinanze del tumore, erogando radiazioni, e che dopo il trattamento NON rimane all’interno del corpo”. “La brachiterapia è – continua D’Alessandro – un elemento cardine e insostituibile nel trattamento curativo delle neoplasie cervicali rappresentato da radioterapia a fasci esterni (external beam radiation therapy, EBRT) , in associazione o meno, alla chemioterapia e sovradosaggio mediante brachiterapia sull’asse utero-vaginale, appunto. Nel caso di tumori dell’endometrio, invece, è utilizzata maggiormente con finalità adiuvante, quindi dopo un intervento chirurgico. Il vantaggio principale è che, poiché la fonte di radiazione si trova in prossimità del tumore, è possibile erogare un’elevata dose di radiazioni al tumore stesso, con il massimo risparmio degli organi circostanti, riducendo il rischio di esporre oltremodo a radiazione, ovvero di danneggiare, anche i tessuti sani. Inoltre, in tutti i casi di neoplasia in cui è prevista, ad esempio, l’associazione di un trattamento di radioterapia a fasci esterni, seguito da un sovradosaggio di brachiterapia, la disponibilità nello stesso unico centro di quest’ultima metodica, oltre che di quella convenzionale, permette di evitare alle pazienti la migrazione da un ospedale ad un altro, con conseguente riduzione del tempo totale del trattamento radioterapico e maggior comfort per le stesse”. “A differenza della terapia a fasci esterni (EBRT), in cui le radiazioni ionizzanti generate da una macchina vengono dirette al tumore dall’esterno del corpo, la brachiterapia prevede il posizionamento di una sorgente radioattiva direttamente all’interno del corpo, nelle vicinanze della lesione tumorale, favorendo un’elevata precisione, massimizzando l’efficacia del trattamento e minimizzando i possibili effetti collaterali”.

    “Un traguardo – affermano congiuntamente Walter Messina e Domenico Cipolla, rispettivamente direttore generale e direttore sanitario di ARNAS di Palermo – possibile grazie alla presenza di professionalità cliniche altamente specializzate che hanno reso possibile questa mission e la concretizzazione di un obiettivo e di questo programma clinico e hanno saputo combinare fattori complessi in termini di risorse umane ed economiche per ottimizzare modelli organizzativi assistenziali declinati alla Customer Satisfaction Management, oggi centrali nell’ottica dell’aziendalizzazione sanitaria, al fine di invertire anche i tassi di mobilità passiva (migrazione verso altre Regioni), ampliando l’offerta sanitaria e garantendo una risposta appropriata e di altissima levatura ai bisogni di Salute, nella ratio strategica di una governance che punta a sostenere un volano di cambiamento in senso più performante ma, soprattutto, volto a sviluppare sempre maggiore attenzione alla centralità dei pazienti e, quindi, alla qualità ed alla sicurezza delle cure erogate”. Per Vincenzo Barone, direttore amministrativo di ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo: “Emerge la forza di un lavoro di squadra, sostenuto anche da un apprezzabile supporto degli uffici amministrativi, senza i quali nell’ambito dell’organizzazione dell’impresa complessa, non sarebbe possibile adempiere a profili squisitamente burocratici, indefettibili per dare sostrato concreto agli obiettivi strategici e di clinical governance”.

  • Aneurisma all’aorta: salvato al Civico di Palermo grazie a endoprotesi

    Aneurisma all’aorta: salvato al Civico di Palermo grazie a endoprotesi

    Grazie al posizionamento di un’endoprotesi/ device di ultima generazione TBE ( Thoracic Branch Endoprosthesis), l’equipe di Chirurgia Vascolare, diretta dal ff dr. Gabriele Ferro, con un trattamento chirurgico esclusivamente condotto per via endovascolare, ha risolto brillantemente un caso di Aneurisma dell’arco aortico ed aorta toracica discendente in un paziente ad alto rischio chirurgico. La peculiarità è stata quella di procedere in unica soluzione con un intervento a minor impatto di rischi intraoperatori grazie proprio all’impianto dell’innovativo device che ha permesso di “escludere” l’aneurisma toracico mediante l’utilizzo di questa endoprotesi toracica, dotata di una ramificazione realizzata appositamente per preservare la vascolarizzazione dell’arteria succlavia sinistra. “Diversamente – spiega Gabriele Ferro – avvalendosi di una protesi standard, si sarebbe dovuto procedere con un intervento tradizionale cd. di derivazione, ovvero eseguendo un by-pass carotido – succlavio e poi escludere l’arteria succlavia sinistra alla sua origine, aumentando considerevolmente l’invasività del trattamento, i suo rischi, nonché la durata del ricovero”. “Il paziente – aggiunge Ferro – era peraltro già stato operato più volte al cuore e, così, ha potuto beneficiare di un trattamento che ha ridotto di gran lunga il rischio intraoperatorio e lo stress post-operatorio, garantendo una dimissione al proprio domicilio in appena 3 giorni”.

    Tale scelta di trattamento naturalmente è stata resa possibile grazie al fatto che l’azienda ha dotato la chirurgia vascolare di questo moderno device, che è risultato strategico per la particolare delicata condizione clinica del soggetto. Il device TBE è un’ endoprotesi appunto indicata per il trattamento endovascolare delle patologie dell’arco aortico e dell’aorta toracica discendente che necessitano di una “zona di atterraggio” prossimale, che possa comprendere l’origine di uno dei tronchi sopra-aortici, mantenendone al contempo il flusso ematico.

    “ Siamo felici- commenta la direzione strategica – che questo investimento frutto della nostra visione innovativa, anche in termini di dotazione strumentale, abbia potuto supportare il lavoro altamente qualificato dei nostri professionisti e, soprattutto, abbia migliorato il comfort del paziente e lo standard di sicurezza delle cure realizzando altresì una contrazione di tempi e costi di degenza”.

    L’intervento è stato eseguito dai chirurghi vascolari Arduino Farina, Chiara Palermo, Fabrizio Valentino, Angelo Sanfiorenzo, coadiuvati in sala dagli infermieri Liliana Angela Critti, Alessia Provenzano, Claudio Mannina. L’anestesia è stata condotta dal medico anestesista – rianimatore dott.ssa Maria Teresa Strano.
    Foto Da sinistra: Farina, Ferro, Critti, Provenzano, Mannina, Palermo. In basso: Valentino, Sanfiorenzo

  • Intervento combinato per la fibrillazione atriale al Civico di Palermo, paziente, dimesso in sole 48 ore

    Intervento combinato per la fibrillazione atriale al Civico di Palermo, paziente, dimesso in sole 48 ore

    L’intervento e’ stato eseguito a fine aprile ed ha risolto brillantemente un caso complesso di fibrillazione atriale. Protagonista l’Unità Operativa Complessa di Cardiologia con UTIC, diretta dal dr. Ignazio Maria Smecca, che ha coordinato il lavoro di un’equipe multidisciplinare di alta specializzazione.

    In particolare sono state combinate due procedure interventistiche: una di Emodinamica (Chiusura meccanica dell’auricola sinistra ) e l’altra di Elettrofisiologia (Ablazione per elettroporazione o a campo pulsato). La peculiarità del caso sta in questa combinazione. “L’aver praticato contemporaneamente – spiega Ignazio Smecca – due procedure complesse e distinte, all’interno dello stesso setting assistenziale, ha consentito di evitare una seconda ospedalizzazione, con vantaggi significativi in termini di riduzione del rischio intraoperatorio e conseguente miglioramento del comfort per il . Il successo di queste attività – rileva Smecca – è il risultato del lavoro di una squadra affiatata, composta da medici, tecnici ed infermieri altamente specializzati, che collaborano, quotidianamente, per offrire cure di eccellenza. La nostra unità è un esempio concreto di come competenze diverse possano armonizzarsi in un progetto condiviso. L’obiettivo del gruppo è continuare a perseguire sempre più alti standard innovativi, mantenendo al centro la sicurezza del paziente e, al contempo, valorizzare la crescita professionale di ogni membro del team”.

    In particolare, la procedura di Emodinamica di “Chiusura meccanica dell’auricola sinistra” e’ stata eseguita dal dr. Massimo Benedetto, cardiologo interventista, mentre l’ablazione mediante elettroporazione (PFA- Pulsed Field Ablation) dall’aritmologo ed elettrofisiologo interventista, dr. Gregory Dendramis.

    “Ottimizzazione di tempi, risorse e procedure, miglioramento della compliance a beneficio del paziente e, soprattutto, una risposta tempestiva a bisogni assistenziali – commenta la direzione strategica – sono risultati che si devono ad un team multidisciplinare di cardiologi, che rappresenta un valore aggiunto per quest’azienda e, soprattutto, un punto di riferimento sul territorio, per la popolazione affetta da queste forme di aritmia”. “Quanti intendono avvalersi di una Cardiologia fortemente innovativa – specifica in particolare Walter Messina, direttore generale di Arnas Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo – che assicura elevate performance assistenziali non sono costretti, oggi, dunque, a migrare verso altri territori per accedere a metodologie e tecnologie avanzate, considerata l’esperienza consolidata dei nostri professionisti”.

    La PFA, che a Palermo e provincia in SSN è resa disponibile da ARNAS Civico, a fronte di una lunga esperienza in elettrofisiologia, rappresenta il gold standard secondo le Linee Guida ESC (European Society of Cardiology) per il trattamento della fibrillazione atriale e flutter atriale. “La PFA – spiega Dendramis – sfrutta impulsi elettrici brevissimi e ad alta intensità che agiscono esclusivamente sulle cellule bersaglio coinvolte nella genesi del processo aritmico, generando un fenomeno noto come elettroporazione. Questa modalità di creare danno cellulare, limita peraltro la formazione di fibrosi, ovvero cicatrici, aumentando la sicurezza per i pazienti”. “Secondo studi clinici – continua Dendramis- la PFA ha contribuito a ridurre in maniera significativa i tempi procedurali, mantenendo la stessa percentuale di libertà da fibrillazione atriale ad un anno rispetto a RF (ablazione per radiofrequenza) e CRIO (crioablazione). Ancora in molte realtà si effettua l’ablazione con metodica tradizionale che, invece, sfrutta forme di energia di tipo termico: calore (radiofrequenza) o freddo estremo (crioablazione). Queste ultime determinano il blocco dei circuiti elettrici cardiaci anomali, provocando la morte delle cellule cardiache che li sostengono, ma trattandosi di forme di energia non selettiva possono danneggiare le strutture circostanti (come i nervi, le coronarie o l’esofago). Diversamente la PFA è miocardio- specifica e preserva le strutture sane, vicine alla zona da trattare”. “Si tratta di un esempio virtuoso di integrazione tra competenze emodinamiche e aritmologiche – commenta Giuseppe Cirrincione, responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Emodinamica – in grado di ridurre tempi e costi, ottimizzando la gestione clinica in un’unica seduta, a beneficio del paziente e dell’organizzazione”.

    La fibrillazione atriale interessa 1-2% della popolazione mondiale generale. Circa il 15% di tutti i pazienti con ictus sono affetti da fibrillazione atriale che può causare dei sintomi o essere presente in modo silente, cosicché la si scopre per la prima volta effettuando un elettrocardiogramma casualmente o, appunto, al verificarsi di un ictus. La fibrillazione atriale è un fattore di rischio indipendente per la comparsa di ictus, in sua presenza, infatti, il rischio di ictus aumenta del 5%, con incremento progressivo all’aumentare dell’età. L’ictus è la terza causa di morte al mondo e la prima causa di disabilità, spesso irreversibile. L’87% degli eventi ischemici in questione è di origine trombo-embolica, quasi totalmente provocato da trombi derivanti dall’auricola sinistra. La prevenzione degli eventi embolici in corso di fibrillazione atriale è affidata a farmaci anticoagulanti, secondo il rischio calcolato sul singolo paziente. Questi farmaci, riducono la capacità coagulativa dell’individuo, e quindi la formazione di trombi, ma espongono ad un inevitabile percentuale di sanguinamenti, che nel 2-3% dei casi possono essere intracranici. “Per tale motivazione – spiega Benedetto – la valutazione della migliore scelta terapeutica, nei pazienti in fibrillazione atriale, consta anche di una valutazione del rischio emorragico. I pazienti con elevato rischio trombo – embolico, che quindi richiedono una terapia antitrombotica, e con elevato rischio emorragico, che ne contro indicherebbe l’utilizzo, sono candidabili alla chiusura meccanica dell’auricola sinistra che ha lo scopo di evitare la formazione di trombi all’interno del cuore, durante la fibrillazione atriale, e conseguentemente l’ictus cerebrale cardioembolico. Ciò è possibile mediante il posizionamento di un dispositivo/tappo all’interno di una cavità, detta auricola, nella quale possono formarsi i trombi, così da chiuderla ermeticamente. Questa procedura – conclude Benedetto – si realizza mediante il posizionamento, attraverso via venosa femorale e puntura tran-settale, di un dispositivo occludente nella cavità auricolare sinistra, che viene così esclusa dalla circolazione, abbattendo il rischio di ictus cardio-embolico”.

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  • Palermo, madre di 77 anni dona rene alla figlia: un gesto d’amore all’ISMETT

    Palermo, madre di 77 anni dona rene alla figlia: un gesto d’amore all’ISMETT

    Un atto d’amore straordinario ha illuminato le corsie dell’ISMETT di Palermo. Una madre di 77 anni, Teresa, ha donato un rene alla figlia Rosa, affetta da insufficienza renale, superando ogni limite anagrafico e regalando nuova vita alla sua discendente. Questo intervento rappresenta un caso eccezionale, posizionando Teresa tra le donatrici viventi più anziane in Italia.

    L’operazione, eseguita con successo presso l’ISMETT, centro di eccellenza nato dalla collaborazione tra la Regione Siciliana e l’UPMC di Pittsburgh, evidenzia l’importanza della donazione da vivente. La scelta di Teresa, guidata da un amore incondizionato, testimonia come l’età biologica, e non quella anagrafica, sia il vero discrimine per questo tipo di intervento.

    “Non ho esitato un istante quando ho scoperto di poter donare il rene a mia figlia,” confida Teresa. “Il mio stato di salute me lo permetteva e l’ho rifarei senza pensarci due volte. Alleviare le sofferenze di mia figlia è stata la mia unica priorità”.

    Rosa, la figlia ricevente, era in lista d’attesa per un trapianto da cadavere, ma le sue condizioni di salute peggioravano con il passare del tempo. “L’offerta di mia madre mi ha inizialmente preoccupata, ma la fiducia nei medici e la speranza di una vita migliore hanno dissipato ogni dubbio,” racconta Rosa.

    L’intervento, eseguito con tecniche all’avanguardia come la nefrectomia laparoscopica, ha permesso una rapida ripresa post-operatoria per entrambe. La dott.ssa Barbara Buscemi, responsabile medico del programma di trapianto di rene dell’ISMETT-UPMC, sottolinea: “Il caso di Teresa dimostra che l’età anagrafica non è un ostacolo insormontabile. Il suo decorso post-operatorio è stato impeccabile, consentendole di alzarsi il giorno successivo all’operazione e di essere dimessa in tempi brevissimi”.

    Il programma di trapianto di rene da vivente dell’ISMETT, coordinato dal Dr. Salvatore Piazza, si conferma un’eccellenza italiana, forte di una lunga esperienza iniziata nel 1999. “I nostri protocolli di cura e gestione delle complicanze,” spiega il Dr. Duilio Pagano, responsabile chirurgico del programma, “garantiscono dimissioni protette e un rapido ritorno alla vita quotidiana”. I dati del Centro Nazionale Trapianti confermano l’efficacia di questa procedura: tra il 2002 e il 2022, 4.599 trapianti di rene da donatore vivente hanno registrato una sopravvivenza dei pazienti del 98,7% a un anno e del 96,8% a cinque anni dall’intervento. Anche per donatori over 60, la sopravvivenza a 10 anni supera il 74%.