Tag: Reddito di cittadinanza

  • Reddito di Cittadinanza, controlli a Palermo e provincia: scoperti 75 furbetti

    Reddito di Cittadinanza, controlli a Palermo e provincia: scoperti 75 furbetti

    I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno concluso un’articolata attività di polizia economico finanziaria in materia di spesa pubblica, revocando 227 domande di Reddito di Cittadinanza a 75 soggetti. Tra il 2019 e il 2023, questi individui avevano indebitamente richiesto e percepito la misura assistenziale per un totale di € 2.246.666.

    Indagini su soggetti denunciati per frode NASPI

    Le Fiamme Gialle del 2° Nucleo Operativo Metropolitano del Gruppo Palermo hanno approfondito le posizioni di un gruppo di soggetti precedentemente denunciati dallo stesso Reparto per aver usufruito del sussidio NASPI (Indennità mensile di disoccupazione), pur non avendo mai svolto alcuna attività lavorativa.

    Irregolarità nelle domande di Reddito di Cittadinanza

    L’analisi ha permesso di individuare 75 cittadini palermitani che, destinatari di un decreto penale di condanna emesso dal Tribunale di Palermo nel 2023, avevano presentato domanda per il Reddito di Cittadinanza. L’accesso al sussidio è avvenuto a partire dalla sua istituzione e durante l’iter giudiziario per i reati relativi alla NASPI.

    Recupero delle somme indebitamente percepite

    I militari hanno segnalato all’INPS di Palermo le irregolarità relative a 227 istanze presentate dai 75 soggetti, avviando il recupero delle somme indebitamente percepite, oltre 2 milioni di euro. Questa azione si basa sull’art. 7 comma 3 del D.L. 4/2019, che prevede la decadenza del beneficio in caso di violazione.

  • Reddito di cittadinanza, la beffa siciliana: da 7.000 a 100 euro

    Reddito di cittadinanza, la beffa siciliana: da 7.000 a 100 euro

    L’annuncio del governo Schifani riguardo all’istituzione di un “Reddito di Povertà” in Sicilia ha acceso un vivace dibattito pubblico, ponendo in luce le complesse sfide socioeconomiche che l’isola si trova ad affrontare. Il governatore siciliano vuole aiutare le persone che hanno perso il reddito di cittadinanza almeno quelle che si trovano in uno stato di povertà più grave ma il dibattito politico è aspro e la misura vede già parecchi punti deboli, almeno un secondo i sindacati e parte dell’opposizione.

    La misura, inserita nella Finanziaria quater, mira a destinare 30 milioni di euro alle famiglie più vulnerabili, con un ISEE non superiore a 5.000 euro. Questo intervento si inserisce in un contesto di crescente disagio economico, aggravato dalla recente abolizione del Reddito di Cittadinanza, che ha lasciato numerose famiglie siciliane prive di un sostegno fondamentale. La Sicilia, infatti, presenta tassi di povertà significativamente più elevati rispetto alla media nazionale, con una particolare concentrazione nelle aree rurali e nelle periferie urbane. L’alto tasso di disoccupazione, la precarietà del lavoro e la mancanza di opportunità economiche contribuiscono a creare un quadro di fragilità sociale che richiede interventi mirati e strutturali.

    Il Cuore della contesa: i numeri e le polemiche

    L’aspetto più controverso del “Reddito” riguarda l’entità delle risorse stanziate. I 30 milioni di euro previsti, infatti, appaiono insufficienti a fronteggiare l’ampiezza del fenomeno della povertà in Sicilia. Le critiche mosse dai sindacati, in particolare da CGIL e UIL, si concentrano proprio su questo punto. Secondo i calcoli della CGIL, se la platea dei beneficiari fosse la stessa del precedente Reddito di Cittadinanza, ogni nucleo familiare riceverebbe poco più di 100 euro l’anno, una cifra irrisoria rispetto ai 7.000 euro precedentemente garantiti. Considerando l’insieme dei nuclei familiari con ISEE inferiore a 5.000 euro, la cifra scenderebbe ulteriormente a 86 euro l’anno, rendendo l’intervento praticamente inefficace. La UIL ha sottolineato la necessità di interventi più significativi, capaci di garantire un livello di vita dignitoso alle famiglie in difficoltà. Anche la CISL, pur mostrando un atteggiamento più cauto, ha richiesto un confronto con le parti sociali e un cospicuo aumento delle risorse per dare risposte concrete al problema.

    Le dichiarazioni di Schifani e le imcognite sull’erogazione

    Il presidente Schifani ha difeso la propria iniziativa, sottolineando che non si tratta di un semplice sussidio, ma di un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà. Ha inoltre ribadito la volontà del suo governo di occuparsi del welfare e del disagio sociale, tradizionalmente considerati temi di sinistra. Le modalità di erogazione del “Reddito di Povertà” però restano ancora poco chiare. L’emendamento prevede un contributo massimo di 5.000 euro per nucleo familiare, ma non specifica i criteri di assegnazione e le procedure di erogazione. Si ipotizza che il bando, che sarà emesso dall’Assessorato alla Famiglia e dall’IRFIS, possa prevedere diverse opzioni: l’erogazione di 5.000 euro ai primi richiedenti fino all’esaurimento dei fondi, oppure la distribuzione delle risorse tra un numero maggiore di famiglie, riducendo l’importo del contributo per ciascun nucleo. Un’altra ipotesi, avanzata da alcuni esponenti della maggioranza, prevede la possibilità di un aumento delle risorse durante le votazioni in aula, sfruttando i fondi residui del bilancio 2024.

    Il Ruolo dell’opposizione e le prospettive future

    Il Movimento 5 Stelle, principale forza di opposizione, ha criticato duramente la proposta del governo Schifani, definendola una misura spot incapace di affrontare seriamente il problema della povertà. Nuccio Di Paola, leader del M5S Sicilia, ha invitato il governo a stanziare almeno 100 milioni di euro per rendere l’intervento effettivamente significativo. Il M5S ha annunciato la presentazione di emendamenti per aumentare il budget del “Reddito di Povertà” e ha richiesto il voto segreto, confidando nel malcontento presente all’interno dell’Ars. Il dibattito politico si preannuncia quindi acceso, con il governo che difende la propria iniziativa e le opposizioni che ne contestano l’efficacia. Il futuro del “Reddito di Povertà” in Sicilia dipenderà dall’esito di questo confronto politico e dalla capacità del governo di rispondere alle critiche e di garantire un sostegno concreto alle famiglie più vulnerabili.

  • Truffa di Monreale da 2,4 milioni sul Reddito di Cittadinanza, marito e moglie ne prendevano 2

    Truffa di Monreale da 2,4 milioni sul Reddito di Cittadinanza, marito e moglie ne prendevano 2

    Si sono conclusi con gli arresti domiciliari i procedimenti giudiziari a carico di Antonino Giannetto, 50 anni, titolare del CAF Fenapi fiscalità e previdenza di Monreale, e della sua collaboratrice Laura Tusa, 49 anni. I due sono accusati di essere i principali artefici di una truffa da oltre 2 milioni di euro ai danni dello Stato, attraverso l’ottenimento fraudolento del Reddito di Cittadinanza per 341 persone che non ne avevano diritto.

    Le indagini e il sistema fraudolento

    Le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Monreale in collaborazione con il Nucleo Ispettorato del Lavoro, e coordinate dalla Procura, hanno portato alla luce il sistema messo in piedi da Giannetto e Tusa tra il 2021 e il 2022. I due, secondo l’accusa, avrebbero prodotto falsi documenti e attestazioni, poi allegati alle pratiche per l’ottenimento del sussidio, per garantire l’esito positivo a chi si rivolgeva al loro CAF, dietro pagamento di circa 200 euro. Il denaro veniva riscosso in contanti o tramite carte di credito.

    Minacce e recupero pagamenti

    Per recuperare i pagamenti arretrati, Giannetto e Tusa avrebbero anche minacciato i “clienti” di sospendere l’erogazione del Reddito. Le intercettazioni telefoniche e l’analisi della documentazione hanno permesso di scoprire le centinaia di percettori del sussidio privi dei requisiti, che grazie alle manovre illecite sono riusciti ad intascare diverse migliaia di euro.

    Il percorso giudiziario

    La Procura aveva chiesto gli arresti in carcere per i due già lo scorso gennaio, ma il GIP aveva respinto la richiesta anche perché nel frattempo il Reddito di Cittadinanza è stato abolito dal governo. Dopo vari ricorsi, il Tribunale del Riesame ha comunque disposto i domiciliari sia per Giannetto che per Tusa, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.

    I dettagli della frode

    Nelle carte dell’inchiesta si legge che Giannetto avrebbe prodotto soprattutto “false attestazioni di residenza e convivenza, falsi contratti di affitto“, mentre un gruppo di procacciatori era incaricato di trovare potenziali percettori da mettere in contatto con il CAF. Una coppia di conviventi, ad esempio, era riuscita ad ottenere due Redditi di Cittadinanza dichiarando di vivere in nuclei familiari separati.

    Le conseguenze per i responsabili

    Oltre agli arresti domiciliari, per Giannetto e Tusa difesi dall’avvocato Pietro Capizzi, è stato disposto anche il sequestro del Centro Assistenza Fiscale di via Nicolosi a Monreale, mentre procedono le indagini sui 341 percettori del sussidio che ora rischiano pesanti conseguenze.

  • Frode da 1,5 milioni di euro per il Reddito di Cittadinanza: 133 indagati in Sicilia

    Frode da 1,5 milioni di euro per il Reddito di Cittadinanza: 133 indagati in Sicilia

    Una maxi frode da oltre 1,5 milioni di euro ai danni dello Stato è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Trapani, che ha denunciato 133 persone per aver percepito indebitamente il Reddito di Cittadinanza. Le Fiamme Gialle, al termine di approfondite indagini, hanno passato al setaccio centinaia di domande per il sussidio presentate nella provincia trapanese, incrociando i dati con le banche dati in uso al Corpo e facendo accurati accertamenti sul territorio.

    È emerso così che 133 richiedenti avevano dichiarato il falso o omesso informazioni rilevanti pur di ottenere il beneficio economico. In totale, hanno intascato indebitamente oltre 1,5 milioni di euro di soldi pubblici. Si tratta dell’ennesimo duro colpo inferto dalla Guardia di Finanza ai furbetti del Reddito di Cittadinanza, che approfittano di un’importante misura assistenziale per arricchirsi illecitamente a spese della collettività.

    Particolarmente originale è stata l’indagine condotta dai finanzieri di Castelvetrano, che hanno passato al setaccio le domande di alcuni genitori a cui erano stati tolti i figli minori per gravi carenze nell’assistenza. La legge prevede che in questi casi i figli allontanati non possano essere considerati come parte del nucleo familiare, mentre 24 richiedenti li avevano comunque inclusi nella domanda per gonfiare artificialmente il numero dei componenti e ottenere più soldi. Per questa frode sono stati recuperati quasi 300mila euro.

    “Le nostre indagini – spiega il colonnello Andrea Appella, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Trapani – derivano da un’attenta intelligence che incrocia tutte le banche dati disponibili con accurati accertamenti sul territorio. In questo modo riusciamo a scovare i furbetti e assicurarli alla giustizia. Continueremo a monitorare il corretto impiego dei fondi pubblici perché siano destinati a chi ne ha realmente bisogno”.

  • Stop al Reddito di Cittadinanza: termina il sussidio per altre 32mila famiglie

    Stop al Reddito di Cittadinanza: termina il sussidio per altre 32mila famiglie

    Con un sms da parte dell’INPS, oltre 32mila nuclei familiari stanno ricevendo in questi giorni la comunicazione della sospensione del Reddito di Cittadinanza a partire dal 1° settembre 2023. Si tratta di percettori del sussidio considerati “occupabili”, ovvero senza la presenza di figli minori, disabili od over 60 all’interno del nucleo familiare.

    Comunicazione INPS: stop reddito di cittadinanza per 32mila nuclei

    La sospensione dopo 7 mensilità nel 2023 per i nuclei familiari “occupabili” rientra nella nuova normativa introdotta dal Governo Meloni con la Legge di Bilancio 2023, che prevede lo stop al Reddito di Cittadinanza per coloro che possono lavorare e che non vivono situazioni di particolare disagio sociale. econdo i dati diffusi dall’INPS, entro la fine dell’anno la misura del Reddito di Cittadinanza verrà sospesa per oltre 240mila nuclei familiari, di cui 40mila riceveranno la comunicazione di sospensione entro il mese di dicembre.

    Sospensione del sussidio per i percettori “occupabili”

    La stretta al Reddito di Cittadinanza per gli “occupabili” rientra nella strategia del Governo di riformare il sussidio, ritenendolo poco efficace nel reinserimento lavorativo e nella lotta alla povertà. L’obiettivo è rendere il Reddito di Cittadinanza uno strumento rivolto solo alle fasce più fragili della popolazione non in condizioni di lavorare. Al posto del sussidio, il Governo sta studiando misure alternative di politica attiva come corsi di formazione e reinserimento lavorativo, per evitare che gli “occupabili” finiscano nel baratro della povertà con la perdita del Reddito di Cittadinanza. Si punta a rafforzare il sistema dei Centri per l’Impiego per aiutare chi può lavorare a trovare un’occupazione.

    Strategia del Governo per riformare il sussidio

    La sospensione del Reddito di Cittadinanza per gli “occupabili” senza carichi familiari è una misura che mira a rendere il sussidio più equo e sostenibile per le casse dello Stato. Secondo i dati INPS la spesa complessiva per il Reddito di Cittadinanza nel 2022 è stata di circa 8 miliardi di euro. Con le nuove norme introdotte dal Governo Meloni, si punta a ridurre la spesa di almeno 1 miliardo nel 2023.

    Il M5S: “Danno economico e sociale”

    “Dato che il Ministro Lollobrigida ritiene che i poveri mangiano meglio dei ricchi, sarà certamente fiero del fatto che da oggi migliaia di famiglie siciliane, insieme agli oltre 32850 nuclei sparsi in tutta Italia che hanno beneficiato del reddito di cittadinanza, da oggi, con un SMS potranno mangiare ancora meglio, essendo ancora più poveri. Non potendo quindi contare sulla sensibilità del governo Meloni che continua la sua guerra ai poveri e non alla povertà, rinnoviamo l’appello al Presidente della Regione Schifani e all’Assessore al ramo Albano, che ha già mostrato disponibilità e sensibilità su questo tema, affinché attivi quantomeno il programma GOL per assicurare formazione e lavoro alle fasce più deboli della Sicilia. La fame non aspetta. Invito provocatoriamente il Ministro Lollobrigida in Sicilia per vedere con i suoi occhi il danno economico e sociale che questo governo ha scelto deliberatamente di compiere abolendo il reddito di cittadinanza. Il governo Meloni dimostra tutta la sua insensibilità su questo tema utilizzando nuovamente lo strumento dell’SMS”. A dichiararlo è il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola a proposito del nuovo SMS che cancella definitivamente il Reddito di Cittadinanza per altre migliaia di famiglie siciliane.

    “Rischio di una bomba sociale”

    “C’è il rischio di una vera e propria bomba sociale – sottolinea Di Paola – perché quando di punto in bianco togli il pane alle persone, non ne esce mai nulla di buono. Il governo nazionale abolendo il rdc ha lasciato tutta la questione alle Regioni, quasi tutte governate dal centrodestra, ai sindaci e ai servizi sociali comunali che già fanno quotidianamente miracoli. Il Presidente Schifani, al pari di altri presidenti di regione, sapeva da mesi che il governo nazionale avrebbe eliminato il reddito di cittadinanza ma non si è fatto trovare pronto e non ha attuato nessuno strumento alternativo di sostegno al reddito e all’inclusione lavorativa. La Regione Siciliana faccia il possibile per evitare un disastro economico e sociale. Resta purtroppo il dato di fatto che solo il Movimento 5 Stelle è e rimane l’unica forza politica in Italia che dà voce agli ultimi, convinto com’è che nessuno debba restare indietro perché una società inclusiva è una società migliore – conclude Di Paola.

  • Reddito di Cittadinanza sospeso in Sicilia, è allarme povertà

    Reddito di Cittadinanza sospeso in Sicilia, è allarme povertà

    In Sicilia si rischia una vera e propria bomba sociale. Migliaia di cittadini dell’isola infatti si sono visti sospendere il Reddito di Cittadinanza, misura di contrasto alla povertà, in anticipo rispetto alla scadenza naturale. A partire dal giorno 1 agosto, in molti non riceveranno più il reddito.

    Reddito di Cittadinanza sospeso, è allarme sociale

    Il motivo è da ricercarsi nelle recenti modifiche apportate dal Governo Meloni attraverso la Legge di Bilancio 2023, che hanno di fatto tagliato il beneficio per diverse categorie di percettori. Già dal mese di luglio numerosi nuclei familiari siciliani si sono trovati senza il sussidio, fondamentale per arrivare a fine mese. E la situazione rischia di esplodere da un punto di vista sociale.

    50mila siciliani rischiano di perdere il sussidio

    In Sicilia sono numerosissimi i percettori del Reddito di Cittadinanza. Almeno 50mila rischiano di perdere il beneficio con largo anticipo rispetto alla scadenza naturale della misura, prevista per la fine del 2023. Si tratta nella grande maggioranza di cittadini tra i 18 e i 59 anni, quindi in età lavorativa, ma senza occupazione.
    Proprio questa categoria è una delle più penalizzate dai tagli del governo. I nuclei familiari senza minori o disabili infatti avevano diritto solo a 7 mensilità di Reddito nel 2023. Ciò significa che chi lo percepiva da gennaio si è già visto sospendere l’accredito; chi lo ha ottenuto a febbraio, marzo o aprile, lo perderà nelle prossime settimane.

    Le pesanti conseguenze sociali

    Le conseguenze sociali rischiano di essere pesanti. Parliamo di decine di migliaia di famiglie monoreddito che improvvisamente si trovano senza entrate. Come potranno queste persone pagare l’affitto, le bollette e acquistare beni di prima necessità? La sospensione del Reddito, unita all’inflazione galoppante che erode il potere d’acquisto, crea le condizioni per una vera emergenza povertà.

    Meglio una abolizione graduale?

    I servizi sociali, cui il governo demanderebbe l’assistenza di queste persone, difficilmente potranno farsi carico di una mole così ingente di richieste in tempi brevi. Intanto però le famiglie rimangono sole. E il rischio concreto è l’aumento della microcriminalità, con furti e rapine per disperazione. Già le cronache locali riportano diversi casi del genere. Situazioni che rendono le città meno sicure per tutti. Secondo molti, per questo sarebbe stato più saggio procedere a una abolizione graduale del Reddito di Cittadinanza, dando il tempo alle amministrazioni locali di attrezzarsi coi servizi sociali ed evitando di gettare sul lastrico migliaia di famiglie da un giorno all’altro.

    Appello alle istituzioni per intervenire

    Ora l’appello è rivolto proprio alle istituzioni affinché intervengano rapidamente per tamponare questa falla sociale. Servono fondi per garantire un minimo sostegno alimentare a chi non ha più nulla. E servono politiche attive del lavoro efficaci per aiutare queste persone a reinserirsi nel mondo produttivo. Lasciarle sole significherebbe abbandonare la Sicilia al rischio di gravissime tensioni sociali.

  • Il Reddito di cittadinanza diventa “Garanzia per l’inclusione”: fino a 6 di cercare anni ai furbetti

    Il Reddito di cittadinanza diventa “Garanzia per l’inclusione”: fino a 6 di cercare anni ai furbetti

    La riforma del Reddito di cittadinanza prende forma. Dal 1 gennaio 2024, secondo quanto anticipato da alcune bozze del decreto su cui lavora il governo, il sussidio per i meno abbienti si chiamerà Garanzia per l’inclusione (Gil) e riguarderà circa 709 mila nuclei familiari, per una spesa di 5,3 miliardi di euro.

    A chi spetterà Garanzia per l’inclusione (Gil)

    La Gil, che sostituirà il Reddito di cittadinanza, sarà riconosciuta ai nuclei con almeno un disabile, un minore, un over 60 o un invalido civile. L’importo annuo sarà di 6 mila euro, 500 euro al mese, aumentabili di altri 3.360 euro come contributo per l’affitto. Il sostegno durerà 18 mesi, rinnovabili per altri 12.

    Chi prende il reddito di cittadinanza prenderà la Garanzia per l’inclusione?

    Per i percettori di Rdc in misure di politica attiva, dal 1° settembre scatterà la Prestazione di accompagnamento al lavoro: 350 euro al mese per massimo 18 mesi, stimati in 213 mila beneficiari e una spesa di 276 milioni. Stesse condizioni per la Garanzia per l’attivazione lavorativa, per poveri assoluti senza altri sussidi.

    Per incentivare le assunzioni, sono previsti sgravi al 100% per 2 anni sui contratti a tempo indeterminato (fino a 8 mila euro annui) e del 50% su quelli a termine (4 mila euro). Si prevedono 20 mila assunzioni stabili e 50 mila precarie. Agevolazioni anche per chi avvia attività autonome entro un anno dal sussidio.

    Lotta dura ai furbetti, c’è l’arresto

    La lotta ai ‘furbetti’ del reddito diventa più aspra. Arrivano sanzioni penali: da 1 a 3 anni per chi non ha comunicato all’Inps le variazioni del proprio reddito, e patrimonio, anche se derivano da lavoro in nero. Nel caso di presentazione di documenti contraffatti o informazioni non veritiere per ottenere la nuova Garanzia per l’Inclusione gli anni di reclusione previsti sono da 2 a 6.

    Il decreto contiene altre misure: proroga al 2025 dei contratti di espansione; semplificazioni per datori di lavoro sportivi; aumento dell’assegno unico per famiglie monogenitoriali; tre scadenze annue per l’Ape sociale; tutele Inail per studenti, docenti e colf; sgravi per datori di colf e badanti. Prevista poi la stipula ‘libera’ di contratti a termine fino a 12 mesi e, oltre, secondo contratti collettivi.

    In definitiva, un restyling complessivo del Reddito di cittadinanza, con l’obiettivo di migliorarne l’efficacia inclusiva e occupazionale. Le novità sembrano andare nella direzione giusta, anche se solo l’attuazione potrà dire se la riforma centrerà davvero il bersaglio.

  • Siciliani a Roma per il Reddito di cittadinanza, “Lavoro o reddito, dobbiamo campare”

    Siciliani a Roma per il Reddito di cittadinanza, “Lavoro o reddito, dobbiamo campare”

    Quasi mille chilometri e 12 ore in autobus: è il viaggio dei disoccupati palermitani dalla Sicilia a Roma per difendere il reddito di cittadinanza. Questa mattina hanno manifestato in piazza dei Santi Apostoli, vicino alla prefettura. Da quando il governo Meloni ha annunciato e poi approvato l’abolizione del reddito di cittadinanza è partita la mobilitazione a Palermo. Dopo diversi presidi un gruppo di disoccupati è andato a protestare davanti ai palazzi di Roma.

    “Il sussidio ha permesso ai percettori di sottrarsi dallo sfruttamento, dal lavoro in nero e dalla criminalità organizzata – spiega Davide Grasso, organizzatore delle proteste -. Ha restituito dignità sociale, quella che adesso il governo vuole togliere, calpestandola letteralmente. Così facendo la disuguaglianza sociale sarà sempre più ampia, i poveri saranno sempre più poveri e i ricchi saranno sempre più ricchi”.

    Bandiere della Sicilia e uno striscione con scritto “lavoro o reddito dobbiamo campare”, per sensibilizzare il governo italiano sulle condizioni particolari che vive l’isola, ai primi posti in Europa per disoccupazione e povertà. “Che la smettano – continua Grasso – di dire che il sussidio lo deve percepire soltanto chi ne ha realmente bisogno, come se adesso non fosse così. Infatti, per ottenere il reddito di cittadinanza i requisiti sono talmente numerosi e restrittivi che viene praticamente certificato lo stato di povertà”.

    Il gruppo di disoccupati ha affrontato il lungo viaggio per rappresentare allo Stato italiano le rivendicazioni dei circa 600 mila percettori siciliani. “Sia il Movimento 5 Stelle – afferma Toni Guarino – che tutti gli altri partiti italiani ci hanno abbandonato, alzando le spalle. Come siciliani non ci sentiamo rappresentati da nessuno. Se non possono fare nulla per la Sicilia e ci trattano come cittadini di serie Z, che senso ha fare parte dello Stato italiano?”.

  • Non era un furbetto del Reddito di cittadinanza, assolto monrealese: riavrà carta ed arretrati

    Non era un furbetto del Reddito di cittadinanza, assolto monrealese: riavrà carta ed arretrati

    G. C., 52 anni, di San Martino delle Scale, frazione di Monreale, è stato assolto dal tribunale monocratico dall’accusa di truffa ai danni dello Stato. Venne considerato un furbetto del reddito di cittadinanza ma i giudici oggi gli hanno dato ragione.

    L’uomo era stato accusato di aver falsificato la composizione del suo nucleo famigliare per ottenere indebitamente il sussidio, ma gli avvocati dell’imputato hanno dimostrato il contrario. La vicenda risale al 2 ottobre del 2019, quando i carabinieri accusarono G. C. di non aver inserito nella sua dichiarazione Isee la compagna convivente, ottenendo così il reddito di cittadinanza anche se non ne avrebbe avuto diritto. L’Inps gli aveva revocato la tessera e sequestrato la carta.

    Tuttavia, gli avvocati dell’imputato hanno dimostrato che G. C. non aveva mai inserito la compagna nell’Isee negli ultimi 10 anni e che la donna viveva stabilmente ad Altofonte, in un immobile di sua proprietà, senza mai cumulare il suo reddito con quello dell’imputato.

    Il giudice ha accolto le tesi difensive degli avvocati e ha ordinato all’Inps di restituire a G. C. la tessera e gli arretrati, in quanto il fatto di truffa non sussiste. Mentre prima era l’Inps a pretendere la restituzione delle somme percepite indebitamente, adesso dovrà essere l’istituto a riconoscere a G. C. tutti i soldi a cui aveva diritto e che gli erano stati negati con l’accusa di truffa.

  • Ha una barca a vela e prende il Reddito di Cittadinanza per due anni: denunciato

    Ha una barca a vela e prende il Reddito di Cittadinanza per due anni: denunciato

    La Guardia di Finanza di Milazzo ha scoperto un cittadino italiano che prendeva il reddito di cittadinanza nonostante fosse proprietario di una imbarcazione a vela. La normativa che stabilisce il reddito di cittadinanza prevede infatti che chi vuole usufruire di questa misura assistenziale non debba essere proprietario o avere a disposizione imbarcazioni da diporto.

    Il proprietario in questione aveva registrato la sua imbarcazione in Belgio, nascondendo il bene nella dichiarazione dei redditi e non dichiarando gli investimenti patrimoniali all’estero, riuscendo così a intascare indebitamente il sussidio statale.

    Grazie all’approfondimento dei controlli effettuati in mare, al controllo incrociato con le banche dati e alle acquisizioni documentali, l’uomo è stato segnalato alla competente Autorità Giudiziaria e all’INPS per l’interruzione dell’erogazione del sussidio e per il recupero delle somme indebitamente percepite, che ammontano a oltre 15.000 euro in poco meno di due anni.