Tag: omicidio

  • Orrore in Inghilterra, uccisi madre e figlio siciliani, Maria Nugara e Giuseppe Morreale

    Orrore in Inghilterra, uccisi madre e figlio siciliani, Maria Nugara e Giuseppe Morreale

    Tragedia a Ugley, villaggio nell’Essex a nord di Londra, dove martedì sera in una villetta sono stati trovati morti Maria Nugara, 54enne originaria di Mussomeli (Caltanissetta), e il figlio 29enne Giuseppe Morreale. I corpi presentavano ferite gravissime. Sul posto è stato arrestato un 63enne, Calogero Ricotta, anch’egli originario della Sicilia. L’uomo è accusato di duplice omicidio e lesioni.

    Scoperta agghiacciante

    La polizia dell’Essex ha ricevuto una telefonata intorno alle 21.50 di martedì da cui si segnalava che due persone erano state gravemente ferite in un indirizzo di Ugley. Giunti sul posto, gli agenti hanno trovato i cadaveri della donna e del figlio. Secondo i media britannici la 54enne, stabilitasi ormai da anni nel Regno Unito, viveva proprio nella villetta dove è avvenuto il delitto col marito Calogero Nugara, anche lui originario di Mussomeli. Il figlio abitava poco lontano.

    La comunità sotto shock

    La comunità di Ugley è sotto shock. I vicini descrivono Maria come una donna gentile e amichevole. “Era una persona meravigliosa dentro e fuori, onestamente. Non meritava di essere assassinata” dice una di loro, portando fiori sul luogo della tragedia.

    Indagini in corso

    Venerdì l’uomo fermato, Ricotta, comparirà davanti alla Corte di Chelmsford con l’accusa di duplice omicidio e lesioni. La polizia ritiene che non ci siano pericoli per la comunità locale ma proseguono comunque le indagini per far luce su quanto accaduto.

    Ferite d’arma bianca e possibile movente passionale

    Il sito della BBC riporta che i corpi presentavano ferite di arma bianca mentre secondo il tabloid Evening Standard le autorità inglesi stanno cercando un possibile movente passionale. La polizia dell’Essex ha fatto sapere di aver chiesto e ottenuto per Ricotta altre 36 ore di fermo per proseguire gli interrogatori. L’uomo per ora non avrebbe fornito spiegazioni su cosa sia accaduto nella villetta.

    Cordoglio da Mussomeli

    I media britannici riportano la testimonianza di una vicina di casa della vittima, che conosceva Maria da 9 anni. “Era una donna straordinaria, generosa e dall’animo gentile. Non meritava ciò che le è successo”. Cordoglio anche dal Comune di Mussomeli, paese d’origine della Nugara: “Una tragedia che colpisce la nostra comunità”.

  • Follia omicida a Borgetto: figlio uccide mamma 90enne a martellate

    Follia omicida a Borgetto: figlio uccide mamma 90enne a martellate

    In una tranquilla strada di periferia di Borgetto, si è consumata una terribile tragedia familiare. Maria Benfante, una donna di 90 anni, è stata uccisa dal figlio Maurizio Amoroso, di 59 anni, con il quale conviveva in una villetta in contrada Barbarino. La scoperta del corpo senza vita e martoriato della donna è stata fatta all’alba da una delle figlie, che abita al piano di sopra della stessa abitazione. La scena che si è presentata davanti ai suoi occhi era raccapricciante: la madre era seduta su una sedia in cucina, con il cranio fracassato e sangue ovunque.

    La scoperta del delitto e i sospetti sul figlio convivente

    Come si legge sul Giornale di Sicilia, i sospetti si sono subito concentrati su Maurizio Amoroso, l’unico dei sette figli che viveva con l’anziana madre. L’uomo, che da tempo soffriva di una forte depressione ed era seguito da medici specialisti, è stato fermato dai carabinieri e portato in carcere con l’accusa di omicidio. Secondo una prima ricostruzione, basata sulla posizione del corpo della vittima, Amoroso potrebbe aver colto di sorpresa la madre, accanendosi su di lei con un martello, l’arma del delitto sequestrata dagli investigatori. La dinamica dell’omicidio sembra rafforzare l’ipotesi di una violenza cieca e gratuita, non legata a un possibile litigio tra i due.

    Una famiglia unita sconvolta da una tragedia inimmaginabile

    Gli specialisti della scientifica dei Ris hanno lavorato per ore sulla scena del crimine, mentre il corpo della vittima è stato trasportato all’istituto di Medicina legale del Policlinico, in attesa di un’eventuale autopsia disposta dalla Procura. La famiglia Benfante-Amoroso era descritta come molto unita, con i figli che seguivano da vicino sia l’anziana madre che il fratello Maurizio, a causa delle sue condizioni psichiche. Nessun campanello d’allarme fino ad oggi aveva fatto presagire l’imminenza di una tragedia simile, come confermato anche dal sindaco di Borgetto, Luigi Garofalo. Resta da capire cosa abbia scatenato il raptus omicida di Maurizio Amoroso e se sia possibile individuare eventuali responsabilità o mancanze nel sistema di assistenza e supporto alle persone con problemi psichici.

  • Angelo Onorato, la lettera, la portiera aperta e la figlia accusa: “È stato ammazzato”

    Angelo Onorato, la lettera, la portiera aperta e la figlia accusa: “È stato ammazzato”

    Com’è morto Angelo Onorato? Una domanda alla quale ancora non si ha una risposta certa. Le prime informazioni giunte in redazione parlavano di spari, poi smentiti. A uccidere l’imprenditore, marito dell’europarlamentare Francesca donato, sarebbe stata una fascetta stratta attorno al collo, questo sembrerebbe almeno fino ad ora chiaro, ma chi ha stretto l’oggetto? Si può parlare di omicidio oppure Onorato avrebbe fatto tutto da solo? Sono tanti i pezzi del puzzle che gli investigatori stanno cercando di mettere assieme per ricostruire le ultime ore dell’uomo, al fine di capire se qualcuno voleva vederlo morto.

    La lettera lasciata ad un amico e i problemi economici

    Ci sono tanti indizi che portano a strade diverse. Il primo indizio sarebbe una lettera lasciata ad un amico dallo stesso Onorato. Un avvocato avrebbe lasciato alla Squadra Mobile, che indaga sulla morte dell’imprenditore, una missiva. «Se succede qualcosa, fai avere questa lettera a mia moglie», ci sarebbe scritto nel testo che farebbe riferimento a debiti e altri guai economici contratti dall’uomo. Parole queste che non chiariscono se si tratti di un omicidio o di un suicidio.

    La portiera posteriore aperta e le impronte sulla maniglia interna

    Un altro indizio è la portiera posteriore dell’auto aperta. Come riporta Repubblica Palermo, i primi poliziotti arrivato in via Ugo La Malfa, luogo del ritrovamento del cadavere, lo hanno trovato ancora con la cintura di sicurezza allacciata. Il capo di Onorato era riverso sulla camicia sporca di sangue, su cui sono appesi gli occhiali da vista. Il collo era stretto dalla fascetta. Il tallone del piede destro era poco fuori dal mocassino. Lo sportello posteriore era aperto e ci sono impronte sulla maniglia interna. Un dettaglio che può rimettere in discussione l’ipotesi del suicido. Gli investigatori però non escludono nemmeno che qualcuno lo abbia potuto aggredire alle spalle allacciandogli la fascetta al collo fino a strangolarlo.

    L’appuntamento misterioso e gli ultimi avvistamenti di Onorato

    C’è un altro dettaglio. Angelo Onorato alla coniuge Francesca donato aveva detto che alle 11 aveva un appuntamento con una persona di Capaci. Ma l’eurodeputata non ha saputo dire con chi. Ieri mattina tra gli ultimi a vederlo è stato Giacomo Grilletto, collaboratore di Onorato da quasi trent’anni: «Ci siamo visti questa mattina alle 10 – racconta a Salvo Palazzolo su Repubblica – abbiamo parlato delle cose da fare. Poi, è uscito. Nulla faceva pensare a un gesto disperato». Mezz’ora dopo, Onorato sarebbe andato a casa di un amico a Mondello: «Mi ha portato il caricabatterie che gli avevo prestato ieri sera. Ha detto poche parole, ma mi sembrava comunque sereno».

    La figlia su Facebook: “Mio padre non si è suicidato, è stato ammazzato”

    Insomma, al momento l’unica certezza è che Onorato sia morto “per soffocamento” come appunta il medico legale nel suo verbale d’ispezione. Cosa sia successo in quelle 4 ore maledette, tra le 11 e le 15 di sabato 25 maggio, resta per il momento un mistero. Francesca Donato e la figlia Carolina sono state per buona parte della notte negli uffici della squadra mobile per essere sentite dagli investigatori.

    Intanto la figlia scrive sui social. La figlia ventenne di Angelo era insieme alla mamma al momento del ritrovamento del suv Range Rover in cui il padre era riverso senza vita. “Sono state dette cose inesatte, quindi sento la necessità di specificare: mio padre non si è suicidato, è stato ammazzato”. A parlare è Carolina Onorato, la figlia 20enne di Angelo Onorato. “Non era una persona che avrebbe mai lasciato la sua famiglia così – ha specificato ancora la figlia – e soprattutto, per come io stessa insieme a mia madre l’abbiamo trovato. Non è stato un suicidio ma in omicidio. Ringrazio tutti per i messaggi di conforto, ma perdonatemi se non rispondo”.

  • Palermo, la madre ha ucciso la figlia a sangue freddo con un cavo elettrico

    Palermo, la madre ha ucciso la figlia a sangue freddo con un cavo elettrico

    PALERMO – Proseguono le indagini sul terribile fatto di sangue che si è consumato ieri sera in un’abitazione di via del Visone, nel quartiere Bonagia alla periferia di Palermo. Fanni Sisina, 73 annim, avrebbe ucciso la figlia 44enne Maria Cirafici, soffocandola con un cavo elettrico. La tragedia è avvenuta nell’appartamento che le due donne condividevano da sole da molti anni.

    La madre si è costituita dopo aver ucciso la figlia depressa

    È stata la stessa Fanni Sisina a chiamare la polizia per costituirsi dopo aver compiuto il delitto. Agli agenti intervenuti la 73enne avrebbe ammesso le proprie responsabilità, spiegando di aver stretto le mani al collo della figlia fino a soffocarla. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Palermo non hanno rilevato segni di colluttazione o tracce che possano far pensare ad una lite degenerata. La casa è stata trovata in ordine, il che fa supporre che l’omicidio sia stato compiuto a sangue freddo dalla madre.

    Stando a una prima ricostruzione degli inquirenti, la vittima Maria Cirafici soffriva da tempo di una grave depressione ed era in cura. È probabilmente in questo difficile contesto familiare che si inserisce il raptus omicida della madre Fanni. La donna, interrogata nella notte, non ha saputo spiegare i motivi del suo folle gesto.

    La Procura di Palermo, che sta coordinando le indagini, ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima. Il pm Daniela Randolo, coadiuvata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni, chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo per la 73enne. Si indaga per capire quale possa essere stato il movente che abbia spinto l’anziana donna a un simile efferato gesto ai danni della figlia convivente.

  • Due donne assassinate nella notte: in Sicilia l’omicidio di Delia e Maria

    Due donne assassinate nella notte: in Sicilia l’omicidio di Delia e Maria

    Tragedia a Naro, in provincia di Agrigento, dove nella notte sono state uccise due donne romene. Si tratta di Delia Zarniscu, 54 anni, e Maria Rus, 58 anni, entrambe residenti da tempo nel piccolo centro dell’agrigentino.

    Ritrovati i cadaveri delle vittime in case vicine: una carbonizzata, l’altra in un lago di sangue

    I cadaveri delle due donne sono stati rinvenuti in abitazioni vicine nel centro storico di Naro. Una delle vittime è stata trovata carbonizzata nel suo appartamento in cortile Avenia, dove è scoppiato un incendio intorno alle 3 di notte. L’altra è stata invece rinvenuta in un lago di sangue nella sua casa in via Da Vinci, a circa 150 metri di distanza.

    Indagini in corso per ricostruire la dinamica e trovare i responsabili

    Le modalità del decesso fanno propendere gli investigatori per la pista dell’omicidio. Sul caso indagano i Carabinieri della stazione di Naro e la Procura di Agrigento, che stanno ascoltando testimonianze per ricostruire l’accaduto e individuare i responsabili del duplice delitto.

    La comunità di Naro è sotto shock per la tragedia. “Diciamo no a ogni forma di violenza”, ha dichiarato il sindaco Maria Grazia Brandara. Si attendono ora gli sviluppi delle indagini per fare luce su quanto accaduto nella notte e assicurare alla giustizia i colpevoli.

  • La tragica morte di Rosolino, il video dell’omicidio: gli spari e il corpo trascinato

    La tragica morte di Rosolino, il video dell’omicidio: gli spari e il corpo trascinato

    E’ stato ucciso con tre colpi di pistola alla gola e al torace Rosolino Celesia, 22 anni, ex promessa del calcio, assassinato nel bagno della discoteca Notr3 nel centro di Palermo, forse al culmine di una rissa.

    Fermati due fratelli

    La vittima, soprannominata Lino dagli amici, è morta poco dopo essere stata trasportata in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Civico. Le indagini lampo della Squadra Mobile coordinate dalla Procura di Palermo hanno portato nel giro di poche ore al fermo di due fratelli di 17 e 22 anni: il minorenne è accusato dell’omicidio, il maggiore di detenzione illegale dell’arma del delitto.

    I video dell’omicidio

    I poliziotti della Scientifica per tutta la notte hanno effettuato i rilievi nel locale e acquisito i filmati delle telecamere interne ed esterne alla discoteca che hanno ripreso parte della vicenda. In uno si sentono nitidamente più colpi di pistola dei due che hanno raggiunto Celesia. In un altro si vede il fuggi fuggi dopo gli spari e alcune persone che escono portando il corpo ferito del 22enne che pare si sia appoggiato contro un’auto parcheggiata in via Giovanni Raffaele, dove l’uscita secondaria e dove sono state trovate tracce di sangue.

    L’ambulanza che trasporta in ospedale il 22enne

    Infine in un terzo video compare l’arrivo dell’ambulanza privata che ha trasportato la vittima ormai in fin di vita al pronto soccorso. Secondo la ricostruzione Celesia sarebbe stato raggiunto dai colpi di pistola nel bagno del locale, forse al culmine di una lite probabilmente legata a regolamenti di conti tra bande rivali. La vittima e i due fratelli fermati, infatti, si conoscevano da tempo e un mese prima avevano partecipato ad una rissa non lontano dalla discoteca. Inoltre nelle settimane precedenti nella stessa zona c’erano stati altri episodi di sparatorie e aggressioni tra gruppi di giovani.

    Chi era Rosolino Celesia

    Rosolino Celesia, soprannominato Lino, era una promessa del calcio palermitano. Nato a Palermo, aveva iniziato a giocare nella scuola calcio Ribolla dell’ex campione Totò Schillaci. Era riuscito a vestire le maglie prestigiose delle giovanili di Trapani, Torino e Palermo. Dopo aver militato due anni nel Trapani era stato notato dagli osservatori del Torino che lo aveva inserito nella squadra Under 17. Successivamente era passato al settore giovanile del Palermo e poi aveva giocato in serie D con Marsala e Troina. Abbandonata la carriera agonistica, il 22enne si era progressivamente allontanato dallo sport e pare si fosse avvicinato alla malavita della città.

    I familiari della vittima hanno presidiato a lungo l’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale Civico chiedendo di vedere la salma e costringendo l’intervento di polizia e carabinieri.

  • Palermo, sarebbero due fratelli i presunti assassini del 22enne Rosolino Celesia

    Palermo, sarebbero due fratelli i presunti assassini del 22enne Rosolino Celesia

    Palermo – Arriva una nuova svolta nelle indagini sull’omicidio di Rosolino Celesia, il ragazzo di 22 anni ucciso nella notte nei pressi della discoteca Notr3 in via Pasquale Calvi a Palermo. Secondo quanto emerso, i presunti responsabili potrebbero essere due fratelli, uno di 22 anni coetaneo della vittima e l’altro di 17.

    Il minore chiama e ammette l’omicidio

    Poche ore dopo il delitto, il fratello più piccolo avrebbe telefonato alle forze dell’ordine dicendo di aver sparato e indicando la sua posizione in via dei Cantieri. Entrambi sono attualmente sotto interrogatorio da parte dei sostituti procuratori della Squadra Mobile, con la presenza anche del Procuratore dei Minorenni Claudia Caramanna.

    La lite e gli spari

    L’omicidio sarebbe avvenuto al termine di una violenta rissa scoppiata nei bagni della discoteca, per cause ancora da chiarire. Dalle prime ricostruzioni, Celesia sarebbe stato raggiunto da due colpi d’arma da fuoco, uno al collo e uno al torace, mentre si trovava all’esterno del locale. Nonostante i soccorsi, il giovane è deceduto poco dopo il ricovero all’Ospedale Civico. Celesia, residente nel quartiere Cep, era un ex calciatore e figlio del cantante neomelodico Gianni.

    Omicidio collegato ad altri episodi di violenza?

    Gli investigatori ritengono che l’omicidio sia collegato ad altri recenti episodi di violenza avvenuti in città nelle ultime settimane. In particolare ci sarebbe un legame con la rissa scoppiata un mese fa alla Vucciria, alla quale avrebbe partecipato anche la vittima. Successivamente si sarebbero verificate altre risse in via Isidoro La Lumia e nella stessa notte dell’omicidio si sono uditi colpi d’arma da fuoco nel quartiere Cep. L’ipotesi è che dietro questi fatti ci sia un regolamento di conti tra bande rivali.

    Le indagini proseguono

    Le indagini proseguono per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e accertare le responsabilità di questo assurdo gesto criminale che ha strappato una giovane vita e gettato nello sconforto un’intera famiglia.

  • C’è un fermato per l’omicidio di Badr a Palermo

    C’è un fermato per l’omicidio di Badr a Palermo

    Palermo – Un cameriere di origini tunisine è stato messo in stato di fermo per essere il sospettato numero uno dell’uccisione di Badr Boudjemai, l’uomo di 41 anni freddato a colpi di arma da fuoco sabato notte in via Roma a Palermo.

    Il fermato è un cameriere tunisino di 32 anni che lavora al Magnum in via Emerico Amari. L’uomo è stato fermato perchè accusato di aver sparato e ucciso Badr Boudjemai, un cameriere algerino di 41 anni, sabato notte in via Roma a Palermo. Le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza della zona in cui è avvenuto il delitto sembrano inchidare il sospettato. Il tunisino ieri è stato interrogato per tutta la giornata presso il comando provinciale di Palermo insieme ad altri soggetti coinvolti. Gli investigatori sembrano avere prove concrete contro di lui.

    Al momento non si conosce se l’arma del delitto è stata recuperata e il movente rimane sconosciuto, anche se sembra essere legato a dissidi o screzi sorti sul posto di lavoro. L’omicidio avrebbe avuto luogo di fronte alle telecamere di sorveglianza che hanno registrato l’intera scena. Il provvedimento di fermo è stato emesso dal pm Vincenzo Amico.

  • A Palermo ucciso un padre di famiglia, Badr tornava da lavoro da moglie e figli

    A Palermo ucciso un padre di famiglia, Badr tornava da lavoro da moglie e figli

    Un’altra vita spezzata dalla violenza. Un altro sangue innocente macchia le strade di Palermo. Badr Boujemai, 41 anni, padre premuroso e marito esemplare, è stato brutalmente assassinato ieri sera con tre colpi di pistola. Uno sparo al petto, uno allo stomaco, infine il colpo di grazia alla testa, per non lasciare scampo alla vittima designata.

    Padre ucciso con 3 colpi di pistola

    Il suo corpo martoriato è stato ritrovato riverso sul marciapiede di via Roma, di fronte all’ufficio postale centrale, in un lago di sangue. Ad accorgersi della tragedia, due passanti sotto shock. Sull’omicidio indagano i carabinieri, coordinati dalla Procura. L’esecuzione ricorda tristemente i delitti di mafia, ma nulla collegherebbe Boujemai alla criminalità organizzata. Nessun precedente, nessun sospetto su di lui. Bisogna scavare nella sua vita privata per trovare un movente a tanto orrore.

    Ad agire sarebbe stato un killer solitario, anche se non si esclude la presenza di un complice. I carabinieri stanno interrogando parenti, amici e colleghi della vittima, per far luce su quanto accaduto. Boujemai aveva appena finito il turno di lavoro al ristorante “Appetì” di via Emerico Amari. Stava tornando a casa dalla moglie e dai suoi due bambini, di 5 anni e 1 anno. Lungo quella maledetta via Roma, il destino gli ha teso un tranello letale. L’assassino deve averlo pedinato e colto di sorpresa, sparando alle spalle del poveretto. Tre colpi, freddi e chirurgici. Poi, la fuga veloce. Forse ripresa dalle telecamere della zona.

    Una morte assurda e incomprensibile

    “Mio fratello era una brava persona, lavorava solo per la sua famiglia” singhiozza tra le lacrime la sorella Fella. “Ieri sera, come sempre, ha mandato un messaggio alla moglie per dirle che stava tornando. Ma non è mai arrivato”.
    Una morte assurda, che lascia sgomenti. “Era un uomo buono, amato da tutti. Nessuno sa spiegarsi cosa possa essere successo” continua la donna, distrutta dal dolore. Dopo la nascita del secondo figlio, Badr si sobbarcava ogni fatica per mantenere la famiglia, lavorando instancabilmente dalla mattina alla sera.

    Anche i colleghi e il titolare del ristorante lo descrivono come una persona mite e laboriosa, che amava il suo lavoro di buttadentro e intratteneva i clienti con un sorriso. Nessun sospetto su di lui, nessun segnale preoccupante. La sua vita sembrava serena. E invece, all’improvviso, la tragedia. Una morte incomprensibile che distrugge una famiglia e due bambini innocenti. “Mio fratello adorava quei bimbi” piange ancora la sorella, accorsa dalla vittima. Anche la madre, arrivata da poco a Palermo, è sprofondata nella disperazione più nera. È stata soccorsa in stato di shock.

    La famiglia, residente nei pressi del centro Lidl di via Roma, è precipitata in un incubo a occhi aperti. L’uomo stava semplicemente tornando a casa dai suoi cari dopo una giornata di lavoro. Invece, ha trovato una morte orribile e fino ad ora senza un perché.

  • La Sicilia piange Marisa, uccisa dall’ex con 3 fucilate: il funerale

    La Sicilia piange Marisa, uccisa dall’ex con 3 fucilate: il funerale

    Una città intera unita dal dolore. Salemi si stringe attorno alla famiglia di Marisa Leo, la donna di 39 anni brutalmente assassinata la scorsa settimana dall’ex compagno Angelo Reina, che poi si è tolto la vita. I funerali saranno celebrati domani pomeriggio, 13 settembre, alle 16 nella chiesa Madre del paese. La chiesa si preannuncia gremita da parenti, amici e semplici cittadini che accorreranno per l’ultimo straziante saluto.

    La reazione della comunità

    La barbara uccisione di Marisa ha lasciato sgomenta l’intera comunità di Salemi ma anche tutta la Sicilia e tutta Italia. La donna è stata raggiunta da almeno tre colpi di fucile esplosi contro il suo ventre dall’ex compagno, come emerso dall’autopsia eseguita l’11 settembre. Un omicidio brutale consumato nelle campagne di Mazara del Vallo, che ha posto fine tragicamente alla vita di questa giovane mamma, strappata all’amore della figlia di soli 4 anni.

    Il dolore dei familiari e degli amici: le paure di Marisa si sono avverate

    Un dolore inconsolabile che ha scosso nel profondo l’animo di parenti e amici, riuniti domani nel giorno dell’addio per stringersi intorno alla piccola rimasta orfana della sua mamma. Lacrime e commozione accompagneranno l’ultimo viaggio di Marisa, dalla chiesa Madre fino al cimitero dove riposerà per sempre.

    Già in passato la donna aveva confidato la paura per quell’ex compagno violento, da cui aveva deciso di allontanarsi definitivamente. “Sto pagando un prezzo altissimo” diceva, consapevole dei rischi che correva. Purtroppo le sue paure si sono tragicamente avverate in quel vile agguato che le è costato la vita, negandole il diritto di veder crescere la sua bambina.

    Un femminicidio che ha sconvolto la comunità, lutto cittadino per l’ultimo saluto

    Un femminicidio che ha sconvolto la comunità di Salemi, epitome del dramma che ogni giorno si consuma silenziosamente fra le mura domestiche. Per questo il sindaco ha proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali, invitando all’osservanza di un minuto di silenzio sul luogo di lavoro e bandiere a mezz’asta negli edifici pubblici.

    Una partecipazione corale al dolore che stringe nella morsa Salemi, una città ferita che domani darà l’ultimo straziante saluto a Marisa. Nella speranza che la sua morte non sia vana, ma serva a tenere ancora più alta l’attenzione sulla piaga sociale della violenza contro le donne. Affinché nessuna più debba pagare con la vita la scelta di voltare le spalle a un amore malato.