Tag: omicidio

  • Omicidio in Sicilia, uomo ucciso a colpi di pistola

    Omicidio in Sicilia, uomo ucciso a colpi di pistola

    Un uomo di 42 anni, Angelo Pirri, di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), è stato trovato morto nella cunetta di una strada adiacente alla via Nazionale che costeggia la A20, in località Giammoro, una frazione di Pace del Mela, nel Messinese. L’uomo sarebbe stato ucciso con colpi di pistola.

    La procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un’inchiesta per omicidio. Indagano i carabinieri.

    Il procuratore capo di Barcellona, Giuseppe Verzera, che coordina l’inchiesta, ha effettuato un sopralluogo dove è stato scoperto il cadavere.
    Gli investigatori ipotizzano che la vittima abbia cercato di sfuggire a chi, armato, lo stava minacciando, lanciandosi a piedi nella stradina sterrata dove è stato raggiunto e ucciso

  • Antonino Arculeo ucciso e dato alle fiamme: scatta il terzo arresto

    Antonino Arculeo ucciso e dato alle fiamme: scatta il terzo arresto

    Un terzo uomo, un 32enne di Alcamo (Trapani), è stato arrestato in relazione all’omicidio di Antonino Arculeo, il cui corpo semicarbonizzato fu rinvenuto lo scorso 9 maggio a Calatafimi-Segesta, in provincia di Trapani. L’uomo è accusato di omicidio, distruzione e soppressione di cadavere. Per gli stessi reati erano già stati fermati due uomini di Partinico (Palermo), un 35enne e un 47enne, attualmente in carcere. L’arresto del 32enne è avvenuto nella serata di ieri, a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Procura.

    Le indagini e la ricostruzione dell’omicidio

    Le indagini, condotte dalla Polizia, hanno permesso di ipotizzare il coinvolgimento del 32enne nell’omicidio di Arculeo. La vittima, originaria di Partinico, sarebbe stata colpita con almeno 17 coltellate in un luogo isolato, per poi essere data alle fiamme nel tentativo di occultare il corpo e rendere più difficile l’identificazione. Gli investigatori hanno ricostruito le fasi precedenti e successive all’omicidio attraverso rilievi tecnici, analisi dei tabulati telefonici, tracciamenti GPS e acquisizione di immagini dai sistemi di videosorveglianza.

    Il movente economico e il piano premeditato

    Il movente del delitto sembrerebbe essere di natura economica. Gli inquirenti ipotizzano che i tre uomini intendessero derubare Arculeo di una cospicua somma di denaro che la vittima portava con sé la sera dell’omicidio. È stato documentato, infatti, il tentativo di somministrare ad Arculeo un integratore di melatonina, probabilmente con l’intento di stordirlo prima dell’aggressione. Secondo il GIP, il 32enne di Alcamo avrebbe pianificato l’omicidio insieme ai due complici. L’uomo è stato condotto presso la casa circondariale Pietro Cerulli di Trapani, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

    Le indagini proseguono

    Le indagini proseguono per accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone e per definire con maggiore precisione i dettagli del delitto.

  • Palermo, Brancaccio sotto shock: uomo ucciso a coltellate in viale dei Picciotti

    Palermo, Brancaccio sotto shock: uomo ucciso a coltellate in viale dei Picciotti

    Una scia di sangue torna a macchiare il quartiere Brancaccio di Palermo. Nella tarda serata di ieri, un uomo di 48 anni, di nazionalità romena e senza fissa dimora, è stato brutalmente assassinato a colpi di coltello in viale dei Picciotti. Il delitto si è consumato nei pressi di un appezzamento di terreno abbandonato, luogo di rifugio per diversi clochard, dove la vittima aveva trovato riparo insieme alla compagna e a numerosi cani. L’aggressore ha inferto almeno sei fendenti, colpendo l’uomo all’addome e al torace, senza lasciargli scampo. Il corpo è stato ritrovato riverso sull’asfalto, in una pozza di sangue.

    L’allarme e i primi soccorsi

    L’allarme è stato dato intorno alle 20 da alcuni passanti, che hanno immediatamente contattato il numero unico di emergenza. Sul posto sono giunti i sanitari del 118, i quali hanno trovato l’uomo in condizioni disperate. Nonostante i tentativi di rianimazione, per il quarantottenne non c’è stato nulla da fare. La zona del delitto, situata vicino a un accesso con un cancello bianco che conduce a un fondo incolto, è stata prontamente isolata dagli investigatori della Polizia di Stato. Gli agenti della Squadra Mobile hanno avviato i rilievi tecnici e le prime indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio e identificarne il contesto.

    L’identificazione della vittima

    L’identità della vittima è stata accertata solo a tarda notte. L’uomo, sprovvisto di documenti al momento del ritrovamento, viveva in condizioni di estrema precarietà nell’area di Brancaccio compresa tra l’ex macello comunale e un deposito della Rap, l’azienda di igiene ambientale. Si tratta di una zona tristemente nota per la presenza di rifugi improvvisati utilizzati da persone senza dimora. La compagna della vittima, in evidente stato di shock, è stata trasportata in ospedale per accertamenti. Gli agenti hanno altresì richiesto l’intervento del personale del canile municipale per prendere in custodia i cani appartenenti all’uomo ucciso.

    Le indagini e la caccia all’aggressore

    Per l’intera nottata, le forze dell’ordine hanno setacciato l’area alla ricerca di testimoni oculari e di immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Ogni elemento raccolto potrebbe rivelarsi cruciale per ricostruire le fasi concitanti dell’aggressione, comprenderne il movente e risalire all’identità dell’assassino. Gli accertamenti si sono concentrati negli ambienti dei senzatetto e dei tossicodipendenti che gravitano nell’area compresa tra piazza Scaffa e il fiume Oreto, spesso teatro di tensioni e degrado.

    Le ipotesi sul movente

    Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, l’omicidio sarebbe scaturito da una violenta lite tra due uomini. È probabile che un incontro, forse finalizzato a chiarire questioni pregresse, sia rapidamente degenerato. Uno dei due contendenti avrebbe estratto un coltello, colpendo ripetutamente il rivale al torace. L’aggressore si è poi dato alla fuga, facendo perdere le proprie tracce. Gli investigatori stanno valutando tutte le piste: non si esclude che possa essersi trattato di una spedizione punitiva pianificata, legata a conti in sospeso nell’ambito di attività illecite, oppure di un alterco estemporaneo, scaturito da futili motivi e tragicamente conclusosi.

    Disposta l’autopsia

    Il corpo della vittima è stato trasferito all’istituto di medicina legale, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il magistrato di turno disporrà con ogni probabilità l’esame autoptico per accertare con precisione le cause del decesso e raccogliere ulteriori elementi utili all’inchiesta. Le indagini proseguono serrate per fare piena luce su questo ennesimo, tragico episodio di violenza.

  • Svolta decisiva nelle indagini sulla strage di Monreale: acquisite nuove immagini

    Svolta decisiva nelle indagini sulla strage di Monreale: acquisite nuove immagini

    Un importante passo avanti nelle indagini sulla strage di Monreale, dove persero la vita Salvatore Turdo, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo, arriva dall’acquisizione di nuove immagini provenienti dal circuito di videosorveglianza comunale. Questi filmati, definiti “decisivi” dal sindaco Alberto Arcidiacono, potrebbero fornire elementi cruciali per la ricostruzione della dinamica dell’evento e l’identificazione dei responsabili.

    Le telecamere comunali riprendono l’ingresso dei sospettati a Monreale

    Le nuove riprese, più nitide e di qualità superiore rispetto a quelle inizialmente acquisite da alcuni esercizi commerciali di via D’Acquisto, teatro della sparatoria, sembrerebbero aver immortalato l’ingresso a Monreale della banda palermitana. In particolare, alcune telecamere puntano su via Palermo, la principale arteria di accesso alla città normanna, che sfocia su piazza Vittorio Veneto, dove si trovano il Duomo e il palazzo comunale. Altre inquadrature sarebbero rivolte verso la piazza stessa. L’obiettivo degli investigatori è quello di individuare con maggiore precisione i volti dei sospettati, tra cui Samuel Acquisto, Mattias Conti e Salvatore Calvaruso, accusati di concorso in strage, e ricostruire i loro movimenti prima, durante e dopo la sparatoria. Si spera che le immagini possano chiarire anche quanto accaduto negli angoli ciechi durante i concitati momenti della sparatoria.

    Il sindaco Arcidiacono conferma la consegna dei filmati e rassicura la cittadinanza

    Il sindaco Arcidiacono ha confermato, tramite i suoi canali social, la consegna dei filmati ai Carabinieri, avvenuta il 15 maggio. La notizia giunge dopo alcune polemiche sollevate da alcuni cittadini che avevano ipotizzato il malfunzionamento delle telecamere comunali. Arcidiacono ha prontamente smentito queste voci, sottolineando l’importanza dei filmati acquisiti, che “hanno ripreso dettagli e momenti che potrebbero rivelarsi cruciali per le indagini”. Il primo cittadino ha inoltre espresso la sua vicinanza alla comunità, invitando i cittadini a “nutrire speranza” e a confidare nell’operato delle forze dell’ordine. “Sono convinto”, ha dichiarato, “che i nostri Angeli guideranno ogni nostro passo”.

  • Strage Monreale: il coraggio di una ragazza che ferma il killer

    Strage Monreale: il coraggio di una ragazza che ferma il killer

    L’inizio della festa del Santissimo Crocifisso a Monreale si è trasformata in un incubo di violenza. Mentre decine di persone affollavano le strade, un commando proveniente dallo Zen ha seminato il terrore in via Benedetto D’Acquisto, aprendo il fuoco contro gli avventori del bar 365. Una rapida sequenza di eventi, ricostruita attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza, ha portato alla morte di tre giovani, Andrea Miceli, Salvatore Turdo e Massimo Pirozzo, e al ferimento di altri due. Venti colpi di pistola hanno squarciato la notte, lasciando dietro di sé una scena di panico e disperazione.

    Un gesto di coraggio in mezzo al caos

    Mentre la folla si disperdeva tra urla e terrore, un’inaspettata figura si è stagliata contro il caos: una ragazza, vestita con un giubbotto nero, jeans e scarpe rosse, si è coraggiosamente frapposta tra la folla in fuga e uno degli aggressori. Come riporta il Giornale di Sicilia, le telecamere hanno immortalato l’istante, all’1:28 e 52 secondi, in cui la giovane ha tentato di bloccare la fuga di quello che gli inquirenti hanno identificato come Mattias Conti, diciannovenne ora detenuto presso il carcere Pagliarelli con l’accusa di strage. Conti, riconoscibile dal piumino bianco, dai baffetti, dagli occhiali da vista – poi persi nella concitazione – e da una collanina con il ciondolo di Letterio Maranzano, giovane dello Zen deceduto in un incidente stradale quindici anni prima, si allontanava a passo svelto dalla scena del crimine. Un dettaglio, quello del ciondolo, inizialmente attribuito erroneamente a Lino Celesia a causa di una confusione tra le testimonianze, si è rivelato cruciale per l’identificazione del sospettato.

    Le indagini e la ricostruzione degli eventi

    Cinque secondi prima dell’intervento della ragazza, le immagini mostrano Conti mentre corre “impugnando un oggetto” rivolto verso il basso. Sebbene la pistola non sia chiaramente visibile, la Procura non nutre dubbi: si tratterebbe dell’arma utilizzata per sparare ad altezza d’uomo. Il gesto istintivo della ragazza, che ha cercato di fermare l’aggressore senza esitazione, testimonia un coraggio straordinario, considerando l’incertezza e il pericolo di una possibile reazione violenta. Intanto, le indagini dei Carabinieri proseguono, basandosi sull’analisi dei filmati, sulle testimonianze raccolte e sulle tracce lasciate dai fuggitivi. Un altro indagato, Calvaruso, difeso dall’avvocato Corrado Sinatra, ha confessato di aver sparato, negando però di essere l’autore degli omicidi. Inizialmente ha dichiarato di aver svuotato un intero caricatore, per poi ritrattare e ammettere solo tre colpi. L’udienza per il Riesame è fissata per lunedì. Samuel Acquisto, assistito dall’avvocato Riccardo Bellotta, ha scelto di non presentare ricorso e rimane in carcere, mentre Conti, rappresentato dall’avvocato Francesco Oddo, sta valutando la possibilità di appellarsi.

  • Strage di Monreale, Mattias Conti e il “segno di vittoria” dopo la sparatoria

    Strage di Monreale, Mattias Conti e il “segno di vittoria” dopo la sparatoria

    L’ombra della strage di Monreale si allunga con un terzo arresto. Mattias Conti, diciannovenne del quartiere Zen 2 di Palermo, si aggiunge ai due giovani già fermati, incriminato con l’accusa pesantissima di strage. La Procura della Repubblica non ha dubbi: Conti avrebbe partecipato attivamente alla sparatoria del 27 aprile in via Benedetto D’Acquisto, costata la vita ad Andrea Miceli, Massimo Pirozzo e Salvatore Turdo.

    Un arsenale di accuse

    Il quadro accusatorio nei confronti di Conti è complesso e va ben oltre la strage. Lesioni aggravate, porto e detenzione illegale di arma completano il pesante capo d’imputazione. Secondo gli inquirenti, Conti avrebbe agito in tandem con Salvatore Calvaruso, aprendo il fuoco sulla folla inerme. Un gesto efferato che ha trasformato una lite in una tragedia.

    La fuga trionfale e il ghigno della vittoria

    Un dettaglio agghiacciante emerge dalle testimonianze: durante la fuga a bordo di una moto BMW guidata da Samuel Acquisto, Conti avrebbe esibito un macabro “segno di vittoria”, mostrando i muscoli in un gesto di sfida e disprezzo per le vite spezzate. Un testimone oculare ha raccontato di aver visto Conti, con indosso un giubbotto bianco e un casco Momo Design, compiere questo gesto agghiacciante, quasi a voler celebrare il massacro appena compiuto. Sembra, inoltre, che sia stato proprio Acquisto ad incitare Conti a sparare ad altezza d’uomo, trasformando la sparatoria in una vera e propria esecuzione.

    Dalla latitanza alla consegna

    Dopo giorni di latitanza, Conti si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Monreale, accompagnato dal suo legale. Un gesto che non alleggerisce la gravità delle accuse, ma che potrebbe aprire uno spiraglio sulle dinamiche interne al gruppo e sulle motivazioni che hanno scatenato la furia omicida. Attualmente, Conti è rinchiuso nel carcere “Pagliarelli” in attesa dell’interrogatorio di convalida dell’arresto.

    Le indagini, condotte con meticolosità, hanno sfruttato anche gli strumenti digitali. Una foto pubblicata sui social media dalla fidanzata di una delle vittime, poco prima della tragedia, ha fornito un tassello fondamentale per l’identificazione di Conti. Nello scatto, Conti e Calvaruso indossano gli stessi abiti ripresi dalle telecamere di videosorveglianza la notte della strage. Un’immagine che, unita alle testimonianze oculari, ha chiuso il cerchio attorno al 19enne.

    Il testimone chiave: un racconto dettagliato

    Il racconto di un testimone oculare si è rivelato cruciale per ricostruire la dinamica della strage. La descrizione dettagliata dell’abbigliamento di Conti, del tipo di moto e del suo agghiacciante “segno di vittoria” hanno contribuito a delineare un quadro preciso degli eventi, fornendo elementi probatori di grande importanza per l’accusa. Le indagini proseguono senza sosta per individuare eventuali altri complici e far luce su tutti gli aspetti di questa tragedia che ha sconvolto la comunità di Monreale.

  • Strage di Monreale, la lettera a Mattarella e Meloni accusa il silenzio dello Stato

    Strage di Monreale, la lettera a Mattarella e Meloni accusa il silenzio dello Stato

    Il deputato regionale Ismaele La Vardera ha incontrato i familiari di Massimo Pirozzo, una delle giovani vittime della strage di Monreale del 27 aprile 2025. L’incontro, avvenuto in Parlamento e documentato dallo stesso La Vardera sui social, è stato richiesto dal fratello della vittima, Marco Pirozzo, che ha consegnato al deputato una lettera toccante indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

    La sorella di Massimo e la sua fidanzata, testimone oculare dell’omicidio, hanno condiviso con La Vardera il loro straziante racconto. La fidanzata, in particolare, ha descritto gli ultimi istanti di vita di Massimo, momenti che hanno profondamente scosso il deputato. I familiari, giovani come La Vardera, hanno rivolto un appello disperato: “Non lasciateci soli”. Il deputato si è impegnato a fare tutto ciò che rientra nelle sue prerogative per sostenerli e ha annunciato l’intenzione di presentare una mozione al presidente della Regione per l’impiego dell’esercito nei luoghi della movida come deterrente.

    La lettera di Marco Pirozzo, diffusa da La Vardera, è un documento di grande impatto emotivo che va oltre il dolore personale e si trasforma in un atto d’accusa contro il silenzio delle istituzioni e la normalizzazione della violenza. Pirozzo descrive la sua difficile decisione di lasciare la Sicilia cinque anni prima per mancanza di opportunità, lasciando il fratello Massimo a prendersi cura dei genitori. La tragedia ha infranto questa fragile stabilità familiare, lasciando un vuoto incolmabile. L’amarezza di Pirozzo è acuita dall’assenza di vicinanza da parte delle autorità statali, un silenzio che percepisce come indifferenza.

    Pirozzo critica duramente le dichiarazioni dell’avvocato dell’imputato Calvaruso, che ha tentato di minimizzare l’intenzionalità dell’atto violento, descrivendo Palermo come una città dove la diffusione di armi clandestine è una realtà “normale”. Questa “normalizzazione” della violenza è, per Pirozzo, il sintomo di una guerra silenziosa che si combatte quotidianamente nelle strade italiane, una guerra ignorata dalle istituzioni più preoccupate di conflitti lontani.

    L’appello di Pirozzo si rivolge in particolare al Presidente Mattarella, anch’egli siciliano e vittima indiretta della violenza mafiosa, nella speranza che la sua esperienza personale possa renderlo più sensibile al dramma della famiglia. La richiesta è chiara: giustizia per le vittime e un intervento concreto dello Stato per garantire la sicurezza dei cittadini. La Vardera, facendosi portavoce di questo appello, ha espresso cordoglio anche alle famiglie delle altre vittime della strage, Salvo Turdo e Andrea Miceli, sottolineando l’urgenza di un’azione politica decisa per contrastare la violenza dilagante.

  • Carlo La Duca sparito e mai ritrovato, ergastolo confermato per gli “amanti diabolici”

    Carlo La Duca sparito e mai ritrovato, ergastolo confermato per gli “amanti diabolici”

    La Corte di Assise di Appello ha confermato la condanna all’ergastolo per Luana Cammalleri e Pietro Ferrara, accusati dell’omicidio di Carlo La Duca, marito della Cammalleri e amico di Ferrara. La vittima è scomparsa da Cerda nel gennaio 2019 e il suo corpo non è mai stato ritrovato. La Corte ha confermato l’impianto accusatorio del processo di primo grado, ritenendo che il movente del delitto non sia stata la relazione extraconiugale tra i due imputati, bensì un mix di disprezzo, gelosia e interesse economico da parte della Cammalleri.

    Le motivazioni della sentenza: un alibi di menzogne

    Le 80 pagine di motivazioni depositate ad ottobre dalla Corte presieduta da Sergio Gulotta, sottolineano come la difesa dei due imputati, basata sulla negazione del delitto e su appelli pubblici per il ritorno della vittima, sia stata considerata “costruita sulla sabbia” e piena di menzogne. Secondo i giudici, Cammalleri e Ferrara, soprannominati “gli amanti diabolici”, avrebbero costruito un falso alibi per sviare le indagini.

    La ricostruzione dell’omicidio e la scomparsa del vorpo

    La Corte ha ricostruito gli eventi del 31 gennaio 2019, giorno della scomparsa di La Duca, sottolineando che il mancato ritrovamento del corpo costituisce un ulteriore indizio di colpevolezza degli imputati. Solo loro, infatti, avrebbero avuto la necessità di far sparire il cadavere per simulare un allontanamento volontario della vittima. La versione fornita dagli imputati è stata definita “irricevibile” per la sua illogicità.

    L’ultimo viaggio di La Duca e il ruolo di Ferrara

    Carlo La Duca era uscito di casa il 19 gennaio 2019 per raggiungere la nuova compagna a Cinisi. La sua auto è stata ritrovata a Cardillo, dopo una sosta a Ciaculli, luogo in cui si presume sia avvenuto l’omicidio. Le indagini indicano Pietro Ferrara come l’ultima persona ad aver visto La Duca, alla guida della sua Volkswagen Golf, seguito dalla Fiat Punto bianca guidata da Luana Cammalleri, come documentato da alcune telecamere di sorveglianza.

  • Omicidio in Sicilia, uomo ucciso a colpi di arma da fuoco

    Omicidio in Sicilia, uomo ucciso a colpi di arma da fuoco

    Un pastore di 49 anni, G.P., è stato vittima di un agguato mortale nelle campagne di Lentini, in provincia di Siracusa, al confine con Scordia. L’uomo è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco, probabilmente esplosi da distanza ravvicinata.

    Indagini in corso per ricostruire la dinamica

    Sul caso indagano gli agenti del commissariato di Lentini e la Squadra Mobile di Siracusa. L’omicidio è avvenuto nel pomeriggio e gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta.

    Interrogatori avviati alla ricerca dell’assassino

    Sono stati avviati interrogatori per identificare l’autore dell’omicidio e per accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone nell’esecuzione. Al momento, i contorni del delitto appaiono poco chiari.

  • Monreale, sparatoria Via d’Acquisto: al via gli esami del RIS

    Monreale, sparatoria Via d’Acquisto: al via gli esami del RIS

    Palermo – Proseguono senza sosta le indagini sulla sparatoria avvenuta in Via d’Acquisto a Monreale, che ha causato la morte di tre giovani e il ferimento di Nicolò Cangemi. Dopo i primi esami autoptici eseguiti presso l’Istituto di Medicina Legale di Palermo, la Procura ha disposto ulteriori accertamenti tecnici irripetibili.

    Il Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) dei Carabinieri di Messina è stato incaricato di condurre analisi biologiche, dattiloscopiche e di microspia elettronica su tutti i reperti raccolti dai Carabinieri della Compagnia di Monreale sul luogo del delitto e durante le successive fasi investigative.

    L’avvocato Giada Caputo, legale di Nicolò Cangemi, recentemente dimesso dall’ospedale dopo essere stato colpito alla gamba, ha confermato l’avvio di questa nuova fase delle indagini. La Procura ha notificato l’avviso di accertamenti tecnici irripetibili, garantendo alla difesa la possibilità di nominare propri consulenti tecnici di parte.

    L’8 maggio i Carabinieri del RIS di Messina inizieranno le analisi, i cui risultati saranno poi trasmessi alla Procura di Palermo, che coordina l’inchiesta. “Con l’avvio di questi accertamenti tecnici, entriamo nel cuore delle indagini scientifiche”, ha dichiarato l’avvocato Caputo. “Stiamo valutando la possibilità di nominare un nostro consulente che, per conto della difesa di parte civile, possa seguire tutte le operazioni condotte dai Carabinieri del RIS”.