Tag: guardia di finanza

  • Porsche, villa e lusso sfrenato: sequestrati i beni dello stuntman siciliano che dichiarava zero redditi

    Porsche, villa e lusso sfrenato: sequestrati i beni dello stuntman siciliano che dichiarava zero redditi

    Una vita da nababbo ma per il fisco era nullatenente. È la storia di un siciliano arrivato fino alle vette di Hollywood come stuntman di tanti film importanti ma che poi si è dato a operazioni finanziarie che gli hanno permesso di accumulare cifre stratosferiche. La Guardia di Finanza parla di 60 milioni di euro.

    La Guardia di Finanza di Siracusa, in particolare, con il coordinamento della Procura, ha portato alla luce un sofisticato sistema di evasione fiscale internazionale. Al centro delle indagini figura l’uomo, siracusano, dal profilo singolare: uno stuntman, già noto per aver partecipato a produzioni cinematografiche hollywoodiane tra cui Batman Begins, Mission Impossible, Gangs of New York, Ocean’s Twelve, che negli ultimi anni operava all’estero come agente finanziario. Una figura insospettabile che ha suscitato l’interesse investigativo poiché formalmente privo di redditi dichiarati, ma con un elevatissimo tenore di vita.

    Infatti, benché senza alcun impiego in Italia, disponeva di un patrimonio personale di rilevantissima entità: immobili di valore, vetture di lusso, partecipazioni societarie e una residenza esclusiva a Siracusa, comprensiva di piscina e arredi costosissimi. Nonostante tale ricchezza, l’uomo non avrebbe mai presentato la dichiarazione dei redditi, né in Italia né all’estero, risultando completamente sconosciuto all’erario.

    Il suo stile di vita era finanziato tramite fondi depositati su conti correnti esteri, ai quali erano collegate carte di credito utilizzate in Italia per le spese quotidiane e, soprattutto, per l’acquisto di beni di eccezionale pregio. Durante la verifica fiscale, l’analisi dei dispositivi informatici in uso all’indagato ha permesso di rinvenire un’ingente mole di informazioni: corrispondenza elettronica con i clienti, nonché migliaia di file, tra cui numerosi contratti di intermediazione finanziaria redatti in lingua inglese.

    Per ricostruire in modo dettagliato l’origine e l’entità dei redditi occultati, si è rivelato fondamentale l’intervento di militari specializzati in informatica forense, disciplina che consente di analizzare dati digitali ingegnosamente nascosti su tablet e cellulari che diventano poi prove determinanti in ambito giudiziario. La traduzione e l’analisi dei documenti hanno fatto emergere l’esistenza di un sistema abilmente organizzato, incentrato su una società formalmente registrata a Londra e intestata allo stesso indagato. Tale società operava come intermediario tra imprese con sede in Paesi stranieri, spesso caratterizzate da un elevato rischio di insolvenza e per questo escluse dai normali circuiti creditizi.

    Temendo di non ricevere quanto dovuto ovvero di non disporre della merce venduta da tali imprese, i relativi clienti si avvalevano della mediazione della società londinese, che garantiva il buon esito delle operazioni commerciali, assicurando sia l’incasso sia la regolare conclusione della transazione. La società londinese, a sua volta, per fornire le dovute garanzie si rivolgeva a istituti di credito siti in diversi Paesi, presentando falsi estratti conto che attestavano la disponibilità di somme elevate. In questo modo l’indagato, facendo anche leva sulla sua notorietà, induceva le banche a credere di avere fondi sufficienti, convincendole ad anticipare il pagamento della merce al cliente.

    Nel corso degli accertamenti è inoltre emerso che la società londinese, priva di una sede operativa, di fatto era un’entità di comodo, costituita con la sola finalità di celare l’identità del reale beneficiario delle provvigioni: l’agente finanziario e stuntman siciliano. A fronte di tali evidenze, l’analisi approfondita delle movimentazioni bancarie ha permesso di accertare che, nell’arco di un decennio, il soggetto ha percepito redditi – prevalentemente riconducibili a provvigioni – per un ammontare complessivo superiore a 60 milioni di euro, omettendone sistematicamente la dichiarazione all’Amministrazione finanziaria e sottraendosi, conseguentemente, al versamento di imposte per circa 26 milioni di euro.

    Per eludere i controlli delle autorità fiscali straniere e non destare alcun sospetto, i flussi di denaro (estero su estero) venivano “mascherati”. I soggetti pagatori ricevevano istruzioni precise per indicare nelle causali dei bonifici la dicitura “prestito personale”, così da far apparire le somme come trasferimenti tra soggetti privati e non come corrispettivi per servizi professionali. Ciò rendeva molto più difficile ricondurre i versamenti a un’attività economica reale.

    La Procura ha contestato all’indagato il reato di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, procedendo, altresì, all’acquisizione della documentazione bancaria anche estera mediante l’attivazione di rogatorie internazionali indirizzate a Paesi extra-UE, con l’obiettivo di ricostruire l’ammontare complessivo dei redditi ovunque prodotti e delle movimentazioni finanziarie a lui riferibili.

    A tutela – seppur parziale e in fase iniziale – del credito vantato dall’Erario e su disposizione del Tribunale di Siracusa, le Fiamme Gialle hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo avente a oggetto l’intero compendio patrimoniale dell’indagato presente sul territorio nazionale, comprendente una villa con piscina, una Porsche Taycan di circa 200.000 euro e disponibilità finanziarie su conti correnti. Il valore complessivo dei beni sequestrati risulta al momento superiore a 1,5 milioni di euro.

  • Maxi-frode milionaria sul Superbonus: 7 misure cautelari e 83 indagati a Palermo

    Maxi-frode milionaria sul Superbonus: 7 misure cautelari e 83 indagati a Palermo

    Un’operazione congiunta della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Palermo ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari nei confronti di un’organizzazione criminale dedita a frodi sui bonus edilizi. L’inchiesta, che ha visto la luce dopo complesse indagini finanziarie, ha svelato un sistema illecito che ha generato crediti d’imposta fittizi per oltre 26 milioni di euro, sfruttando le agevolazioni previste per bonus facciate, ecobonus e recupero del patrimonio edilizio. Diciannove imprese edili palermitane, tutte gestite dall’associazione criminale, sono risultate coinvolte nell’emissione di fatture per lavori di ristrutturazione mai eseguiti. Dieci di queste imprese sono state colpite da un provvedimento di interdizione dall’esercizio dell’attività.

    L’attività investigativa ha ricostruito il modus operandi dell’organizzazione. Le società coinvolte emettevano fatture per operazioni inesistenti a clienti privati compiacenti, applicando lo sconto in fattura. Questo meccanismo generava crediti d’imposta fittizi, poi ceduti a intermediari finanziari per la monetizzazione. I proventi illeciti venivano successivamente distribuiti tra i membri dell’associazione attraverso bonifici su conti personali, prelievi in contanti, acquisto di buoni fruttiferi postali, oro, criptovalute, beni mobili e immobili.

    Nel corso delle indagini, sono stati eseguiti due decreti di sequestro preventivo: uno d’urgenza per oltre 8 milioni di euro nelle fasi iniziali, e un secondo, lo scorso aprile, per circa 19 milioni di euro. Oltre ai sette destinatari delle misure cautelari, risultano indagate altre 83 persone, tra amministratori delle imprese coinvolte e committenti compiacenti, accusati di emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa aggravata.

    Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Palermo, dopo gli interrogatori di garanzia, ha disposto gli arresti domiciliari per quattro membri dell’organizzazione. Per gli altri tre, tra cui un ingegnere, è scattato il divieto di esercitare attività imprenditoriali e rivestire uffici direttivi di imprese per 12 mesi. L’ingegnere è stato inoltre interdetto dall’esercizio della professione. Alle dieci società coinvolte è stata applicata la sanzione amministrativa dell’interdizione dall’attività.

  • Texas Hold’em clandestino: chiuse due sale da gioco e 70 denunce a Palermo

    Texas Hold’em clandestino: chiuse due sale da gioco e 70 denunce a Palermo

    Palermo trema per l’escalation di tornei illegali di Texas Hold’em. La Guardia di Finanza del Comando Provinciale, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha posto sotto sequestro due sale da gioco abusive nei quartieri Kalsa e Malsaspina-Palagonia. Le bische, camuffate da associazioni sportive, ospitavano tornei di poker clandestini, frequentati da un variegato pubblico di professionisti, commercianti e appassionati.

    L’operazione è scattata dopo un’attenta attività investigativa, originata dal monitoraggio dei social network. Le Fiamme Gialle hanno individuato profili Facebook che promuovevano tornei di Texas Hold’em, organizzati attraverso finte associazioni sportive dilettantistiche. Gli eventi, pubblicizzati in circuiti paralleli, si svolgevano in orario serale e richiamavano numerosi partecipanti.

    Durante l’irruzione, mentre i tornei erano in pieno svolgimento, sono stati identificati 70 individui. Nonostante le associazioni dichiarassero la natura ricreativa delle attività, gli agenti hanno sequestrato denaro contante utilizzato per l’acquisto di fiches. L’analisi dei computer sequestrati ha rivelato l’esistenza di un circuito clandestino online, attivo da gennaio, con l’elenco dei partecipanti ai tornei.

    Sette organizzatori, di cui uno con precedenti specifici, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per organizzazione di giochi d’azzardo. I 63 giocatori sono stati a loro volta denunciati per partecipazione a giochi d’azzardo. Oltre agli immobili adibiti a bische clandestine, sono stati sequestrati 3.590 euro in contanti, tavoli da gioco, fiches, carte, monitor e computer portatili. Le indagini sono ancora in corso.

  • Cassaforte piena di contanti su yacht a Palermo, blitz della Finanza

    Cassaforte piena di contanti su yacht a Palermo, blitz della Finanza

    Un’imbarcazione di lusso battente bandiera di Palau è stata oggetto di un’ispezione da parte della Guardia di Finanza nelle acque di Palermo. L’yacht, riconducibile a una società armatrice con sede alle Seychelles, aveva a bordo due persone di nazionalità straniera. Durante il controllo, le autorità hanno scoperto una cassaforte contenente 35.000 euro in contanti non dichiarati.

    Violazione della normativa doganale

    La legge doganale prevede l’obbligo di dichiarare il possesso di denaro contante superiore a 10.000 euro. Nonostante la presenza di due persone a bordo, la Guardia di Finanza ha contestato la violazione al solo timoniere dello yacht. Questa decisione si basa sul sospetto di “smurfing”, una pratica elusiva che consiste nel frazionare una somma di denaro superiore al limite consentito tra più individui per evitare l’obbligo di dichiarazione.

    Oblazione e sanzioni

    Al timoniere è stata offerta la possibilità di avvalersi dell’oblazione, una procedura che permette di estinguere la violazione pagando una sanzione pari al 30% dell’importo eccedente la soglia consentita. L’uomo ha accettato e ha provveduto al pagamento della sanzione.

    Controlli per la tutela dell’economia

    Questo intervento della Guardia di Finanza rientra nell’ambito delle attività di controllo dei flussi transfrontalieri di capitali, fondamentali per contrastare attività illecite. L’operazione dimostra l’efficacia dei controlli in mare e l’impegno del Corpo nella tutela degli interessi economici dello Stato e dell’Unione Europea. La presenza di ingenti somme di denaro non dichiarate a bordo di imbarcazioni di lusso solleva interrogativi sull’origine e la destinazione dei fondi, rafforzando l’importanza di questi controlli. L’episodio sottolinea la necessità di una vigilanza costante per prevenire reati finanziari e garantire la trasparenza dei flussi di denaro. La Guardia di Finanza continua a svolgere un ruolo cruciale nel contrasto a tali fenomeni, contribuendo alla sicurezza economica del paese.

  • Truffa da 2 milioni di euro sui bonus edilizi scoperta in Sicilia

    Truffa da 2 milioni di euro sui bonus edilizi scoperta in Sicilia

    La Guardia di Finanza di Siracusa ha scoperto una complessa truffa legata ai bonus edilizi, portando al sequestro preventivo di circa 2 milioni di euro. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa, si inserisce in un piano di controlli mirati a soggetti considerati a rischio di frode fiscale. L’indagine ha preso avvio da una società inattiva con sede a Priolo Gargallo, che nel 2022 ha improvvisamente emesso fatture per milioni di euro per presunti lavori edilizi.

    Fatture emesse a familiari e terzi per generare crediti d’imposta

    Le fatture sono state emesse nei confronti degli amministratori della società, dei loro familiari e di terzi. Questi, una volta divenuti apparentemente committenti dei lavori, hanno ottenuto crediti d’imposta relativi a “bonus facciate”, “ecobonus” e “bonus ristrutturazione”. I crediti sono stati poi monetizzati cedendoli a istituti finanziari in cambio di denaro contante. Le indagini della Guardia di Finanza hanno però rivelato che molte di queste fatture, dopo aver generato i crediti d’imposta, sono state annullate tramite note di credito, senza che le somme bonificate come acconto venissero restituite.

    Ditte individuali create ad hoc per la frode

    Ulteriori accertamenti hanno individuato ditte individuali collegate alla società di Priolo Gargallo, create tra luglio e settembre 2022, che utilizzavano lo stesso sistema per ottenere e cedere crediti d’imposta. Anche in questi casi, le ditte risultavano prive di strutture, mezzi e personale necessari per svolgere le attività dichiarate. In totale, le fatture per operazioni inesistenti hanno superato i 6 milioni di euro, generando crediti d’imposta indebitamente utilizzati dagli indagati in altre attività economiche.

    Sequestri e perquisizioni in diverse province

    A seguito delle indagini, la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle province di Siracusa, Catania e Torino, sequestrando conti correnti, immobili e crediti d’imposta per un valore complessivo di 2 milioni di euro. Questi crediti, pronti per essere utilizzati in compensazione delle imposte dovute, avrebbero potuto generare un ingente danno all’Erario. L’operazione della Guardia di Finanza si inserisce nella più ampia strategia di contrasto alle frodi sui crediti d’imposta, volta a tutelare le imprese oneste dalla concorrenza sleale e a garantire la corretta destinazione delle risorse pubbliche destinate al sostegno di famiglie e imprese. L’azione delle Fiamme Gialle si concentra sulla verifica delle compensazioni, sul sequestro dei crediti fittizi e sulla segnalazione delle deleghe di pagamento contenenti falsi crediti.

  • Gamberi, cicale e neonata: maxi sequestro nel Palermitano: dato in beneficenza

    Gamberi, cicale e neonata: maxi sequestro nel Palermitano: dato in beneficenza

    Nell’ambito delle ordinarie attività di controllo economico del territorio, le Fiamme Gialle hanno effettuato un sequestro di oltre 800 kg di pesce privo di certificazioni di tracciabilità, per un valore commerciale pari a oltre 60 mila euro, a carico di una ditta di Casteldaccia.

    In particolare, i Finanzieri del Gruppo Termini Imerese e della Compagnia di Bagheria hanno sottoposto a controllo un veicolo, nei pressi di Cefalù, che trasportava 809 kg di varie specie di pescato, di cui 499 kg di gambero bianco e cicale di mare, senza alcuna attestazione dell’origine.

    Inoltre, sono stati individuati ulteriori 310 kg di novellame di sarda (sottomisura), di dimensione inferiore ai limiti imposti dalla normativa europea. In particolare, la norma sulla pesca di questi esemplari (cd. bianchetto) specifica che non possono essere pescati, trasportati, commercializzati e somministrati se di lunghezza inferiore a 11 cm, al fine della tutela della specie e per favorirne la capacità riproduttiva, garantendo così lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo, proteggendone la fauna marina e la biodiversità.

    Le attività complessivamente svolte hanno permesso di confiscare 809 kg di pescato e di impedirne la vendita, con la contestazione di sanzioni amministrative a carico del responsabile per complessivi € 26.500,00.

    Successivamente, vista la certificata genuinità del pescato, i finanzieri lo hanno devoluto al Banco Alimentare della Sicilia Occidentale.

  • Milioni di bionde di contrabbando, arresti tra Palermo, Trapani e Napoli

    Milioni di bionde di contrabbando, arresti tra Palermo, Trapani e Napoli

    PALERMO – Questa mattina, la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Palermo ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura Europea (EPPO), che ha disposto 14 arresti in carcere, 2 ai domiciliari e il sequestro di beni per oltre un milione di euro. L’operazione, frutto di un’indagine durata due anni, ha sgominato due distinte organizzazioni criminali transnazionali dedite al contrabbando di sigarette. Per altri 7 indagati, l’eventuale esecuzione della misura cautelare è stata rinviata in attesa dell’interrogatorio preventivo, come previsto dalla recente Legge n. 114 del 2024. Le perquisizioni sono in corso nelle province di Palermo, Trapani e Napoli.

    Le indagini hanno rivelato l’esistenza di due organizzazioni criminali transnazionali, collegate tra loro da rapporti d’affari, operanti rispettivamente nel trapanese e nel palermitano, con connessioni nell’area napoletana per l’approvvigionamento delle sigarette di contrabbando. La prima organizzazione, guidata da un cittadino tunisino, operava principalmente tra Marsala, Mazara del Vallo e Petrosino, introducendo in Italia sigarette provenienti dalla Tunisia tramite imbarcazioni da pesca. La seconda organizzazione, capeggiata da un palermitano, acquistava ingenti quantitativi di sigarette dal Nord Africa e dall’Est Europa, grazie alla mediazione di tre napoletani. Le sigarette venivano stoccate in magazzini situati in zone ad alta densità criminale e successivamente distribuite capillarmente in tutta la provincia di Palermo attraverso una fitta rete di rivenditori.

    Nel corso delle indagini, sono stati effettuati numerosi interventi che hanno portato a 7 arresti in flagranza di reato e al sequestro di 22 tonnellate di sigarette di contrabbando di marche famose come Marlboro, Winston, Regina, Merit, Chesterfield e Philip Morris. Se immesse sul mercato, queste sigarette avrebbero generato un profitto illecito di circa 4 milioni di euro, causando un danno agli interessi finanziari dell’Unione Europea stimato in circa 850.000 euro, corrispondenti ai dazi doganali evasi.

    L’indagine ha beneficiato della cooperazione internazionale, con il coinvolgimento dei Procuratori Europei Delegati in Germania, Slovenia, Bulgaria, Croazia e Romania, che hanno fornito ulteriori elementi investigativi. Le indagini hanno anche evidenziato una netta sproporzione tra il patrimonio degli indagati e la loro capacità reddituale, portando alla richiesta e all’ottenimento del sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa un milione di euro.

  • Superbonus, scoperta in Sicilia una nuova frode milionaria

    Superbonus, scoperta in Sicilia una nuova frode milionaria

    Un’operazione della Guardia di Finanza di Messina ha portato al sequestro preventivo di 2,2 milioni di euro a Barcellona Pozzo di Gotto. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Barcellona P.G. su richiesta della locale Procura della Repubblica, riguarda una società edile e un intermediario finanziario coinvolti in una truffa relativa ai bonus edilizi. Del totale sequestrato, 1,6 milioni di euro rappresentano crediti d’imposta inesistenti ceduti all’intermediario, mentre i restanti 640.000 euro corrispondono all’omesso versamento di IVA e ritenute previdenziali da parte dell’impresa.

    L’indagine del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina

    L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, è scaturita da una verifica fiscale che ha smascherato un complesso sistema di frode legato ai bonus edilizi previsti dal Decreto “Rilancio” del 2020. La società edile, attraverso un elaborato meccanismo, avrebbe ottenuto indebitamente agevolazioni fiscali per lavori di ristrutturazione e recupero del patrimonio edilizio.

    Il meccanismo della frode: false dichiarazioni di pagamento

    Il sistema fraudolento si basava sulla presentazione di false dichiarazioni di pagamento da parte dei committenti, spesso parenti o conoscenti del legale rappresentante dell’impresa. Questi ultimi attestavano falsamente di aver effettuato i pagamenti per i lavori tramite bonifici “parlanti”, inducendo in errore l’Agenzia delle Entrate e consentendo all’impresa di monetizzare crediti d’imposta inesistenti. I bonus utilizzati in modo fraudolento includevano bonus facciate, ecobonus e bonus ristrutturazione.

    Concorso di reati e profitti illeciti

    Il legale rappresentante della società, in concorso con i committenti, avrebbe gonfiato il valore dei lavori eseguiti, non supportato da pagamenti tracciabili. Ciò ha permesso di generare crediti d’imposta fittizi per 1,6 milioni di euro, poi ceduti all’intermediario finanziario. Inoltre, l’impresa ha evaso IVA e ritenute previdenziali per oltre 640.000 euro, somma considerata profitto del reato e inclusa nel sequestro.

  • Reddito di Cittadinanza, controlli a Palermo e provincia: scoperti 75 furbetti

    Reddito di Cittadinanza, controlli a Palermo e provincia: scoperti 75 furbetti

    I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno concluso un’articolata attività di polizia economico finanziaria in materia di spesa pubblica, revocando 227 domande di Reddito di Cittadinanza a 75 soggetti. Tra il 2019 e il 2023, questi individui avevano indebitamente richiesto e percepito la misura assistenziale per un totale di € 2.246.666.

    Indagini su soggetti denunciati per frode NASPI

    Le Fiamme Gialle del 2° Nucleo Operativo Metropolitano del Gruppo Palermo hanno approfondito le posizioni di un gruppo di soggetti precedentemente denunciati dallo stesso Reparto per aver usufruito del sussidio NASPI (Indennità mensile di disoccupazione), pur non avendo mai svolto alcuna attività lavorativa.

    Irregolarità nelle domande di Reddito di Cittadinanza

    L’analisi ha permesso di individuare 75 cittadini palermitani che, destinatari di un decreto penale di condanna emesso dal Tribunale di Palermo nel 2023, avevano presentato domanda per il Reddito di Cittadinanza. L’accesso al sussidio è avvenuto a partire dalla sua istituzione e durante l’iter giudiziario per i reati relativi alla NASPI.

    Recupero delle somme indebitamente percepite

    I militari hanno segnalato all’INPS di Palermo le irregolarità relative a 227 istanze presentate dai 75 soggetti, avviando il recupero delle somme indebitamente percepite, oltre 2 milioni di euro. Questa azione si basa sull’art. 7 comma 3 del D.L. 4/2019, che prevede la decadenza del beneficio in caso di violazione.

  • Scandalo PNRR: milioni di euro di fondi pubblici finiti in una frode fiscale

    Scandalo PNRR: milioni di euro di fondi pubblici finiti in una frode fiscale

    La Guardia di Finanza di Gela ha portato alla luce un complesso sistema di frode fiscale che ha coinvolto 9 imprese e portato al sequestro di oltre 4 milioni di euro. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Gela, hanno rivelato un giro di fatture false e gonfiate, utilizzate per evadere il fisco e generare fondi neri.

    Il meccanismo della frode

    Le società coinvolte, create ad hoc per eludere i controlli, operavano nel settore della meccanica generale. Il sistema prevedeva la sovrafatturazione di prestazioni di manodopera a una società per azioni con sede a Roma. Le “imprese apri e chiudi”, attive per circa due anni ciascuna, si scambiavano sistematicamente il personale, consentendo alla società capofila di ridurre drasticamente il carico fiscale.

    Fondi del PNRR coinvolti nella frode

    Particolarmente grave il coinvolgimento di fondi pubblici destinati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Le società coinvolte nella frode hanno utilizzato crediti d’imposta inesistenti per un valore di oltre 47 milioni di euro, di cui 308.932 euro provenienti proprio dai fondi del PNRR.

    Le indagini della Guardia di Finanza

    Le Fiamme Gialle hanno condotto approfondite indagini che hanno rivelato come la società per azioni, dal 2019 al 2022, abbia utilizzato fatture per operazioni inesistenti o gonfiate per un valore complessivo di 6,7 milioni di euro. Grazie a questo sistema, gli indagati sono riusciti a evadere il fisco per oltre 4 milioni di euro.

    Sequestro preventivo e indagati

    Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Gela ha emesso un decreto di sequestro preventivo per equivalente per un valore di oltre 4 milioni di euro, pari all’importo delle imposte evase e dei crediti inesistenti utilizzati. Sei persone sono state indagate per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti e indebita compensazione.