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  • Monreale vuole rinascere: più controlli, videosorveglianza e assunzioni di vigili

    Monreale vuole rinascere: più controlli, videosorveglianza e assunzioni di vigili

    Dopo la recente tragedia che ha scosso la comunità di Monreale, il Sindaco Alberto Arcidiacono ha illustrato le misure decise durante la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 7 maggio presso la Prefettura di Palermo. L’incontro, che ha visto la partecipazione di Prefetto, Vicequestore e rappresentanti di Carabinieri e Guardia di Finanza, ha affrontato la delicata situazione della città, con l’obiettivo di definire strategie concrete per il futuro.

    Controlli mirati e coordinamento con le forze dell’ordine

    Sebbene l’analisi generale non abbia evidenziato specifici fattori di rischio per Monreale, si è deciso di intensificare i controlli sul territorio, concentrandosi in particolare sulle aree di confine con Palermo, dove sarà dispiegato un maggior numero di agenti. Questa strategia coordinata mira a prevenire eventuali infiltrazioni criminali e garantire una maggiore presenza delle forze dell’ordine.

    Videosorveglianza: un occhio vigile sulla città

    Il sistema di videosorveglianza comunale ha dimostrato la sua efficacia nelle indagini, fornendo immagini cruciali per la ricostruzione dei fatti. L’ampliamento del sistema, finanziato dal bando “Città Sicure”, consentirà una copertura ancora più capillare, aumentando il livello di sicurezza percepita dai cittadini e fornendo un prezioso supporto alle attività investigative.

    Investimenti nel futuro: assunzioni di vigili urbani

    L’amministrazione comunale ha annunciato l’avvio delle procedure per il concorso pubblico per vigili urbani, con la pubblicazione del bando prevista entro fine maggio. Questo investimento a lungo termine mira a rafforzare il corpo di polizia municipale, garantendo una maggiore presenza sul territorio e una risposta più tempestiva alle esigenze dei cittadini.

    Un impegno corale per la serenità di Monreale

    Il Sindaco Arcidiacono ha sottolineato l’importanza di un impegno condiviso da parte di tutta la comunità per ristabilire la serenità dopo la tragedia. Collaborazione, partecipazione e senso di responsabilità sono gli elementi chiave per costruire un futuro più sicuro per Monreale.

  • Orrore nel Palermitano, anziano ucciso e bruciato: 2 arresti

    Orrore nel Palermitano, anziano ucciso e bruciato: 2 arresti

    Il corpo senza vita di Antonino Arculeo, 72enne di Partinico scomparso da giorni, è stato rinvenuto carbonizzato, con segni di violenza e morsi di animali selvatici, tra Castellammare del Golfo e Calatafimi. La tragica scoperta, avvenuta nei pressi di una zona termale, ha immediatamente mobilitato le forze dell’ordine, che hanno avviato un’indagine serrata per far luce sull’accaduto.

    Le indagini, coordinate dal commissariato di Partinico, si sono concentrate fin da subito sulla scomparsa dell’uomo, denunciata dai familiari tre giorni dopo il suo allontanamento da casa. Il ritrovamento del corpo, con evidenti ferite da arma da taglio, ha confermato i peggiori timori. L’area isolata e la presenza di cinghiali nella zona hanno contribuito a rendere ancora più raccapricciante la scena.

    Gli inquirenti hanno rapidamente individuato due sospettati, entrambi partinicesi: Dario Milana, 47 anni, e Gioacchino Leto, 35 anni. I due sono stati fermati con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. La ricostruzione degli eventi ha portato alla luce un quadro agghiacciante. Sembra che Arculeo, la sera della sua scomparsa, fosse a bordo di un’auto coinvolta in un incidente stradale ad Alcamo. Leto, presente sul luogo dell’incidente, si era dato alla fuga, mentre Milana, ferito, si era recato in ospedale, per poi rendersi irreperibile.

    La svolta nelle indagini è arrivata grazie alla testimonianza dei figli di Arculeo, che hanno fornito dettagli cruciali agli investigatori. Leto, rintracciato a Lamezia Terme dopo un tentativo di fuga, ha confessato il suo coinvolgimento nell’omicidio, accusando Milana di essere l’esecutore materiale. Secondo la sua versione, Milana avrebbe accoltellato Arculeo, per poi bruciarne il corpo e disfarsi dell’arma del delitto, un coltello da cucina. Milana, a sua volta rintracciato, ha negato ogni addebito, dichiarandosi estraneo ai fatti e persino sconosciuto alla vittima.

    Il movente del brutale assassinio rimane ancora avvolto nel mistero. Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e far luce sulle ragioni che hanno portato alla morte di Antonino Arculeo. La comunità di Partinico attende con ansia che giustizia sia fatta.

  • Sparatoria Monreale, ecco la foto che incastra Mattias Conti, all’appello ne mancano altri 4

    Sparatoria Monreale, ecco la foto che incastra Mattias Conti, all’appello ne mancano altri 4

    Un altro tassello si aggiunge al complesso mosaico della sparatoria avvenuta a Monreale lo scorso 27 aprile. Dopo i fermi di Salvatore Calvaruso e Samuel Acquisto, la Procura di Palermo ha stretto le manette attorno ai polsi di Mattias Conti, accusato di aver partecipato attivamente alla violenta aggressione. Le indagini, coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Luisa Vittoria Campanile e Felice De Benedittis, si concentrano ora sull’identificazione di almeno altri quattro giovani coinvolti.

    A incastrare Conti, un ragazzo residente allo Zen, sarebbero le testimonianze oculari di un centinaio di persone presenti in piazza quella notte, oltre alle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona. Molti testimoni lo indicano come uno degli aggressori, descrivendolo con scarpe scure, un giubbotto bianco e, particolare agghiacciante, una collana raffigurante Lino Celesia, il giovane ucciso a dicembre nella discoteca Notr3 di Palermo.

    Le telecamere di sorveglianza di via Benedetto D’Acquisto mostrano Conti prima a piedi, poi in sella a una BMW, da cui avrebbe sparato diversi colpi d’arma da fuoco. Sulla stessa moto sarebbe poi salito anche Calvaruso, dandosi alla fuga con altri due complici lungo la strada che da Monreale conduce a Palermo. Armi, cellulari e vestiti, utilizzati durante l’aggressione, sono stati dispersi durante la fuga. Ulteriori filmati mostrerebbero Acquisto e Conti rientrare allo Zen 2 a bordo di una bicicletta, dopo essersi disfatti della BMW, ritrovata il 3 maggio. In queste immagini, Conti sembrerebbe togliersi il giubbotto bianco, poco prima dell’arrivo di Calvaruso, che sale a sua volta sulla bicicletta.

    L’identificazione di Conti è stata agevolata anche dalla diffusione sui social network di alcune fotografie scattate poco prima della sparatoria, in cui il giovane appare insieme ad Acquisto e Calvaruso. Un testimone, analizzando una di queste foto, ha riconosciuto con certezza il giubbotto bianco indossato da Conti, simile a quello descritto da altri presenti sulla scena del crimine. Lo stesso testimone ha inoltre ricordato la collana con l’immagine di Celesia e il gesto di Conti che, dopo la sparatoria, avrebbe mimato il segno della vittoria con le braccia. Altri testimoni hanno riconosciuto Conti come il passeggero della BMW, ricordando che durante la colluttazione avrebbe perso gli occhiali, successivamente ritrovati dagli investigatori e corrispondenti a quelli indossati dal giovane nelle foto pubblicate online.

    Secondo le ricostruzioni, Conti avrebbe sparato in due momenti distinti: la prima volta a piedi, la seconda in sella alla moto, dopo aver compiuto un giro della piazza. Gli inquirenti, forti di una serie di prove convergenti, si dicono certi della sua colpevolezza. L’inchiesta prosegue per identificare i restanti partecipanti alla sparatoria e fare piena luce sull’accaduto.

  • Strage di Monreale, Mattias Conti e il “segno di vittoria” dopo la sparatoria

    Strage di Monreale, Mattias Conti e il “segno di vittoria” dopo la sparatoria

    L’ombra della strage di Monreale si allunga con un terzo arresto. Mattias Conti, diciannovenne del quartiere Zen 2 di Palermo, si aggiunge ai due giovani già fermati, incriminato con l’accusa pesantissima di strage. La Procura della Repubblica non ha dubbi: Conti avrebbe partecipato attivamente alla sparatoria del 27 aprile in via Benedetto D’Acquisto, costata la vita ad Andrea Miceli, Massimo Pirozzo e Salvatore Turdo.

    Un arsenale di accuse

    Il quadro accusatorio nei confronti di Conti è complesso e va ben oltre la strage. Lesioni aggravate, porto e detenzione illegale di arma completano il pesante capo d’imputazione. Secondo gli inquirenti, Conti avrebbe agito in tandem con Salvatore Calvaruso, aprendo il fuoco sulla folla inerme. Un gesto efferato che ha trasformato una lite in una tragedia.

    La fuga trionfale e il ghigno della vittoria

    Un dettaglio agghiacciante emerge dalle testimonianze: durante la fuga a bordo di una moto BMW guidata da Samuel Acquisto, Conti avrebbe esibito un macabro “segno di vittoria”, mostrando i muscoli in un gesto di sfida e disprezzo per le vite spezzate. Un testimone oculare ha raccontato di aver visto Conti, con indosso un giubbotto bianco e un casco Momo Design, compiere questo gesto agghiacciante, quasi a voler celebrare il massacro appena compiuto. Sembra, inoltre, che sia stato proprio Acquisto ad incitare Conti a sparare ad altezza d’uomo, trasformando la sparatoria in una vera e propria esecuzione.

    Dalla latitanza alla consegna

    Dopo giorni di latitanza, Conti si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Monreale, accompagnato dal suo legale. Un gesto che non alleggerisce la gravità delle accuse, ma che potrebbe aprire uno spiraglio sulle dinamiche interne al gruppo e sulle motivazioni che hanno scatenato la furia omicida. Attualmente, Conti è rinchiuso nel carcere “Pagliarelli” in attesa dell’interrogatorio di convalida dell’arresto.

    Le indagini, condotte con meticolosità, hanno sfruttato anche gli strumenti digitali. Una foto pubblicata sui social media dalla fidanzata di una delle vittime, poco prima della tragedia, ha fornito un tassello fondamentale per l’identificazione di Conti. Nello scatto, Conti e Calvaruso indossano gli stessi abiti ripresi dalle telecamere di videosorveglianza la notte della strage. Un’immagine che, unita alle testimonianze oculari, ha chiuso il cerchio attorno al 19enne.

    Il testimone chiave: un racconto dettagliato

    Il racconto di un testimone oculare si è rivelato cruciale per ricostruire la dinamica della strage. La descrizione dettagliata dell’abbigliamento di Conti, del tipo di moto e del suo agghiacciante “segno di vittoria” hanno contribuito a delineare un quadro preciso degli eventi, fornendo elementi probatori di grande importanza per l’accusa. Le indagini proseguono senza sosta per individuare eventuali altri complici e far luce su tutti gli aspetti di questa tragedia che ha sconvolto la comunità di Monreale.

  • Monreale, in manette il terzo pistolero: incastrato da una foto sui social

    Monreale, in manette il terzo pistolero: incastrato da una foto sui social

    Un selfie postato sui social ha tradito Mattias Conti, 19 anni, terzo giovane arrestato per la sparatoria di Monreale del 27 aprile scorso, costata la vita a Massimo Pirozzo, Salvo Turdo e Andrea Miceli. Il provvedimento di fermo, emesso dalla Procura di Palermo, si basa su questo elemento chiave e sulle testimonianze oculari che hanno confermato la presenza di Conti sulla scena del crimine.

    L’immagine, pubblicata dalla fidanzata di una delle vittime poco prima della tragedia, ritrae Conti insieme a Salvatore Calvaruso, già in arresto, con gli stessi abiti indossati durante la sparatoria, riconoscibili grazie ai filmati delle telecamere di sorveglianza. Conti, inizialmente irreperibile, si è poi consegnato ai Carabinieri di Monreale accompagnato dal suo legale. Ora si trova nel carcere Pagliarelli di Palermo, in attesa dell’interrogatorio del Giudice per le Indagini Preliminari.

    Le indagini, condotte dalla Procura e dai Carabinieri, hanno ricostruito il ruolo di Conti nella sparatoria: il giovane avrebbe estratto una pistola e fatto fuoco sulla folla radunata in via B. D’Acquisto. Questo arresto completa il quadro indiziario che ha portato ai fermi precedenti di Calvaruso e Samuel Acquisto, quest’ultimo accusato di aver istigato gli amici a sparare. L’accusa per tutti e tre è di strage e lesioni personali aggravate, oltre a detenzione illegale e porto abusivo di arma da fuoco.

  • Terremoto al Civico di Palermo, arrivano i NAS

    Terremoto al Civico di Palermo, arrivano i NAS

    Palermo – Giornata cruciale all’ospedale Civico di Palermo. Il reparto di chirurgia toracica è sotto la lente d’ingrandimento a seguito delle gravi accuse lanciate dal dottor Francesco Caronia, che ha denunciato pubblicamente presunte irregolarità nella gestione del reparto. I Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (NAS) dei Carabinieri, delegati dal Ministero della Salute, sono attesi in ospedale per avviare le ispezioni. Contestualmente, si insedia oggi la commissione d’inchiesta regionale, voluta dal presidente Renato Schifani e dall’assessore alla Salute Daniela Faraoni.

    Al centro della bufera, le dichiarazioni del dottor Caronia, che ha parlato di interventi chirurgici superflui, manomissioni di cartelle cliniche, elusione delle liste d’attesa e, addirittura, del decesso di una paziente a seguito di un’operazione ritenuta dal medico non necessaria.

    Le indagini si estenderanno anche al deputato regionale Ismaele La Vardera, che per primo ha raccolto la testimonianza, inizialmente anonima, del dottor Caronia, diffondendo sui social le registrazioni audio fornite dal medico e consegnandole successivamente alle autorità competenti.

    La vicenda ha assunto rilevanza nazionale dopo che il dottor Caronia ha deciso di esporsi pubblicamente. A seguito delle sue dichiarazioni, il medico è stato ricevuto dall’assessore Faraoni, e il governatore Schifani ha disposto l’istituzione di una commissione regionale d’inchiesta.

    La commissione, formata da specialisti provenienti da diverse aziende sanitarie siciliane, avvierà oggi i lavori e fornirà aggiornamenti settimanali all’assessorato. Il suo compito sarà quello di esaminare tutte le cartelle cliniche dal 2020 al 2025, verificando la correttezza dei percorsi terapeutici, l’appropriatezza delle decisioni cliniche e gli eventuali esiti, anche presso altre strutture sanitarie regionali ed extraregionali. È prevista anche l’audizione dei pazienti coinvolti.

    La commissione è composta da: Fabrizio Geraci (Assessorato regionale della Salute), Maurizio Nicolosi (Azienda Cannizzaro di Catania), Eugenia Di Stefano (Azienda Villa Sofia-Cervello di Palermo), Rosanna Intelisano (Policlinico di Messina), Salvatore Piparo (ASP di Catania) e Paolo Bordonaro (ASP di Siracusa).

    Il dottor Caronia sarà ascoltato anche dall’Ordine dei Medici. Al momento, non risultano inchieste giudiziarie aperte, ma indiscrezioni parlano di un fascicolo conoscitivo in Procura, che potrebbe arricchirsi con i risultati delle ispezioni dei NAS. I Carabinieri, infatti, hanno l’obbligo di segnalare eventuali reati alla magistratura.

  • Bayesian veliero maledetto, chi era il sub 39enne morto

    Bayesian veliero maledetto, chi era il sub 39enne morto

    È il subacqueo olandese di 39 anni, Robcornelis Maria Huijben Uiben, che ha perso la vita ieri durante le operazioni di recupero del relitto del Bayesian, lo yacht affondato al largo di Porticello lo scorso agosto. L’incidente, avvenuto durante il taglio del boma, porta a otto il numero delle vittime legate al tragico naufragio. Una vera e propria maledizione. La Procura di Termini Imerese, già impegnata nelle indagini sul naufragio, è stata informata del nuovo decesso.

    Incidente durante il taglio del boma

    Il sub, parte di una squadra di specialisti di un’azienda straniera coinvolta nel recupero, si è immerso con altri colleghi per tagliare il boma del relitto, adagiato a 50 metri di profondità. Durante l’operazione, condotta con un cannello a fiamma ossidrica dopo un tentativo fallito con chiavi inglesi, un pezzo di metallo, probabilmente parte dell’asse che regge la randa, avrebbe colpito mortalmente l’uomo. Le telecamere subacquee hanno smesso di trasmettere le immagini in quel momento.

    Soccorsi e indagini

    I sommozzatori in acqua hanno tentato di soccorrere il collega e hanno lanciato l’allarme. Il corpo è stato recuperato e portato su una delle chiatte utilizzate per le operazioni, ma ogni tentativo di rianimazione è risultato vano. Sul posto sono intervenute le unità navali della Guardia Costiera, dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. Il corpo è stato poi trasferito in obitorio, dove è probabile che venga effettuata l’autopsia. Le indagini, condotte da Guardia Costiera e Carabinieri, mirano a ricostruire la dinamica dell’incidente e a verificare il rispetto delle norme di sicurezza. Le attrezzature del sub sono state sequestrate.

    Recupero del relitto del Bayesian a rischio

    L’incidente potrebbe rallentare le operazioni di recupero del Bayesian. È probabile che l’area venga sequestrata per consentire gli accertamenti. Le operazioni preliminari, che prevedono il taglio di sartie, albero e catena dell’ancora con fiamme ossidriche e strumenti specifici, avrebbero dovuto durare 12 giorni, secondo il programma della TMC Marine, la società britannica che coordina il recupero.

    “Siamo sconvolti per l’ennesima vita persa durante lo svolgimento del proprio dovere. Ai familiari e ai colleghi del sub morto ieri pomeriggio durante le operazioni di recupero del Bayesan a Porticello, va tutta il nostro sostegno e la nostra solidarietà”. Lo afferma la segretaria generale Cisl Palermo Trapani Federica Badami. “Gli inquirenti faranno chiarezza su quella che sembra una terribile tragedia avvenuta nelle nostre acque, non conosciamo i dettagli , noi terremo sempre alta l’attenzione su un fenomeno che è ormai una strage quotidiana che deve essere fermata subito”, conclude Badami.

  • Tragedia sul lavoro durante il recupero del Bayesian, è morto un sub

    Tragedia sul lavoro durante il recupero del Bayesian, è morto un sub

    Un sub ha perso la vita durante le operazioni di recupero del Bayesian, il veliero con l’albero più alto del mondo, affondato a Porticello. L’incidente si è verificato nel pomeriggio, ma i dettagli della tragedia non sono ancora stati resi noti.

    Il Bayesian, noto per il suo imponente albero, giaceva sul fondo del mare a Porticello. Le circostanze del suo affondamento sono ancora avvolte nel mistero.

    Le autorità stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e accertare le cause della morte del sub.

  • Progettavano una strage come Monreale, armi da guerra sequestrate a Brancaccio

    Progettavano una strage come Monreale, armi da guerra sequestrate a Brancaccio

    I Carabinieri hanno sventato una potenziale tragedia a Palermo, sequestrando un vero e proprio arsenale di armi in un’abitazione a Brancaccio. L’operazione, condotta nella giornata di ieri, ha portato al ritrovamento di un fucile a pompa carico e pronto all’uso, due revolver, un fucile ad aria compressa, due mazze ferrate e ben 217 cartucce di vario calibro. Oltre alle armi, sono state sequestrate anche 100 dosi tra cocaina e hashish. Due giovani di 25 e 26 anni, residenti a Brancaccio, sono stati coinvolti nell’operazione. Il ritrovamento dell’arsenale e il conseguente intervento delle forze dell’ordine sollevano interrogativi inquietanti sul livello di violenza presente in alcune zone della città e sulla facilità con cui i giovani riescono a procurarsi armi da fuoco.

    La vendetta per una rissa: il movente dietro l’arsenale

    Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, l’arsenale sarebbe servito per una vendetta legata a una rissa avvenuta il Primo Maggio a Cortile Chiazzese, nel quartiere di Brancaccio. Un gruppo di giovani di Falsomiele avrebbe avuto la meglio su un gruppo di Brancaccio, scatenando il desiderio di rivalsa. Questo episodio, apparentemente circoscritto, si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra gruppi giovanili di quartieri diversi, dinamiche che spesso sfociano in episodi di violenza. La rapidità con cui si è passati dalle mani alle armi da fuoco è un segnale allarmante che richiede un’attenta riflessione.

    L’ombra di Monreale: l’incubo di una nuova strage evitata

    Gli investigatori ritengono che l’intervento tempestivo abbia impedito una possibile strage, simile a quella di Monreale. Il ritrovamento di un fucile a pompa carico e pronto all’uso, insieme all’ingente quantitativo di munizioni, lascia immaginare le possibili conseguenze di un eventuale scontro a fuoco. L’episodio evidenzia un clima di tensione preoccupante tra i giovani in alcuni quartieri di Palermo, un clima che le istituzioni sono chiamate ad affrontare con urgenza.

  • Omicidio in Sicilia, uomo ucciso a colpi di arma da fuoco

    Omicidio in Sicilia, uomo ucciso a colpi di arma da fuoco

    Un pastore di 49 anni, G.P., è stato vittima di un agguato mortale nelle campagne di Lentini, in provincia di Siracusa, al confine con Scordia. L’uomo è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco, probabilmente esplosi da distanza ravvicinata.

    Indagini in corso per ricostruire la dinamica

    Sul caso indagano gli agenti del commissariato di Lentini e la Squadra Mobile di Siracusa. L’omicidio è avvenuto nel pomeriggio e gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta.

    Interrogatori avviati alla ricerca dell’assassino

    Sono stati avviati interrogatori per identificare l’autore dell’omicidio e per accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone nell’esecuzione. Al momento, i contorni del delitto appaiono poco chiari.