Tag: truffa

  • Diesel agricolo spacciato per normale, Finanza svela maxi-truffa sui carburanti in Sicilia

    Diesel agricolo spacciato per normale, Finanza svela maxi-truffa sui carburanti in Sicilia

    La Guardia di Finanza ha scoperto una maxi-truffa sul carburante in Sicilia, probabilmente organizzata fin dai depositi fiscali. L’operazione, coordinata dalla Procura di Catania, ha visto l’impiego di 45 finanzieri del Comando Provinciale etneo, supportati da funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Direzione Territoriale VII Sicilia/Gruppo Operativo Regionale Antifrode e Ufficio delle Dogane etneo).

    Operazione in cinque province

    L’operazione si è estesa a cinque province siciliane: Catania, Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Ragusa. Sono state applicate misure cautelari personali e reali nei confronti di 15 indagati.

    Accuse di associazione a delinquere e altri reati

    Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, sottrazione fraudolenta all’accertamento e al pagamento delle accise sui prodotti energetici, emissione di fatture per operazioni inesistenti, frode in commercio e autoriciclaggio. L’indagine è coordinata dalla Procura di Catania e le misure cautelari sono state emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania.

  • Hai ricevuto questo messaggio su WhatsApp? Potrebbe essere una truffa

    Hai ricevuto questo messaggio su WhatsApp? Potrebbe essere una truffa

    Sembra una richiesta innocua da parte di un amico: “Ciao, ti ho inviato un codice per sbaglio, potresti rimandarmelo?”. Ma attenzione, potrebbe trattarsi di una truffa ben architettata che mira a rubare il tuo profilo WhatsApp.

    Il codice a 6 cifre: la chiave del tuo profilo

    La truffa si basa sull’invio di un messaggio contenente un codice a 6 cifre, che in realtà è il codice di sblocco di WhatsApp che ricevi al primo avvio dell’applicazione. I truffatori, fingendosi un tuo contatto, ti chiedono di inoltrare questo codice, sostenendo di averlo ricevuto per errore.

    Conseguenze del furto del profilo

    Inoltrare il codice a 6 cifre significa consegnare le chiavi del tuo profilo WhatsApp nelle mani dei truffatori. Avranno accesso a foto, video, messaggi vocali e alla tua rubrica, informazioni preziose che potrebbero essere utilizzate per commettere altre frodi.

    Come proteggersi

    La regola d’oro è semplice: non condividere mai con nessuno i tuoi dati sensibili, inclusi i codici di verifica. Se ricevi un messaggio sospetto, anche da un contatto conosciuto, verifica sempre l’identità del mittente e non esitare a chiedere conferma della richiesta.

  • San Giuseppe Jato, fingeva di essere malato per evadere i domiciliari: arrestato

    San Giuseppe Jato, fingeva di essere malato per evadere i domiciliari: arrestato

    Un uomo di 30 anni, residente a Palermo e già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di San Giuseppe Jato con l’accusa di una lunga serie di reati, tra cui falsità materiale, truffa, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, appropriazione indebita, ricettazione e impiego di denaro in attività economiche e finanziarie.

    Un braccialetto elettronico non basta: scoperto grazie a controlli incrociati

    L’uomo, già sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a seguito di precedenti reati, è stato colto in flagrante dai Carabinieri durante mirati accertamenti e verifiche incrociate con le strutture sanitarie competenti. L’uomo, infatti, era autorizzato ad uscire di casa solo per recarsi presso il Servizio di Emergenza Radio Territoriale (S.E.R.T.) e il Dipartimento di Salute Mentale (D.S.M.) di Palermo.

    Inganno svelato: falsificati attestati medici per coprire attività illecite

    L’indagine ha rivelato che l’uomo, per eludere i controlli, avrebbe falsificato gli attestati medici di presenza e le firme dei medici, alterando date e orari. In questo modo, l’uomo avrebbe simulato di aver regolarmente rispettato le disposizioni mediche, mentre in realtà si sarebbe dedicato ad attività di svago non autorizzate.

    L’importanza della meticolosità: Carabinieri sventano l’inganno

    La meticolosità dei Carabinieri, unita alla puntuale verifica della documentazione e al coordinamento con le istituzioni sanitarie, ha consentito di far emergere le irregolarità commesse dall’uomo. La scoperta ha portato all’arresto immediato del 30enne.

    Dal domicilio al carcere: nuovo provvedimento dell’Autorità Giudiziaria

    L’uomo è stato quindi tradotto presso la Casa Circondariale “Lorusso-Pagliarelli” di Palermo, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ha disposto la custodia cautelare in carcere in attesa del processo.

  • Truffa di Monreale da 2,4 milioni sul Reddito di Cittadinanza, marito e moglie ne prendevano 2

    Truffa di Monreale da 2,4 milioni sul Reddito di Cittadinanza, marito e moglie ne prendevano 2

    Si sono conclusi con gli arresti domiciliari i procedimenti giudiziari a carico di Antonino Giannetto, 50 anni, titolare del CAF Fenapi fiscalità e previdenza di Monreale, e della sua collaboratrice Laura Tusa, 49 anni. I due sono accusati di essere i principali artefici di una truffa da oltre 2 milioni di euro ai danni dello Stato, attraverso l’ottenimento fraudolento del Reddito di Cittadinanza per 341 persone che non ne avevano diritto.

    Le indagini e il sistema fraudolento

    Le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Monreale in collaborazione con il Nucleo Ispettorato del Lavoro, e coordinate dalla Procura, hanno portato alla luce il sistema messo in piedi da Giannetto e Tusa tra il 2021 e il 2022. I due, secondo l’accusa, avrebbero prodotto falsi documenti e attestazioni, poi allegati alle pratiche per l’ottenimento del sussidio, per garantire l’esito positivo a chi si rivolgeva al loro CAF, dietro pagamento di circa 200 euro. Il denaro veniva riscosso in contanti o tramite carte di credito.

    Minacce e recupero pagamenti

    Per recuperare i pagamenti arretrati, Giannetto e Tusa avrebbero anche minacciato i “clienti” di sospendere l’erogazione del Reddito. Le intercettazioni telefoniche e l’analisi della documentazione hanno permesso di scoprire le centinaia di percettori del sussidio privi dei requisiti, che grazie alle manovre illecite sono riusciti ad intascare diverse migliaia di euro.

    Il percorso giudiziario

    La Procura aveva chiesto gli arresti in carcere per i due già lo scorso gennaio, ma il GIP aveva respinto la richiesta anche perché nel frattempo il Reddito di Cittadinanza è stato abolito dal governo. Dopo vari ricorsi, il Tribunale del Riesame ha comunque disposto i domiciliari sia per Giannetto che per Tusa, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.

    I dettagli della frode

    Nelle carte dell’inchiesta si legge che Giannetto avrebbe prodotto soprattutto “false attestazioni di residenza e convivenza, falsi contratti di affitto“, mentre un gruppo di procacciatori era incaricato di trovare potenziali percettori da mettere in contatto con il CAF. Una coppia di conviventi, ad esempio, era riuscita ad ottenere due Redditi di Cittadinanza dichiarando di vivere in nuclei familiari separati.

    Le conseguenze per i responsabili

    Oltre agli arresti domiciliari, per Giannetto e Tusa difesi dall’avvocato Pietro Capizzi, è stato disposto anche il sequestro del Centro Assistenza Fiscale di via Nicolosi a Monreale, mentre procedono le indagini sui 341 percettori del sussidio che ora rischiano pesanti conseguenze.

  • Frode da 1,5 milioni di euro per il Reddito di Cittadinanza: 133 indagati in Sicilia

    Frode da 1,5 milioni di euro per il Reddito di Cittadinanza: 133 indagati in Sicilia

    Una maxi frode da oltre 1,5 milioni di euro ai danni dello Stato è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Trapani, che ha denunciato 133 persone per aver percepito indebitamente il Reddito di Cittadinanza. Le Fiamme Gialle, al termine di approfondite indagini, hanno passato al setaccio centinaia di domande per il sussidio presentate nella provincia trapanese, incrociando i dati con le banche dati in uso al Corpo e facendo accurati accertamenti sul territorio.

    È emerso così che 133 richiedenti avevano dichiarato il falso o omesso informazioni rilevanti pur di ottenere il beneficio economico. In totale, hanno intascato indebitamente oltre 1,5 milioni di euro di soldi pubblici. Si tratta dell’ennesimo duro colpo inferto dalla Guardia di Finanza ai furbetti del Reddito di Cittadinanza, che approfittano di un’importante misura assistenziale per arricchirsi illecitamente a spese della collettività.

    Particolarmente originale è stata l’indagine condotta dai finanzieri di Castelvetrano, che hanno passato al setaccio le domande di alcuni genitori a cui erano stati tolti i figli minori per gravi carenze nell’assistenza. La legge prevede che in questi casi i figli allontanati non possano essere considerati come parte del nucleo familiare, mentre 24 richiedenti li avevano comunque inclusi nella domanda per gonfiare artificialmente il numero dei componenti e ottenere più soldi. Per questa frode sono stati recuperati quasi 300mila euro.

    “Le nostre indagini – spiega il colonnello Andrea Appella, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Trapani – derivano da un’attenta intelligence che incrocia tutte le banche dati disponibili con accurati accertamenti sul territorio. In questo modo riusciamo a scovare i furbetti e assicurarli alla giustizia. Continueremo a monitorare il corretto impiego dei fondi pubblici perché siano destinati a chi ne ha realmente bisogno”.

  • Palermitana truffata: libretto di risparmio clonato e Poste Italiane condannata

    Palermitana truffata: libretto di risparmio clonato e Poste Italiane condannata

    Un libretto di risparmio custodito in cassaforte si scopre essere estinto per una clonazione della carta di credito: l’Arbitro per le Controversie Bancarie e Finanziarie condanna Poste Italiane a risarcire la risparmiatrice. È quanto successo a una signora palermitana che nel 2018 apre un libretto di risparmio postale, a cui era associata una carta bancomat, per conservare i propri risparmi. Tuttavia la signora aveva utilizzato la carta solo una volta, nel 2020, per un prelievo di 600 euro, perché lo scopo del libretto era quella di mettere da parte dei risparmi. Proprio per questa ragione, lo stesso giorno dell’unico prelievo, decideva di mettere la carta in cassaforte: il risparmio era al sicuro, essendo l’unica a conoscere i codici.

    Passati quattro anni, la donna si è recata presso il proprio ufficio postale, in quanto intenzionata ad impiegare i risparmi accumulati nel libretto, pari ad oltre € 13 mila euro, per un diverso prodotto di Poste Italiane. Lì l’amara sorpresa: l’operatore le riferisce che il libretto è stato estinto nel novembre 2021 “d’ufficio” perché il saldo era pari a zero. La cliente chiese immediatamente copia della movimentazione e scoprì che dal 31 maggio 2020, ovvero il giorno dopo l’unico prelievo effettuato con il bancomat associato al libretto, erano state compiute a sua insaputa 25 operazioni di prelievo in contanti “svuota conto”, mai disposte e mai autorizzate. Incredula e sconfortata, fece subito denuncia e inoltrò un reclamo a Poste Italiane per il rimborso della cifra derubata da ignoti. Poste, tuttavia, ha negato qualsiasi responsabilità per l’accaduto e ha rifiutato il rimborso.

    Alla luce di ciò, la vittima assistita dallo studio legale Palmigiano e Asssociati che da anni si occupa di diritto bancario, e con l’assistenza degli avvocati Alessandro Palmigiano e Mattia Vitale, hanno presentato ricorso all’Arbitro per le Controversie Bancarie e Finanziarie. La tesi dei legali è che la colpa di eventuali operazioni fraudolente nel sistema deve ricadere su Poste Italiane perché la società che offre il servizio è tenuta a predisporre tutte le misure necessarie per tutelare i clienti ed i loro dati personali.

    In particolare, la norma prevede che l’Istituto è tenuto ad assicurare che le credenziali di sicurezza personalizzate non siano accessibili a soggetti diversi dall’utente abilitato a usare lo strumento di pagamento e ancora, che, qualora l’utilizzatore neghi di aver autorizzato un’operazione di pagamento già eseguita o sostenga che questa non sia stata correttamente eseguita, è obbligo del prestatore di servizi di pagamento provare che l’operazione di pagamento è stata autenticata, correttamente. Inoltre, i legali rilevano una grave responsabilità da parte di Poste Italiane, che aveva rilasciato una carta abilitata al prelievo senza alcun sistema di sicurezza per evitare l’utilizzo illecito da parte di terzi, come per esempio un servizio di sms alert.

    Proprio su questo aspetto l’ABF, Collegio di Palermo, con provvedimento appena pubblicato, ha accolto la richiesta della risparmiatrice, ritenendo che Poste deve restituire la somma, pari a 13 mila euro, sottratti illecitamente, in quanto “non è stata fornita dall’intermediario alcuna prova dell’attivazione di sistemi di allerta per l’effettuazione di operazioni di prelievo o pagamento; sistemi che, considerata la scansione temporale delle operazioni, avrebbero posto la ricorrente in condizione di impedire i prelievi successivi al primo”.

    “La crescita dei casi di truffe bancarie attraverso prelievi, messaggi, attraverso telefonate o email che sembrano arrivare dalle proprie banche dimostra come, in molti casi, i sistemi di sicurezza degli istituti di credito non siano sicuri – ha spiegato Alessandro Palmigiano. “Ci sarebbero strumenti tecnologici per evitare queste truffe ma questo richiede che le banche facciano degli investimenti in sistemi di sicurezza più avanzati. Non è possibile far ricadere il rischio di impresa sui clienti”.

  • Buono benzina da 100 euro, la truffa del phishing che gira su Whatsapp

    Buono benzina da 100 euro, la truffa del phishing che gira su Whatsapp

    Una nuova truffa gira su Whatsapp. E questa volta riguarda un fantomatico buono benzina da 100 euro. “Da Oggi tutte le stazioni regaleranno 10.000 buoni benzina da 100 € per protesta contro il governo e la guerra. Qui sotto è spiegato come ricevere il buono, prima che finiscono”. E segue un link. “Se si clicca sul link, per ottenere il buono, si viene dirottati su una scheda da compilare con tante informazioni personali”. Attenzione, si tratta di una truffa che potrebbe costare caro a chi ci casca. Invitiamo dunque a condividere questo articolo al fine di informare quante più persone possibili.

    Si tratta di Phishing

    Il malintenzionato, tramite questa tecnica può rubare informazioni personali importanti, quali il nome, cognome, data di nascita ma anche numeri di carte di credito e codici. Cliccando su un link che riporta a una pagina fasulla si una società bancaria o di un istituto di previdenza come l’Inps, chi casca nella trappola invia i propri dati a società che poi, potrebbero rivendere i dati a truffatori. Quindi, attenzione.

    La truffa del buono benzina virale sui cellulari

    Le truffe con il phishing sono ormai virali e si arricchiscono ogni giorno di nuove. In un periodo in cui il prezzo dei carburanti è alle stelle la truffa che circola su WhatsApp sul buono benzina sta girando vertiginosamente.

    L’allarme di Federconsumatori

    “Alcuni cittadini hanno già chiamato lo sportello Federconsumatori di Palermo per segnalare l’anomalo messaggio ricevuto via WhatsApp. Esso fa intravedere la possibilità di ottenere un buono carburante, da una grande compagnia italiana, di 100 euro” denuncia Lillo Vizzini di Federconsumatori “naturalmente il buono non esiste. La truffa era già stata segnalata dal sito Bufale.net”.

    La stessa tecnica per il certificato verde

    “La stessa tecnica è utilizzata, stavolta, tramite un SMS che sembra pervenire dal Ministero della salute per informare che il green pass è stato clonato e induce, attraverso il link, a scaricare il nuovo”. In questo caso l’alert viene dalla polizia postale che raccomanda a chiunque riceva tale messaggio, di non aprire il link e gli allegati e cestinare il messaggio, per evitare di farsi rubare i dati personali e bancari.

    Non dare mai info personali tramite cellulare

    “È fondamentale sapere che richieste attendibili di dati personali e bancari non perverranno mai attraverso il telefono, la posta elettronica, SMS o messaggi WhatsApp. Mail SMS messaggi vanno cestinati, soprattutto in presenza di allegati che non vanno aperti mai. In caso di dubbi chiamare consultare una associazione di consumatori” conclude Vizzini.