Tag: indagini

  • Sparatoria a Palermo, 28enne a Villa Sofia

    Sparatoria a Palermo, 28enne a Villa Sofia

    Un giovane di 28 anni è stato soccorso la notte scorsa presso l’ospedale Villa Sofia di Palermo per una ferita d’arma da fuoco alla gamba destra.

    Il giovane è stato portato al pronto soccorso da un parente.

    I medici hanno allertato i carabinieri, che hanno avviato le indagini per ricostruire la dinamica dell’accaduto e identificare l’autore dello sparo.

  • Tragedia a Palermo: giovane donna perde la vita cadendo da un palazzo

    Tragedia a Palermo: giovane donna perde la vita cadendo da un palazzo

    Una giovane donna ha perso la vita questa mattina a Palermo, precipitando dal quinto piano di un appartamento in via Campisi, nella zona di via Oreto. La vittima, giunta nel capoluogo siciliano in cerca di occupazione, condivideva l’abitazione con un’amica.

    Sul luogo della tragedia sono intervenuti gli agenti di polizia e i sanitari del 118, che hanno trovato il corpo della giovane, ancora in pigiama, sull’asfalto.

    Le forze dell’ordine hanno avviato le indagini per accertare la dinamica dell’accaduto. Il corpo della vittima, coperto da un lenzuolo dorato, è rimasto a lungo visibile ai passanti, alcuni dei quali hanno inizialmente ipotizzato un incidente stradale.

  • Svolta sull’omicidio di Piersanti Mattarella, svelati i nomi dei killer dopo 43 anni

    Svolta sull’omicidio di Piersanti Mattarella, svelati i nomi dei killer dopo 43 anni

    Quarantatré anni dopo l’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana e fratello dell’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, le indagini subiscono una svolta decisiva. Due nuovi individui legati alla mafia sono stati indagati con l’accusa di essere i sicari materiali dell’esponente della Democrazia Cristiana, assassinato il 6 gennaio 1980 a Palermo. Come riportato dall’edizione di oggi di Repubblica, gli indagati sarebbero i killer che avrebbero ucciso Mattarella.

    Il contesto politico e le prime indagini

    Piersanti Mattarella, allievo di Aldo Moro, rappresentava una figura politica impegnata nel rinnovamento della Sicilia, lontana dagli stereotipi del notabile siciliano. Questo impegno gli costò la vita. Le sentenze passate in giudicato hanno condannato solo i mandanti, i vertici della Commissione di Cosa Nostra che deliberarono l’omicidio. Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, esponenti del terrorismo nero, furono inizialmente sospettati di essere gli esecutori materiali, ipotesi formulata dal giudice Giovanni Falcone, ma vennero poi definitivamente prosciolti. Nonostante ciò, Falcone ribadì sempre la matrice mafiosa del delitto, sottolineando la presenza di depistaggi e false informazioni nelle indagini. Il giudice ipotizzò anche la presenza di “mandanti esterni” oltre ai mafiosi.

    Il territorio del delitto e i possibili esecutori

    L’agguato avvenne nel territorio controllato dal boss mafioso Francesco Madonia, noto per i suoi legami con apparati istituzionali deviati. I testimoni non riconobbero mai nelle foto segnaletiche i sicari appartenenti alla “batteria della morte” di Madonia, come Prestifilippo, Lucchese, Inzerillo o Marino Mannoia.

    La dinamica dell’omicidio

    La mattina del 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella fu attaccato davanti alla sua abitazione nel centro di Palermo. Un giovane killer, appostato nei pressi del garage, esplose quattro colpi contro Mattarella, che era al volante della sua auto con la moglie Irma Chiazzese a fianco. L’arma, una Colt Cobra calibro 38 special, si inceppò. Il killer si fece quindi consegnare un revolver Smith & Wesson da un complice a bordo di una Fiat 127 e sparò altri quattro colpi, uccidendo Mattarella e ferendo la moglie. La Colt Cobra calibro 38 era la stessa arma utilizzata da Gilberto Cavallini per l’omicidio del magistrato Mario Amato a Roma, avvenuto il 23 giugno 1980. Questo elemento suggeriva un possibile collegamento tra i due delitti.

    I testimoni e il possibile coinvolgimento dei neofascisti

    Cinque testimoni descrissero il killer come un giovane di circa 25 anni, alto circa 1,70 m, corporatura robusta, capelli castani e occhiali da sole a specchio. La vedova di Mattarella contribuì alla realizzazione dell’identikit e riconobbe in Valerio Fioravanti, leader dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), una forte somiglianza con l’assassino, pur non avendo la certezza assoluta. Successivamente, la signora Chiazzese ricordò un particolare: l’andatura “ballonzolante” del killer. L’ipotesi di un’alleanza tra neofascisti e mafiosi per l’omicidio di un politico della DC aprì nuovi scenari investigativi.

    Nuove rivelazioni e il ruolo di Nino Madonia

    Alla fine degli anni ’90, il collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo indicò Antonino “Nino” Madonia, figlio di Francesco, come l’esecutore materiale dell’omicidio. Di Carlo sottolineò la somiglianza fisica tra Nino Madonia e Valerio Fioravanti. Nino Madonia, figura di spicco all’interno di Cosa Nostra, era noto per i suoi legami con gli apparati deviati dei servizi segreti, ereditati dal padre, soprannominato “Ciccio Bomba” per il suo coinvolgimento in attentati dinamitardi. La famiglia Madonia era considerata il braccio armato della corrente più oscura dello Stato, eseguendo gli ordini dei servizi deviati. Il loro coinvolgimento in eventi come il fallito golpe Borghese e la strage di via D’Amelio rafforza l’ipotesi di una connessione con l’omicidio Mattarella.

    Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le nuove indagini

    Francesco Marino Mannoia inquadrò subito il delitto Mattarella in un contesto politico-mafioso, mentre Tommaso Buscetta affermò che l’intera Commissione di Cosa Nostra era d’accordo sull’omicidio, ma nessuno voleva esporsi per primo. Giovanni Falcone, nel 1990, dichiarò che l’omicidio “presuppone un coacervo di convergenze di interessi di grandi dimensioni”. Le nuove indagini, coordinate dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Marzia Sabella, hanno raccolto nuove rivelazioni e riscontri, mantenuti sotto stretto riserbo, che rafforzano il quadro accusatorio nei confronti dei due nuovi indagati. Questi elementi potrebbero portare a un nuovo processo per l’omicidio Mattarella, a 45 anni di distanza dalla tragedia.

  • Orrore nel Palermitano, tiene 1 anno il padre morto in casa per percepire la pensione

    Orrore nel Palermitano, tiene 1 anno il padre morto in casa per percepire la pensione

    Un macabro ritrovamento ha scosso la tranquilla comunità di Ventimiglia di Sicilia, nell’entroterra palermitano. Venerdì scorso, i carabinieri sono intervenuti in un’abitazione di via Gottilla, dove è stato rinvenuto il corpo senza vita di Giuseppe Zagone, 92 anni, originario di Palermo. Come racconta il Giornale di Sicilia, il ritrovamento è avvenuto grazie alla visita di alcuni parenti che, non avendo notizie dell’anziano da tempo, hanno deciso di fargli visita durante le festività natalizie. Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, era avvolto in un piumone e riposto all’interno di una cassa artigianale, simile a quelle utilizzate per la cremazione.

    Il figlio irreperibile e l’ipotesi dell’occultamento per incassare la pensione

    Gli inquirenti sospettano che il decesso dell’anziano risalga a circa un anno prima e che il figlio, Antonino Zagone, convivente con la vittima, abbia occultato il corpo per continuare a percepire la pensione del padre. L’uomo, al momento irreperibile, è al centro delle indagini coordinate dalla Procura di Termini Imerese. Si stima che l’importo indebitamente percepito superi i 30.000 euro. L’abitazione è stata posta sotto sequestro giudiziario.

    Sconvolgimento e incredulità nella comunità di Ventimiglia di Sicilia

    Il sindaco Girolamo Anzalone ha espresso sconcerto per l’accaduto, sottolineando la tranquillità della comunità e l’eccezionalità di un evento simile. Anche il parroco, don Giuseppe D’Accardi, si è detto sconvolto e incredulo, invitando alla preghiera per l’anima del defunto. In paese, nessuno sembrava conoscere bene né l’anziano né il figlio, che lavorava a Palermo e si vedeva raramente a Ventimiglia di Sicilia. Un consigliere comunale ha confermato che Giuseppe Zagone non era residente in paese e viveva in una casa in affitto, pagata regolarmente.

    Interrogativi e indagini in corso

    Resta il mistero su come nessuno abbia notato il fetore proveniente dall’abitazione per così tanto tempo. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la vicenda e di rintracciare il figlio, Antonino Zagone, per chiarire le circostanze del decesso e accertare le responsabilità. Sulla salma, al momento sotto sequestro, sarà eseguita l’autopsia, dopodiché si terranno le esequie a Palermo.

    “Questo paese è sempre stato tranquillissimo, la nostra comunità, appresa la notizia, è rimasta sbalordita e incredula”, così ha dichiarato all’agenzia LaPresse il sindaco di Ventimiglia di Sicilia, Gino Anzalone. E ha aggiunto: “Il figlio si vedeva poco ed era molto raro incontrarlo per strada. Originariamente abitavano qui, ma poi si sono trasferiti a Palermo. È un fatto che lascia tutti esterrefatti e adesso sarà la magistratura ad accertare quanto accaduto e le evenutali responsabilità”.

  • La gioia della nascita della bimba si trasforma in tragedia, muore dopo 10 ore: 6 medici indagati

    La gioia della nascita della bimba si trasforma in tragedia, muore dopo 10 ore: 6 medici indagati

    La Procura di Catania ha iscritto nel registro degli indagati 6 medici dell’ospedale Garibaldi Nesima con l’accusa di omicidio colposo. I fatti risalgono al 14 novembre scorso, quando una neonata è morta 10 ore dopo essere venuta alla luce nella struttura sanitaria catanese.

    Denuncia del padre: “Hanno parlato di infezione”

    A sporgere denuncia ai carabinieri è stato il padre 30enne della piccola, assistito dall’avvocata Stefania Amato. L’uomo, insieme alla moglie 31enne, ha raccontato gli eventi che hanno portato alla morte della figlia, compreso il presunto riferimento a un’infezione o una sepsi da parte dei sanitari. La donna è finita in terapia intensiva dopo il parto.

    Acquisita cartella clinica, disposta autopsia

    Gli inquirenti hanno sequestrato la salma della bambina per eseguire l’autopsia e acquisito la cartella clinica. L’indagine punta a fare luce sulle cause del decesso e su eventuali responsabilità mediche. Tra gli indagati, oltre all’equipe che ha seguito il parto, anche la ginecologa di fiducia dei genitori.

  • Terrore a Misilmeri: tre uomini legano e rapinano due fratelli

    Terrore a Misilmeri: tre uomini legano e rapinano due fratelli

    Venerdì scorso, intorno alle 20:00, due fratelli di 64 e 59 anni sono stati vittime di una violenta rapina nella loro abitazione di via Lincoln a Misilmeri. Tre uomini incappucciati, uno dei quali armato, hanno fatto irruzione nell’appartamento mentre i fratelli si preparavano per la cena.I malviventi hanno aggredito i due fratelli, colpendo ripetutamente al volto uno di loro, e li hanno minacciati prima di immobilizzarli con del nastro adesivo. Uno dei tre rapinatori era armato di pistola. L’aggressione ha lasciato i fratelli terrorizzati e incapaci di reagire.

    Approfittando della situazione, i rapinatori hanno messo a soqquadro l’appartamento alla ricerca di denaro e oggetti di valore. Sono riusciti a sottrarre 750 euro in contanti prima di darsi alla fuga, lasciando le vittime legate e imbavagliate.

    Non appena riusciti a liberarsi, i due fratelli hanno immediatamente allertato il 112. I carabinieri della stazione di Misilmeri sono prontamente intervenuti sul luogo del crimine, raccogliendo le testimonianze delle vittime e avviando le indagini. Gli inquirenti stanno ora analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, sperando di identificare i responsabili della rapina. L’obiettivo è ricostruire la dinamica dell’evento e raccogliere elementi utili all’identificazione e alla cattura dei tre criminali.

  • Dramma a San Giuseppe Jato, 71enne vola da 2 metri in un cantiere edile

    Dramma a San Giuseppe Jato, 71enne vola da 2 metri in un cantiere edile

    Grave incidente sul lavoro in un cantiere edile privato in piazza Corpus Domini a San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. V.R., 71 anni, è caduto da un’altezza di circa 2 metri mentre stava effettuando dei lavori in una palazzina di proprietà del nipote. Nella caduta l’uomo ha battuto violentemente la testa ed ha perso i sensi per alcuni minuti.

    I soccorsi e il ricovero d’urgenza in ospedale

    I familiari presenti nel cantiere hanno immediatamente soccorso l’anziano e chiamato il 118. L’uomo, che nel frattempo aveva ripreso conoscenza, perdeva sangue da un orecchio. È stato trasportato d’urgenza all’ospedale Civico di Palermo dove i medici hanno riscontrato un’emorragia cerebrale. Il 71enne è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico e si trova ora in coma farmacologico con prognosi riservata.

    Indagini in corso per chiarire la dinamica

    Sul posto sono intervenuti i carabinieri, l’ispettorato del lavoro e la polizia municipale che hanno posto sotto sequestro il cantiere. Sono in corso le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità. Non è ancora chiaro se la caduta sia stata causata da un malore o da un cedimento strutturale. Si attendono gli sviluppi delle prossime ore per valutare le condizioni del 71enne.

  • Bimbo di 9 anni arriva gravissimo al Di Cristina, non si sa cosa gli è successo

    Bimbo di 9 anni arriva gravissimo al Di Cristina, non si sa cosa gli è successo

    Un bambino di 9 anni è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Di Cristina di Palermo, dopo essere stato soccorso in via Filippo Pecoraino, nel quartiere Brancaccio. Il piccolo ha riportato gravi ferite alla testa e al volto. La dinamica dell’incidente rimane ancora avvolta nel mistero.

    Rilievi e indagini

    Secondo una prima ricostruzione della polizia municipale, il bambino sarebbe caduto dalla sua bicicletta. Sul luogo dell’incidente, nei pressi di una fermata dell’autobus, gli agenti della sezione infortunistica non hanno però trovato tracce dell’impatto né la bicicletta. Le indagini sono in corso per accertare l’esatta dinamica dell’accaduto.

    Prognosi riservata

    Il bambino è stato prontamente soccorso dai sanitari del 118 e trasportato al Di Cristina. La prognosi è riservata. I genitori del piccolo, ancora sotto shock, non riescono a fornire una spiegazione sull’accaduto. Sembra che nessuno abbia assistito alla caduta.

    Chi ha chiamato i soccorsi?

    I soccorsi sono stati allertati da una persona al momento non identificata. Gli inquirenti stanno cercando di rintracciare eventuali testimoni per ricostruire l’accaduto e accertare le cause del grave incidente.

  • Tragedia a Porticello: uomo muore nel suo chiosco, disposta l’autopsia

    Tragedia a Porticello: uomo muore nel suo chiosco, disposta l’autopsia

    Un uomo di 50 anni è stato trovato morto nella tarda serata di ieri all’interno del suo chiosco che si trova vicino al mercato ittico di Porticello, frazione del Comune di Santa Flavia. A fare la tragica scoperta è stato il fratello della vittima, che ha immediatamente dato l’allarme.

    I sanitari del 118, giunti sul posto, non hanno potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo, che gestiva nel chiosco un’attività di vendita di frutta e verdura. Stando ai primi riscontri, la morte sarebbe avvenuta per cause naturali, in quanto sul corpo non sono stati trovati segni di violenza.

    Per fare completa chiarezza sulle cause e le circostanze della morte, il pm di turno ha disposto l’autopsia. Nel frattempo i Carabinieri hanno avviato degli accertamenti. La vittima era solita trascorrere la notte su una brandina sistemata all’interno del chiosco, proprio dove è stato rinvenuto il cadavere. Le indagini sono in corso per ricostruire quanto accaduto.

  • Morto Vincenzo Lattuca, era indagato per l’omicidio della sorella

    Morto Vincenzo Lattuca, era indagato per l’omicidio della sorella

    Vincenzo Lattuca, il fratello di Gessica scomparsa nel 2018 muore per presunta overdose. Era indagato per l’omicidio della sorella.

    Vincenzo Lattuca deceduto al pronto soccorso

    Vincenzo Lattuca, il fratello della ragazza scomparsa nel nulla nell’agosto 2018, è deceduto questa notte al pronto soccorso. Aveva 43 anni. Secondo una prima ricostruzione la morte sarebbe avvenuta per una overdose di droga. La procura di Agrigento è stata informata dei fatti e sta valutando se disporre l’autopsia. Della vicenda se ne sta occupando la Squadra mobile.

    Indagato per l’omicidio della sorella Gessica

    Vincenzo Lattuca, nelle scorse settimane, era stato iscritto nel registro degli indagati proprio per l’omicidio della sorella Gessica, la ventisettenne sparita nel nulla nel 2018. Secondo l’ipotesi degli inquirenti il delitto sarebbe maturato a margine di una lite. E’ morto il favarese Vincenzo Lattuca, 43 anni, da alcune settimane indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa della sorella Gessica, la ragazza di 28 anni, di cui si sono perse le tracce dal 12 agosto del 2018. L’uomo, ieri sera, è giunto cadavere al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”.

    Nessuna pista esclusa nelle indagini

    Le indagini della Squadra Mobile di Agrigento, coordinate dalla Procura della Repubblica, non escludono per ora nessuna pista. Enzo Lattuca potrebbe essere deceduto a causa di un’overdose. Importanti saranno gli esiti degli esami tossicologici che saranno effettuati nelle prossime ore. Sul corpo del 43enne favarese, comunque, da una prima ispezione cadaverica non sarebbero stati riscontrati segni di violenza. Lattuca sarebbe stato soccorso in strada, a Favara, e con un’ambulanza trasportato al presidio ospedaliero di contrada “Consolida”, dove è giunto privo di vita. Al nosocomio agrigentino si sono portati i poliziotti della sezione Volanti e i carabinieri della Radiomobile di Agrigento e della Tenenza di Favara.

    Disperazione tra i familiari e gli amici della vittima

    Scene di strazio e disperazione quando all’ospedale sono arrivati una trentina di familiari, parenti e amici della vittima.