Tag: sigonella

  • Venti di guerra USA-Iran, allerta massima a Sigonella e Niscemi, la Sicilia avamposto strategico

    Venti di guerra USA-Iran, allerta massima a Sigonella e Niscemi, la Sicilia avamposto strategico

    Nella notte, l’equilibrio precario del Medio Oriente è andato in frantumi. Un’operazione militare americana, ordinata direttamente dal Presidente Trump, ha colpito tre dei più sensibili siti nucleari iraniani: Fordow, Natanz ed Esfahan. L’attacco, fulmineo e inatteso nei tempi, rappresenta un’escalation drammatica, una mossa che molti analisti internazionali ritenevano una minaccia da campagna elettorale più che una reale opzione strategica, visti gli incalcolabili rischi di un conflitto allargato.

    Il Presidente degli Stati Uniti ha invece rotto gli indugi, agendo senza attendere la scadenza dell’ultimatum di due settimane che lui stesso aveva imposto a Teheran. Una decisione che spiazza le diplomazie e proietta la regione verso uno scenario di guerra aperta. La reazione del governo islamico, affidata a una nota secca e minacciosa, non lascia spazio a interpretazioni: “Ora inizia la guerra”.

    Sigonella, sentinella sul Mediterraneo

    Le onde d’urto dell’attacco raggiungono immediatamente il Mediterraneo, e in particolare la Sicilia. La Naval Air Station di Sigonella, nel catanese, è entrata in stato di massima allerta. Da sempre considerata la “portaerei inaffondabile” degli Stati Uniti nel cuore del *Mare Nostrum*, la base assume un ruolo predefinito e cruciale in ogni crisi che coinvolge il Medio Oriente e il Nord Africa.

    L’Italia, pur non essendo parte belligerante nel conflitto, si trova geograficamente proiettata in prima linea. Il teatro delle operazioni si apre al di là del Canale di Sicilia, rendendo la base un assetto tanto strategico quanto esposto.

    L’attività nella base era già febbrile nei giorni precedenti al blitz. Secondo le analisi di ItaMilRadar, sito specializzato nel monitoraggio dei voli militari, un velivolo-spia Boeing P-8 “Poseidon” della US Navy, decollato proprio da Sigonella, ha condotto missioni anomale il 13, 15 e 16 giugno. L’aereo ha pattugliato per ore lo spazio aereo a ridosso di Israele, Libano e Striscia di Gaza. Il dato più rilevante, sottolineato da ItaMilRadar, è la natura della missione: “Una sorveglianza estremamente insolita”, con l’aereo che “ha volato a bassa quota, scendendo a tratti sotto i 240 metri”. Un profilo di volo che suggerisce una possibile ricerca di assetti sottomarini, forse in preparazione a un blocco navale o per mappare le difese costiere.

    L’ombra dei droni e della sorveglianza globale

    Al di là delle contingenze, l’identità moderna di Sigonella è quella di un hub tecnologico per la sorveglianza e l’intelligence. Dalla sua pista decollano quotidianamente droni a lungo raggio e aerei spia d’alta quota che possono monitorare vaste aree, dal Sahel al Caucaso, passando per il cuore del Medio Oriente.

    La base ospita un arsenale di velivoli ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance): dai pattugliatori marittimi P-3 Orion e i più moderni P-8 Poseidon, ai droni per la sorveglianza strategica ad alta quota come il Global Hawk. A questi si aggiungono i velivoli “Male” (Medium Altitude Long Endurance) come i Reaper, che possono essere impiegati sia per la sorveglianza che per attacchi di precisione, essendo pilotati a migliaia di chilometri di distanza. Sigonella non è solo una base aerea, ma un centro nevralgico del sistema di sorveglianza NATO e uno dei principali centri di comando e controllo per i piloti di droni armati.

    Un passato di conflitti e il fattore MUOS

    La storia di Sigonella è intrecciata con i conflitti che hanno segnato la regione. Fu un pilastro logistico e operativo durante la Guerra del Golfo nel 1991 contro l’Iraq di Saddam Hussein, un conflitto a cui l’Italia partecipò attivamente con i propri caccia. Più di recente, nel marzo 2016, la base ha fornito supporto essenziale alle forze internazionali dell’operazione “Odissey Dawn” durante la crisi libica, ospitando F-16 danesi e velivoli di altre nazioni alleate.

    Oggi, il livello di rischio per il territorio siciliano è amplificato da un’altra installazione strategica: il MUOS (Mobile User Objective System) di Niscemi. Parte di una rete globale composta da soli tre terminali terrestri nel mondo, il MUOS è un sofisticatissimo sistema di comunicazioni satellitari. La sua funzione ufficiale è gestire le comunicazioni militari, ma la sua capacità di raccogliere dati e governare satelliti lo rende di fatto uno snodo primario della sorveglianza globale americana. La presenza combinata di Sigonella e del MUOS trasforma la Sicilia da semplice retrovia a potenziale bersaglio strategico in caso di rappresaglia.

  • Guerra in Ucraina, “Via le basi militari dalla Sicilia”, protesta a Sigonella

    Guerra in Ucraina, “Via le basi militari dalla Sicilia”, protesta a Sigonella

    Protesta davanti alla base militare di Sigonella quasta mattina da parte di centinaia di militanti siciliani. I manifestanti portano un cannone finto dal quale escono dei fiori.

    “Via le basi USA e NATO dalla nostra terra”, “No al MUOS” sono alcuni degli slogan urlati al di là del cancello della base americana per dire basta con la militarizzazione crescente dei territori, con le politiche del governo italiano di aperto appoggio e sostegno ai conflitti portati avanti nel tempo e nel mondo da USA e NATO.

    “L’imperialismo guerrafondaio dell’Occidente è speculare all’aggressione della Russia che condanniamo, ribadendo ancora una volta che è ora di costruire un altro mondo, dove i popoli possano vivere in pace e possano autodeterminarsi in libertà”. Questo dicono gli attivisti in protesta quasta mattina a Sigonella.

    Ma manifestazione per condannare “la scelta scellerata di aumentare la spesa militare in Italia, per l’anno in corso, a 26 miliardi a discapito della spesa ridotta e insufficiente per tutelare realmente la salute, per un’istruzione degna di questa nome (e non militarizzata) e per il lavoro garantito a tutte e a tutti”.

    Secondo gli attivisti del Movimento No Muos, “questa ennesima guerra è una delle tante in corso ma forse più pericolosa delle altre”. “Dimostra che i governi non hanno alcuna difficoltà a stanziare miliardi per gli armamenti e nessun interesse a tutelare i ceti popolari da rincari e povertà. Nessun controllo è in atto contro le speculazioni per le bollette e i carburanti; nessuna misura reale e tempestiva è in programma per le fasce più povere. Anzi, la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a portare le spese militari al 2% del Prodotto Interno lordo, così come chiede la NATO”.

    Concludono gli attivisti: “Il Governo italiano, con le sue scelte scellerate contro i popoli, non sta lavorando per la pace ma per entrare in guerra, preannunciata negli ultimi anni dagli schieramenti di missili e armi da parte della NATO ai confini della Russia. Il linguaggio utilizzato dai media, tranne alcune eccezioni, è già retorica di guerra. Il movimento No MUOS e tutte le realtà resistenti presenti dicono NO a Sigonella e alle basi USA, NO alla NATO, No al MUOS e no alle guerre imperialiste”.

  • Dalla Sicilia parte un altro drone USA per l’Ucraina

    Dalla Sicilia parte un altro drone USA per l’Ucraina

    Ancora un drone americano è decollato dalla base militare di Sigonella questa mattina. I velivolo è già arrivato nella zona del Mar Nero in missione di sorveglianza non armata verso l’Ucraina.

    I tracciato del drone si evince da Flightradar. Si tratta di un aereo a pilotaggio remoto militare, Callsign Forte 10, è un Northrop Grumman RQ-4B Global Hawk, tra i cinque dotati del sistema Alliance ground surveillance (Ags) e operativi nella base in Sicilia dal febbraio del 2021.

    Dopo il decollo dalla Sicilia, il drone ha attraversato la Grecia, la Bulgaria dove ha sorvolato a lungo l’area di Burgas. Il drone dell’esercito americano ora sorvola il Mar Nero.

    Il range di copertura dei sensori del drone, secondo il sito Italmilradar, è di almeno 250 miglia, in grado dunque, sebbene sorvolino il mare, di reperire informazioni relative a una porzione del terreno ucraino.

    Sempre secondo quanto riportato da Itamilradar, questa mattina sarebbe partita la prima missione di sorveglianza effettuata da un CAEW italiano. Un Gulfstream E.550 CAEW dell’Aeronautica Militare Italiana è partito da Pratica di Mare per svolgere una missione di sorveglianza sopra la Romania vicino al confine con la Moldova. La missione è ancora in corso.

  • Partono nuovi droni della US Air Force da Sigonella, Forte10 verso l’Ucraina

    Partono nuovi droni della US Air Force da Sigonella, Forte10 verso l’Ucraina

    I cieli della Sicilia tornano a essere solcati dai droni americani dopo un presunto stop di qualche giorno. Non è detto, infatti, che i velivoli senza pilota della US Air Force non abbiano volato in questi giorni. Stamattina dalla base americana di Sigonella è partito un Northrop Grumman RQ-4B è partito per le zone sotto assedio dalla Russia.

    I droni rispuntano nei radar

    L’ultimo volo di un Global Hawk era stato intercettato dai radar sabato scorso, fino a quel momento non sono stati tracciati nè i velivoli Nato e nemmeno velivoli USA. Questa mattina però, come certificano i radar, un USAF Northrop Grumman RQ-4B (firmato come FORTE10) è decollato da Sigonella per iniziare una nuova missione nel mar Nero. Ha prima sorvolato il mar Ionio, per poi passare sopra i cieli della Grecia, della Bulgaria, della Romania. In queste ore si trova in Polonia e si sta dirigendo verso il confine ucraino.

    Cosa sta accadendo?

    In tanti si sono chiesti come mai da Sigonella nel corso di questi giorni non siano partiti altri droni USA. La risposta non si conosce ma nulla esclude che i velivoli possano essere partiti comunque non attivando il radar. Quello che sappiamo è che il numero dei droni della Nato e degli USA in decollo da Sigonella è aumentato nei giorni antecedenti all’attacco russo. Da sabato questi voli non erano più tracciati. Inoltre, anche i voli di ricognizione sul confine orientale della NATO sono diminuiti di numero. Va comunque ricordato che il fatto che non sia stato possibile tracciare voli con droni da Sigonella non significa che tali voli non siano avvenuti, ma gli “asset” potrebbero aver operato con il transponder spento.

    Da Pisa parte un C-130J per l’Ucraina

    Intanto anche un C-130J dell’Aeronautica Militare Italiana è partito da Pisa San Giusto. La destinazione finale dell’aereo è l’aeroporto di Rzeszow Jasionka. Si tratta di uno scalo utilizzato da diverse forze aeree come hub per gli aiuti che diversi governi stanno inviando in Ucraina. Non sappiamo se questo volo sia legato all’invio di materiale bellico promesso dall’Italia all’Ucraina.

  • Guerra Ucraina, Musumeci, “Basi Sicilia in allerta”

    Guerra Ucraina, Musumeci, “Basi Sicilia in allerta”

    Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci rocorda come la posizione della Sicilia sia importante nel conflitto in Ucraina.

    Ed è proprio la posizione della Sicilia che preoccupa. L’isola infatti ospita la base americana di Sigonella da cui in questi giorni partono diversi droni che vanno a sorvolare le zone assediate dai russi. “Il sistema di difesa in Sicilia assume un ruolo strategico proprio per la posizione geografica, come sbocco nel Mediterraneo. Abbiamo la base Nato di Sigonella e quella di Trapani Birgi, è normale che questo sistema di difesa sia in stato di allerta già da diversi giorni”. Così il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci intervenuto a ‘Omnibus’ su La7.

    “La popolazione vive queste giornate con lo stesso stato d’animo in cui si vive in altre parti dell’Europa, non solo in quella occidentale – ha detto Musumeci – Abbiamo il dovere di sperare che la diplomazia possa risolvere il conflitto in corso”.

    “Immaginare un conflitto significa pensare ad una sorta di terza guerra mondiale, che non risparmierebbe niente e nessuno”.

    Fino a ieri sera un velivolo senza pilota dell’Us Air Force sorvolava il Mar Nero e l’isola dei serpenti. L’aereo che nei radar è identificato con il codice Forte11 è partito dalla Sicilia dopo aver dato il cambio ad un altro drone che nelle scorse ore ha compiuto lo stesso lavoro di controllo del mar Nero.

  • Guerra Ucraina, continuano a partire dalla Sicilia i droni Usa

    Guerra Ucraina, continuano a partire dalla Sicilia i droni Usa

    Ancora droni che partono dalla base siciliana di Sigonella alla volta del mar Nero.

    Al momento un velivolo senza pilota dell’Us Air Force sta sorvolando e sta controllando il Mar Nero e l’isola dei serpenti. Quest’ultima è stata presa dai russi dopo aver ucciso i militari ucraini che la controllavano.

    L’aereo che nei radar è identificato con il codice Forte11 è partito dalla Sicilia dopo aver dato il cambio ad un altro drone che nelle scorse ore ha compiuto lo stesso lavoro controllo del mar Nero. Intanto a Kiev sono ripresi i bombardamenti.

  • Venti di guerra in Ucraina, la Russia bombarda e dalla Sicilia parte drone Usa

    Venti di guerra in Ucraina, la Russia bombarda e dalla Sicilia parte drone Usa

    La guerra in Ucraina è scoppiata come avevano previsto gli Usa. Questa notte lo “zar” Putin ha ordinato l’invasione di Kiev e l’escalation militare in varie zone della nazione che adesso è sotto scacco delle forze russe. Tutte le premesse per lo scoppio di una guerra di carattere mondiale anche se, al momento, Usa e forze Nato parlano di sanzioni da applicare alla Russia.

    Cosa sta accadendo in Ucraina

    A Mosca erano le 6 del mattino e Putin ha annunciato in tv l’attacco all’Ucraina. Subito sono state avvertite esplosioni nelle città ucraine a Odessa, Kharvik, Mariupol, Leopoli e nella capitale Kiev, dove i russi avrebbero tentato di prendere il controllo dell’aeroporto. Almeno sette persone sono morte e altre nove sono rimaste ferite a causa dei bombardamenti russi in Ucraina. Testimoni oculari riferiscono che a Kiev si stanno formando “lunghe file ai benzinai” e il traffico nelle strade, specie in periferia, “è intenso”. Le immagini che arrivano da Kiev mostrano tutto il dramma che stanno vivendo gli ucraini. Lunghe colonne di macchine, di fatto ferme, tutte in fila nel tentativo di uscire dalla città e cercare un rifugio sicuro temendo l’arrivo dell’esercito russo.

    Cosa fa l’Italia

    Alle 10 è stata convocata a Palazzo Chigi una riunione del Comitato Interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ambasciatore Ettore Francesco Sequi, ha convocato questa mattina su istruzioni del Ministro Luigi Di Maio l’Ambasciatore della Federazione Russa presso la Repubblica Italiana, Sergey Razov. L’Ambasciatore Sequi – fa sapere la Farnesina – ha espresso al diplomatico russo la ferma condanna del Governo italiano per la gravissima, ingiustificata e non provocata aggressione di Mosca ai danni dell’Ucraina, che costituisce una chiara e netta violazione del diritto internazionale.

    E dalla Sicilia parte un drone Usa

    Sui cieli dell’Ucraina un drone americano. Il velivolo è partito dalla base americana di Sigonella, in Sicilia. Si tratta di un Global Hawk, un drone militare da ricognizione. E’ partito da Sigonella, vicino Catania e ha raggiunto lo scenario di guerra in Ucraina. Dalle immagini si vede che il velivolo ha acceso il suo “risponditore radar” – e quindi è stato intercettato anche da tutti i radar civili – una volta giunto sul mare di fronte a Catania. Qui è salito in quota (a 17mila metri). Poi si è diretto verso l’Ucraina: una volta sul territorio ucraino ha fatto una missione di sorveglianza.

    La Sicilia al centro del conflitto

    La Sicilia ospita diverse basi e strumentazioni che potrebbero tornare utili nelle more del conflitto. Da Sigonella, all’aeroporto di Birgi, al Muos di Ragusa. Al momento la base militare di Sigonella ha visto solo l’impiego dei droni ma adesso che la guerra è cominciata con l’attacco della Russia non si può escludere che venga utilizzata anche per il decollo di caccia militari essendo una base strategica al centro del Mediterraneo. L’aeroporto di Sigonella è sede del 41º Stormo AntiSom, l’11º Reparto manutenzione velivoli ed il 61º Gruppo Volo. «In passato – dice il sindaco di Lentini Lo Faro – abbiamo già vissuto momenti del genere. Situazioni che hanno coinvolto anche il nostro territorio. Certo, non siamo indifferenti per come si stanno evolvendo le cose nella guerra in Ucraina».

  • La Russia sarebbe pronta ad attaccare l’Ucraina, dalla Sicilia parte un drone Usa

    La Russia sarebbe pronta ad attaccare l’Ucraina, dalla Sicilia parte un drone Usa

    Sono sempre più vicine le truppe russe che accerchiano l’Ucraina. Lo riporta una emittente TvV americana ritenendo possibile e imminente un attacco all’Ucraina. Intanto dalla Sicilia oggi è partito un drone USA che ha raggiunto lo stato ucraino, circondato da più parti dalle forze di guerra russe. Kiev resta drammaticamente in bilico tra guerra e pace.

    Drone americano parte da Sigonella

    Spirano sempre più insistenti i venti di guerra. Come riporta Itamilradar, in queste ore in Ucraina è in corso una nuova missione di “FORTE12″, partita da Sigonella. Non è la prima volta che viene effettuata in queste aree ma ora appare particolarmente interessante. In particolare, il drone partito dalla base americana in Sicilia, è arrivato sull’Ucraina seguendo una rotta che non prevedeva il sorvolo del Mar Nero, dove è in corso una vasta esercitazione navale russa. Le aree interessate dal volo del Global Hawk sono quelle da cui appare più plausibile un eventuale assalto russo ovvero il confine bielorusso, il confine con la Crimea, i territori occupati nell’Ucraina orientale.

    Possibile attacco della Russia tra il 16 e il 17 febbraio

    Intanto l’Ucraina esclude un possibile attacco da parte di Putin tra il 16 o il 17 febbraio. Sono le agenzie di sicurezza ucraine a non vedere all’orizzonte nell’immediato, il 17 o il 17 febbraio, un’invasione da parte della Russia. Intanto però la tv americana Cbs sostiene che i militari russi si stanno muovendo al momento in assetto da attacco. Alcune truppe russe vicino al confine con l’Ucraina hanno iniziato a muoversi in “posizioni da attacco”, riporta Cbs citando un funzionario americano, secondo il quale Mosca ha spostato parte dell’artiglieria a lungo raggio in posizione di tiro.

    Biden e Johnsonn, “restare uniti di fronte alle minacce russe”

    Il presidente Usa, Joe Biden, e il premier britannico, Boris Johnson, hanno ribadito nel loro colloquio telefonico che una incursione russa in Ucraina “causerebbe una crisi prolungata per la Russia con gravi danni sia per la Russia che per il mondo”. Johnson e Biden hanno quindi sottolineato la necessità per gli occidentali di “restare uniti di fronte alle minacce russe, soprattutto imponendo una serie importante di sanzioni in caso di escalation” con una aggressione da parte russa. Gli Usa stanno chiudendo l’ambasciata americana a Kiev e “trasferendo temporaneamente” il piccolo numero di diplomatici rimasto in Ucraina a Leopoli per via “della drammatica accelerazione nell’ammassarsi delle forze russe”: lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che ha invitato “vivamente” tutti i cittadini statunitensi rimasti in Ucraina a lasciare immediatamente il Paese.

    Una fitta schiera di truppe russe accerchiano l’Ucraina

    Ammassati al confine ci sono più di 130.000 soldati e Washington – pur mantenendo aperti i canali diplomatici che finora non sono riusciti ad alleviare la crisi – ha ripetutamente affermato che un’invasione è imminente. Mosca nega qualsiasi piano del genere e accusa l’Occidente di “isteria”. Intanto a Kiev è terminato l’incontro tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente ucraino Zelensky. Domani il capo del governo tedesco sarà al Cremlino a Mosca per incontrare Vladimir Putin.

    Di Maio vola a Kiev

    Anche l’Italia prova a ritagliarsi un ruolo di primo piano. Di Maio sarà martedì a Kiev, dove «ribadirà il pieno sostegno dell’Italia alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina» e «confermerà il convinto appoggio italiano a ogni sforzo negoziale». Probabilmente giovedì il ministro è invece atteso a Mosca per un incontro annunciato dal suo omologo Serghei Lavrov. Sempre che la situazione non precipiti prima.