Tag: sequestro

  • Colpo alla mafia di Palermo, DIA sequestra beni per 2,5 milioni a imprenditore

    Colpo alla mafia di Palermo, DIA sequestra beni per 2,5 milioni a imprenditore

    La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha eseguito un decreto di sequestro beni per un valore stimato di 2,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore settantenne della provincia di Palermo. L’uomo, attivo nei settori dell’edilizia, della logistica e della ristorazione, è sospettato di essere legato a una famiglia mafiosa del mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale.

    Accuse e indagini

    L’imprenditore è attualmente imputato in un processo di primo grado derivante dall’operazione “Nemesi” condotta dalla DIA nell’aprile 2024, che portò al suo arresto. L’accusa si basa sulla presunta discrepanza tra i redditi dichiarati dall’imprenditore e gli investimenti effettuati nel corso degli anni. Gli inquirenti ritengono che tale sproporzione sia indicativa di attività illecite.

    Dettagli sul sequestro

    Il sequestro, richiesto dalla Procura e parzialmente accolto dal Tribunale di Palermo, comprende nove immobili tra terreni e fabbricati, la metà delle quote di una società di edilizia (Sas) e diversi altri beni situati tra le province di Palermo e Trapani. L’udienza per la discussione delle misure di prevenzione è stata fissata dal Tribunale per la seconda metà di settembre.

  • Immobili, conti e auto: nuovo colpo a cosa nostra

    Immobili, conti e auto: nuovo colpo a cosa nostra

    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito due decreti di sequestro per un totale di 1,4 milioni di euro. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione, riguarda una donna e un uomo considerati tra i principali fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. I sequestri sono il risultato di due procedimenti di prevenzione avviati dopo la cattura del latitante, su delega della Procura della Repubblica – D.D.A. di Palermo.

    Ricostruzione patrimoniale e flussi di denaro

    Le indagini si sono concentrate sulla ricostruzione del profilo patrimoniale dei due soggetti e dei loro nuclei familiari. L’obiettivo era tracciare eventuali flussi di denaro destinati a finanziare la latitanza del boss. Entrambi i soggetti, condannati in primo grado rispettivamente a 11 anni e 9 mesi e a 14 anni di reclusione, hanno svolto un ruolo cruciale nel garantire a Messina Denaro la rete di protezione necessaria per la sua latitanza.

    Evidente sperequazione tra redditi e investimenti

    Il Tribunale di Trapani, accogliendo le ricostruzioni della Guardia di Finanza e le richieste della DDA di Palermo, ha rilevato una chiara sproporzione tra le fonti di reddito dichiarate e gli investimenti effettuati. Di conseguenza, ha disposto il sequestro di 8 immobili (appartamenti e terreni) situati a Campobello di Mazara, Castelvetrano e Palermo, 13 rapporti bancari e un veicolo, per un valore complessivo stimato in circa 1,4 milioni di euro.

    Sequestri dopo analoga operazione

    Questo sequestro segue un’operazione simile condotta nelle settimane precedenti nei confronti di un altro favoreggiatore di Messina Denaro, con un patrimonio sequestrato di oltre 3 milioni di euro.

  • Case, conti e auto del fiancheggiatore: nuovo colpo alla mafia

    Case, conti e auto del fiancheggiatore: nuovo colpo alla mafia

    I finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito un sequestro di oltre 3 milioni di euro disposto dal Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione. Il provvedimento riguarda uno dei principali fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro.

    Indagini dopo la cattura del boss

    Il sequestro è scaturito da un procedimento di prevenzione avviato dopo l’arresto del latitante, su delega della Procura della Repubblica – D.D.A. di Palermo. Le indagini hanno ricostruito il profilo patrimoniale del fiancheggiatore (già condannato a 9 anni e 2 mesi di reclusione) e del suo nucleo familiare, tracciando i flussi di denaro che avrebbero finanziato la latitanza del boss.

    Bonifici e assegni a favore del latitante

    Sono stati individuati numerosi bonifici e assegni a favore di una persona vicina a Messina Denaro, dimostrando un concreto sostegno finanziario attraverso ingenti somme di denaro.

    Sequestro di beni per oltre 3 milioni di euro

    Il Tribunale di Trapani, concordando con le indagini dei finanzieri e la D.D.A. di Palermo, ha rilevato una sproporzione tra reddito e patrimonio, disponendo il sequestro di due società agricole a Campobello di Mazara (TP), sette immobili tra Campobello di Mazara e Castelvetrano (TP), tre conti bancari e un’auto. Il valore complessivo stimato supera i 3 milioni di euro.

  • Blitz antimafia a Palermo, beni sequestrati e arresti: trovati documenti segreti

    Blitz antimafia a Palermo, beni sequestrati e arresti: trovati documenti segreti

    Negli giorni scorsi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, proseguendo la manovra investigativa che lo scorso 11 febbraio, ha condotto all’esecuzione dell’operazione “Grande Inverno”, nell’ambito della quale sono stati eseguiti 181 arresti nei confronti di altrettante persone, hanno dato esecuzione a un decreto urgente di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo Direzione Distrettuale Antimafia, con il quale sono stati sequestrati beni riconducibili a soggetti contigui alla famiglia mafiosa di Palermo Porta Nuova.

    Beni sequestrati alla mafia

    Sono stati sottratti alla disponibilità della consorteria criminale, 1 appartamento, 2 ville, 1 autovettura ed una somma di danaro contante, per un ammontare complessivo di oltre 1.300.000 euro, ritenuti provento di attività illecite.

    Tre arresti per estorsione

    Contestualmente è stata data esecuzione ad un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo nei confronti di 3 soggetti, che in concorso con altre persone già arrestate nell’ambito della citata operazione di polizia “Grande Inverno”, si erano resi responsabili di un’estorsione costringendo la vittima nel settembre del 2023 a consegnare la somma di 5.000 euro e promettere il pagamento di ulteriori 25.000 euro, procurando un profitto ingiusto alla famiglia mafiosa di Porta Nuova.

    Perquisizioni e sequestro di denaro contante

    Nell’ambito della stessa manovra investigativa in fine nella mattinata di ieri i militari del Nucleo Investigativo supportati da personale dei Gruppi di Palermo e Monreale, dai “baschi rossi” dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, da personale specializzato della “Compagnia di Intervento Operativo, del 12° Reggimento “Sicilia”, dalle aliquote di primo intervento del locale Nucleo Radiomobile e da unità del Nucleo Cinofili di Palermo, hanno dato esecuzione a 29 decreti di perquisizione locale, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo, nei confronti di 35 persone.

    Arresto per droga e sequestro di contanti

    Nel corso delle attività che sono state condotte da circa 200 Carabinieri, ed hanno interessato l’area urbana e una parte della provincia di Palermo, è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro, nella disponibilità di una persona ritenuta vicina alla famiglia di Porta Nuova, l’ingente somma di euro 315.000,00 in contanti, oltre a documentazione utile ai fini dell’indagine. Ulteriormente è stato tratto in arresto in flagranza di reato un soggetto pregiudicato, trovato in possesso di oltre 100 gr. Di sostanza stupefacente del tipo di marijuana, una somma di circa 2.000 euro provento dell’attività illecita nonché materiale per la lavorazione ed il confezionamento.

  • Colpo alla mafia di Palermo, beni per 1,5 milioni sequestrati a genero di boss mafioso

    Colpo alla mafia di Palermo, beni per 1,5 milioni sequestrati a genero di boss mafioso

    I carabinieri del nucleo Investigativo del comando provinciale hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro del valore di 1,5 milioni di euro emesso dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo. I beni sequestrati sono riconducibili a Giuseppe Urso, 65enne, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, nonché genero del boss Pietro Vernengo.

    Due condanne per associazione mafiosa e legami con la famiglia Vernengo

    Urso ha riportato due condanne irrevocabili per il reato di associazione di stampo mafioso, rispettivamente nel luglio del 2003 e nel novembre del 2022, ed in virtù del riconoscimento del vincolo della continuazione tra le due condanne, gli è stata inflitta la pena complessiva di 19 anni e sei mesi di reclusione. In particolare gli veniva contestata la sua partecipazione a molteplici incontri e riunioni finalizzati alla gestione di attività illecite, il costante collegamento con gli altri associati in libertà, il suo adoperarsi nella risoluzione delle problematiche e nelle controversie insorte fra terzi e imprenditori operanti nel territorio, nonché nel sostentamento degli affiliati detenuti.

    Le indagini patrimoniali dimostrano la provenienza illecita dei beni

    “Dalla sentenza di condanna – dicono gli inquirenti – emergevano l’appartenenza dello stesso all’associazione mafiosa, in particolare con la famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù e gli stretti rapporti, anche parentali, con la storica famiglia mafiosa dei Vernengo, avendo sposato Rosa Vernengo, figlia di Pietro Vernengo, storico capo di quel mandamento, scomparso nel 2023. Il quadro probatorio raccolto nell’ambito delle indagini patrimoniali, coordinate dalla Procura della Repubblica, ha consentito di dimostrare come i beni nella disponibilità di Giuseppe Urso, fossero in realtà il frutto delle sue attività illecite, così consentendo l’emissione del provvedimento di sequestro riguardante beni del valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro”.

  • Armi da guerra come botti di Capodanno, tonnellate di sequestri a Palermo e provincia

    Armi da guerra come botti di Capodanno, tonnellate di sequestri a Palermo e provincia

    E’ stata trovata e sequestrata a Palermo la bomba del presidente, un ordigno con 200 grammi di esplosivo che inizialmente aveva creato il sospetto che fossero ordigni che potevano essere utilizzati per compiere anche attentati. Un ordigno pericoloso se si pensa che una bomba anticarro ha al suo interno 350 grammi di esplosivo. E’ uno dei risultati dei finanzieri del gruppo di Palermo che hanno sequestrato complessivamente 288.413 artifici pirotecnici dal peso complessivo di 1.774 chili.

    Sequestri di fuochi d’artificio a Palermo in vista di Capodanno

    I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, con l’approssimarsi del Capodanno, hanno effettuato una serie di interventi operativi che hanno permesso di sequestrare 288.413 artifici pirotecnici dal peso complessivo di 1.774 kg.

    Operazioni frutto di analisi dei traffici e monitoraggio social

    Le attività, anche nel solco delle recenti direttive impartite dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, sono il frutto dell’analisi integrata dei traffici commerciali che interessano gli snodi presenti nel capoluogo e la provincia, ma anche del monitoraggio delle vendite illegali via social.

    Sequestro di fuochi d’artificio nell’area portuale di Palermo

    In particolare un primo intervento è stato eseguito all’interno dell’area portuale, dove i finanzieri del Gruppo di Palermo che operano in porto hanno sottoposto a controllo un furgone, al cui interno erano riposti 19 colli contenenti materiale esplodente quantificato in 88.108 artifici pirotecnici, aventi un peso complessivo pari a circa 178 kg.

    Mancanza di autorizzazioni e violazioni del Codice della Navigazione

    I tre soggetti a bordo del furgone, oltre a non essere in possesso delle necessarie autorizzazioni previste dalla normativa vigente in tema di trasporto di materiale esplodente, sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria anche per aver posto in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti e per l’inosservanza delle disposizioni previste dal Codice della Navigazione.

    Norme sul trasporto di materiale esplodente

    Le norme in vigore, infatti, prevedono che il trasporto di tale materiale venga preventivamente segnalato e, se del caso, riposto all’interno di un’apposita area protetta della nave, al fine di evitare che un’esplosione accidentale dei fuochi possa recare danni all’incolumità dei passeggeri.

    Controlli e sequestri di fuochi d’artificio a Carini e Partinico

    Sul territorio urbano, invece, i militari del Gruppo delle fiamme gialle operanti in città, a Carini e a Partinico, nell’ambito di un dispositivo di prevenzione e repressione del transito su gomma e successivo commercio illegale di materiale pirotecnico, hanno eseguito controlli presso le filiali di diverse ditte di spedizioni che hanno consentito di individuare, numerosi colli provenienti dalla Campania, per complessivi 17.124 artifici pirotecnici, contenenti un totale di 620 kg di materiale esplodente, aventi come destinatari sette soggetti palermitani, successivamente segnalati alla locale Procura, per la violazione della normativa che disciplina il trasporto di materiale esplodente.

    Sequestri di fuochi d’artificio in un magazzino a Carini e in un deposito abusivo a Palermo

    Al contempo tra i controlli eseguiti sui rivenditori al dettaglio di tutta la provincia, tra cui uno effettuato in un grande magazzino nel Comune di Carini e uno in un deposito abusivo a Palermo, si sono conclusi con il sequestro di 919 kg di fuochi d’artificio destinati alla vendita al pubblico poiché privi dei previsti presidi antincendio o non conformi alla normativa nazionale ed europea circa la sicurezza dei prodotti. Complessivamente sono stati sottoposti a vincolo giudiziale preventivo 182.738 artifici pirotecnici e i responsabili deferiti alla locale autorità giudiziaria.

    Arresto e denuncia per vendita illegale di fuochi d’artificio online

    Infine, mediante il monitoraggio dei social network, i finanzieri hanno individuato e tratto in arresto un soggetto e denunciato un secondo in quanto pubblicizzavano ed illecitamente detenevano per la vendita 440 candelotti artigianalmente prodotti pari a oltre 20 kg di esplosivo.

    Sequestro di fuochi d’artificio destinati all’Olanda

    All’attività di monitoraggio delle spedizioni in arrivo, si affianca anche quella relativa alle merci in partenza. Le fiamme gialle, infatti, hanno sequestrato tre pericolosi manufatti artigianali del peso di 37 kg circa, contenenti materiale esplodente per complessivi 500 grammi di massa attiva (polvere da sparo) e destinati in Olanda.

    Pericolosità degli ordigni sequestrati

    In particolare in questi ultimi due casi, le attività – svolte con la collaborazione del Nucleo Artificieri Antisabotaggio della Polizia di Stato – hanno evidenziato l’estrema pericolosità degli ordigni in procinto di essere immessi sul mercato.

  • Bagheria, ubriaco fradicio si schianta contro un bar con la Golf: rischia l’arresto

    Bagheria, ubriaco fradicio si schianta contro un bar con la Golf: rischia l’arresto

    Un giovane di 29 anni, alla guida di una Volkswagen Golf, ha perso il controllo del veicolo schiantandosi contro il magazzino di un bar a Bagheria, in via Ignazio Lanza di Trabia. L’incidente è avvenuto intorno alle 3 del mattino. A bordo dell’auto era presente anche un amico del conducente. Fortunatamente, entrambi gli occupanti sono usciti illesi dall’abitacolo, nonostante la violenza dell’impatto.

    Dinamica dell’incidente

    Secondo le prime ricostruzioni, il ventinovenne percorreva via Girgenti. Giunto al termine della strada, invece di svoltare a destra o a sinistra, ha proseguito dritto, abbattendo un palo della luce e finendo la sua corsa all’interno del deposito del bar “Garden”. Solo per un caso fortuito, in quel momento non transitavano altre auto o pedoni. Il forte boato dello schianto ha allertato i residenti che hanno prontamente chiamato il 118. I due giovani, seppur scossi, sono riusciti ad uscire autonomamente dal veicolo, liberandosi dagli airbag.

    Rifiuto dell’alcol test e conseguenze legali

    Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i sanitari del 118 e gli agenti di polizia. Considerando la dinamica dell’incidente e le condizioni del conducente, gli agenti hanno invitato il giovane a sottoporsi all’alcol test. Il ventinovenne si è rifiutato, accettando di fatto le pesanti sanzioni previste dalla legge per questa circostanza.

    Sequestro del veicolo e sanzioni

    Gli agenti del commissariato di Bagheria hanno effettuato i rilievi del caso e identificato i due giovani. Dopo aver ricevuto le prime cure sul posto dal personale del 118, entrambi hanno rifiutato il trasporto in ospedale. La Volkswagen Golf è stata sequestrata e trasportata in un deposito giudiziario, in attesa di ulteriori provvedimenti da parte delle autorità. Oltre alla decurtazione di 10 punti dalla patente, il conducente rischia una sospensione della patente fino a 2 anni, l’arresto da 6 mesi a un anno e una multa che può arrivare fino a 6.000 euro, secondo le normative del nuovo codice della strada.

  • Laureati in medicina ma il titolo è carta straccia, a Palermo maxi sequestro a università fantasma “Jean Monnet”

    Laureati in medicina ma il titolo è carta straccia, a Palermo maxi sequestro a università fantasma “Jean Monnet”

    La Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito un sequestro preventivo d’urgenza per oltre 3,5 milioni di euro nei confronti della fondazione Zaklada Europa e del suo fondatore, Salvatore Giuseppe Messina, accusato di aver orchestrato una truffa ai danni di centinaia di studenti. L’oggetto del contendere è l’università italo-bosniaca “Jean Monnet”, un’istituzione fantasma mai riconosciuta né in Italia né all’estero, che offriva corsi di laurea e specializzazione, prevalentemente in ambito sanitario.

    Oltre 800 studenti truffati con la promessa di lauree non riconosciute

    Dalle indagini emerge un quadro inquietante: oltre 800 studenti, provenienti da tutta Italia, avrebbero pagato rette annuali comprese tra 3.500 e 26.000 euro per ottenere titoli di studio privi di valore legale. L’università “Jean Monnet”, pur presentandosi come un’istituzione con sede in Bosnia Erzegovina e in convenzione con l’ateneo di Gorazde per i corsi in italiano, operava di fatto in Italia con docenti e professionisti palermitani. Salvatore Messina, figura centrale dell’inchiesta, prometteva lauree in medicina, veterinaria e fisioterapia, sfruttando la credibilità di medici accreditati per dare una parvenza di legittimità all’operazione.

    Un giro d’affari milionario gestito attraverso società estere

    Il meccanismo fraudolento prevedeva il transito dei soldi su conti correnti esteri, gestiti tramite società di comodo in Inghilterra, Svizzera e Bosnia ed Erzegovina. Si stima che il giro d’affari complessivo ammonti a circa 9 milioni di euro non dichiarati al fisco. Messina, irreperibile da mesi, è indagato per riciclaggio. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Massimo Palmeri e dal sostituto Vincenzo Amico, ha coinvolto anche i figli di Messina, Dario e Giuliana, Maria Alexandra Mladoveanu Ghitescu, membro del consiglio di amministrazione della fondazione e legale rappresentante della succursale di Lugano, e Leopoldina Frigula, presidente della fondazione.

    Sequestro di beni e indagini internazionali per ricostruire la truffa

    Il provvedimento di sequestro, emesso dal gip Ermelinda Marfia su richiesta della Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia, ha portato al sequestro di un attico di lusso a Palermo, terreni, conti correnti e autoveicoli. Le operazioni di sequestro proseguono per raggiungere la cifra di 3,5 milioni di euro. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza sotto la guida del colonnello Carlo Pappalardo, si sono avvalse della collaborazione della polizia federale bosniaca, nell’ambito di una squadra investigativa internazionale. L’obiettivo è ricostruire l’intera rete di società e conti correnti utilizzati per occultare i proventi illeciti e assicurare alla giustizia i responsabili di questa complessa truffa.

  • Palermo, scoperto deposito di armi al Villaggio e un laboratorio per modificarle a Ciaculli, arrestato un uomo

    Palermo, scoperto deposito di armi al Villaggio e un laboratorio per modificarle a Ciaculli, arrestato un uomo

    I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, nell’ambito dei controlli svolti quotidianamente nell’area metropolitana per la prevenzione e repressione dei traffici illeciti, hanno tratto in arresto un soggetto in flagranza di reato e sequestrato 14 armi da fuoco, oltre 1.400 proiettili, silenziatori, caricatori e materiale per la lavorazione e la modifica di armi di ogni tipo.

    Indagini mirate e pedinamenti

    In particolare, i Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego, impegnati quotidianamente nel servizio di vigilanza, soprattutto nei quartieri a maggior rischio criminale della città, sempre attenti ad analizzare e valutare le informazioni acquisite nell’ambito di attività di controllo del territorio, avevano avuto notizia di un soggetto in grado di reperire, assemblare o modificare qualunque tipo di arma da fuoco mettendole successivamente a disposizione della criminalità organizzata e comune.

    Allarme sociale e massima attenzione

    Alla luce anche dei recenti episodi di utilizzo di armi a Palermo che hanno visto protagoniste anche persone di giovanissima età nelle zone della movida cittadina e al conseguente allarme sociale venutosi a creare, l’attenzione sull’uomo è stata massima sin da subito e, pertanto, una volta individuato, veniva sottoposto a pedinamento per diversi giorni al fine di tracciarne i movimenti e soprattutto le frequentazioni.

    Movimenti sospetti e frequentazioni criminali

    Lo stesso veniva notato più volte intrattenersi in luoghi appartati con soggetti vicini ad ambienti criminali cittadini e quasi sempre prima o dopo gli incontri si recava in un garage sotterraneo nel quartiere Villaggio Santa Rosalia, locale non riconducibile direttamente a lui ma del quale aveva la disponibilità e al cui interno a volte si intratteneva anche per qualche ora.

    Perquisizioni e scoperta del laboratorio

    Alla luce di quanto emerso e del ricostruito profilo criminale del soggetto, con precedenti specifici in detenzione illecita di armi, le fiamme gialle hanno eseguito due perquisizioni locali, la prima nella sua residenza, una villa circondata da un grande terreno a Ciaculli, prima periferia di Palermo, dotata di telecamere a circuito chiuso su ogni lato e con arredi di particolare pregio. Qui è stato portato alla luce un vero e proprio laboratorio con banchi da lavoro, macchinari e ogni tipo di strumento necessario per modificare e assemblare armi e addirittura per incapsulare proiettili. Nel laboratorio è stata rinvenuta una pistola semiautomatica in corso di lavorazione, cartucce e alcune canne di pistola e fucile.

    Scoperta dell’arsenale

    Nel corso della seconda perquisizione, effettuata nel garage individuato dai servizi di pedinamento nel quartiere “Villaggio Santa Rosalia, è stato scoperto un vero e proprio arsenale di armi e proiettili occultati in una intercapedine ricavata nel contro-soffitto con assi di legno avvitate che coprivano tutto il tetto.

    Dettagli del sequestro

    Rimosse le assi di legno dai finanzieri, sono state rinvenute pistole, proiettili, silenziatori, caricatori.

    Elenco del materiale sequestrato

    Nel complesso sono stati scoperti e sequestrati: 14 armi da fuoco tra revolver e pistole semiautomatiche, 1431 tra cartucce, bossoli e proiettili, 8 caricatori, 4 silenziatori, 40 inneschi, buste di polvere da sparo nonché una grande quantità di parti di pistole tra castelli per revolver, tamburi, impugnature, canne e materiale vario per la fabbricazione di cartucce.

    Importanza del sequestro

    Si tratta di uno dei più importanti sequestri di armi effettuati a Palermo negli ultimi anni.

    Arresto e convalida

    L’uomo è stato quindi tratto in arresto e condotto presso il carcere Pagliarelli, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che ne ha convalidato sia l’arresto che il sequestro delle armi e di tutto il materiale rinvenuto.

    Indagini balistiche in corso

    Gli esami balistici stabiliranno se le armi sono state utilizzate in episodi delittuosi occorsi in città nel tempo o piuttosto tenute a disposizione di organizzazioni criminali per commettere ulteriori reati.

  • Furbetti dei fondi del PNRR a Palermo, 4 indagati e sequestri

    Furbetti dei fondi del PNRR a Palermo, 4 indagati e sequestri

    La Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito un sequestro di beni per un valore di circa 165.000 euro, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo. Il sequestro, richiesto dalla Procura Europea (EPPO), riguarda profitti derivanti da indebita percezione di erogazioni pubbliche e malversazione di fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

    Controlli amministrativi rivelano irregolarità

    L’operazione è il risultato di un’indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, focalizzata sull’utilizzo dei fondi PNRR erogati a due società palermitane operanti nel settore alimentare e dell’arredamento per bar. Le due aziende, collegate ai proprietari di una nota catena internazionale di caffetterie, avevano ricevuto circa un milione di euro di finanziamenti destinati alla “transizione digitale ed ecologica delle PMI con vocazione industriale” e alla “partecipazione delle PMI a fiere e mostre internazionali”.

    Spese estranee, costi sovrafatturati e contributi non spettanti

    I controlli hanno evidenziato che i quattro indagati avrebbero utilizzato i fondi per spese non previste dai progetti finanziati, rendicontato costi sovrafatturati o addirittura inesistenti. Inoltre, una delle società avrebbe richiesto e parzialmente ottenuto un contributo superiore a quanto le spettasse, sulla base dei requisiti effettivamente posseduti.

    Sequestro preventivo per bloccare ulteriori erogazioni

    Le irregolarità riscontrate sono state immediatamente segnalate all’Autorità Giudiziaria, che ha disposto il sequestro dei beni per recuperare le somme indebitamente percepite e impedire ulteriori erogazioni ai responsabili. L’intervento tempestivo della Guardia di Finanza ha permesso di tutelare l’integrità dei fondi PNRR, destinati alla ripresa e allo sviluppo economico del Paese. L’indagine prosegue per accertare tutte le responsabilità e quantificare l’entità del danno arrecato all’erario.