Tag: protesta

  • Protesta degli agricoltori siciliani: nuovo corteo di trattori sulla Palermo-Sciacca

    Protesta degli agricoltori siciliani: nuovo corteo di trattori sulla Palermo-Sciacca

    Continua anche oggi la protesta degli agricoltori siciliani, con un nuovo corteo di trattori che percorrerà la strada statale Palermo-Sciacca. Si tratta dell’ennesima manifestazione organizzata nell’ambito della mobilitazione nazionale che da giorni vede gli agricoltori italiani, ma anche francesi e tedeschi, scendere in piazza per far sentire il loro malcontento.

    Protesta Agricoltori Palermo-Sciacca

    In Sicilia, uno dei fronti più attivi della protesta, il corteo partirà intorno alle 9 da Sancipirello, con il raduno degli agricoltori in via Berlinguer. Prevista la partecipazione di numerosi trattori, che sfileranno in colonna fra lo svincolo del comune palermitano e quello di Giacalone. L’ingresso vero e proprio sullo scorrimento veloce Palermo-Sciacca inizierà alle 10.30.

    La manifestazione, che dovrebbe concludersi intorno alle 17, provocherà inevitabilmente forti disagi al traffico, non solo sulla statale interessata ma anche per tutti i mezzi in entrata e uscita dai comuni limitrofi. Per questo i sindaci dei paesi coinvolti stanno invitando i cittadini a scegliere percorsi alternativi, come la vecchia strada provinciale che collega Piana degli Albanesi con Palermo passando per Altofonte e Villagrazia.

    Ma quella di oggi non sarà l’unica protesta. Il malcontento degli agricoltori siciliani non accenna a placarsi, nonostante le trattative avviate con le istituzioni locali e nazionali. Nessuna delle risposte ricevute finora sembra aver convinto i manifestanti, che si sentono “traditi” dalla politica e anche dalle organizzazioni di categoria, come dichiarato nei giorni scorsi da uno dei promotori della mobilitazione.

    Sono infatti già in programma nuove manifestazioni nei prossimi giorni: domani a Trapani, venerdì ad Agrigento in piazza Aldo Moro e nel weekend fra le Madonie, Ragusa e Palermo. Insomma, la protesta non si ferma e prosegue ad oltranza almeno fino a quando non arriveranno risposte soddisfacenti da Roma e da Palazzo d’Orleans.

    Ma quali sono le ragioni che spingono gli agricoltori siciliani a scendere in piazza? In primis, la politica agricola dell’UE, dell’Italia e della Regione Siciliana, accusata di favorire prodotti esteri non salubri a discapito di quelli locali. E ancora, la mancanza di sostegni concreti al settore, stretto tra i rincari folli dei costi di produzione.

    Gli agricoltori protestano poi contro la svendita dei terreni alle multinazionali dell’energia, che monopolizzano il territorio. Nel mirino anche l’autorizzazione alla commercializzazione della carne sintetica e di altri prodotti realizzati in laboratorio, ritenuti dannosi per la salute a differenza di quelli siciliani. Infine, lo spopolamento dell’isola dovuto alla fuga di molti giovani per l’assenza di prospettive.

    Insomma, la Sicilia agricola scende in strada per difendere il proprio futuro, messo a rischio da politiche sbagliate e dalla concorrenza sleale di prodotti esteri. Serviranno risposte rapide e concrete da parte delle istituzioni per evitare che la protesta – pacifica ma determinata – vada avanti ancora a lungo.

  • Superbonus, dramma senza fine per gli esodati in Sicilia, atteso decreto

    Superbonus, dramma senza fine per gli esodati in Sicilia, atteso decreto

    Imprenditori, professionisti e famiglie siciliane sono scesi in piazza sotto la sede del Ministero dell’Economia a Roma per chiedere lo sblocco urgente delle cessioni del credito relative ai bonus edilizi, in primis il Superbonus 110%. La misura introdotta dal precedente governo per incentivare la riqualificazione energetica e sismica degli immobili si è infatti impantanata a causa del blocco della cessione, necessaria per recuperare i crediti maturati con i lavori.

    Protesta a Roma per lo sblocco dei crediti del Superbonus

    In Sicilia la situazione è particolarmente critica, con tanti miliardi di euro di crediti fiscali incagliati, che stanno mettendo in ginocchio il settore edilizio isolano. Molte imprese hanno dovuto chiudere i cantieri per i lavori di efficientamento avviati, mentre i committenti si ritrovano con i lavori a metà ma senza più liquidità per pagare le aziende.

    La situazione in Sicilia

    Gli esodati del Superbonus in Sicilia sono quindi sia privati cittadini che hanno ristrutturato la prima casa, sia imprese edili rimaste con i crediti fiscali sul groppone.

    “Chiediamo che venga riaperto al più presto il mercato della cessione dei crediti, coinvolgendo Cassa Depositi e Prestiti e le partecipate pubbliche – ha dichiarato la deputata siciliana del M5S Patty L’Abbate dopo aver incontrato i manifestanti -. Sono state proprio queste famiglie e imprese virtuose ad aver reso le nostre case più efficienti dal punto di vista energetico, a creare lavoro nel settore dell’edilizia green e ad aumentare il nostro PIL”.

    Proroga del Superbonus ma servono misure urgenti

    Si attende a giorni un nuovo decreto legge che dovrebbe prorogare la scadenza del Superbonus 110% prevista per il 30 settembre 2023 per gli edifici unifamiliari che hanno completato almeno il 30% dei lavori entro settembre 2022. Ma la proroga da sola non basterà, se non accompagnata da misure per riattivare il canale della cessione del credito, altrimenti i cantieri rimarranno bloccati. Le associazioni di categoria chiedono quindi un intervento urgente al nuovo governo Meloni per sbloccare i crediti incagliati, quantificati in circa 15 miliardi di euro a livello nazionale.