Tag: povertà

  • Black Friday 2024 gelo tra i consumatori, per tanti siciliani è una farsa

    Black Friday 2024 gelo tra i consumatori, per tanti siciliani è una farsa

    Il Black Friday 2024, previsto per il 29 novembre, si avvicina, ma l’entusiasmo dei consumatori sembra affievolirsi. Secondo diverse analisi di mercato, tra cui Findomestic, Shopify e Idealo, si prevede un saldo negativo rispetto all’anno precedente, a causa di un clima di incertezza economica e preoccupazione diffusa. L’inflazione, seppur sotto controllo, il caro-prezzi e la diminuzione del potere d’acquisto sono i principali fattori che frenano la propensione all’acquisto degli italiani. Anche le tensioni internazionali e il cambiamento climatico contribuiscono a questo clima di incertezza, influenzando le scelte dei consumatori.

    Italiani con il freno a mano sugli acquisti

    Findomestic rileva che solo un quarto degli italiani considera il momento attuale favorevole agli acquisti, mentre la maggioranza esprime preoccupazione per la situazione economica. Nonostante ciò, molti consumatori prevedono di spendere una cifra simile all’anno scorso, orientandosi principalmente verso piattaforme online come Amazon ed eBay, senza tuttavia escludere i negozi fisici e i centri commerciali.

    Shopify: spesa discrezionale in calo, ma Black Friday resta un’occasione

    Shopify evidenzia come il 67% degli italiani abbia ridotto la spesa discrezionale negli ultimi mesi. Ciononostante, il 65% degli intervistati intende approfittare del Black Friday per gli acquisti natalizi, con una spesa media prevista di 219 euro, che sale a 391 euro per gli appassionati di shopping. Questo dato conferma che il Black Friday, pur essendo un evento di forte scontistica, non garantisce un aumento significativo dei consumi. Anzi, la crescente adesione a questa pratica commerciale costringe le aziende a continue campagne promozionali, riducendo i margini di profitto. Shopify rileva inoltre che la maggior parte dei consumatori inizia a pianificare gli acquisti del Black Friday con largo anticipo, a partire da ottobre o addirittura da giugno.

    Idealo: Black Friday, un appuntamento fisso ma con meno entusiasmo

    Idealo conferma la tendenza: il 95,5% degli intervistati considera il Black Friday un appuntamento fisso, e il 70% prevede di effettuare almeno un acquisto durante l’evento. Tuttavia, la vicinanza con il Natale, come sottolineato da Alfie Staples di Awin Global, potrebbe influenzare le motivazioni d’acquisto, anticipando la spesa per i regali natalizi.

    Confimprese: riflessioni sulla situazione attuale e proposte per il futuro

    Giovanni Felice, Vice Presidente Nazionale di Confimprese Italia e coordinatore regionale di Confimprese Sicilia, analizzando i dati, sottolinea due aspetti cruciali: la crescente importanza del commercio online, che supera il 50% nelle intenzioni d’acquisto, e la preoccupazione dei cittadini per la crisi economica, che frena i consumi. Felice osserva che il Black Friday, inizialmente un volano per l’economia, si è trasformato in una semplice operazione di vendita, spostando i flussi di clientela tra diversi settori commerciali. Per stimolare l’economia, Felice propone l’organizzazione di “Day shop” concordati con le associazioni di categoria e, soprattutto, misure politiche volte ad aumentare il potere d’acquisto, in particolare per le fasce più deboli della popolazione. La condizione di povertà assoluta dell’8,4% delle famiglie italiane contribuisce in modo significativo alla flessione dei consumi.

  • Reddito di cittadinanza, la beffa siciliana: da 7.000 a 100 euro

    Reddito di cittadinanza, la beffa siciliana: da 7.000 a 100 euro

    L’annuncio del governo Schifani riguardo all’istituzione di un “Reddito di Povertà” in Sicilia ha acceso un vivace dibattito pubblico, ponendo in luce le complesse sfide socioeconomiche che l’isola si trova ad affrontare. Il governatore siciliano vuole aiutare le persone che hanno perso il reddito di cittadinanza almeno quelle che si trovano in uno stato di povertà più grave ma il dibattito politico è aspro e la misura vede già parecchi punti deboli, almeno un secondo i sindacati e parte dell’opposizione.

    La misura, inserita nella Finanziaria quater, mira a destinare 30 milioni di euro alle famiglie più vulnerabili, con un ISEE non superiore a 5.000 euro. Questo intervento si inserisce in un contesto di crescente disagio economico, aggravato dalla recente abolizione del Reddito di Cittadinanza, che ha lasciato numerose famiglie siciliane prive di un sostegno fondamentale. La Sicilia, infatti, presenta tassi di povertà significativamente più elevati rispetto alla media nazionale, con una particolare concentrazione nelle aree rurali e nelle periferie urbane. L’alto tasso di disoccupazione, la precarietà del lavoro e la mancanza di opportunità economiche contribuiscono a creare un quadro di fragilità sociale che richiede interventi mirati e strutturali.

    Il Cuore della contesa: i numeri e le polemiche

    L’aspetto più controverso del “Reddito” riguarda l’entità delle risorse stanziate. I 30 milioni di euro previsti, infatti, appaiono insufficienti a fronteggiare l’ampiezza del fenomeno della povertà in Sicilia. Le critiche mosse dai sindacati, in particolare da CGIL e UIL, si concentrano proprio su questo punto. Secondo i calcoli della CGIL, se la platea dei beneficiari fosse la stessa del precedente Reddito di Cittadinanza, ogni nucleo familiare riceverebbe poco più di 100 euro l’anno, una cifra irrisoria rispetto ai 7.000 euro precedentemente garantiti. Considerando l’insieme dei nuclei familiari con ISEE inferiore a 5.000 euro, la cifra scenderebbe ulteriormente a 86 euro l’anno, rendendo l’intervento praticamente inefficace. La UIL ha sottolineato la necessità di interventi più significativi, capaci di garantire un livello di vita dignitoso alle famiglie in difficoltà. Anche la CISL, pur mostrando un atteggiamento più cauto, ha richiesto un confronto con le parti sociali e un cospicuo aumento delle risorse per dare risposte concrete al problema.

    Le dichiarazioni di Schifani e le imcognite sull’erogazione

    Il presidente Schifani ha difeso la propria iniziativa, sottolineando che non si tratta di un semplice sussidio, ma di un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà. Ha inoltre ribadito la volontà del suo governo di occuparsi del welfare e del disagio sociale, tradizionalmente considerati temi di sinistra. Le modalità di erogazione del “Reddito di Povertà” però restano ancora poco chiare. L’emendamento prevede un contributo massimo di 5.000 euro per nucleo familiare, ma non specifica i criteri di assegnazione e le procedure di erogazione. Si ipotizza che il bando, che sarà emesso dall’Assessorato alla Famiglia e dall’IRFIS, possa prevedere diverse opzioni: l’erogazione di 5.000 euro ai primi richiedenti fino all’esaurimento dei fondi, oppure la distribuzione delle risorse tra un numero maggiore di famiglie, riducendo l’importo del contributo per ciascun nucleo. Un’altra ipotesi, avanzata da alcuni esponenti della maggioranza, prevede la possibilità di un aumento delle risorse durante le votazioni in aula, sfruttando i fondi residui del bilancio 2024.

    Il Ruolo dell’opposizione e le prospettive future

    Il Movimento 5 Stelle, principale forza di opposizione, ha criticato duramente la proposta del governo Schifani, definendola una misura spot incapace di affrontare seriamente il problema della povertà. Nuccio Di Paola, leader del M5S Sicilia, ha invitato il governo a stanziare almeno 100 milioni di euro per rendere l’intervento effettivamente significativo. Il M5S ha annunciato la presentazione di emendamenti per aumentare il budget del “Reddito di Povertà” e ha richiesto il voto segreto, confidando nel malcontento presente all’interno dell’Ars. Il dibattito politico si preannuncia quindi acceso, con il governo che difende la propria iniziativa e le opposizioni che ne contestano l’efficacia. Il futuro del “Reddito di Povertà” in Sicilia dipenderà dall’esito di questo confronto politico e dalla capacità del governo di rispondere alle critiche e di garantire un sostegno concreto alle famiglie più vulnerabili.

  • Reddito di Cittadinanza sospeso in Sicilia, è allarme povertà

    Reddito di Cittadinanza sospeso in Sicilia, è allarme povertà

    In Sicilia si rischia una vera e propria bomba sociale. Migliaia di cittadini dell’isola infatti si sono visti sospendere il Reddito di Cittadinanza, misura di contrasto alla povertà, in anticipo rispetto alla scadenza naturale. A partire dal giorno 1 agosto, in molti non riceveranno più il reddito.

    Reddito di Cittadinanza sospeso, è allarme sociale

    Il motivo è da ricercarsi nelle recenti modifiche apportate dal Governo Meloni attraverso la Legge di Bilancio 2023, che hanno di fatto tagliato il beneficio per diverse categorie di percettori. Già dal mese di luglio numerosi nuclei familiari siciliani si sono trovati senza il sussidio, fondamentale per arrivare a fine mese. E la situazione rischia di esplodere da un punto di vista sociale.

    50mila siciliani rischiano di perdere il sussidio

    In Sicilia sono numerosissimi i percettori del Reddito di Cittadinanza. Almeno 50mila rischiano di perdere il beneficio con largo anticipo rispetto alla scadenza naturale della misura, prevista per la fine del 2023. Si tratta nella grande maggioranza di cittadini tra i 18 e i 59 anni, quindi in età lavorativa, ma senza occupazione.
    Proprio questa categoria è una delle più penalizzate dai tagli del governo. I nuclei familiari senza minori o disabili infatti avevano diritto solo a 7 mensilità di Reddito nel 2023. Ciò significa che chi lo percepiva da gennaio si è già visto sospendere l’accredito; chi lo ha ottenuto a febbraio, marzo o aprile, lo perderà nelle prossime settimane.

    Le pesanti conseguenze sociali

    Le conseguenze sociali rischiano di essere pesanti. Parliamo di decine di migliaia di famiglie monoreddito che improvvisamente si trovano senza entrate. Come potranno queste persone pagare l’affitto, le bollette e acquistare beni di prima necessità? La sospensione del Reddito, unita all’inflazione galoppante che erode il potere d’acquisto, crea le condizioni per una vera emergenza povertà.

    Meglio una abolizione graduale?

    I servizi sociali, cui il governo demanderebbe l’assistenza di queste persone, difficilmente potranno farsi carico di una mole così ingente di richieste in tempi brevi. Intanto però le famiglie rimangono sole. E il rischio concreto è l’aumento della microcriminalità, con furti e rapine per disperazione. Già le cronache locali riportano diversi casi del genere. Situazioni che rendono le città meno sicure per tutti. Secondo molti, per questo sarebbe stato più saggio procedere a una abolizione graduale del Reddito di Cittadinanza, dando il tempo alle amministrazioni locali di attrezzarsi coi servizi sociali ed evitando di gettare sul lastrico migliaia di famiglie da un giorno all’altro.

    Appello alle istituzioni per intervenire

    Ora l’appello è rivolto proprio alle istituzioni affinché intervengano rapidamente per tamponare questa falla sociale. Servono fondi per garantire un minimo sostegno alimentare a chi non ha più nulla. E servono politiche attive del lavoro efficaci per aiutare queste persone a reinserirsi nel mondo produttivo. Lasciarle sole significherebbe abbandonare la Sicilia al rischio di gravissime tensioni sociali.