Tag: Murales

  • Monreale: un murales al Conca D’Oro per non dimenticare Andrea, Salvatore e Massimo

    Monreale: un murales al Conca D’Oro per non dimenticare Andrea, Salvatore e Massimo

    Un’opera murale per non dimenticare Andrea Miceli, Salvatore Turdo e Massimo Pirozzo. Monreale si prepara a onorare la memoria dei tre giovani scomparsi nella tragica strage che ha scosso la comunità, con un’iniziativa che unisce arte, sport e ricordo. L’inaugurazione si terrà domenica prossima alle ore 20:00, in concomitanza con l’apertura del Torneo dei Quartieri.

    L’opera, creata dall’artista Carlotta su commissione dell’Amministrazione Comunale, troverà posto presso il Campo Sportivo Conca D’Oro. La scelta di questo luogo è carica di significato: proprio qui, Andrea Miceli coltivava la sua passione per il calcio, militando nella squadra del Pioppo, dove era conosciuto e apprezzato da tutti. Il campo sportivo, luogo di aggregazione e vitalità giovanile, diviene così lo spazio sacro per custodire il ricordo di vite spezzate troppo presto.

    L’iniziativa, fortemente sostenuta dal Sindaco Alberto Arcidiacono, vuole trasformare il dolore in un messaggio perpetuo. “Questo murales non è solo arte, ma un simbolo potente della nostra memoria collettiva,” ha affermato il primo cittadino. “Desideriamo che il ricordo di Andrea, Salvatore e Massimo rimanga per sempre vivo nel cuore della nostra Monreale. Non si tratta solo di commemorare una tragedia, ma di celebrare le loro giovani vite e riaffermare la forza e l’unità della nostra comunità nel non dimenticare.” L’opera sarà un monito e un punto di riflessione per le nuove generazioni, affinché la memoria illumini sempre il cammino futuro della città.

  • Compare a Palermo il volto di Peppino Impastato: 45 anni fa lo uccideva la mafia

    Compare a Palermo il volto di Peppino Impastato: 45 anni fa lo uccideva la mafia

    Un murales nel quartiere dell’Olivella, in pieno centro storico a Palermo, è stato dedicato a Peppino Impastato nel 45esimo anniversario dal suo assassinio. “Né con la Mafia, Né con lo Stato” è la scritta che si legge sotto l’immagine del militante di democrazia proletaria ucciso dalla mafia e che richiama uno slogan dei tempi del terrorismo (“Né con le Br, né con lo Stato”).

    Questa mattina i rappresentanti del comitato territoriale Olivella di Antudo hanno dedicato, nella piazzetta San Basilio, il murales a Impastato. “Non soltanto un ribelle, ma un vero e proprio rivoluzionario che ha lottato in maniera unica per ottenere l’emancipazione delle classi subalterne e la sconfitta della mafia locale agganciata a una precisa classe sociale di riferimento: quella dei latifondi e dei capitalisti”, affermano i militanti di Antudo. “Il suo omicidio – aggiungono – fu oggetto di un intricato depistaggio di Stato. Anche per questo la sua memoria oggi, non deve più essere relegata a finte retoriche di Stato. Peppino non è stato è non sarà mai un eroe dello Stato. Perché la sua memoria vive nell’organizzazione degli sfruttati, dei territori e della loro lotta per la liberazione della terra dagli abusi di potere, dalla devastazione sociale ed economica a cui siamo sottoposti”.

    Chi era Giuseppe Peppino Impastato?

    Peppino Impastato è stato un giornalista e attivista antimafia italiano. Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, nel 1948. Suo padre era un mafioso legato a Gaetano Badalamenti, boss locale di Cosa Nostra. Fin da giovane Peppino rifiutò la mafia e le sue logiche e si impegnò attivamente contro di essa, denunciandone i crimini e le collusioni. Fondò una radio libera, Radio Aut, attraverso cui condusse campagne di sensibilizzazione e denuncia contro la mafia. Si occupò anche di altri temi scomodi come la discarica di rifiuti tossici a Cinisi gestita da imprese legate a Cosa Nostra. Le sue denunce furono continue e coraggiose.

    Nel 1978 Peppino venne ucciso dalla mafia, che fece saltare in aria il suo corpo usando una carica di tritolo. Per anni si è tentato di depistare le indagini, attribuendo la sua morte a un incidente. Solo molti anni dopo, nel 1996, si è scoperto che a ucciderlo fu Cosa Nostra, su ordine del boss Gaetano Badalamenti, come vendetta per le sue continue denunce contro la mafia. Peppino Impastato è diventato un simbolo della lotta alla mafia e dell’antimafia. Un eroe che ha pagato con la vita le sue scelte coraggiose. La sua storia ha ispirato libri, film e la creazione di centri sociali. Un esempio ancora attuale di civiltà, coraggio e impegno civile.

  • Un mese senza Biagio Conte, un mega murales veglia su Palermo

    Un mese senza Biagio Conte, un mega murales veglia su Palermo

    Ad un mese dalla morte di Biagio Conte, missionario laico che ha speso tutta la sua vita per i poveri di Palermo, sono diverse le iniziative organizzate dai volontari per ricordarlo. Alcune messe sono state celebrate nella chiesa nella Missione Speranza e Carità in via Decollati dove è stato sepolto il frate.

    Allo Sperone, luogo tanto caro al missionario, è stato realizzato un murales in largo Giuseppe De Felice Giuffrida spesso al centro di cronache di spaccio. Il titolo del dipinto, commissionato da don Ugo Di Marzo parroco della comunità pastorale Roccella-Sperone, che riprende uno scatto del fotografo Massimiliano Ferro, è ‘Quello che rimane dopo una mareggiata”. A realizzate l’opera l’artista palermitano Igor Scalisi Palminteri. All’iniziativa partecipano Iacp, Rotary Club Palermo Libertà, Colorificio Di Maria, Associazione Lcu Onlus, Siciliana Gru, ditta Torres e Fondazione Teatro Massimo.
    “Durante la pandemia – racconta don Di Marzo – Biagio Conte era passato allo Sperone, raccontando un episodio riguardo ad una croce che aveva messo nel quartiere Sperone intorno al 1992.

    Raccontano i testimoni di quel tempo che, all’inizio, la collocazione di questa croce trovò una certa resistenza da parte di alcune persone. Ma, dopo un decennio circa, gli stessi che avevano osteggiato Fratel Biagio sono andati a chiedergli scusa alla Missione Speranza e Carità, che intanto lui aveva aperto e, successivamente, la croce è stata completata con il Cristo Crocifisso. Il tutto ancora è lì, ma pochi ne conoscono la storia”.

  • Biagio Conte guarda Palermo, spunta un mega murales allo Sperone

    Biagio Conte guarda Palermo, spunta un mega murales allo Sperone

    Un grande murales dedicato a Biagio Conte verrà inaugurato domenica prossima nel quartiere Sperone a Palermo. Il titolo del dipinto, commissionato da don Ugo Di Marzo parroco della comunità pastorale Roccella-Sperone, che riprende uno scatto del fotografo Massimiliano Ferro, è ‘Quello che rimane dopo una mareggiata”.

    A realizzare l’opera è l’artista palermitano Igor Scalisi Palminteri. All’iniziativa partceipano Iacp, Rotary Club Palermo Libertà, Colorificio Di Maria, Associazione Lcu Onlus, Siciliana Gru, ditta Torres e Fondazione Teatro Massimo Il murales sorgerà non a caso proprio in viale Giuseppe Di Vittorio, all’incrocio con passaggio Giuseppe De Felice Giuffrida, perché, spiegano i promotori, vuole essere un segno di gratitudine non soltanto per la grande opera da lui realizzata con la Missione Speranza e Carità, ma, soprattutto, vuole ricordare il grande legame fra Biagio Conte e lo Sperone, cementato dalla presenza di una croce posta dal missionario laico davanti il palazzo in viale Giuseppe Di Vittorio nel lontano 1992, all’inizio della sua attività.

    “Durante la pandemia – racconta don Di Marzo – Biagio Conte era passato allo Sperone, raccontando un episodio riguardo ad una croce che aveva messo nel quartiere Sperone intorno al 1992. Raccontano i testimoni di quel tempo che, all’inizio, la collocazione di questa croce trovò una certa resistenza da parte di alcune persone. Ma, dopo un decennio circa, gli stessi che avevano osteggiato Fratel Biagio sono andati a chiedergli scusa alla Missione Speranza e Carità, che intanto lui aveva aperto e, successivamente, la croce è stata completata con il Cristo Crocifisso. Il tutto ancora è lì, ma pochi ne sanno la storia”.