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  • Tragedia improvvisa a San Giuseppe Jato: il militare Dario Chirchio muore a 49 anni

    Tragedia improvvisa a San Giuseppe Jato: il militare Dario Chirchio muore a 49 anni

    Dario Chirchio, militare di 49 anni originario di San Giuseppe Jato, è deceduto lunedì a seguito di complicazioni post-operatorie. L’intervento, programmato e considerato di routine, si è trasformato in una tragedia improvvisa, lasciando la moglie e due figlie, una maggiorenne e una di soli 13 anni, in un profondo dolore.

    Il ritorno a casa e l’addio improvviso

    Chirchio aveva servito per dieci anni presso la caserma Slataper di Sacile, in provincia di Pordenone, prima di fare ritorno sei mesi fa nel suo paese natale in provincia di Palermo. La comunità è ora sconvolta dalla sua scomparsa.

    Il cordoglio sui social

    Numerosi messaggi di cordoglio e incredulità sono stati pubblicati sui social network da amici e colleghi. “Non posso credere che non ti rivedrò più”, scrive un amico, ricordando la gentilezza, la disponibilità e il carisma di Chirchio. Un collega lo ricorda come un “fratello”, sottolineando i momenti di vita condivisi.

    L’ultimo saluto

    Le esequie si sono svolte questa mattina nella chiesa madre di San Giuseppe Jato, la comunità che Chirchio aveva scelto per il suo ritorno e dove ora riposa.

  • Assolto dall’accusa di maltrattamenti, militare di Misilmeri vince ricorso al Tar e può rientrare in servizio

    Assolto dall’accusa di maltrattamenti, militare di Misilmeri vince ricorso al Tar e può rientrare in servizio

    In un processo durato ben sette anni, un militare di 37 anni di Misilmeri era stato assolto dalle accuse di maltrattamenti e lesioni mosse dalla sua ex moglie. La sentenza, emessa dal tribunale di Termini Imerese, ha messo fine a un calvario che aveva costretto l’uomo a rinunciare alla sua carriera nell’Esercito dopo 10 anni di onorato servizio. Ora per l’uomo si riaprono le porte dell’esercito.

    Con una sentenza del Tar del Lazio, i giudici hanno accolto il ricorso presentato dall’uomo, militare dell’Esercito Italiano, annullando il giudizio di non idoneità emesso nei suoi confronti dal Ministero della Difesa. Il militare, che vanta una lunga carriera nelle forze armate, era stato escluso dagli organici a seguito di un procedimento penale, con l’accusa di maltrattamenti nei confronti della ex moglie, conclusosi poi con una piena assoluzione.

    La vicenda processuale del militare

    L’uomo aveva prestato servizio per diversi anni nell’Esercito Italiano, dapprima come volontario e successivamente vincendo un concorso per volontario in servizio permanente. A causa di una denuncia sporta nei suoi confronti dall’ex moglie, era stato coinvolto in un procedimento penale protrattosi per 7 anni anni. Nonostante avesse vinto il concorso per l’immissione in servizio permanente, era stato escluso dallo stesso e posto in congedo illimitato in attesa degli esiti processuali.

    Il Tribunale di Termini Imerese lo ha assolto con formula piena da tutte le accuse perché “il fatto non sussiste”. Una volta ottenuta l’assoluzione definitiva, il militare ha quindi presentato domanda di riammissione in servizio.

    La visita medica e il giudizio di inidoneità

    Sottoposto a visita di idoneità psicofisica presso il Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell’Esercito, però gli è stato contestato un giudizio di non idoneità, in particolare per la presenza di ipoacusia bilaterale. Oltre a questa imperfezione, nel verbale venivano indicati anche la presenza di alcuni tatuaggi e cicatrici, nonché carie dentali. Tali ulteriori annotazioni non sarebbero state però determinati ai fini del giudizio di in idoneità. Ritenendo ingiusto e infondato il verdetto di inidoneità, il militare ha quindi presentato ricorso al TAR del Lazio per ottenere l’annullamento del provvedimento impugnato.

    I motivi del ricorso

    Nel ricorso l’interessato, difeso dal legale Michela Scafetta, ha dedotto diversi vizi di legittimità, tra cui: eccesso di potere per incongruità ed erronea valutazione dei fatti; carenza di istruttoria ed errore di accertamento; disparità di trattamento; contraddittorietà ed illogicità del giudizio. A sostegno delle proprie tesi, ha depositato certificati medici attestanti una capacità uditiva rientrante nei limiti della norma. Ha inoltre sostenuto che, trattandosi di militare già in servizio da molti anni, il giudizio di idoneità avrebbe dovuto tenere conto della sua esperienza professionale acquisita.

    La decisione del TAR e le motivazioni addotte

    Il TAR del Lazio, dopo aver disposto una verificazione sanitaria affidata ad un collegio medico terzo, ha accolto il ricorso presentato dal militare, accompagnato dal medico legale dott. Carlo Maria Oddo, annullando il giudizio di non idoneità e ordinando all’Amministrazione un riesame motivato del caso.

    Nella sentenza i giudici amministrativi hanno rilevato che, trattandosi di un militare già in servizio da tempo, i requisiti di idoneità psicofisica vanno valutati in modo più elastico, tenendo conto delle condizioni concrete e delle possibilità di impiego effettivo.

    Inoltre, hanno richiamato una specifica disposizione ministeriale secondo cui per il personale militare già in servizio gli accertamenti sanitari costituiscono solo un parametro di orientamento, dovendosi comunque considerare il grado, l’età e l’esperienza del soggetto.

    Per tali motivi il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo illegittimo il rigetto aprioristico opposto dall’Amministrazione, e ha disposto un riesame della situazione sanitaria del ricorrente che tenga nel dovuto conto i rilievi espressi nella sentenza

  • Militare siciliano aggredito e ucciso a Roma

    Militare siciliano aggredito e ucciso a Roma

    Danilo Salvatore Lucente Pipitone, militare siciliano, non ce l’ha fatta. Il caporal maggiore dell’esercito è stato vittima di un’aggressione in via dei Sesami a Centocelle, a Roma. È morto al Policlinico Umberto I.

    Grave fin da subito, Pipitone era finito in coma. Era stato trasportato prima all’ospedale Vannini, poi è stato trasferito all’ospedale universitario, nell’estremo tentativo di salvargli la vita. Già ieri sera le sue condizioni sembravano irreversibili. Nella giornata di oggi la notizia.

    Il 44enne militare, in servizio all’ospedale del Celio, è stato trovato privo di conoscenza alle 2.20 di sabato, in via dei Sesami, all’altezza di via Palmiro Togliatti. Alcuni passanti hanno visto fuggire l’aggressore e trovato esanime il caporal maggiore, con un livido al volto e una profonda ferita alla nuca.

    La polizia indaga per ricostruire la vicenda. I poliziotti stanno cercando di capire cosa ci facesse lì Lucente Pipitone, se aveva un appuntamento con qualcuno oppure se aveva trascorso a Centocelle la serata. Oppure se si trovava a passare di lì per caso. A tal fine è stato consultato il suo cellulare. Nessuna ipotesi viene al momento scartata, dalla rapina finita male, alla lite stradale.

    Quarantaquattro anni, Danilo Lucente Pipitone era caporal maggiore dell’esercito in servizio al Celio come infermiere. Viveva da qualche anno a Roma e risiedeva nella cittadella militare della Cecchignola, quindi in tutt’altro quadrante della città rispetto a quello in cui ha trovato la morte. Siciliano di Erice, in provincia di Trapani, al suo capezzale già ieri erano arrivati i parenti. Nella giornata di oggi la terribile notizia.

    Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha dichiarato: “Sono profondamente addolorato per la tragica scomparsa del caporal maggiore Danilo Salvatore Lucente Pipitone, un servitore dello Stato aggredito in circostanze su cui confido sia fatta piena luce al più presto. Le Forze di Polizia sono al lavoro per assicurare i responsabili alla giustizia. Alla famiglia del militare porgo le condoglianze mie personali e di tutto il Viminale”.