Tag: Mattias Conti

  • Strage di Monreale, gli indagati fanno “scarica barile” su chi ha sparato

    Strage di Monreale, gli indagati fanno “scarica barile” su chi ha sparato

    Nel procedimento giudiziario relativo alla strage di Monreale, emerge una situazione di reciproche accuse tra gli indagati. Mattias Conti, diciottenne difeso dall’avvocato Francesco Oddo, durante l’udienza di riesame davanti al GIP Ivana Vassallo, ha puntato il dito contro il coindagato Salvatore Calvaruso, sostenendo che sia stato quest’ultimo a esplodere i colpi fatali che hanno causato la morte di Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvatore Turdo. I tre indagati

      , tutti provenienti dal quartiere Zen di Palermo, devono rispondere di concorso in strage.

      Secondo quanto emerso dalla strategia difensiva di Conti, la tragedia si sarebbe sviluppata in due momenti distinti. La fase iniziale avrebbe visto uno scontro fisico con l’utilizzo di caschi, bottiglie e sedie. Successivamente, secondo questa versione, l’ex pugile Calvaruso avrebbe esploso colpi d’arma da fuoco mirando direttamente verso i giovani coinvolti nella colluttazione, causando presumibilmente la morte di almeno due vittime. Solo in un secondo momento sarebbe intervenuto Conti, che viaggiava come passeggero dietro Salvatore Acquisto su una motocicletta Gs di colore nero apparsa in via D’Acquisto.

      L’avvocato Oddo ha sottolineato come il suo assistito sostenga di non aver mai puntato l’arma contro alcuna persona, limitandosi a esplodere colpi in aria. La difesa contesta inoltre l’interpretazione delle prove visive da parte della Procura, affermando che le immagini disponibili non mostrerebbero mai chiaramente Conti nell’atto di sparare contro le vittime. Gli indagati respingono con forza l’accusa di strage, sostenendo che non vi sia stata intenzione di colpire indiscriminatamente la folla presente.

      Gli inquirenti sono attualmente impegnati nel recupero delle armi utilizzate durante l’agguato. Secondo le testimonianze raccolte, sarebbero state impiegate una pistola Glock e una Beretta calibro 9×21, che gli indagati avrebbero abbandonato durante la fuga in motocicletta insieme ai propri telefoni cellulari. Le forze dell’ordine stanno inoltre approfondendo alcuni episodi di furto avvenuti nei giorni precedenti la tragedia. Un testimone ha riferito che una delle vittime, Turdo, avrebbe riconosciuto tra i giovani dello Zen uno degli autori di questi furti, elemento che potrebbe fornire un possibile movente per lo scontro. I due gruppi di giovani si sarebbero conosciuti frequentando gli stessi locali della movida palermitana.

      Fonte Giornale di Sicilia

  • Svolta decisiva nelle indagini sulla strage di Monreale: acquisite nuove immagini

    Svolta decisiva nelle indagini sulla strage di Monreale: acquisite nuove immagini

    Un importante passo avanti nelle indagini sulla strage di Monreale, dove persero la vita Salvatore Turdo, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo, arriva dall’acquisizione di nuove immagini provenienti dal circuito di videosorveglianza comunale. Questi filmati, definiti “decisivi” dal sindaco Alberto Arcidiacono, potrebbero fornire elementi cruciali per la ricostruzione della dinamica dell’evento e l’identificazione dei responsabili.

    Le telecamere comunali riprendono l’ingresso dei sospettati a Monreale

    Le nuove riprese, più nitide e di qualità superiore rispetto a quelle inizialmente acquisite da alcuni esercizi commerciali di via D’Acquisto, teatro della sparatoria, sembrerebbero aver immortalato l’ingresso a Monreale della banda palermitana. In particolare, alcune telecamere puntano su via Palermo, la principale arteria di accesso alla città normanna, che sfocia su piazza Vittorio Veneto, dove si trovano il Duomo e il palazzo comunale. Altre inquadrature sarebbero rivolte verso la piazza stessa. L’obiettivo degli investigatori è quello di individuare con maggiore precisione i volti dei sospettati, tra cui Samuel Acquisto, Mattias Conti e Salvatore Calvaruso, accusati di concorso in strage, e ricostruire i loro movimenti prima, durante e dopo la sparatoria. Si spera che le immagini possano chiarire anche quanto accaduto negli angoli ciechi durante i concitati momenti della sparatoria.

    Il sindaco Arcidiacono conferma la consegna dei filmati e rassicura la cittadinanza

    Il sindaco Arcidiacono ha confermato, tramite i suoi canali social, la consegna dei filmati ai Carabinieri, avvenuta il 15 maggio. La notizia giunge dopo alcune polemiche sollevate da alcuni cittadini che avevano ipotizzato il malfunzionamento delle telecamere comunali. Arcidiacono ha prontamente smentito queste voci, sottolineando l’importanza dei filmati acquisiti, che “hanno ripreso dettagli e momenti che potrebbero rivelarsi cruciali per le indagini”. Il primo cittadino ha inoltre espresso la sua vicinanza alla comunità, invitando i cittadini a “nutrire speranza” e a confidare nell’operato delle forze dell’ordine. “Sono convinto”, ha dichiarato, “che i nostri Angeli guideranno ogni nostro passo”.

  • Fuga dallo Zen: famiglie coinvolte nella strage di Monreale abbandonano le case

    Fuga dallo Zen: famiglie coinvolte nella strage di Monreale abbandonano le case

    Un’ondata di paura e intimidazioni sta scuotendo le fondamenta del quartiere Zen di Palermo. La tensione, palpabile tra i casermoni popolari, ha innescato un progressivo allontanamento di alcuni nuclei familiari legati ai presunti responsabili del brutale agguato mortale avvenuto a Monreale nella notte del 27 aprile. Un esodo silenzioso, dettato dalla necessità di sottrarsi a un ambiente divenuto improvvisamente ostile e a minacce sempre più concrete.

    L’abbandono dello Zen e la pressione sociale

    Le prime a fare le valigie, secondo quanto riportato da fonti giornalistiche locali come il Giornale di Sicilia, sarebbero state le famiglie più direttamente esposte alla riprovazione seguita ai tragici fatti. Tra queste, i genitori di Salvatore Calvaruso, uno dei giovani coinvolti nell’inchiesta. Sottoposti a un’incessante gogna mediatica sui social network, e destinatari di pressioni dirette, hanno ritenuto inevitabile lasciare la loro abitazione nello Zen, un quartiere che per molti rappresenta una vita intera.

    Con il passare dei giorni, e con l’intensificarsi delle indagini da parte dei Carabinieri che stringevano il cerchio attorno ai sospettati, altre famiglie avrebbero seguito lo stesso percorso. Una scelta sofferta, mirata a proteggere i propri congiunti e a sottrarsi a un clima di crescente ostilità. In alcuni casi, si è cercato di rendere irreperibili i giovani coinvolti, come nel caso di Mattias Conti. Quest’ultimo, dopo un primo periodo di irreperibilità durante il quale i militari avevano perquisito l’abitazione dei genitori senza trovarlo, ha deciso infine di consegnarsi spontaneamente ai Carabinieri della compagnia di Monreale.

    Le telecamere e i tentativi di depistaggio

    Fondamentale per la ricostruzione degli eventi e per l’identificazione dei presunti responsabili è risultato il sistema di videosorveglianza installato nel quartiere Zen. Le telecamere hanno documentato movimenti cruciali nelle ore immediatamente successive all’agguato. Gli occhi elettronici hanno infatti ripreso Conti, Antonino Acquisto e lo stesso Calvaruso – fuggiti insieme in sella a una motocicletta Bmw Gs – mentre attuavano strategie per tentare di sviare le indagini.

    Alle ore 1.52 del 27 aprile, in un orario compatibile con il rientro da Monreale, Acquisto e Conti sono stati immortalati mentre si muovevano a bordo di una bicicletta elettrica. Secondo gli inquirenti, i due si erano “verosimilmente disfatti della Bmw Gs e delle armi (attualmente non ancora rinvenute)”. L’obiettivo, spiegano i magistrati, era quello di “liberarsi di parte degli indumenti indossati durante l’azione criminosa”. Le immagini mostrano chiaramente Conti mentre si sfila il giubbotto che indossava presumibilmente durante la sparatoria, un gesto interpretato come un chiaro tentativo di “eludere ogni tipo di investigazione a suo carico”.

    Azioni coordinate e la strategia digitale

    Poco dopo, le stesse telecamere hanno registrato l’arrivo di Salvatore Calvaruso, che si è unito agli altri due sulla bicicletta elettrica. Per gli investigatori, questi “comportamenti non ammettono spiegazione alternativa diversa dalla volontà di agire in maniera coordinata subito dopo la commissione dei fatti in modo da liberarsi delle prove del reato e provare ad eludere le investigazioni”.

    Parallelamente ai tentativi di depistaggio fisico, Mattias Conti avrebbe cercato di cancellare o nascondere le proprie tracce digitali, modificando le impostazioni di privacy dei suoi profili social per renderli accessibili solo a una ristretta cerchia di amici fidati. Una mossa che, tuttavia, non è sfuggita all’attenzione degli inquirenti, sempre più focalizzati sull’analisi delle interazioni online come parte integrante delle moderne tecniche investigative. La situazione allo Zen rimane tesa, con la comunità locale scossa dalla violenza e dalle sue immediate, tangibili conseguenze.