Tag: maltrattamenti

  • Casa di riposo degli orrori in Sicilia, anziani legati con nastro adesivo

    Casa di riposo degli orrori in Sicilia, anziani legati con nastro adesivo

    Carabinieri della Tenenza di San Cataldo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Caltanissetta nei confronti di tre persone coinvolte nella gestione di una struttura socio-assistenziale per anziani. L’indagine, coordinata dal pool violenza di genere e domestica della Procura Nissena, ha portato all’arresto di una persona e agli arresti domiciliari per altre due.

    Intercettazioni e video rivelano abusi su anziani fragili

    L’inchiesta, supportata da intercettazioni ambientali e videoriprese, ha svelato gravi maltrattamenti, sequestri di persona ed esercizio abusivo della professione all’interno della struttura. Le indagini hanno documentato comportamenti vessatori e umilianti da parte dell’amministratrice e di due collaboratori ai danni degli ospiti.

    Anziani legati e immobilizzati: scene di orrore nella struttura

    Secondo la Procura, gli anziani più fragili venivano legati con cinghie o nastro adesivo alle sedie a rotelle e immobilizzati a letto con mezzi di contenimento, privandoli di qualsiasi movimento. Queste pratiche disumane sono state portate alla luce grazie al lavoro investigativo delle forze dell’ordine.

    Struttura sequestrata e affidata ad amministratore giudiziario

    La struttura è stata posta sotto sequestro ed è stata affidata alla gestione di un amministratore giudiziario. Questo è il secondo provvedimento cautelare in sei mesi nella provincia di Caltanissetta riguardante indagini su strutture per anziani. All’operazione hanno partecipato anche i militari del NAS e del NIL.

  • Orrore in Sicilia, bambino di 8 anni massacrato di botte: arrestati mamma e papà

    Orrore in Sicilia, bambino di 8 anni massacrato di botte: arrestati mamma e papà

    Un bimbo di otto anni è stato vittima di un incubo prolungato tra le mura domestiche. La Polizia di Stato di Catania, in collaborazione con quella di Modena, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti della madre trentatreenne e del suo convivente quarantatreenne. L’accusa, formulata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, è di maltrattamenti pluriaggravati ai danni del minore. L’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania, dispone gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per entrambi gli indagati.

    Violenze fisiche e psicologiche

    Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Catania, hanno rivelato un quadro agghiacciante di violenze fisiche e psicologiche inflitte al bambino. Il convivente, anche in presenza della madre, avrebbe ripetutamente minacciato, ingiuriato e percosso il piccolo con schiaffi, calci e pugni. Le vessazioni, umiliazioni e mortificazioni sarebbero state all’ordine del giorno, creando un clima di terrore costante per il minore.

    La madre: omissione e vessazioni

    La madre, lungi dall’essere una figura protettiva, avrebbe non solo assistito passivamente alle violenze perpetrate dal convivente, ma avrebbe anche contribuito attivamente al clima di sofferenza del figlio con vessazioni proprie. L’accusa nei suoi confronti è aggravata dall’omissione di soccorso e dalla mancata protezione del minore, obblighi giuridici disattesi in modo clamoroso.

    Trascuratezza sanitaria e intervento delle autorità

    L’orrore della situazione si estende anche alla sfera sanitaria. Dalle indagini è emerso che il bambino non era stato visitato da un pediatra negli ultimi quattro anni, segno di una grave trascuratezza da parte dei genitori. L’intervento delle autorità ha portato al collocamento del minore in una struttura protetta, grazie al supporto di un curatore speciale e alla collaborazione della Procura per i Minorenni. La coppia è stata rintracciata nella loro abitazione nel nord Italia e posta agli arresti domiciliari.

    Presunzione di innocenza e fasi processuali

    È importante ricordare che, come da impostazione accusatoria accolta dal G.I.P., la presunzione di innocenza per gli indagati è valida fino a sentenza definitiva di condanna. Le indagini sono ancora in fase preliminare e il contraddittorio tra le parti non è ancora stato instaurato davanti al giudice. Gli elementi raccolti, tuttavia, hanno portato all’emissione della misura cautelare, a tutela del minore e nell’attesa del prosieguo delle indagini.

  • Rinchiude la ex in una stanza e la stupra, arrestato 46enne

    Rinchiude la ex in una stanza e la stupra, arrestato 46enne

    Un uomo di 46 anni, residente nella provincia di Catania, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti ai danni della sua ex compagna. L’uomo, a quanto pare, non accettava la conclusione della loro relazione.

    Un incontro finito male

    La vittima si era recata a casa dell’ex compagno per un chiarimento, ma la situazione è degenerata. L’uomo l’avrebbe rinchiusa in una stanza, sottoponendola per ore a violenze fisiche e costringendola a rapporti sessuali.

    La richiesta d’aiuto e la denuncia

    Riuscendo a recuperare il suo cellulare, la donna ha allertato un’amica che è prontamente intervenuta. Grazie al supporto dell’amica, la vittima ha trovato il coraggio di denunciare l’accaduto alla polizia.

    I sccorsi e gli accertamenti medici

    Gli agenti hanno immediatamente avviato le indagini e richiesto l’intervento del 118. La donna è stata trasportata in ambulanza al pronto soccorso, dove i medici hanno riscontrato escoriazioni, abrasioni ed ecchimosi su diverse parti del corpo.

    Dalle indagini è emerso che l’uomo era già stato denunciato in passato per maltrattamenti in famiglia nei confronti dell’ex moglie. Inoltre, era già stato destinatario di un ammonimento del questore per stalking ai danni della stessa.

    L’uomo è stato arrestato e condotto nel carcere di Catania. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto e disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

  • Orrore in una casa di riposo: anziani legati e immobilizzati al letto: 9 arresti

    Orrore in una casa di riposo: anziani legati e immobilizzati al letto: 9 arresti

    Nella mattinata di oggi, i Carabinieri della Compagnia di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 9 persone, di cui 6 in carcere e 3 agli arresti domiciliari, accusate di gravi maltrattamenti e sequestri di persona ai danni di anziani indifesi ospitati in una struttura socio-assistenziale.

    Operatori spietati usavano mezzi di contenimento

    Le indagini coordinate dalla Procura hanno portato alla luce comportamenti vessatori da parte del personale della struttura, che si configurano come maltrattamenti, sequestro di persona, abbandono di incapaci e abuso nell’esercizio di pratiche sanitarie. Gli anziani più fragili venivano immobilizzati a letto o legati alle sedie a rotelle, impedendo loro ogni movimento.

    Struttura posta sotto sequestro, assistenza migliore per gli ospiti

    Con il provvedimento è stato disposto anche il sequestro della struttura, affidata ad un amministratore giudiziario, per garantire condizioni di assistenza più adeguate agli anziani. L’Arma continua il controllo su queste particolari strutture avvalendosi anche del Nucleo Antisofisticazione e Sanità

  • Militare di Misilmeri assolto dopo 7 anni di calvario: l’ex moglie lo aveva denunciato per maltrattamenti

    Militare di Misilmeri assolto dopo 7 anni di calvario: l’ex moglie lo aveva denunciato per maltrattamenti

    In un processo durato ben sette anni, un militare di 37 anni di Misilmeri è stato finalmente assolto dalle accuse di maltrattamenti e lesioni mosse dalla sua ex moglie. La sentenza, emessa dal giudice Alessandro Quattrocchi del tribunale monocratico di Termini Imerese, ha messo fine a un calvario che aveva costretto l’uomo a rinunciare alla sua carriera nell’Esercito dopo 10 anni di onorato servizio.

    L’inizio della vicenda e le contraddizioni emerse

    La vicenda ha avuto inizio nel 2017, quando la donna, due giorni dopo una lite in seguito alla quale era stata cacciata di casa, aveva sporto denuncia contro l’ex marito, per percosse, pugni, calci, minacce e maltrattamenti dalla moglie, allegando un referto medico con una prognosi di 7 giorni. Secondo la sua versione, l’uomo avrebbe avuto un comportamento violento e l’avrebbe minacciata di morte in diverse occasioni, anche nel giorno in cui era nata la loro quarta figlia.

    Tuttavia, durante il processo, in cui il militare era difeso dall’avvocato Antonio Di Lorenzo, sono emerse numerose contraddizioni nella testimonianza della presunta vittima, grazie anche alle dichiarazioni di familiari e amici della coppia. Nessuno di loro ha confermato di aver assistito a scene di violenza, e anzi, la madre dell’imputato ha riferito che era la donna a cercare pretesti per litigare e ad accusare l’ex marito di avere una relazione extraconiugale con un uomo. Una volta separati la donna aveva iniziato una relazione con l’ex marito della sorella dell’imputato. Dalla relazione è nata una quinta figlia

    La versione dell’imputato e la sentenza di assoluzione

    L’imputato stesso ha fornito la sua versione dei fatti, raccontando di aver sempre provveduto alla famiglia e di aver stipulato dei buoni fruttiferi per garantire il futuro delle figlie. Ha inoltre sottolineato di essere stato lui a chiedere l’intervento dei carabinieri durante le liti in casa.

    Il giudice, dopo aver valutato attentamente le prove e le testimonianze, ha ritenuto che le dichiarazioni della donna non fossero pienamente attendibili e che il rapporto con la prole fosse stato strumentalizzato per aggravare la posizione dell’imputato. Al contrario, le relazioni dei servizi sociali hanno evidenziato come l’uomo si sia sempre preso cura amorevolmente delle figlie.

    Le conseguenze per l’ex militare e l’intervento del sindacato

    La sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste ha finalmente reso giustizia all’ex militare, ma il prezzo pagato è stato alto: a causa delle accuse, infatti, l’uomo non ha ottenuto la rafferma permanente nell’Esercito e ha dovuto reinventarsi professionalmente. In attesa di capire se ci siano margini per un eventuale reintegro, si è laureato in Giurisprudenza con un’università telematica.

    Il sindacato LRM Sicilia, di cui l’uomo è un iscritto storico, ha espresso “soddisfazione per la conclusione positiva del processo”, sottolineando però come “il Codice dell’Ordinamento Militare del 2010 metta gli appartenenti alle Forze Armate in una posizione di vulnerabilità, esponendoli a potenziali ricatti e condannandoli preventivamente senza garantire la presunzione di innocenza”. Il sindacato si impegna ora a lottare per l’immediato reintegro dell’ex militare e per la ricostruzione della sua carriera lavorativa, offrendo tutto il sostegno necessario per mettere fine a questa spiacevole vicenda.

  • Perde il bimbo per le botte del marito: orrore in Sicilia

    Perde il bimbo per le botte del marito: orrore in Sicilia

    Una terribile storia di violenza domestica è emersa in questi giorni nell’agrigentino, dove una donna immigrata ha raccontato anni di maltrattamenti e vessazioni subiti dal marito, davanti ai figli. La vicenda è venuta alla luce quando la donna, dopo l’ennesima aggressione, è finita al pronto soccorso dell’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata.

    I medici, riscontrando ferite e lesioni riconducibili a maltrattamenti familiari, hanno subito allertato le forze dell’ordine. Gli agenti del commissariato, avviando le indagini, hanno così scoperto che la donna era vittima di violenza domestica da parte del marito, anche lui immigrato.

    Stando alle accuse, l’uomo più volte avrebbe aggredito con calci e pugni la moglie, per futili motivi, provocandole lesioni anche gravi. In un’occasione, a causa delle percosse, la donna ha addirittura perso il feto che portava in grembo.

    Maltrattamenti, vessazioni psicologiche e minacce di morte andavano avanti da anni ma non erano mai stati denunciati dalla vittima, probabilmente per paura di ritorsioni. Ora per l’uomo è scattata l’accusa di maltrattamenti in famiglia e nelle ultime ore il tribunale gli ha revocato la potestà genitoriale sui figli minori.

    La donna e i bambini sono stati immediatamente allontanati dall’abitazione familiare e trasferiti in una struttura protetta a indirizzo segreto. Una storia terribile che getta luce su un fenomeno, quello della violenza domestica, purtroppo ancora molto diffuso nel nostro Paese.

  • Mamma e papà riducono figlia di 6 mesi in fin di vita, accusati di tentato omicidio

    Mamma e papà riducono figlia di 6 mesi in fin di vita, accusati di tentato omicidio

    La piccola, una bimba di soli 6 mesi, arrivò in ospedale in condizioni disperate dopo che sarebbe stata malmenata dalla madre e dal padre. Una storia agghiacciante che parla di assurdi maltrattamenti in famiglia. Ora la piccola è stata tolta ai genitori, accusati dei reati di tentato omicidio, lesioni e maltrattamenti in famiglia.

    Su disposizione del procuratore reggente di Agrigento, Salvatore Vella, e del sostituto titolare dell’inchiesta, Gloria Andreoli, condivisa da giudice per le indagini preliminari del Tribunale, la Squadra Mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, ha notificato a una giovane coppia la misura cautelare interdittiva della sospensione della responsabilità genitoriale delle figlie minori. Al padre è stato notificato anche il divieto di avvicinamento alle figlie, il divieto di dimora ad Agrigento e ad Aragona, e l’obbligo di presentazione per due volte alla settimana alla Polizia giudiziaria.

    Le indagini sono state avviate quando i familiari hanno accompagnato una neonata di 6 mesi all’ospedale di Canicattì per un episodio sincopale post vomito. E i medici le riscontrarono una serie di ecchimosi e traumi sul pube e alla testa, nonché un’emorragia cerebrale. La piccola è stata trasferita in elisoccorso all’ospedale Policlinico di Messina, dove è stata ricoverata nel reparto di Rianimazione pediatrica.

    I poliziotti hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico dei due genitori, che in maniera sistematica avrebbero compiuto atti di maltrattamenti a danno della bambina. Ora per i due giovani coniugi arriva la sospensione della responsabilità genitoriale delle figlie minori.

  • Bimbi maltrattati in un asilo, chiesto processo per 7 maestre nel Palermitano

    Bimbi maltrattati in un asilo, chiesto processo per 7 maestre nel Palermitano

    Per sette maestre di una scuola materna di Collesano, in provincia di Palermo, è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio dalla procura. Sono chiamate a rispondere dell’accusa di maltrattamenti nei confronti dei piccoli alunni.

    I bimbi presi a schiaffi perché piangevano. E non dovevano disturbare, dovevano essere obbedienti e “rigare dritto”. Erano queste, almeno secondo, la ricostruzione della Procura, le direttive che alcune insegnanti davano ai bambini, tutti dai tre ai sei anni. Il mese prossimo è stata fissata l’udienza davanti al gup del tribunale di Termini Imerese che dovrà stabilire se mandare a processo le maestre.

    Le insegnanti hanno tutti tra i 40 ed i 70 anni, alcune di loro nel frattempo sono anche andate in pensione. I genitori di alcuni di questi alunni hanno già preannunciato attraverso i loro legali che si costituiranno parte civile al processo. Non hanno mai perdonato le maestre che, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri e che culminarono con l’operazione nel giugno del 2019, avrebbero maltrattato i loro figli. Si sono sentiti traditi: “Lasciavamo i nostri figli convinti di essere in buone mani e invece venivano picchiati” ripetono con il cuore gonfio di dolore e rabbia alcuni genitori.

    A inchiodare le insegnanti ci sarebbero i filmati delle telecamere piazzate a scuola dai carabinieri della compagnia di Cefalù. Intercettazioni che avrebbero inchiodato le maestre denunciate dai genitori di alcuni alunni che non volevano più andare a scuola o che si comportavano a casa in modo strano. Nelle immagini ci sono insulti, spintoni per cercare di contenere l’irruenza degli alunni.