Tag: confisca beni

  • Imprenditore di Misilmeri assolto dopo 24 anni: ritorno alla vita e al patrimonio

    Imprenditore di Misilmeri assolto dopo 24 anni: ritorno alla vita e al patrimonio

    Dopo 24 anni di battaglie legali, Antonino Giordano, un imprenditore edile 65enne originario di Misilmeri, ha finalmente ottenuto giustizia. Accusato di associazione mafiosa nel 2000 e condannato a cinque anni di reclusione, Giordano ha sempre proclamato la sua innocenza, un’innocenza finalmente riconosciuta dalla Corte d’Appello.

    La revoca della confisca dei beni

    Come riportato dal Giornale di Sicilia, a seguito della revisione del processo e dell’assoluzione, la Corte d’Appello, presieduta da Gabriella Di Marco, ha stabilito la restituzione dei beni confiscati a Giordano. La Corte ha riconosciuto il venir meno dei requisiti legali che avevano giustificato la confisca nel 2011, restituendo all’imprenditore aziende, immobili e depositi per un valore di decine di milioni di euro.

    Il ruolo dell’avvocato Baldassare Lauria

    Fondamentale per il raggiungimento di questo risultato è stato il lavoro dell’avvocato Baldassare Lauria, che ha assistito Giordano in tutti questi anni. Lauria ha sottolineato come la decisione della Corte d’Appello rappresenti un precedente importante, superando la consolidata giurisprudenza conservativa del tribunale di Palermo in materia di prevenzione. L’avvocato ha annunciato che saranno intraprese azioni risarcitorie per il recupero del patrimonio perduto e per l’ingente danno subito da Giordano in questi anni.

    Dubbi sull’intercettazione e perizia fonica

    Giordano, impegnato in diversi appalti e commesse pubbliche, è stato coinvolto nell’inchiesta a seguito di un’intercettazione con il presunto mafioso Angelo Bonanno. L’imprenditore ha sempre sostenuto che l’interlocuzione non lo riguardava e che l’interlocutore non fosse lui. Questa tesi è stata avvalorata dalla confessione di un’altra persona, che ha ammesso di essere stato lui a parlare con il presunto capomafia. Una perizia fonica ha poi escluso che la voce nell’intercettazione fosse riconducibile a Giordano.

    La revisione del processo e l’assoluzione

    La sentenza di revisione del processo, emessa dai giudici di Caltanissetta a marzo dello scorso anno, ha segnato la fine di un incubo per Giordano. La Corte ha riconosciuto l’estraneità dell’imprenditore ai fatti contestati, aprendo la strada alla restituzione dei beni e alla richiesta di risarcimento danni.

    Un caso emblematico: la riflessione dell’avvocato Lauria

    L’avvocato Lauria, alla luce di questa vittoria, ha sollevato una riflessione più ampia sul tema delle indagini patrimoniali, citando il caso degli imprenditori Cavallotti di Belmonte Mezzagno. Nonostante l’assoluzione, la Corte d’Appello ha respinto la loro istanza di revoca della confisca. Il caso è attualmente al vaglio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a cui Lauria si è rivolto nel 2016, denunciando la violazione del principio di legalità da parte del Governo italiano.

  • Colpo a Cosa nostra, scatta la maxi confisca da 5 milioni

    Colpo a Cosa nostra, scatta la maxi confisca da 5 milioni

    Maxi confisca da oltre 5 milioni di euro nei confronti di un esponente della criminalità organizzata ennese. La Guardia di Finanza di Caltanissetta ha eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Enna, su richiesta della Procura Distrettuale di Caltanissetta, sottoponendo a confisca beni per un valore complessivo di oltre 5,5 milioni di euro illecitamente accumulati da Gabriele Giacomo Stanzù, in contatto con il clan gelese degli “Emmanuello”.

    Indagini patrimoniali svelano ricchezze sproporzionate

    Nei confronti di Stanzù e del suo nucleo familiare sono state condotte mirate indagini patrimoniali per verificare la coerenza tra il tenore di vita, il patrimonio posseduto e i redditi dichiarati. Le attività investigative hanno permesso di appurare l’incapienza dei redditi a giustificare le spese effettuate, dimostrando uno stile di vita decisamente elevato e sproporzionato rispetto alle possibilità reddituali lecite.

    Confiscati beni per oltre 5 milioni di euro

    Già nel luglio 2017, sulla base degli elementi raccolti, la Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta aveva ottenuto dal Tribunale di Enna il sequestro dei beni poi confiscati definitivamente con il provvedimento odierno. Si tratta nello specifico di 1 azienda agricola in provincia di Enna, 55 immobili di cui 52 terreni nel territorio ennese e 3 fabbricati a Enna e Piazza Armerina, oltre a 3 autoveicoli.

    L’operazione odierna rappresenta l’epilogo di un lungo lavoro investigativo che ha permesso di ricostruire il profilo criminale di Stanzù, soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Le indagini patrimoniali sono uno strumento efficace per aggredire i patrimoni illeciti della criminalità organizzata, colpendo i profitti dei reati commessi.

    Non è la prima confisca nei confronti dell’uomo

    Non è la prima volta che i beni di Stanzù finiscono nel mirino degli investigatori. Già lo scorso maggio, nell’ambito dell’operazione “Terzo Tempo” condotta dal GICO della Guardia di Finanza di Caltanissetta, l’uomo era finito in carcere con l’accusa di furto ed estorsione, per aver interferito nella gestione dei beni aziendali già sottoposti a confisca di primo grado dal Tribunale di Enna.

    Duro colpo alla criminalità organizzata ennese

    Il provvedimento eseguito rappresenta un duro colpo inferto alla criminalità organizzata ennese, privando Stanzù e il suo nucleo familiare di un ingente patrimonio di origine illecita, che verrà ora acquisito dallo Stato e potrà essere riutilizzato per fini sociali. Si tratta del risultato di una sinergica collaborazione tra autorità giudiziaria e forze dell’ordine, che continueranno a monitorare attentamente ogni segnale di infiltrazione criminale nel tessuto economico del territorio.

  • Colpo da 7,5 milioni, confiscati i beni a Splendore, “re delle scommesse” di Palermo

    Colpo da 7,5 milioni, confiscati i beni a Splendore, “re delle scommesse” di Palermo

    Il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della locale Procura della Repubblica – DDA, ha emesso un decreto di confisca del patrimonio di Enrico Splendore. 56 anni, divenuto irrevocabile con sentenza della Corte di Cassazione, per un valore complessivo di circa 7,5 milioni di euro, eseguito dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo.

    Splendore, nel tempo, è stato condannato, per il reato di esercizio di giochi d’azzardo e per associazione per delinquere ed esercizio abusivo di attività di gioco o scommesse, in particolare per aver capeggiato un’articolata organizzazione finalizzata alla gestione di scommesse clandestine attraverso una capillare rete di raccolta, parallela rispetto a quella dei centri di scommesse autorizzati, che si avvaleva di programmi informatici elaborati ad hoc, circostanza confermata anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia.

    Il procedimento di prevenzione, che ha preso le mosse proprio dalla valorizzazione degli elementi di indagine che hanno portato all’emanazione delle sentenze di condanna, ha fatto emergere, grazie agli accurati approfondimenti economico patrimoniali svolti dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Palermo una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni e le attività nella disponibilità di Splendore, cui, in particolare è riconducibile l’omonimo bar, noto punto di riferimento cittadino nel campo delle scommesse sportive situato nel centro del quartiere Settecannoli, ricadente nel territorio di influenza della famiglia mafiosa di Corso dei Mille.

    Nel 2019 il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, facendo proprie le ricostruzioni effettuate dai finanzieri, ha ritenuto ricorrenti gli elementi per considerare l’imprenditore soggetto socialmente pericoloso, in quanto risultato vivere abitualmente dei proventi delle ttività delittuose, e per questo dispose il sequestro del patrimonio riconducibile al proposto.

    La confisca è scattata per 4 immobili a Palermo, due rapporti bancari, l’intera azienda individuale Bar Splendore, quote di partecipazione al capitale sociale di un’azienda che opera nel settore dei trasporti, 3 autoveicoli per un valore complessivo stimato in circa 7,5 milioni di euro.

  • È vicino alla famiglia mafiosa di Misilmeri, confisca di 2 milioni a Stefano Polizzi

    È vicino alla famiglia mafiosa di Misilmeri, confisca di 2 milioni a Stefano Polizzi

    Le attività d’indagine finalizzate all’individuazione delle disponibilità economico-imprenditoriali riconducibili ad appartenenti all’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra”, svolte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo, avevano già portato nel novembre del 2013, all’emissione da parte della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, che aveva accolto le richieste della locale Procura della Repubblica, di un provvedimento di sequestro di beni per un valore complessivo di circa 2.000.000 euro a carico di Stefano Polizzi, di 67 anni.

    Con il provvedimento di oggi la confisca di primo grado emessa dalla stessa Autorità Giudiziaria nel maggio del 2020, è stata dichiarata irrevocabile con Sentenza della Corte di Cassazione e l’ingente patrimonio, riconducibile a “Cosa Nostra”, è entrato definitivamente a far parte del patrimonio dello Stato. Stefano Polizzi, era stato tratto in arresto nell’aprile del 2012, nell’ambito dell’operazione denominata “Sisma”, per aver commesso due tentate estorsioni aggravate, ritenuto persona particolarmente vicina ai vertici della famiglia mafiosa di Misilmeri, riportando la condanna ad anni 4 di reclusione, divenuta irrevocabile nel marzo del 2017.

    Polizzi al momento è detenuto presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Venere, perché successivamente all’espiazione della citata pena detentiva, è stato nuovamente tratto in arresto nel novembre del 2018 nell’ambito dell’operazione denominata “CUPOLA 2.0”, per essere stato il reggente della famiglia mafiosa di Bolognetta, in qualità di reggente, riportando la condanna di primo grado ad anni 17 di reclusione.

    Sono stati confiscati in tutto beni per 2 milioni di euro, tra cui, due imprese a Bolognetta nel settore edile, un immobile a Bolognetta, una quota di un panificio a Marineo, un immobile a Marineo, 5 appezzamenti di terreno a Bolognetta, un abitazione rurale a Bolognetta, 8 automezzi e 8 rapporti bancari.

  • Mafia, confisca di beni al re dei surgelati Salvatore Vetrano

    Mafia, confisca di beni al re dei surgelati Salvatore Vetrano

    Colpo a Cosa nostra grazie ad una importante confisca di beni operata dalla Dia.

    Confiscati beni per 20 milioni di euro a Salvatore Vetrano, 51 anni imprenditore palermitano del settore dei surgelati. Il provvedimento è della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. La corte d’appello ha respinto il ricorso presentato da Vetrano.

    L’imprenditore è considerato vicino a Gianfranco Puccio e Giuseppe Salvatore Riina, figlio del capo mafia Totò. Le indagini della Dia avrebbero documentato come la sua scalata imprenditoriale fosse inserita all’interno di una commistione di interessi tra mafia e impresa. Tali circostanze, tra l’altro, hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, i quali hanno confermato che le attività imprenditoriali erano state realizzate grazie all’appoggio ed al sostegno di “cosa nostra”, in cambio di una quota da versare periodicamente o dell’eventuale disponibilità ad assumere personale.

    Le condizioni descritte nel provvedimento avrebbero consentito all’imprenditore di accumulare, negli anni, un ingente patrimonio immobiliare e aziendale, incrementato da finanziamenti erogati dal Fondo Europeo per la pesca in Sicilia, a cui lo stesso è riuscito ad accedere, e da una persistente condotta elusiva degli adempimenti fiscali connessi alla propria attività commerciale.

    Con l’irrevocabilità del provvedimento dell’Autorità Giudiziaria è divenuta definitiva l’acquisizione al patrimonio dello Stato: dell’intero capitale sociale e del compendio aziendale di 5 società di capitali, attive nel settore della commercializzazione di prodotti ittici e in quello immobiliare; di 13 immobili, tra appartamenti, magazzini e terreni a Palermo, Carini (Pa), Trabia (Pa), Marsala (Tp) e Sciacca (Ag);  del corrispettivo delle vendite di 1 immobile, 2 imbarcazioni e 1 autovettura; di libretti nominativi, conti correnti bancari, depositi a risparmio, investimenti assicurativi e rapporti finanziari.

  • Monreale, confiscati beni per 100 milioni a imprenditore

    Monreale, confiscati beni per 100 milioni a imprenditore

    Confiscati beni per 100 milioni a Calcedonio Di Giovanni, costruttore di Monreale, per decisione della Corte di Cassazione, che ha confermato quanto deciso dal tribunale di Trapani nel 2016 su proposta del direttore della Dia.

    La prima sezione della Corte di Cassazione, con sentenza di rigetto, ha posto fine al procedimento di prevenzione avviato dalla Direzione Investigativa Antimafia nel 2014 a carico dell’imprenditore di Monreale, ma con interessi economici nella provincia di Trapani.

    Il valore dei beni definitivamente sottratti alla criminalità organizzata è pari a 100 milioni di euro. La confisca ha riguardato appartamenti, terreni, conti correnti bancari ed aziende, tra cui un importante complesso turistico alberghiero, situato nella Sicilia sud-occidentale, presso il quale, in passato, sarebbero stati ospitati boss mafiosi del calibro del capo mandamento di Mazara del Vallo.

    L’imprenditore, secondo ricorrenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, sarebbe stato portatore di interessi delle cosche mafiose siciliane attraverso artificiosi meccanismi fraudolenti mediante i quali avrebbe avuto accesso a cospicui finanziamenti pubblici nazionali e comunitari coinvolgendo nei propri progetti individui vicini ad un noto latitante mafioso.

    Confiscate anche alcune società con sede a San Marino e Londra, coinvolte in complesse operazioni finanziarie collegate a grosse transazioni commerciali internazionali.