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  • Tangenti per seppellire e furti ai cadaveri, 5 arresti e 18 indagati al Cimitero di Trapani

    Tangenti per seppellire e furti ai cadaveri, 5 arresti e 18 indagati al Cimitero di Trapani

    Un’indagine della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani, ha portato alla luce un sistema di corruzione radicato all’interno del cimitero comunale. La polizia ha eseguito cinque misure cautelari questa mattina: due arresti, riguardanti l’ex necroforo del cimitero e un suo collaboratore, e il divieto di esercizio per tre agenzie di onoranze funebri locali. Diciotto persone risultano indagate.

    Il cimitero, feudo privato del necroforo

    L’ex necroforo è accusato di corruzione e concussione. Secondo gli investigatori, gestiva le tumulazioni e le estumulazioni a suo piacimento, trasformando il cimitero in un “feudo privato”. I cittadini, per ottenere una sepoltura celere per i propri cari, erano costretti a pagare tangenti, eufemisticamente definite dall’arrestato “il caffè per il necroforo”.

    Gestione opaca dei loculi e coinvolgimento delle agenzie funebri

    L’indagine ha rivelato anche la gestione illecita dei loculi comunali. L’ex necroforo, attraverso valutazioni arbitrarie sullo stato di decomposizione dei corpi, liberava loculi per poi rivenderli illegalmente. In alcuni casi, i parenti delle salme sarebbero stati indotti a pagare per accelerare i tempi dell’estumulazione. Tre agenzie funebri trapanesi, coinvolte nel sistema, godevano di privilegi in cambio di una percentuale sui profitti illeciti.

    Accuse di sciacallaggio e coinvolgimento di un medico legale

    L’ex necroforo è accusato anche di furto di monili in oro dalle salme e di aver segnalato a fiorai compiacenti la presenza di fiori freschi appena deposti sulle tombe, che venivano poi sottratti e rivenduti. L’indagine ha portato alla luce 25 ipotesi di reato, tra cui 10 episodi corruttivi. Un medico legale dell’Asp di Trapani è indagato per aver redatto false attestazioni sulla decomposizione delle salme o omesso i controlli necessari, agevolando il sistema illecito. La sua abitazione è stata perquisita.

    L’indagine partita da una segnalazione

    L’indagine ha avuto inizio nel luglio 2023, a seguito della segnalazione di un dirigente comunale che denunciava l’attività ostruzionistica dell’allora necroforo nei confronti della ditta regolarmente appaltatrice dei servizi cimiteriali. Questa segnalazione ha permesso alla Procura di svelare un sistema di corruzione che per anni ha lucrato sul dolore e la morte.

  • Rubavano ai morti nei cimiteri tra Palermitano e Messinese: 4 arrestati

    Rubavano ai morti nei cimiteri tra Palermitano e Messinese: 4 arrestati

    Un’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Santo Stefano di Camastra ha portato all’alba del 30 ottobre all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nei confronti di quattro individui accusati di furto aggravato e ricettazione. Padre e figlio, residenti a Santo Stefano di Camastra, sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre un terzo complice, anch’egli residente nella stessa città, è stato sottoposto all’obbligo di dimora. Un quarto individuo, residente a Palermo, è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di ricettazione del materiale rubato.

    Undici cimiteri e una stazione ferroviaria: il modus operandi della banda

    L’ordinanza cautelare, emessa dal GIP Andrea La Spada, ricostruisce una serie di furti di pluviali in rame, commessi tra febbraio e aprile 2024, ai danni di numerose cappelle gentilizie situate in diversi cimiteri delle province di Messina e Palermo. Oltre ai cimiteri, la banda ha colpito anche la stazione ferroviaria di Santo Stefano di Camastra, rubando bobine di cavi di rame. Gli indagati sono accusati di undici furti in altrettanti cimiteri e del furto alla stazione ferroviaria, il tutto nell’arco di soli due mesi.

    L’elenco dei cimiteri colpiti

    I cimiteri presi di mira dalla banda sono quelli di: Sant’Agata di Militello (ME), Cefalù (PA), Rocca di Capri Leone (ME), Capo d’Orlando (ME), Pollina (PA), Santo Stefano di Camastra (ME), Castelbuono (PA), Galati Mamertino (ME), Lascari (PA), San Salvatore di Fitalia (ME) e Brolo (ME).

    La strategia dei ladri: cimiteri isolati e senza videosorveglianza

    Il GIP La Spada ha evidenziato il modus operandi della banda, che sceglieva cimiteri isolati, privi di sistemi di videosorveglianza e scarsamente illuminati, per agire indisturbati nelle ore serali. I dati di geolocalizzazione hanno confermato che gli indagati si recavano nei cimiteri tra le 19:00 e le 24:00, rimanendovi per circa due ore. Per entrare nelle aree cimiteriali, scavalcavano i muri di cinta, utilizzavano scale o addirittura tagliavano le reti metalliche, arrivando persino a introdurre un veicolo all’interno di un cimitero.

    Dalle cappelle al ricettatore: il viaggio del rame rubato

    Una volta all’interno dei cimiteri, i ladri staccavano i pluviali in rame dalle cappelle gentilizie, accartocciandoli per facilitarne il trasporto nelle auto utilizzate, una Fiat Bravo e una Fiat Panda a noleggio. Successivamente, contattavano telefonicamente il ricettatore palermitano, per poi recarsi a Palermo per la consegna e la vendita della refurtiva. Messaggi intercettati, come “Tonino, in un’oretta son da te, va bene?”, e un selfie inviato al ricettatore con l’auto piena di pluviali di rame, hanno fornito prove evidenti del traffico illecito. Ogni furto fruttava centinaia di metri di pluviali, per un peso fino a 500 kg di rame e un valore di diverse migliaia di euro.

    Le indagini: appostamenti, telecamere e geolocalizzazione

    Le indagini condotte dai Carabinieri di Santo Stefano di Camastra, basate su appostamenti, analisi delle telecamere di sorveglianza, analisi del traffico telefonico e geolocalizzazione, analisi dei dati Telepass e del GPS di una delle auto utilizzate, hanno permesso di raccogliere un solido quadro indiziario a carico degli indagati.