Tag: Carcere

  • Tragedia al Pagliarelli: detenuto di 43 anni si toglie la vita

    Tragedia al Pagliarelli: detenuto di 43 anni si toglie la vita

    Un uomo di 43 anni, cittadino italiano, si è suicidato ieri nella casa circondariale Pagliarelli di Palermo. L’uomo, detenuto per reati di spaccio e rapina, si sarebbe dovuto liberare tra un anno.

    Il detenuto si è impiccato nel reparto destinato ai soggetti con problemi di tossicodipendenza. Nonostante il tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria, i tentativi di rianimazione sono risultati vani. Le autorità competenti hanno avviato le indagini del caso.

    Gioacchino Veneziano della Uilpa Polizia Penitenziaria Sicilia commenta l’accaduto, sottolineando come questo suicidio si aggiunga alla lunga lista di tragedie simili nelle carceri italiane. Veneziano pone l’accento sulla grave carenza di personale, problema che ricade ingiustamente sulle spalle degli agenti di polizia penitenziaria.

  • Operazione antimafia a Palermo e provincia, il boss nostalgico del film Il Padrino

    Operazione antimafia a Palermo e provincia, il boss nostalgico del film Il Padrino

    L’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che ha portato ai 181 arresti ha svelato un preoccupante sistema di comunicazione illegale all’interno delle carceri. Secondo gli inquirenti, i mafiosi detenuti utilizzerebbero microsim e cellulari criptati, introdotti clandestinamente nelle celle, per comunicare tra loro e impartire ordini all’esterno. Questo sofisticato sistema di comunicazione permetterebbe ai boss di aggirare le intercettazioni e continuare a gestire i propri affari criminali anche dietro le sbarre.

    Un sistema di comunicazione quasi impossibile da intercettare

    La particolarità di questo sistema risiede nell’utilizzo di telefoni “citofono”, apparecchi destinati esclusivamente alla ricezione delle chiamate provenienti dai cellulari criptati. Questa strategia rende estremamente difficile per le forze dell’ordine incrociare i dati e ricostruire le conversazioni, ostacolando le indagini. L’utilizzo di questa tecnologia dimostra un elevato livello di organizzazione e la capacità di adattamento delle organizzazioni mafiose alle nuove tecnologie.

    Traffici di droga e summit organizzati dal carcere

    Grazie a questi cellulari criptati, i boss mafiosi riuscirebbero a coordinare traffici di droga e organizzare summit anche durante la detenzione. Questo sistema di comunicazione illegale rappresenta una seria minaccia per la sicurezza nazionale, consentendo ai criminali di continuare a operare indisturbati e mantenere il controllo delle proprie organizzazioni. L’indagine della DDA di Palermo ha messo in luce la necessità di rafforzare i controlli all’interno degli istituti penitenziari e di adottare nuove strategie per contrastare l’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate da parte della criminalità organizzata.

    Nostalgia per la vecchia Cosa Nostra

    L’indagine ha inoltre rivelato una certa nostalgia tra le fila mafiose per la “vecchia” Cosa Nostra e per i boss del passato. Intercettazioni ambientali hanno registrato le conversazioni del capomafia di Brancaccio, Giancarlo Romano, che esprimeva il suo rammarico per il declino dell’organizzazione e criticava il livello delle nuove leve. Romano rimpiangeva i tempi in cui i boss mafiosi godevano di maggiore prestigio e spessore criminale, e criticava la facilità con cui i nuovi affiliati si pentivano dopo l’arresto.

    Il rimpianto per i boss del passato

    Il boss Romano, nelle sue conversazioni intercettate, esprimeva ammirazione per i boss del passato, ricordando il loro “potere” e la loro influenza negli ambienti politici ed economici. Faceva riferimento al film “Il Padrino” come esempio del tipo di potere e influenza che i mafiosi di un tempo erano in grado di esercitare. Romano criticava aspramente le nuove generazioni di mafiosi, accusandoli di essere troppo “bassi” e di non essere all’altezza dei loro predecessori. Secondo Romano, i veri affari, un tempo gestiti da Cosa Nostra, ora sarebbero nelle mani di altri.

  • 110 e lode, ingegnere detenuto consegue la laurea in architettura a Palermo

    110 e lode, ingegnere detenuto consegue la laurea in architettura a Palermo

    Presso la casa circondariale Antonio Lorusso di Pagliarelli, a Palermo, un giovane ingegnere ha raggiunto un traguardo accademico straordinario, conseguendo la laurea in architettura con il massimo dei voti, 110 e lode. Detenuto in attesa di giudizio, il neo-laureato ha discusso una tesi sulla “Greentrification”, un tema di grande attualità che esplora il rinnovamento urbano sostenibile. Questo evento segna un momento storico per l’istituto penitenziario, essendo la prima laurea conseguita a Pagliarelli dopo l’istituzione del Polo Universitario Penitenziario.

    Il Polo Universitario Penitenziario: un ponte verso il futuro

    La possibilità di conseguire titoli universitari all’interno del carcere Pagliarelli è stata resa possibile grazie all’accordo quadro firmato il 25 febbraio 2021 tra il rettore dell’Università di Palermo, Massimo Midiri, e l’allora Garante regionale per i diritti dei detenuti della Sicilia, Giovanni Fiandaca. L’accordo ha dato vita al Polo Universitario Penitenziario, aprendo nuove prospettive per l’istruzione e la riabilitazione dei detenuti nelle carceri siciliane. Questo progetto offre a chi è privato della libertà l’opportunità di investire nel proprio futuro, puntando sulla crescita personale e professionale.

    Una cerimonia di laurea carica di emozione

    La proclamazione si è svolta in un’atmosfera di grande commozione, alla presenza della moglie, dei figli e di altri familiari del laureato. Pino Apprendi, Garante comunale dei detenuti, ha espresso la sua gratitudine ai docenti universitari che hanno supportato il percorso di studi del detenuto e al personale dell’amministrazione penitenziaria che ha contribuito al raggiungimento di questo importante obiettivo. La cerimonia ha sottolineato l’importanza dell’istruzione come strumento di riscatto e reinserimento sociale.

    Presenti le autorità giudiziarie e i garanti dei diritti dei detenuti

    All’evento hanno partecipato diverse figure istituzionali, tra cui il presidente della Magistratura di sorveglianza, Nicola Mazzamuto, e il suo vicario, Simone Alecci. Presenti anche il Garante regionale dei detenuti, Santi Consolo, e il componente dell’Ufficio del Garante nazionale, Mario Serio. La presenza di queste autorità ha rimarcato l’importanza dell’iniziativa e la sua valenza sociale. Il successo del giovane ingegnere rappresenta un esempio concreto di come l’istruzione possa contribuire al reinserimento sociale dei detenuti.

    La “Greentrification”: una tesi innovativa

    La tesi di laurea, incentrata sul concetto di “Greentrification”, ha approfondito il tema del rinnovamento urbano sostenibile, combinando principi architettonici e rispetto per l’ambiente. Il lavoro ha proposto soluzioni innovative per la creazione di città più vivibili e in armonia con l’ecosistema. Il voto di 110 e lode rappresenta il coronamento di un percorso di studi brillante, portato avanti con impegno e dedizione nonostante le difficoltà del contesto carcerario.

  • Matteo Messina Denaro ha risposto ai magistrati

    Matteo Messina Denaro ha risposto ai magistrati

    Matteo Messina Denaro ha risposto alle domande del magistrato. E’ durato un’ora l’interrogatorio del boss di Castelvetrano, sentito dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido, i magistrati che hanno coordinato l’inchiesta che ha portato all’arresto del capomafia.

    E’ il primo interrogatorio a poco meno di un mese dall’arresto dell’ex super latitante, avvenuto a Palermo il 16 gennaio scorso. Messina Denaro ha risposto ad alcune domande alla presenza del suo legale, l’avvocatessa Lorenza Guttadauro. L’interrogatorio, che si è svolto nel carcere de l’Aquila, dove il boss è detenuto in totale isolamento al 41 bis, non è stato secretato.

    L’iniziativa dell’audizione sarebbe stata dei pm e non sollecitata dal boss di Castelvetrano. Non è stato reso noto cosa i magistrati gli hanno chiesto, al momento è top secret anche se, come detto, l’interrogatorio non sarà sottoposto a segreto.

    Messina Denaro è in buone condizioni di salute e viene sottoposto alle terapie oncologiche all’interno della struttura carceraria.

  • Paura all’Ucciardone, detenuto sequestra agente di polizia e tenta di aprire le celle

    Paura all’Ucciardone, detenuto sequestra agente di polizia e tenta di aprire le celle

    Un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito nel carcere “maresciallo Di Bona”, l’Ucciardone, a Palermo. Secondo il vice segretario regionale Cnpp, Maurizio Mezzatesta, l’aggressione è avvenuta nel primo piano della nona sezione. Un giovane detenuto, dopo una telefonata alla famiglia, ha cercato di sottrarre le chiavi all’agente e lo ha sequestrato, impedendogli di uscire dal cancello di sbarramento e tentando di aprire le celle di altri detenuti.

    Fortunatamente, l’intervento tempestivo di altri colleghi ha evitato il peggio. Mezzatesta ha sottolineato che da anni c’è una mancanza di personale all’Ucciardone e che il carico di lavoro è insostenibile. Il personale spesso subisce continui cambiamenti nel turno e nel posto di servizio. Il Cnpp chiede un cambio di rotta e che l’eccezionalità non diventi la regola. La situazione è descritta come molto più che drammatica.

    L’agente è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Villa Sofia a Palermo e il Cnpp esprime la propria solidarietà e gli augura una pronta guarigione.

  • Primo ciclo di chemioterapia per Matteo Messina Denaro

    Primo ciclo di chemioterapia per Matteo Messina Denaro

    Il capo di cosa nostra Matteo Messina Denaro ha ricevuto il suo primo ciclo di chemioterapia nell’ambulatorio realizzato ad hoc nel carcere di massima sicurezza dell’Aquila. Il trattamento è stato somministrato per la cura del cancro contro il quale il boss sta convivendo da più di un anno.

    Allestimento dell’ambulatorio

    L’ambulatorio, coordinato dal professore Luciano Mutti, primario del reparto di oncologia dell’ospedale San Salvatore, è stato allestito di fronte alla cella di dieci metri occupata dall’ex superlatitante, proprio per evitare spostamenti e contatti all’interno della struttura carceraria. La prossima seduta verrà programmata nella prossima settimana.

    Proseguono perquisizioni a tappeto

    Intanto perquisizioni a tappeto a Campobello di Mazara e non solo da parte delle forze dell’ordine, nell’ambito delle indagini sull’arresto del boss Matteo Messina Denaro. Stamane sono stati controllati l’abitazione di un legale, l’avvocato Antonio Messina, che si trova in via Selinunte, di fronte la casa di Salvatore Messina Denaro, fratello del boss, già perquisita lunedì scorso. L’abitazione estiva del legale a Torretta Granitola, sul litorale di Mazara del Vallo, nei pressi della sede dello Ias Cnr e un altro immobile in via Galileo Galileri a Campobello di Mazara.

  • Giovane detenuto tenta il suicidio a Palermo, gravissimo a Villa Sofia

    Giovane detenuto tenta il suicidio a Palermo, gravissimo a Villa Sofia

    PALERMO – Un detenuto di 31 anni è stato trovato dentro la cella con la corda attorno al collo al Carcere Ucciardone. Avrebbe tentato di suicidarsi. Dopo che gli agenti della polizia penitenziaria hanno fatto la scoperta, i medici del carcere sono riusciti a togliere le lenzuola attorno al collo e affidarlo ai sanitari del 118. Il detenuto ora si trova all’ospedale Villa Sofia. I medici lo hanno intubato in condizioni critiche.

    Caso di suicidio due giorni fa

    Nello stesso carcere solo due giorni fa un’altra tragedia. Un 25enne è stato trovato morto nella sua cella con le lenzuola legate al collo. I secondini lo hanno trovato privo di vita nei normali controlli. Per il giovane detenuto non c’era più nulla da fare.

    Una detenuta si è tolta la vita al Gazzi di Messina

    Una detenuta di 29 anni si è suicidata nella sua cella del carcere di Gazzi, dove era stata trasferita dopo l’arresto per droga avvenuto qualche giorno fa a Catania. Per togliersi la vita ha usato delle lenzuola. La donna era stata interrogata dal Gip per la convalida del provvedimento e aveva reso spontanee dichiarazioni. La Procura di Messina ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio contro ignoti e disposto il sequestro della cella.