Tag: arresti

  • Spacca negozio, residente chiama i Carabinieri e fugge: l’inseguimento, l’incidente e l’arresto

    Spacca negozio, residente chiama i Carabinieri e fugge: l’inseguimento, l’incidente e l’arresto

    I Carabinieri di Palermo Mezzo Monreale hanno arrestato un 31enne palermitano per tentato furto e resistenza pubblico ufficiale. È stato sorpreso ad eseguire un furto con spaccata.

    I militari, allertati dalla Centrale Operativa, si sono diretti in via Monteleone perché un cittadino aveva segnalato la presenza di un uomo che, giunto a bordo di una Toyota Yaris, stava forzando la saracinesca di un’attività commerciale.
    All’arrivo della pattuglia e di alcune gazzelle del Nucleo Radiomobile, l’uomo si è allontanato, non prima di aver fatto scattare l’allarme del negozio. Nell’immediato è stata diramata una nota di ricerca del mezzo in fuga, che è stato avvistato per pochi secondi da un’altra gazzella del Nucleo Radiomobile, mentre procedeva a velocità sostenuta in direzione di Piazza San Domenico.
    I militari non si sono arresi e hanno continuato le ricerche tra le vie cittadine della vettura condotta dall’indagato, che è stata ancora una volta individuata nel quartiere Capo da una pattuglia della Stazione Mezzo Monreale.

    A nulla è valso l’alt imposto dai militari perché l’indagato, sentendosi ormai alle strette, ha deciso di proseguire la fuga a velocità sostenuta lungo le vie cittadine. La sua fuga si è conclusa in piazza Caracciolo, dove il 31enne ha perso il controllo del mezzo, andando a schiantarsi contro una cabina dell’Enel.

    Nonostante l’impatto, l’uomo è sceso dalla macchina e ha tentato un’ultima fuga a piedi, ma è stato raggiunto dopo pochi metri dai Carabinieri, che sono riusciti a bloccarlo ed ammanettarlo.

    La successiva perquisizione personale e veicolare, ha permesso di rinvenire e sequestrare gli indumenti indossati durante il tentato furto e gli arnesi utilizzati per lo scasso.

    Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo ha convalidato l’arresto, applicando al 31enne le misure dell’obbligo di dimora nel Comune di Palermo e quella dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

  • Blitz antimafia a Palermo, beni sequestrati e arresti: trovati documenti segreti

    Blitz antimafia a Palermo, beni sequestrati e arresti: trovati documenti segreti

    Negli giorni scorsi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, proseguendo la manovra investigativa che lo scorso 11 febbraio, ha condotto all’esecuzione dell’operazione “Grande Inverno”, nell’ambito della quale sono stati eseguiti 181 arresti nei confronti di altrettante persone, hanno dato esecuzione a un decreto urgente di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo Direzione Distrettuale Antimafia, con il quale sono stati sequestrati beni riconducibili a soggetti contigui alla famiglia mafiosa di Palermo Porta Nuova.

    Beni sequestrati alla mafia

    Sono stati sottratti alla disponibilità della consorteria criminale, 1 appartamento, 2 ville, 1 autovettura ed una somma di danaro contante, per un ammontare complessivo di oltre 1.300.000 euro, ritenuti provento di attività illecite.

    Tre arresti per estorsione

    Contestualmente è stata data esecuzione ad un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo nei confronti di 3 soggetti, che in concorso con altre persone già arrestate nell’ambito della citata operazione di polizia “Grande Inverno”, si erano resi responsabili di un’estorsione costringendo la vittima nel settembre del 2023 a consegnare la somma di 5.000 euro e promettere il pagamento di ulteriori 25.000 euro, procurando un profitto ingiusto alla famiglia mafiosa di Porta Nuova.

    Perquisizioni e sequestro di denaro contante

    Nell’ambito della stessa manovra investigativa in fine nella mattinata di ieri i militari del Nucleo Investigativo supportati da personale dei Gruppi di Palermo e Monreale, dai “baschi rossi” dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, da personale specializzato della “Compagnia di Intervento Operativo, del 12° Reggimento “Sicilia”, dalle aliquote di primo intervento del locale Nucleo Radiomobile e da unità del Nucleo Cinofili di Palermo, hanno dato esecuzione a 29 decreti di perquisizione locale, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo, nei confronti di 35 persone.

    Arresto per droga e sequestro di contanti

    Nel corso delle attività che sono state condotte da circa 200 Carabinieri, ed hanno interessato l’area urbana e una parte della provincia di Palermo, è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro, nella disponibilità di una persona ritenuta vicina alla famiglia di Porta Nuova, l’ingente somma di euro 315.000,00 in contanti, oltre a documentazione utile ai fini dell’indagine. Ulteriormente è stato tratto in arresto in flagranza di reato un soggetto pregiudicato, trovato in possesso di oltre 100 gr. Di sostanza stupefacente del tipo di marijuana, una somma di circa 2.000 euro provento dell’attività illecita nonché materiale per la lavorazione ed il confezionamento.

  • Blitz antimafia in Sicilia: 19 arresti tra cui un “Onorevole” regionale I NOMI

    Blitz antimafia in Sicilia: 19 arresti tra cui un “Onorevole” regionale I NOMI

    Diciannove persone sono state arrestate all’alba nell’ambito dell’operazione antimafia “Mercurio”, condotta dai Carabinieri del ROS. Tra gli arrestati figura Giuseppe Castiglione, deputato regionale siciliano. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, riguarda presunti appartenenti al clan Santapaola-Ercolano di Catania e alla sua articolazione di Ramacca. Oltre cento militari hanno partecipato all’operazione, che si è estesa a Catania, Ramacca, Palagonia e Bologna.

    Le accuse: mafia, scambio elettorale ed estorsioni

    I 19 indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. L’operazione ha portato anche al sequestro preventivo di due società operanti nel settore delle onoranze funebri, per un valore stimato di 300.000 euro.

    Collegamenti con il clan Santapaola-Ercolano

    L’operazione “Mercurio”, che fa seguito all’operazione “Agorà” del 2022, ha permesso di ricostruire gli affari del clan Santapaola-Ercolano, evidenziando il supporto di gruppi collegati come quello del Castello Ursino e quello di Ramacca. Quest’ultimo, nonostante gli arresti dell’operazione “Agorà” che aveva colpito il boss locale Pasquale Oliva, avrebbe continuato ad operare grazie ad una rete di affiliati rimasti in libertà. Le indagini hanno rivelato la presunta capacità del clan di infiltrarsi nelle istituzioni, sostenendo candidati alle elezioni comunali di Misterbianco e Ramacca del 2021 e alle regionali del 2022.

    Infiltrazioni nella Pubblica Amministrazione e appalti

    L’indagine ha svelato la presunta capacità del clan di infiltrarsi nella pubblica amministrazione per favorire i propri interessi economici nel settore degli appalti pubblici. Sarebbero emerse relazioni tra i vertici del gruppo del Castello Ursino e alcuni politici, tra cui Matteo Marchese, consigliere comunale di Misterbianco, e Giuseppe Castiglione, all’epoca presidente del consiglio comunale di Catania e candidato alle regionali del 2022.

    L’Accordo elettorale e gli interessi del clan

    Secondo l’accusa, in prossimità delle elezioni regionali del 2022, sarebbe stato stipulato un accordo tra i vertici del clan Santapaola-Ercolano (Ernesto Marletta, Rosario Bucolo e Domenico Colombo) e Giuseppe Castiglione, candidato nella lista “Popolari ed Autonomisti”. Castiglione, con la mediazione di Giuseppe Coco, avrebbe accettato la promessa di voti in cambio della realizzazione degli interessi del clan, tra cui l’affidamento di lavori e servizi pubblici legati alla gestione del Cimitero di Catania. Castiglione verrà poi eletto deputato regionale e farà parte della commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia.

    Il Controllo del territorio e le elezioni comunali a Ramacca

    L’indagine ha anche fatto luce sugli affari della famiglia mafiosa di Ramacca, individuando presunti fiduciari di Pasquale Oliva che avrebbero mantenuto il controllo del territorio e curato gli interessi economici del clan. Tra questi, Vincenzo Rizzo avrebbe avuto il ruolo di organizzatore per Palagonia e Ramacca. Sarebbe emerso un patto tra Antonio Di Benedetto, Salvatore Mendolia e i candidati a sindaco Nunzio Vitale e al consiglio comunale Salvatore Fornaro, entrambi della lista “Ramacca costruiamo una bella storia”, per condizionare le elezioni comunali del 2021. In cambio di voti, i politici si sarebbero impegnati ad affidare lavori pubblici a ditte indicate dal clan. Nunzio Vitale verrà eletto sindaco e Salvatore Fornaro, grazie alla sua vicinanza ad Antonio Di Benedetto, diventerà prima consigliere e poi presidente del consiglio comunale.

    I nomi degli arrestati nell’operazione Mercurio

    1. Antonino Bergamo
    2. Emanuele Bonaccorso
    3. Rosario Bucolo
    4. Giuseppe Castiglione
    5. Giuseppe Coco
    6. Antonino Della Vita
    7. Antonio Di Benedetto
    8. Domenico Di Gaetano
    9. Pierpaolo Luca Di Gaetano
    10. Vincenzo Fresta
    11. Salvatore Fornaro
    12. Matteo Marchese
    13. Ernesto Marletta
    14. Rosario Marletta
    15. Salvatore Mendolia
    16. Salvatore Mirabella
    17. Santo Missale
    18. Vincenzo Rizzo
    19. Nunzio Vitale.

  • Blitz contro la mafia di Camporeale, 6 persone in manette I NOMI

    Blitz contro la mafia di Camporeale, 6 persone in manette I NOMI

    Importante operazione dei carabinieri del Nucleo investigativo contro una presunta organizzazione mafiosa attiva a Camporeale. Sei persone sono state arrestate con l’accusa di associazione mafiosa. Tra gli indagati, un uomo che, pur detenuto, avrebbe continuato a gestire il gruppo criminale, coadiuvato da affiliati e familiari.

    Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare figurano Antonino Sciortino, 62 anni, e Antonino Sdcardino, 59 anni, entrambi nati a Camporeale; Giuseppe Bologna, 63 anni, e Pietro Bologna, 68 anni, entrambi originari di Trappeto; Giuseppe Vinci, 49 anni, di Palermo; e Raimondo Santinelli, 37 anni, nato a Partinico. Secondo le indagini, il gruppo si sarebbe occupato di attività illecite legate al controllo del territorio.

    Le investigazioni hanno evidenziato come il presunto sodalizio mafioso avrebbe imposto prezzi nella compravendita di bovini e ovini destinati al macello. Inoltre, i cittadini avrebbero fatto riferimento al gruppo per l’acquisto di terreni agricoli, il recupero di crediti e la risoluzione di dispute private.

    Tra gli indagati c’è anche un dipendente comunale, accusato di aver attestato la messa alla prova per due affiliati del gruppo.

  • Maxi blitz antimafia a Palermo: armi dal dark web e c’era chi annunciava blitz imminenti

    Maxi blitz antimafia a Palermo: armi dal dark web e c’era chi annunciava blitz imminenti

    L’ultima inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Palermo ha svelato un inquietante scenario criminale, portando al fermo e all’arresto di 181 persone. L’indagine ha rivelato l’acquisto di armi sul dark web, una rete di informatori che avvisava i boss dei blitz imminenti, la pianificazione di latitanze, il racket del pizzo, il ritorno al narcotraffico come fonte primaria di guadagno e la continua ricerca di nuovi affiliati.

    Armi dal Dark Web

    Tra le prove raccolte, spicca una conversazione intercettata di Calogero Lo Presti, boss di Porta Nuova, che allude all’esistenza di armi nascoste: “c’è…ci sono…ce n’è di tutti…(..inc..) ci sono…ci sono…conservate sono”. Questo dettaglio apre uno squarcio sul rifornimento di armi tramite il dark web, un canale sempre più utilizzato dalle organizzazioni criminali per eludere i controlli.

    Informatori e Blitz Imminenti

    L’indagine ha messo in luce una capillare rete di informatori che forniva a Cosa Nostra informazioni riservate sulle indagini in corso. Il 7 novembre 2023, il capomafia Antonino Gagliardo informò un altro mafioso di tre imminenti operazioni di polizia (“tre zampate … tre camurrie”) previste per “fine anno”. Questa informazione permise ai mafiosi di far “sparire” prove compromettenti e di organizzare la latitanza di alcuni affiliati di Brancaccio (“quelli più pesanti”). Anche il 12 gennaio 2024, un’altra soffiata rivelò imminenti arresti: “Giochi di fuoco … dal ventuno al ventitré”. Infine, il 4 settembre scorso, Paolo Lo Iacono parlò di un imminente provvedimento cautelare (“una bomba”) che avrebbe coinvolto numerosi affiliati: “Per adesso c’è una bomba che sta scoppiando! (…) Hanno duecentottanta fotografie”.

    Latitanze Pianificate

    Alcuni mafiosi, temendo l’arresto, si preparavano alla latitanza. Il cognato del boss Nunzio Serio, dopo aver scoperto microspie sull’auto della moglie, si allontanò da Palermo per rifugiarsi al nord. Un altro capomafia, sfuggito a un inseguimento della Guardia di Finanza, progettava di fuggire all’estero con la famiglia per proteggere il patrimonio accumulato con i giochi online: “Me ne devo andare da qua… devo cambiare la residenza… me ne vado…. L’Italia per noi è diventata scomoda, io me ne devo andare perché non intendo assolutamente perdere quello che ho creato fino ad oggi. Cominciate a farvi i passaporti”.

    Pestaggio Assistito dal Carcere

    Un episodio raccapricciante riguarda un boss che, dalla sua cella e tramite un cellulare introdotto illegalmente, ha assistito al pestaggio che aveva commissionato. Capimafia come Nunzio Serio e Calogero Lo Presti comunicavano dal carcere con affiliati all’esterno, organizzando riunioni improvvisate. In un’occasione, Lo Presti commissionò una spedizione punitiva contro Giuseppe Santoro, scegliendo la squadra, le modalità dell’agguato e assistendo in diretta al pestaggio tramite videochiamata.

    Racket del Pizzo

    Il racket del pizzo continua a soffocare i commercianti palermitani. L’inchiesta ha evidenziato “imposizioni a tappeto”, con i ristoranti di Sferracavallo e Mondello costretti ad approvvigionarsi da un grossista imposto dal boss Nunzio Serio.

    Narcotraffico e Ricchezza

    Il traffico di stupefacenti è tornato a essere una delle principali fonti di guadagno per Cosa Nostra. Il controllo capillare del mercato, l’imposizione di prezzi e percentuali ai venditori al dettaglio, e i rapporti con la ‘ndrangheta hanno permesso un accumulo consistente di denaro. Nonostante alcuni “uomini d’onore” di vecchio stampo prendano le distanze dal traffico di droga, non ne disdegnano i profitti: “Stai attento ah, perché oggi domani, io vedi per ‘ste cose non mi ci sono mischiato mai, non ci sono entrato mai, non è che mi voglio andare ad infangare poi con un po’ di fanghi. Tu gli dici: ‘lascia qualche cosa per … per il paese, … per i cristiani, gli dici … che hanno di bisogno”. Il boss di Tommaso Natale, intercettato, discuteva di un grosso carico di droga in arrivo: “Mi senti, sta arrivando questo coso a fine … la settimana entrante … e ti devi organizzare per dove posarlo cose e poi smistarlo … in quattro, cinque colpi non te lo piazzi tu questo coso? Vi faccio comandare Palermo”.

    Reclutamento di Nuovi Affiliati

    Cosa Nostra continua a reclutare nuovi affiliati. La famiglia di Corso Calatafimi ha reclutato un giovane per riscuotere il pizzo, sottoponendolo a un’opera di indottrinamento da parte del reggente Paolo Suleman: “Vieni qua che ti insegno, ti comincio a insegnare qualche cosa, tu senti parlare a me! Devi essere scaltro, umile, fai parlare sempre a lui, l’ultima versione è sua. Apriti gli occhi, Sai fare che se semini bene raccogli ora tu vieni con me e ti faccio vedere come si fa!”. Anche nel mandamento di Santa Maria di Gesù si è registrato l’ingresso di un nuovo affiliato, Guido, descritto come “bravo” e “con questa vita nel sangue”. Infine, Salvatore Scaduto, figlio dell’ergastolano Giovanni e nipote di Michele Greco “il papa”, sarebbe stato prossimo all’affiliazione.

    Il Legame Indissolubile

    L’indagine ha confermato l’importanza del vincolo associativo in Cosa Nostra, paragonato da un boss al matrimonio: “Cosa nostra? ta maritasti sta mugghieri e ta puorti finu a vita”. Alcuni affiliati esprimono orgoglio per l’appartenenza all’organizzazione, presentandola come una scelta ideologica: “Non ho mai creduto io nella cosa nostra ai fini di scopo di lucro, io ho sempre pensato che a me … per nobili principi per me questo è quello che è cosa nostra … ci ho sempre creduto dal profondo del mio cuore”.

  • I boss fissati con la Cupola, i Carabinieri sentivano tutto, l’errore fatale e i nomi da decifrare

    I boss fissati con la Cupola, i Carabinieri sentivano tutto, l’errore fatale e i nomi da decifrare

    Un’imponente operazione antimafia ha portato all’arresto di 183 persone appartenenti a diverse famiglie mafiose di Palermo e provincia. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha svelato l’organigramma dei clan, i loro affari e l’ennesimo tentativo di Cosa Nostra di ricostituire la Cupola provinciale, sfruttando un mix di strategie tradizionali e moderne tecnologie.

    Il ritorno alle origini e l’uso della tecnologia

    Da un lato, il ritrovamento di un vecchio statuto dell’organizzazione, custodito segretamente, testimonia il legame con il passato e le radici profonde della mafia. Dall’altro, l’utilizzo di chat e videochiamate per organizzare riunioni e impartire ordini dimostra la capacità di adattamento ai tempi e l’adozione di nuove strategie per sfuggire alle indagini.

    L’azzeramento dei mandamenti e l’emergere di nuove figure

    L’operazione ha azzerato quattro mandamenti mafiosi – Porta Nuova, Tommaso Natale-San Lorenzo, Santa Maria di Gesù e Bagheria – e le relative famiglie, coinvolgendo anche figure chiave a Pagliarelli e alla Noce. Tra i nomi emersi spiccano quelli di Tommaso Lo Presti, Stefano Comandè, Francolino Spadaro, i fratelli Nunzio e Domenico Serio, Francesco Stagno, Guglielmo Rubino, Gino Mineo e Giuseppe Di Fiore.

    La difficoltà di ricostituire la cupola

    I precedenti tentativi di riorganizzare la cupola mafiosa, come quelli del 2008 e del 2018, sono stati stroncati dalle forze dell’ordine. Nonostante ciò, la mafia palermitana ha continuato a cercare di serrare i ranghi per “camminare e ingrandire”, come emerso dalle intercettazioni.

    Il vecchio statuto e le nuove comunicazioni

    Francesco Colletti, ex capomafia di Villabate, aveva già parlato di un regolamento scritto conservato a Corleone. L’esistenza di questo “statuto” è stata confermata in una riunione del 2022 a Butera. Consapevoli di essere sotto controllo, i boss hanno abbandonato le riunioni in presenza, preferendo chat e videochiamate.

    Cellulari in carcere e controllo a distanza

    Minuscoli cellulari e migliaia di SIM vengono introdotti nelle carceri, consentendo ai detenuti di continuare la loro attività mafiosa tramite videochiamate. Un cellulare “esterno” funge da “citofono” per collegare i boss detenuti alle riunioni virtuali. I carabinieri, però, sono riusciti a intercettare queste comunicazioni, sorprendendo diversi boss in flagrante.

    Il caso del pestaggio organizzato in videochiamata

    I Lo Presti, ad esempio, hanno organizzato il pestaggio di Giuseppe Santoro tramite una serie di telefonate, impartendo istruzioni e assistendo all’aggressione in diretta video.

    La commissione provinciale e le difficoltà di ricostituzione

    La commissione provinciale di Cosa Nostra stenta a ricostituirsi a causa dei continui arresti, come spiegato da Francesco Pedalino nel 2024. Ogni tentativo di riorganizzazione è stato prontamente smantellato dalle forze dell’ordine.

    L’errore fatale dei boss in chat

    Un errore fatale ha tradito Nunzio Serio e Francesco Stagno, che durante una conversazione su un carico di droga hanno rivelato i nomi dei partecipanti a una chat riservata, svelando così il gotha mafioso del momento: Tommaso Lo Presti, Guglielmo Rubino, Cristian Cinà e Giuseppe Auteri.

    I nomi da decifrare e l’ombra di Angelo Barone

    Tra i nomi presenti nella rubrica del cellulare sequestrato figura anche quello di Angelo Barone, imprenditore legato agli affari dei giochi e delle scommesse telematiche. Altri nomi, invece, restano da decifrare, come “Peppe”, “Mirco”, “Nipote”, “Chicco”, “Pitrino”, “Robert De Niro”, “l’uomo Ragno”, “Gesù”, “fratello Peppe”, “compà”, “Juri” e “Barba”.

    L’imponente operazione delle forze dell’ordine

    L’operazione ha visto l’impiego di circa 1.200 carabinieri, supportati da elicotteri e unità specializzate. L’inchiesta ha svelato l’organigramma delle principali famiglie mafiose, i loro affari e l’ennesimo tentativo di ricostituire la Cupola provinciale.

    La paura delle indagini e i piani di fuga

    Alcuni dei mafiosi arrestati stavano pianificando la latitanza, temendo l’arrivo di provvedimenti giudiziari. Uno di loro, dopo aver scoperto delle microspie, si è allontanato da Palermo per rifugiarsi al nord. Un altro, invece, progettava di fuggire all’estero con la famiglia, mettendo al sicuro il patrimonio accumulato con i giochi online.

    Le vecchie regole e l’orgoglio mafioso

    Nonostante l’evoluzione delle strategie, Cosa Nostra non rinuncia alle vecchie regole, come l’indissolubilità del vincolo associativo, paragonato al sacramento del matrimonio. Alcuni affiliati esprimono orgoglio per l’appartenenza all’organizzazione, presentandola come una scelta ideologica.

    La nostalgia per la vecchia mafia e la critica alle nuove leve

    Tra le fila mafiose emerge la nostalgia per la vecchia Cosa Nostra e i boss del passato, considerati più autorevoli e di maggiore spessore criminale rispetto alle nuove leve. Giancarlo Romano, capomafia di Brancaccio, critica il basso livello delle nuove reclute, rimpiangendo i tempi in cui i boss gestivano affari di ben altra portata.

  • Blitz antimafia nel Palermitano, in summit online i boss facevano nomi e cognomi di capi e picciotti

    Blitz antimafia nel Palermitano, in summit online i boss facevano nomi e cognomi di capi e picciotti

    Nella notte scorsa una imponente operazione antimafia a Palermo e provincia. Arrestate 181 persone. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Palermo, ha visto l’esecuzione di 183 misure cautelari. I fermi, eseguiti dai Carabinieri del reparto operativo e del nucleo investigativo, hanno colpito diverse figure di spicco all’interno dell’organizzazione criminale, tra cui boss, colonnelli, uomini d’onore ed estortori.

    La sottovalutazione fatale dei boss

    L’indagine, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia e dalla procuratrice aggiunta Marzia Sabella, ha rivelato un dettaglio sorprendente: la totale mancanza di precauzioni da parte di alcuni boss mafiosi durante le loro riunioni online. Convinti dell’impenetrabilità dei loro sistemi di comunicazione, i capi mafia hanno discusso apertamente strategie, organigrammi e nomi dei responsabili dei diversi mandamenti, ignari di essere intercettati dai Carabinieri. Questa sottovalutazione si è rivelata fatale, fornendo agli inquirenti prove cruciali per smantellare la rete criminale.

    La ricostruzione della Cupola

    L’operazione ha svelato il tentativo di Cosa Nostra di ricostituire la Cupola provinciale, un organo di coordinamento tra i diversi mandamenti mafiosi. L’obiettivo era quello di reagire alla forte pressione delle forze dell’ordine, che negli ultimi anni ha inferto duri colpi all’organizzazione criminale con migliaia di arresti. L’inchiesta ha permesso di ricostruire l’organigramma delle principali famiglie mafiose, mappando i loro affari illeciti e sventando il piano di riorganizzazione.

    I mandamenti coinvolti e le accuse

    L’operazione ha interessato diversi mandamenti mafiosi, tra cui Santa Maria di Gesù, Porta Nuova, San Lorenzo, Bagheria, Terrasini, Pagliarelli e Carini, dimostrando la vasta ramificazione dell’organizzazione criminale nel territorio palermitano e provinciale. Gli arrestati dovranno rispondere a diverse accuse, tra cui associazione mafiosa, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico di stupefacenti, favoreggiamento, reati in materia di armi, contro il patrimonio e la persona, ed esercizio abusivo del gioco d’azzardo. Maggiori dettagli sull’operazione saranno forniti durante una conferenza stampa che si terrà presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Palermo.

  • Operazione antimafia a Palermo: volevano ricostruire i clan I NOMI

    Operazione antimafia a Palermo: volevano ricostruire i clan I NOMI

    Un’operazione congiunta della Squadra Mobile di Palermo e del Servizio Centrale Operativo (SCO) ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Palermo. Diciannove gli indagati coinvolti, diciassette dei quali destinatari di custodia cautelare in carcere e due agli arresti domiciliari. Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e altri reati connessi.

    Il contesto investigativo

    L’operazione si inserisce in un’indagine più ampia coordinata dalla DDA di Palermo, guidata dal Procuratore Maurizio de Lucia, che si concentra sul mandamento mafioso Uditore-Passo di Rigano. L’attività investigativa ha rivelato il tentativo di alcuni boss mafiosi, in particolare esponenti dell’ala corleonese di Cosa Nostra, di riconsolidare il proprio potere dopo aver scontato periodi di detenzione.

    La strategia criminale

    L’obiettivo principale dei boss mafiosi era quello di riaffermare il controllo sul territorio, gestendo le attività produttive, in particolare nel settore edile, all’interno del mandamento Uditore-Passo di Rigano. Questa strategia mirava a garantire vantaggi economici illeciti attraverso l’infiltrazione nel tessuto economico locale.

    Figure chiave dell’operazione

    Tra i principali indagati figura Franco Bonura, un boss mafioso che, dopo il suo rilascio dal carcere, avrebbe svolto un ruolo attivo nella riorganizzazione della rete criminale. L’obiettivo di Bonura era quello di riaffermare la propria autorità e influenza, condividendo i profitti derivanti dalle attività imprenditoriali controllate dall’organizzazione. Insieme a Bonura, sono stati arrestati anche Agostino Sansone e Girolamo Buscemi, tutti nomi noti alle cronache giudiziarie legate a Cosa Nostra.

    Collegamenti con politica e imprenditoria

    L’inchiesta, coordinata dal Procuratore de Lucia, dall’Aggiunto Marzia Sabella e dal Sostituto Procuratore Giovanni Antoci, ha documentato incontri tra gli indagati e esponenti del mondo politico e imprenditoriale siciliano. Questi incontri, finalizzati a stringere e consolidare relazioni, si sarebbero svolti in locali pubblici e in un fondo agricolo situato nell’area di Passo di Rigano.

    Il sequestro della discoteca Notr3

    Tra i beni sequestrati nell’ambito dell’operazione figura anche la discoteca Notr3, teatro dell’omicidio di Lino Celesia avvenuto due anni fa a seguito di una lite. Secondo gli inquirenti, il locale sarebbe riconducibile ad Agostino Sansone. Questo sequestro rappresenta un ulteriore colpo alle attività economiche controllate dall’organizzazione mafiosa.

  • Orrore in una casa di riposo: anziani legati e immobilizzati al letto: 9 arresti

    Orrore in una casa di riposo: anziani legati e immobilizzati al letto: 9 arresti

    Nella mattinata di oggi, i Carabinieri della Compagnia di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 9 persone, di cui 6 in carcere e 3 agli arresti domiciliari, accusate di gravi maltrattamenti e sequestri di persona ai danni di anziani indifesi ospitati in una struttura socio-assistenziale.

    Operatori spietati usavano mezzi di contenimento

    Le indagini coordinate dalla Procura hanno portato alla luce comportamenti vessatori da parte del personale della struttura, che si configurano come maltrattamenti, sequestro di persona, abbandono di incapaci e abuso nell’esercizio di pratiche sanitarie. Gli anziani più fragili venivano immobilizzati a letto o legati alle sedie a rotelle, impedendo loro ogni movimento.

    Struttura posta sotto sequestro, assistenza migliore per gli ospiti

    Con il provvedimento è stato disposto anche il sequestro della struttura, affidata ad un amministratore giudiziario, per garantire condizioni di assistenza più adeguate agli anziani. L’Arma continua il controllo su queste particolari strutture avvalendosi anche del Nucleo Antisofisticazione e Sanità

  • Blitz antimafia, 18 arresti tra Palermo e Mazara del Vallo

    Blitz antimafia, 18 arresti tra Palermo e Mazara del Vallo

    Nelle prime ore di questa mattina, i finanzieri del Comando Provinciale Palermo hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura della Repubblica – D.D.A., nei confronti di 18 soggetti, di cui 7 in carcere, 10 ai domiciliari e 1 destinatario dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

    Contestualmente, sono in corso di svolgimento perquisizioni presso le abitazioni e gli altri luoghi nella disponibilità degli indagati, nei cui confronti si procede, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, porto abusivo d’armi, turbata libertà degli incanti, estorsione, rapina e favoreggiamento personale.

    Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, hanno permesso di far luce sulle trame illecite poste in essere dalla famiglia mafiosa di Mazara del Vallo (TP), disvelando i rapporti verticistici esistenti tra gli affiliati. In particolare, sono state ricostruite le fasi che hanno portato all’ascesa di un soggetto, attivo nel settore dell’allevamento di ovini, che, agendo quale braccio operativo del capo mandamento (attualmente detenuto), è divenuto, nel tempo, il punto di riferimento per lo svolgimento delle più diverse attività criminali (tra cui riscuotere crediti insoluti, dirimere controversie e organizzare un traffico di stupefacenti tra Palermo e i territori ricadenti nel mandamento).

    In tale contesto è stata riscontrata l’esistenza di un penetrante potere di controllo economico del territorio, esercitato mediante la gestione mafiosa delle aree di pascolo e delle aste fallimentari.

    Al riguardo, le investigazioni hanno consentito di documentare anche diversi episodi di violenza legati al mancato rispetto di accordi presi per la spartizione di alcuni immobili.

    Parallelamente, è stato possibile ricostruire le dinamiche criminali che hanno favorito lo sviluppo, in territorio trapanese, di una capillare rete di supermercati riconducibile a un noto imprenditore mazarese; questi, forte di un rapporto diretto con il vertice storico del mandamento mafioso di Mazara del Vallo sin dalla metà degli anni 2000, ha potuto espandere la propria sfera di affari in diversi settori merceologici, acquisendo la proprietà e la gestione di numerose società.

    In cambio del sostegno garantitogli dall’associazione, il medesimo imprenditore avrebbe assicurato a Cosa nostra l’assunzione di affiliati e di loro parenti, aiuti finanziari per l’avvio di nuove attività economiche, nonché l’acquisto di beni posti in asta e riconducibili a soggetti contigui, così che gli stessi ritornassero nella loro disponibilità.