Tag: arresti domiciliari

  • Tentato omicidio a Palermo, due arresti

    Tentato omicidio a Palermo, due arresti

    I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Palermo Piazza Verdi hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di due giovani palermitani, di 20 e 22 anni, quest’ultimo già detenuto per altra causa, ritenuti responsabili in concorso di tentato omicidio aggravato.

    Aggressione notturna al Politeama

    La vicenda risale ad una notte dello scorso gennaio, quando un giovane, dopo un’aggressione, con ferite da arma da taglio all’addome e ad una gamba, si era recato presso il Pronto Soccorso dell’ospedale Civico, raccontando di essere stato assalito, senza alcuna ragione, da un gruppo di ragazzi mentre si trovava nei pressi di un locale nel quartiere Politeama Borgo Vecchio.

    Indagini e ricostruzione dei fatti

    L’attività investigativa dei militari del Nucleo Operativo, svolta anche attraverso una scrupolosa analisi delle immagini degli impianti di video sorveglianza presenti sul posto, ha consentito di ricostruire la dinamica dei fatti e di individuare i presunti colpevoli.

    Coinvolgimento di due minorenni

    I due giovani arrestati, in base a quanto documentato dai Carabinieri, non avrebbero agito da soli ma insieme altri due complici minorenni, questi ultimi denunciati in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo.

  • L’ultimo giro di Mimmo: la moto, il mare, il silenzio

    L’ultimo giro di Mimmo: la moto, il mare, il silenzio

    Il lungomare di Isola delle Femmine, solitamente animato da risate e schiamazzi, lunedì sera è stato testimone di una tragedia silenziosa. Il rombo di una moto, poi un tonfo sordo, e il silenzio. Girolamo “Mimmo” Savasta, 42 anni, ha perso la vita in un incidente stradale che ha lasciato un vuoto incolmabile nella vita della sua compagna Valentina, della loro figlia, e di tutti coloro che lo conoscevano.

    La disperata attesa di Valentina, l’angoscia dell’addio

    Valentina, la compagna di Mimmo, lo aveva chiamato più volte quella sera. Un presentimento, forse, un’angoscia che le stringeva il cuore. Ma Mimmo non ha risposto. La sua Kawasaki, forse l’unico momento di libertà in una vita segnata da ombre, si è schiantata contro un muretto, spezzando i sogni di una famiglia e il futuro di un uomo che cercava di ricominciare.

    Un passato difficile, il desiderio di riscatto

    Mimmo lavorava nello street food del fratello a Isola delle Femmine, un’attività che rappresentava il suo impegno per un futuro diverso. Gli arresti domiciliari, con il permesso di uscire per lavoro, erano il segno tangibile di un passato difficile, di errori che cercava di lasciarsi alle spalle. La condanna imminente, però, pesava come un macigno sul suo cuore, gettando un’ombra sulla sua nuova vita, fatta d’amore per Valentina e per la figlia.

    L’ultimo giro, una fuga dalla realtà?

    Cosa ha spinto Mimmo a infrangere le prescrizioni dei domiciliari, uscendo in moto quella sera? Forse il bisogno di respirare, di evadere, anche solo per un attimo, dall’angoscia di una condanna che incombeva. Un giro in moto, un attimo di libertà che si è trasformato in tragedia.

    Il dolore degli amici, il ricordo di un uomo cambiato

    Chi lo conosceva bene, gli amici di sempre, descrivono Mimmo come un uomo cambiato. Un uomo che aveva voltato pagina, che cercava di costruire un futuro migliore per sé e per la sua famiglia. “Mimmo, fai ridere anche gli angeli da lassù”, scrive un’amica sui social, un messaggio straziante che racchiude tutto il dolore e l’incredulità per una vita spezzata troppo presto. “Venti anni passati insieme non li dimenticherò mai”, aggiunge un altro amico, a testimonianza di un legame profondo, spezzato da un destino crudele. Il ricordo di Mimmo, il suo sorriso, la sua voglia di vivere, rimarranno impressi nel cuore di chi lo ha amato.

  • Palpeggia cliente nelle parti intime durante un massaggio, arrestato istruttore di palestra

    Palpeggia cliente nelle parti intime durante un massaggio, arrestato istruttore di palestra

    Agenti della Polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti del titolare 65enne di una palestra di Sant’Agata di Militello. L’uomo è gravemente indiziato di violenza sessuale aggravata ai danni di una 21enne del posto, sua cliente.

    Secondo quanto ricostruito, la giovane si era rivolta all’indagato lamentando un dolore al braccio sinistro. L’uomo le aveva proposto di effettuare dei massaggi nella zona cervicale, alla spalla e ai glutei, da eseguirsi nell’apposita sala massaggi della palestra. Una volta rimasti soli, aveva però iniziato a palpeggiare ripetutamente e insistentemente le parti intime della ragazza, approfittando della sua sorpresa e inesperienza.

    Solo alcuni giorni dopo l’episodio, la vittima aveva trovato la forza di confrontarsi nuovamente con l’uomo, registrandone di nascosto le ammissioni. Nella conversazione, l’indagato riconosceva di aver effettuato un massaggio anomalo, in zone diverse da quelle indicate dalla donna come doloranti, scusandosi di averla sottoposta alla pratica senza preavviso e definendo il proprio comportamento “poco professionale”.

    Le indagini della Polizia hanno portato all’emissione da parte del GIP di Patti di un’ordinanza di custodia cautelare, ravvisando il pericolo di reiterazione del reato. All’uomo è stato inoltre contestato il reato di esercizio abusivo della professione di massaggiatore, avendo richiesto un compenso di 20 euro pur non avendone i requisiti.

  • Non dà pace alla ex fidanzata e la perseguita, palermitano arrestato

    Non dà pace alla ex fidanzata e la perseguita, palermitano arrestato

    Un uomo di Palermo è stato arrestato con l’accusa di atti persecutori nei confronti della ex fidanzata, una ragazza di Enna. Dopo le indagini della Procura di Enna, il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per l’indagato. L’uomo attende ora l’interrogatorio di garanzia.

    Già colpito in passato da divieti e arresti domiciliari

    L’uomo era già stato colpito dal divieto di fare ritorno nel comune di Enna, emesso dal Questore. Nonostante ciò, nei mesi successivi ha continuato a perseguitare la ex fidanzata, motivo per cui gli era stato imposto il divieto di avvicinamento alla donna. Inoltre, a marzo, era già stato destinatario di un provvedimento di ammonimento per violenza domestica e posto agli arresti domiciliari, poi revocati.

    La persecuzione ricomincia nonostante la relazione ripresa

    Nonostante un periodo di riavvicinamento, una volta ripresa la relazione l’uomo ha ricominciato con le condotte persecutorie, con continue telefonate, messaggi e pedinamenti. Così, dopo nuove indagini, il giudice ha disposto una nuova misura di arresti domiciliari con braccialetto elettronico, eseguita ieri a Palermo.

  • San Giuseppe Jato, fingeva di essere malato per evadere i domiciliari: arrestato

    San Giuseppe Jato, fingeva di essere malato per evadere i domiciliari: arrestato

    Un uomo di 30 anni, residente a Palermo e già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di San Giuseppe Jato con l’accusa di una lunga serie di reati, tra cui falsità materiale, truffa, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, appropriazione indebita, ricettazione e impiego di denaro in attività economiche e finanziarie.

    Un braccialetto elettronico non basta: scoperto grazie a controlli incrociati

    L’uomo, già sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a seguito di precedenti reati, è stato colto in flagrante dai Carabinieri durante mirati accertamenti e verifiche incrociate con le strutture sanitarie competenti. L’uomo, infatti, era autorizzato ad uscire di casa solo per recarsi presso il Servizio di Emergenza Radio Territoriale (S.E.R.T.) e il Dipartimento di Salute Mentale (D.S.M.) di Palermo.

    Inganno svelato: falsificati attestati medici per coprire attività illecite

    L’indagine ha rivelato che l’uomo, per eludere i controlli, avrebbe falsificato gli attestati medici di presenza e le firme dei medici, alterando date e orari. In questo modo, l’uomo avrebbe simulato di aver regolarmente rispettato le disposizioni mediche, mentre in realtà si sarebbe dedicato ad attività di svago non autorizzate.

    L’importanza della meticolosità: Carabinieri sventano l’inganno

    La meticolosità dei Carabinieri, unita alla puntuale verifica della documentazione e al coordinamento con le istituzioni sanitarie, ha consentito di far emergere le irregolarità commesse dall’uomo. La scoperta ha portato all’arresto immediato del 30enne.

    Dal domicilio al carcere: nuovo provvedimento dell’Autorità Giudiziaria

    L’uomo è stato quindi tradotto presso la Casa Circondariale “Lorusso-Pagliarelli” di Palermo, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ha disposto la custodia cautelare in carcere in attesa del processo.

  • Truffa di Monreale da 2,4 milioni sul Reddito di Cittadinanza, marito e moglie ne prendevano 2

    Truffa di Monreale da 2,4 milioni sul Reddito di Cittadinanza, marito e moglie ne prendevano 2

    Si sono conclusi con gli arresti domiciliari i procedimenti giudiziari a carico di Antonino Giannetto, 50 anni, titolare del CAF Fenapi fiscalità e previdenza di Monreale, e della sua collaboratrice Laura Tusa, 49 anni. I due sono accusati di essere i principali artefici di una truffa da oltre 2 milioni di euro ai danni dello Stato, attraverso l’ottenimento fraudolento del Reddito di Cittadinanza per 341 persone che non ne avevano diritto.

    Le indagini e il sistema fraudolento

    Le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Monreale in collaborazione con il Nucleo Ispettorato del Lavoro, e coordinate dalla Procura, hanno portato alla luce il sistema messo in piedi da Giannetto e Tusa tra il 2021 e il 2022. I due, secondo l’accusa, avrebbero prodotto falsi documenti e attestazioni, poi allegati alle pratiche per l’ottenimento del sussidio, per garantire l’esito positivo a chi si rivolgeva al loro CAF, dietro pagamento di circa 200 euro. Il denaro veniva riscosso in contanti o tramite carte di credito.

    Minacce e recupero pagamenti

    Per recuperare i pagamenti arretrati, Giannetto e Tusa avrebbero anche minacciato i “clienti” di sospendere l’erogazione del Reddito. Le intercettazioni telefoniche e l’analisi della documentazione hanno permesso di scoprire le centinaia di percettori del sussidio privi dei requisiti, che grazie alle manovre illecite sono riusciti ad intascare diverse migliaia di euro.

    Il percorso giudiziario

    La Procura aveva chiesto gli arresti in carcere per i due già lo scorso gennaio, ma il GIP aveva respinto la richiesta anche perché nel frattempo il Reddito di Cittadinanza è stato abolito dal governo. Dopo vari ricorsi, il Tribunale del Riesame ha comunque disposto i domiciliari sia per Giannetto che per Tusa, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.

    I dettagli della frode

    Nelle carte dell’inchiesta si legge che Giannetto avrebbe prodotto soprattutto “false attestazioni di residenza e convivenza, falsi contratti di affitto“, mentre un gruppo di procacciatori era incaricato di trovare potenziali percettori da mettere in contatto con il CAF. Una coppia di conviventi, ad esempio, era riuscita ad ottenere due Redditi di Cittadinanza dichiarando di vivere in nuclei familiari separati.

    Le conseguenze per i responsabili

    Oltre agli arresti domiciliari, per Giannetto e Tusa difesi dall’avvocato Pietro Capizzi, è stato disposto anche il sequestro del Centro Assistenza Fiscale di via Nicolosi a Monreale, mentre procedono le indagini sui 341 percettori del sussidio che ora rischiano pesanti conseguenze.

  • Non sopporta più la moglie e si fa arrestare ma il giudice lo rimanda ai domiciliari

    Non sopporta più la moglie e si fa arrestare ma il giudice lo rimanda ai domiciliari

    Un uomo di Castelvetrano ai domiciliari ad Alcamo ha un modo tutto suo di intendere la detenzione in casa. I Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Alcamo hanno arrestato, due volte in due giorni, per evasione dagli arresti domiciliari, un 40enne originario di Castelvetrano ma residente in quel centro.

    L’uomo, sottoposto alla misura con braccialetto elettronico, è stato arrestato due volte a distanza di poche ore dopo che il dispositivo ne aveva segnalato l’allontanamento dalla casa dove sta scontando la pena.

    Preferisce la caserma alla moglie

    In entrambe le occasioni, i militari dell’Arma, lo hanno sorpreso in giro per la città senza alcuna autorizzazione. Dopo l’arresto l’uomo avrebbe dichiarato che il motivo delle continue evasioni era dovuto allo scarso livello di sopportazione nei confronti della moglie e che preferiva stare in caserma piuttosto che a casa. Terminati gli atti di rito, a seguito dell’udienza di convalida il 40enne è stato sottoposto nuovamente agli arresti domiciliari.

    La terza volta andrà meglio?

    Dopo due tentativi falliti, ci si chiede se il protagonista di questa vicenda riuscirà a stare qualche giorno tranquillo a casa prima di pensare nuovamente di fuggire. La terza volta andrà meglio e resisterà alla tentazione di evadere per qualche ora dalla moglie?

  • Furti nel Palermitano, 4 arrestati e 11 colpi risolti dai Carabinieri

    Furti nel Palermitano, 4 arrestati e 11 colpi risolti dai Carabinieri

    I Carabinieri della Compagnia di Carini, nel Palermitano, hanno eseguito un importante blitz contro alcuni furti avvenuti tra i comuni di Carini e Isola delle Femmine. Grazie a due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo, quattro soggetti sono stati arrestati per il loro presunto coinvolgimento in una serie di 11 furti, di cui 2 tentati.

    Come riportato dalle analitiche attività d’indagine svolte dalle locali Stazioni di Carini e Isola delle Femmine, i sospettati erano riusciti ad asportare ben 5.330 euro e numerosi prodotti informatici da quattro esercizi commerciali, vari monili in argento, una mountain bike di cospicuo valore, e articoli informatici riposti all’interno di autovetture da private abitazioni, giocattoli e materiale didattico da un istituto scolastico.

    I quattro malviventi sono stati sottoposti a diverse misure cautelari: tre di loro sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre uno è stato messo in carcere. Tutti dovranno ora rispondere dei reati di furto aggravato e furto in abitazione commessi nei Comuni di Carini e Isola delle Femmine nel periodo dicembre 2021 – marzo 2023.