Le Madonie diventano Blue Community: l’acqua pubblica come diritto e modello di gestione

C’è un pezzo di Sicilia che ha deciso di mettere l’acqua al centro di tutto. Non come slogan, ma come scelta politica e amministrativa concreta. L’Unione dei Comuni delle Madonie ha ottenuto il riconoscimento di Blue Community, entrando a far parte di una rete internazionale che considera l’acqua un diritto umano fondamentale e non una merce su cui fare profitto.
L’annuncio è arrivato in coincidenza con la Giornata mondiale dell’acqua, e non è un caso. Dietro questo traguardo ci sono anni di lavoro, investimenti sulle reti idriche e una visione che parte dal basso: quattordici comuni che hanno scelto di gestire direttamente il servizio idrico, rifiutando la logica della privatizzazione.
Quattordici comuni, una sola battaglia
I protagonisti di questa storia sono i comuni di Caltavuturo, Campofelice di Roccella, Castelbuono, Collesano, Gangi, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Pollina, Scillato e Sclafani Bagni. Tutti operano in regime di salvaguardia, gestendo in proprio il servizio idrico senza affidarsi a società esterne.
Il presidente dell’Unione dei Comuni, Luigi Iuppa, non nasconde la soddisfazione: il riconoscimento rappresenta sia un punto di arrivo per le azioni intraprese negli ultimi anni, sia un punto di partenza. «Con le scuole, le consulte giovanili, le associazioni e le imprese verrà condiviso un programma di azioni positive per l’uso efficiente e il riuso dell’acqua», ha dichiarato.
Dalle parole ai fatti: le reti idriche non perdono più come prima
Se c’è un dato che racconta meglio di qualsiasi discorso cosa è cambiato, è quello sulla dispersione idrica. Grazie agli interventi finanziati con i fondi del PNRR e coordinati da SO.SVI.MA. S.p.A., le perdite nelle reti sono passate da oltre il 70% a meno del 40%. Numeri che parlano chiaro: c’è ancora strada da fare, ma la direzione è quella giusta.
L’amministratore unico di SO.SVI.MA., Alessandro Ficile, ha ricordato che la candidatura affonda le radici nei principi del referendum sull’acqua pubblica del 2011. «Si rifugge dalla logica che sull’acqua si possano lucrare profitti – ha spiegato – ma si deve semplicemente puntare alla copertura dei costi».
Un territorio che custodisce 235 milioni di anni di storia
Le Madonie non sono solo acqua. Il Madonie UNESCO Global Geopark, riconosciuto nel 2015, conserva un patrimonio geologico che attraversa oltre 235 milioni di anni di storia. Le rocce carbonatiche funzionano come un enorme serbatoio naturale, alimentando alcuni degli acquiferi più importanti dell’intera Sicilia.
La biodiversità del territorio è altrettanto straordinaria: dall’Aquila reale al Capovaccaio, fino all’Abies nebrodensis, la conifera più rara d’Europa che qui sopravvive come simbolo di resistenza e adattamento.
Un cambio di passo culturale, non solo burocratico
Il presidente del Geopark, Giuseppe Ferrarello, ha inquadrato il riconoscimento in una prospettiva più ampia: «Segna un passaggio di grande valore istituzionale, che afferma l’acqua come diritto umano fondamentale e bene comune. Non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una responsabilità condivisa».
Ferrarello ha voluto ringraziare pubblicamente Iuppa e Ficile per «la visione e il lavoro svolto», ribadendo che «custodire l’acqua significa custodire la vita, l’identità e il futuro del territorio».
Cosa cambia concretamente per chi vive nelle Madonie
Il riconoscimento non è un attestato da appendere al muro. Si traduce in azioni operative: monitoraggio costante delle reti, report annuali pubblici sui risultati raggiunti e sulle criticità ancora da affrontare, e un programma educativo che coinvolgerà scuole e comunità locali.
Le sorgenti delle Madonie diventano così il perno di una strategia territoriale che lega la tutela dell’acqua alla lotta contro i cambiamenti climatici e allo spopolamento delle aree interne. Perché senza acqua non c’è futuro, e senza futuro i paesi si svuotano.
